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mercoledì 31 agosto 2016

L'uomo sullo scoglio

Risultati immagini per lo scoglio sul mare noto marzamemi


- Ci crediamo tutti poeti, scrittori, pensatori ... forse lo siamo ma certamente siamo piccoli uomini che vorrebbero sentirsi grandi. -
Giovanni ascoltò appena la frase di Francesco tanto la sua attenzione era assorbita dal suono della risacca del mare.
I due amici erano seduti sugli scogli di calcare scolpite dalle onde fin dalla notte dei tempi.
- Mi hai sentito? - chiese Francesco indispettito per la poca  attenzione che sembrava ricevere.
L'uomo annuì e cantilenò:
- Sì, t'ho sentito. -
Ma Giovanni continuava a guardare l'orizzonte che finiva dove il mare lasciava il posto al cielo. Lontano, su quella linea di demarcazione, avanzava lenta un'ombra, forse era una petroliera. I raggi del Sole erano indeboliti mentre l'astro finiva la sua corsa giornaliera.
- In fin dei conti era molto più suggestiva la spiegazione che si davano gli antichi sul percorso del Sole: Elio col suo cocchio, ogni santo giorno, a fare lo stesso percorso da oriente ad occidente. - disse Giovanni sempre con lo sguardo perso verso l'infinito - Ma è possibile che nessuno, allora, si fosse mai posto la domanda: e se oggi Elio non si fa la sua scarrozzata colla sua quadriga, che facciamo? -
Trascorse del tempo prima che Francesco dicesse:
- Una beata fava! Ecco cosa avrebbero fatto: una beata fava! -
- Tutti gli uomini sono piccoli anche se qualcuno si crede grande! -
- Ma che dici? -
- Mi riferisco alla tua riflessione di poc'anzi. -
- Ah, ma adesso che fai? Rispondi alle domande in maniera differita? -
- Veramente la tua non era una domanda ma un'osservazione ... eppoi io da un po' ho delle elaborazioni un po' lente. -
Proprio in quel frangente s'alzò anche una brezza marina carica di profumo marino. Giovanni sospirò profondamente proprio come se dovesse immagazzinare tutto quel odore. Poi disse:
- Non so come spiegarti ma è da un po' che ho voglia sentire di più il mondo, voglio ascoltarlo e sono meno attratto da ciò che i miei consimili mi possono dire ... sono così da quando è morta la mia amica Lara. Sono passati diversi mesi ma solo adesso sto metabolizzando la sua morte. -
- Chi era? -
- Una scrittrice. Voleva diventare un albero. -
- Un albero?.
- Sì, le parlavo spesso della nostra campagna e le proposi diverse volte di venirmi a trovare. - Giovanni sospirò.
- Sì, me ne avevi parlato.  Non t'è venuta mai a trovare ? -
- No, io le inviavo la foto del mio ulivo preferito. Lo sai quale? Quello che chiamo Ercole. Sulla curva. Lei mi diceva che sarebbe stato bello sedercisi sotto. -
- Era ammalata, vero? - 
Francesco aveva l'impressione di ricordare qualche dettaglio di ciò che gli aveva raccontato una volta il suo amico. 
- Sclerosi multipla. Lei, scherzando, diceva che sarebbe venuta da Faenza a Noto in elicottero ed avremmo passato un po' di tempo sotto Ercole in silenzio. -
- Caspita, poveretta! Dev'essere stata una morte orribile! -
Lontano, il cargo prese forma nella lontana bruma. Sembrava immobile come la lancetta d'un orologio, eppure avanzava. Giovanni l'osservava volendo distinguere l'impercettibile movimento.
- S'è suicidata. - disse e prima che il suo amico gli ponesse la domanda aggiunse - Non so come l'ha fatto, penso che deve aver preso delle pillole. Prima d'eseguire il suo ultimo desiderio, ha scritto l'ultimo pezzo sul suo blog. Scriveva divinamente. -
- Adesso comincio a ricordare meglio: era quella signora che avevi conosciuto su internet. -
- Sì, ci leggevamo i blog reciprocamente ... ero contento quando scriveva che il mio racconto l'era piaciuto. Aspettavo il messaggio che m'annunciava la sua lettura, aveva sempre delle parole lusinghiere per me. M'accorsi ad un certo punto che scrivevo quasi esclusivamente per lei. -
Mentre il giorno moriva i raggi del sole cominciarono a colorarsi d'arancio ai confini col mare. Verso sud il cargo ormai si distingueva più nettamente. Sembrava un insetto posato sulla distesa del mare. 
Banalmente Francesco pensò che non lontana c'era l'Africa.
Si voltò verso Giovanni e si sorprese osservando una lacrima che gli rigava la gota.
- Beh, che fai piangi adesso? -
- Andai a trovarla un giorno a Faenza, lei mi chiese se l'aiutavo per il suo ultimo viaggio. Io le risposi di no, sapevo di cosa parlava. Le accennai qualche cosa per giustificare la mia scelta, tipo: lei deve ancora scrivere, può ancora produrre ... cazzate! Lo sapevamo tutti e due. Il male ormai l'aveva devastata e tutto le risultava penoso e doloroso. Lara mi sorrise e, leggendo nel profondo dei suoi occhi, compresi la sua determinazione ... uscendo da casa sua mi dissi ch'ero stato un vigliacco e me lo dico ancora. -
Ormai era possibile distinguere meglio cos'era la nave: no, non una petroliera ma una portacontainers. Certamente era diretta al porto di Augusta.


Quella sera, tornando a casa, Giovanni andò da Ercole e si sedette solo di lui. L'accarezzò e sentì sotto le dita la ruvidezza della corteccia.
Sopra il cielo era stellato, la luna,in  quella notte buia, non sarebbe sorta.
- Ercole, io non voglio diventare un albero ma uno scoglio. Uno scoglio proteso verso il mare, verso l'infinito. Spero che non t'offenderai. -
No, l'ulivo non s'offese.