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giovedì 3 marzo 2016

L'attrice


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Paolo si chiedeva che ci faceva lì, su quel palco col mento appoggiato sulla sbarra d'ottone che fungeva da parapetto.
Sul palcoscenico degli attori senza virtù, esagerando le intonazioni, gridavano al pubblico il copione.
Sì, anche lui come molti s'era recato a quello spettacolo per assistere alla prova dell'attrice bionda.
- Certo, deve aver un buon agente. - pensò Paolo.
Qualche decennio fa' lui ricordava lo sguardo dell'attrice perforargli il cervello dai rotocalchi.
Quegli occhi verdi come il mare dell'Antille.
Rispetto agli altri suoi colleghi lei si muoveva con maggiore sicurezza sulle assi del palco ... ma in quanto a talento non se ne vedeva neanche la più pallida traccia!
Paolo una profonda delusione e, per vendicarsi, cominciò a cercare i segni del tempo sull'attrice.
Il cerone non riusciva più a nascondere le rughe della donna ed osservando bene notò che le braccia nude mettevano in evidenza la perdita di tonicità dei muscoli dell'avambraccio. Ma ciò che resisteva alla forza di gravità era il seno che, messo pienamente in mostra, sembrava esplodere da un momento all'altro dal décolleté come se volesse fuggire da quel corpo.
Finalmente arrivò l'intervallo.
Paolo estrasse il suo cellulare e cominciò a fare una ricerca su internet.
Sullo schermo apparvero varie immagini dell'attrice con i seni scoperti.
La signora che col marito occupava il palco insieme a Paolo fissò quelle istantanee e rivolse al marito uno sguardo ch'era un misto di disapprovazione e scandalo.
Svogliatamente Paolo la fissò.
- Guardi signora - disse non dissimulando il tono di dileggio - Guardi la nostra brava attrice ... trent'anni fa aveva il seno piatto ... quello che mostra adesso è solo uno sfoggio di vanità su qualcosa che, di fatto, è falso ... capisce? -
La donna lo guardò con gli occhi spalancati come se si trovasse di fronte ad un essere demoniaco.
- Guardi, guardi anche lei signore ... non trova che se l'è un po' troppo gonfiato il seno? - insistette Paolo rivolgendosi questa volta al marito.
- Beh, sì in effetti ... sì, penso proprio di sì ... è troppo grosso questo seno! - rispose l'uomo con tono di chi vuole mostrare d'essere un intenditore.
Per fortuna il buio tornò nel teatro e tolse la coppia dall'imbarazzo.
Paolo sentì che piano piano la donna allontanava la sedia da lui.
- Manco se fossi un appestato! Scema d'una benpensante! - pensò.
Gli attori ricominciarono la loro pessima esibizione.
- Buona continuazione. - disse mentre lasciava il palco.
Fuori, sulla via principale del paese, non vi era anima viva.
L'umidità della sera bagnava la via lastricata di lava riflettendo la luce dei lampioni.
- Ma che ognuno si faccia esplodere le tette come vuole! Ma chi se ne frega di quella là? - si disse fra le colonne all'uscita del teatro.


Camminò con le mani in tasca. Non aveva voglia di rientrare a casa.
Vagò a casaccio.
Le strade erano deserte.
- Sembra un paese di morti. -
Non lontano vide un'insegna.
- Magari ci trovo dei vivi. -
Era un Wine Bar, di quelli che se la tirano un po' e che vogliono dare l'immagine d'essere un po' radical chic.
- Un Manhattan. - chiese.
La ragazza dietro al bancone diede sfoggio della sua professionalità con troppo entusiasmo. Mise talmente energia nell'agitare lo shaker che frantumò un bicchiere appeso sopra la sua testa. Paolo si diede un pizzicotto alla gamba per non ridere.
La barman lo guardò di sottecchi ma lui giocò l'indifferenza.
Il Manhattan era buono e lui lo ingurgitò come se fosse acqua fresca.
- Un altro, per favore. -
Questa volta la ragazza non ruppe alcun bicchiere.
Il cocktail fu scolato in men che non si dica.
- Un altro, per favore ... - poi aggiunse quasi scusandosi - Ho freddo! -
Il terzo intruglio lo sorseggiò.
- Posso uscire? Non scappo col bicchiere. - assicurò mentre pagava.
Di fronte al locale v'era una gradinata. Si sedette sopra ed osservò le vetrine del locale. C'era poca gente per lo più giovani, delle coppie.
Con i gomiti s'appoggiò sui gradini superiori ed inclinò la schiena.
La sua mente era vuota, alzò lo sguardo verso il nero del cielo racchiuso dalle facciate di due palazzi cadenti e corrosi dal tempo e dall'incuria.
Si chiese cosa avrebbe fatto del tempo che gli restava.
Già qualche mese fa il dottore che lo seguiva gli aveva dato poco da vivere e forse era andato un po' più al di là delle aspettative.
Abbassò lo sguardo e vide un uomo entrare nella via. Avanzava con passo deciso su quella strada in salita.
L'osservò  inerpicarsi fino a quando arrivò alla sua altezza.
L'uomo s'arrestò.
- Buona sera. -
- Buona sera. - rispose Paolo chiedendosi se conosceva quell'individuo.
- Bella serata, non è vero? -
- Non c'è male ... la conosco? -
- Non so ... io sì, invece, lei è Paolo. -
- Sì, sono Paolo ... come sa il mio nome? -
- Conosco un po' tutti da queste parti ... -
Paolo osservò il viso del nuovo arrivato. Era stempiato, il viso rotondo e l'espressione un po' paciosa come quella di qualcuno che ci si aspetta sia iscritto a Comunione e Liberazione. Non era eccessivamente alto, ma un po' rotondetto. Gli sembrò un essere anonimo, come tanti.
- Cosa posso fare per lei? - chiese Paolo.
- Niente. Mi sono fermato qui davanti a lei per prendere fiato ... questa salita m'uccide ogni volta che la faccio. Eppure fa bene sottoporsi a degli sforzi. Forse dovrei dare un taglio con le sigarette! Lei fuma? -
- Ho smesso un anno fa! Ma non è servito a molto. -
- Ha ancora il fiatone? -
- Sì e no ... diciamo che non è servito molto smettere di fumare per arrestare l'avanzata del cancro ... adesso ce l'ho dappertutto ... troppo tardi! -
- Capisco. - disse l'uomo cortesemente.
Paolo bevve un altro sorso del suo Manhattan.
Ai piedi della salita s'affacciò una piccola brigata.
Davanti a tutti camminava l'attrice dal seno marmoreo.
- Deve aver finito la rappresentazione ... chissà in quale altri paesi deve andare per continuare la sua tournée provinciale? - disse Paolo.
- Mi sembra che domani debba recitare a Modica. - disse lo sconosciuto.
Entrambi osservarono il gruppetto d'attori avanzare. Con loro vi era un notabile locale che, con aria ossequiosa, faceva da guida agli attori.
Parlottando e ridendo la comitiva s'infilò nel locale di fronte ignorando Paolo e lo sconosciuto.
I proprietari del Wine Bar furono ben contenti d'avere una star come cliente e ben presto richiesero dei selfie.
- Ma si può? ... ma si può essere così banali e previsibili? ... possibile che la gente adesso si sappia esprimere solo facendosi delle fotografie ed assumendo tutti la stessa espressione imbecille? - si domandò Paolo stizzito.
- Così va il mondo! -
- Sarà ... ma io sono stanco di questo mondo ... veramente stanco, lo sa? -
- Lo vedo ... lo vedo che è stanco. -
- Forse ho bevuto troppo ... non tengo più l'alcool, forse le medicine? -
- E' probabile ... si rilassi, allora, e non beva più. -
Entrambi guardarono oltre la vetrata del locale dove gli attori ridevano e, seduti ad un tavolo, bevevano del vino.
- Mai visti attori più scadenti! - disse Paolo che, poi, aggiunse - Ho le palpebre che sembrano fatte di piombo tanto le sento pesanti. -
- Le chiuda, allora! - gli consigliò l'uomo - Non si preoccupi ci sono qui io. -
- Sarà una cagna nel recitare ma s'è fatta certe tette! - esclamò Paolo mentre, sorridendo, chiudeva gli occhi.


Molti erano fuori dal locale e gli abitanti delle case, affacciati ai balconi, sembrava stessero assistendo ad una pièce teatrale
La ragazza dei cocktail, come tutti, osservava la nota attrice rilasciare un'intervista al giornalista della televisione locale. L'uomo sembrava non riuscire a contenere la sua gioia: il suo programma avrebbe trasmesso un intervista con la diva!
La donna nonostante l'aria fresca della notte aveva sbottonato il soprabito ed orgogliosamente presentava alla telecamera il suo décolleté reso esplosivo dalla chirurgia plastica.
- Ma che è successo? - chiese un passante alla barman.
- Ero venuta a recuperare il bicchiere d'un cliente che s'era seduto a bere un cocktail sulla scalinata. Credevo dormisse, aveva il bicchiere in mano e temevo che lasciandolo andare lo rompesse ... invece non dormiva ... l'avevo visto parlare da solo come fanno spesso gli ubriachi, come se avesse una persona di fronte a lui ... ma non potevo pensare che fosse morto. Maria, che impressione! Il primo morto che vedo in vita mia! -
- Minchia! - disse il passante impressionato per il racconto - Ma quella non è l'attrice ... ? -
- Sì, è lei. Le ho fatto un cocktail ... ed abbiamo fatto un selfie. Guardi. -
Il medico di guardia si fece largo fra la folla e raggiunse le spoglie di Paolo coperte da una tovaglia stesa a mo' di bianco sudario.
- Buona sera dottore. - gli disse un carabiniere.
- Buona sera, appuntato. Immagino che quello sia il morto? -
- Sì, dottore. -
- Allontani la gente, per favore. -
 Il medico scostò la tovaglia dal volto di Paolo e gli pose la mano nel sottogola.
- Questo qui è proprio morto! ... potete portarlo via. - ed aggiunse - E' morto sorridendo, chissà a cosa stava pensando! -