Translate

lunedì 8 febbraio 2016

Il casino prossimo venturo





- Ti vedo un po' giù. - dice lei indirizzandogli uno sguardo severo.
Martino, seduto alla sua scrivania, l'osserva.  Non risponde subito e preferisce fissare la sua compagna.
E' appoggiata contro lo stipite della porta in una posa che non vorrebbe essere sensuale, ma lo è.
Lui l'adora.
La sera prima mentre lei s'era chinata per osservargli una macchia sulla camicia (- Sei un maialone! - gli aveva detto rimproverandolo con tono materno), lo sguardo di Martino s'era posato sulle rughe che le ornavano gli occhi.
- Sapessi quanto amo le tue rughe! - pensò ma non aveva detto niente per timore della reazione della sua compagna.
Perché non si possono amare le rughe?
Accenna un impercettibile sorriso.
- Sì, in effetti sono un po' giù di tono. - finalmente ammette.
- Non so, ho l'impressione che basta la minima contrarietà per buttarti giù, nel fondo del pozzo. Poi risali ... ti vedo continuamente abbatterti e risollevarti in questi giorni. - precisa lei.
Martino sa che Carla ha ragione e teme i periodi in cui il suo umore è sulle montagne russe. Gli ricordano quello che precedette la profonda depressione che s'abbatté su di lui diversi anni fa. Ne uscì, ma quale fatica! Quanti foschi pensieri! Poi, un giorno, dopo settimane di strazi interiori gli sembrò d'essere uscito dal tunnel. Ma la paura di rientrarci non l'aveva mai abbandonato.
- Ma risalgo poi dal pozzo, giusto? - chiede ed attende d'essere rassicurato.
- Sì, ti rivedo salire in superficie ed affrontare i problemi, ma prima ti lasci facilmente abbattere anche per eventi banali, risolvibili. Neanche se fossero dei macigni che ti cadono in testa! -
- Sto solo attraversando un periodo così ... vieni qui! -
Lei s'avvicina e lui l'abbraccia sui fianchi mentre nasconde il viso contro il ventre della donna.
Trascorre qualche secondo prima che lei gli metta la mano sulla testa.
- Hai i capelli così ricci! -
L'uomo non  parla e si sente un po' bambino.
In fondo non c'è miglior rifugio del grembo d'una donna.


- Perché la gente dovrebbe leggere quello che scrivo? - si domanda mentre osserva lo schermo bianco del computer. 
Si volta ad osservare il paesaggio fuori della finestra. Una nuvola immobile, impigliata a qualcosa nel cielo, sovrasta la collina poco lontana dalla sua casa.
Quando era ragazzo passava pomeriggi interi a guardare le nuvole solcare la volta celeste. Si chiedeva dove andassero. Verso l'Africa?
Sì, probabilmente.
A quell'età sentiva dentro un energia che cresceva, cresceva ... e sapeva che doveva attendere perché un giorno potesse esplodere.
Ma di fatto non ci fu mai nessuna esplosione solo un consumarsi inutile del vigore giovanile. 
Nel corso della sua vita c'era stato sempre un buon motivo perché si ritardasse l'accensione della miccia. Gli anni erano passati e lui era diventato sempre di più un cultore di sogni, o meglio, di uno solo in cui si vedeva dar sfogo alle sue energie in qualsiasi impresa si mettesse.
Finalmente raggiunta la sessantina e libero d'orpelli pensò che avrebbe potuto rendere reali quel sogno ma qualcosa era successo: la miccia non riusciva ad accendersi e le polveri rimanevano inerti.
E lui si era sentito spaesato come un ergastolano che per decenni sogna la libertà ed all'improvviso si ritrova fuori dal carcere mentre il portone del carcere si chiude dietro di lui.
... adesso la nuvola sopra la collina si muove lentamente, quasi svogliatamente.
Che si sia presa una pausa?
Martino decide di fare quattro passi.


- Come va il suo libro? - gli chiede il vecchio ingegnere seduto sulla panchina di pietra di fronte al teatro comunale. 
Ha il viso rivolto verso il cielo e si fa accarezzare dal tepore dei raggi solari. La sua espressione tradisce il sottile piacere.
Il sole invernale sa essere più che gradevole in Sicilia, anche se ce n'è in abbondanza non esiste nessun motivo per non approfittarne.
- Come vuole che vada? Male! -
Martino ha l'aria sconsolata.
- Venga qui, si sieda accanto a me, si goda questo tepore. Cos'è? Mancanza d'ispirazione? - domanda l'ingegnere che per niente al mondo è disposto a cambiare la sua posizione.
- No, l'ispirazione ci sarebbe ma ho l'impressione di scrivere niente d'interessante. -
- Lo lasci giudicare ai suoi lettori. -
- Ma quali lettori? Non mi legge nessuno! -
- Non scriva, allora, e faccia come me ... si goda il sole. -
Martino si siede accanto all'ingegner Martuzzi, originario di Besana Brianza e vedovo di una donna del luogo. La signora Martuzzi se ne andò due anni fa ed il marito decise di rimanere nel paese.
- Abbiamo vissuto assieme per quasi sessant'anni, che ci vado a fare da morto da un'altra parte? - aveva detto un giorno l'ingegnere.
D'estate il figlio scendeva lungo lo stivale per andare a trovare il padre ottantenne con tutta la famiglia.
- Notizie dei suoi nipoti? - chiede Martino.
- Tutto bene. Il secondo non vuole mica studiare tanto ... tutto suo nonno paterno! - ed il vecchio sorride orgoglioso.
- Lei non era bravo a scuola? ... ah, non ci credo! -
- Fino al liceo mi si doveva prendere a pedate nel sedere per farmi andare avanti ... poi, al Politecnico, ecco il miracolo ... mi sono messo a studiare! Chissà cosa m'ha preso? -
- I miei omaggi, ingegnere. - dice un signore anziano toccandosi la punta del berretto.
- Buon giorno Giovanni. Come sta sua moglie? -
- Meglio grazie, si sta riprendendo ... come vuole il Signore! -
- Certo, come vuole il Signore. -
L'anziano Giovanni s'allontana, non ha molta voglia di parlare.
- Era il contadino che ci curava il terreno. Ha la moglie ipocondriaca. Lo fa diventare pazzo ... un po' se lo merita, sapesse quanti soldi ci ha fregato! ... mah! Sono buona gente, però! - bisbiglia l'ingegnere all'orecchio di Martino.
- Ma come?  Le fregano dei soldi e lei la chiama brava gente! -
- Ma cosa vuole? ... qui devono per forza fregare un forestiero ... sennò passano per fessi agli occhi degli altri compaesani. Quando arrivai qui, ero un forestiero. Le fregature che ho ricevuto le ho prese come una tassa di soggiorno ... eppoi mia moglie era felice di vivere nel suo paese d'origine! -
Riprendono entrambi ad adorare il sole. Trascorre qualche minuto.
- Non se la prenda se non riesce a scrivere ... tanto fra poco qui sarà di nuovo tutto un casino! - esordisce l'ingegnere.
- Non capisco, di quale casino parla? -
- Non li legge i giornali? -
- Sì, certo che li leggo ... ed anche se non volessi leggerli le notizie t'inseguono dappertutto, impossibile non essere informati al giorno d'oggi. Ma dov'è il casino prossimo venturo? -
- La guerra ... ci stiamo scivolando lentamente ed inesorabilmente ... quello che sta succedendo in Siria è solo l'antipasto. Tutte le contraddizioni del mondo stanno venendo a galla ... i nodi vengono al pettine: l'oriente contro l'occidente, un sistema economico imperfetto ... che ha bisogno di mutare costantemente per creare nuovi prodotti e nuovi consumi a cui si oppongono culture statiche ... non possono convivere e l'occidente distruggerà l'oriente ... i nazionalismi non ancora sopiti, il continuo impoverimento delle popolazioni più povere, le onde migratorie ... cos'è successo all'antica Roma? Il flusso della ricchezza si spostò dal centro verso la periferia mentre cresceva la pressione dei barbari alle frontiere. Vuole che le aggiunga degli altri elementi? -
- No, lasci perdere ... godiamoci questo sole. In fondo, non è quello che suggerisce lei? -
- Ma di cosa dovrebbe parlare il suo libro? -
- Un romanzo sulla Sicilia che cambia ... -
- Ma qua non cambia nessuno ... ed anche se dovesse cambiare ci vuole troppo tempo, i siciliani sono testoni ... la guerra scoppia prima, mi creda! -
- Che allegria! -
- Non sono mica triste, sa? Sono solo realista. Bisogna approfittarne del tempo che abbiamo e non si stia a torturare a scrivere un libro che lascerebbe tutti indifferenti con i problemi che s'affacciano davanti a noi! -
- Vede: a cosa serve avere un'ispirazione per scrivere un libro che non interessa neanche ad un amico?! E pensare che mi sono seduto accanto a lei per farmi consolare! -


- Carla! - chiama Martino rientrando a casa.
- Eccomi, ciao tesoro. -
- Vieni qua, ti prego. -
L'uomo si mette in ginocchio ed abbraccia la compagna alla vita appoggiando la testa contro il suo grembo.
- Ma che ti prende? - chiede Carla ridendo.
- Niente, niente ... ho solo bisogno di rasserenarmi. -
- Per che cosa? Che è successo? - il tono della donna adesso è un po' allarmato.
- Ho incontrato l'ingegner Martuzzi . -
- Ed allora? Dovremmo invitarlo a cena una di queste sere. Un così caro vecchietto! -
- Mi ha parlato di sua moglie e di quanto si sono amati ... ho pensato a noi, a te! -
- Oh caro - Carla gli passa la mano fra i capelli.
No, Martino ... non ha il coraggio di dirle che tutti questi discorsi sulle catastrofi mondiali l'hanno angosciato ... si sente ridicolo e non vuole parlarne. Carla non capirebbe. Sì, è vero, basta poco per destabilizzarlo! Ma ha cosa è dovuta tutta questa fragilità?
Per adesso è inutile cercare delle risposte, ciò che importa è trovare conforto in quell'abbraccio estorto.
Al diavolo il libro, i lettori e la guerra alle porte!
Martino vorrebbe rimanere così per l'eternità ...