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sabato 23 gennaio 2016

... errante, un giorno, per i monti Iblei



E che oggi non me la sono proprio sentita di restare a casa!
Stanotte ho dormito male, ho passato una notte quasi insonne e non è la prima!
Ad un tratto sono proiettato in un sogno di cui, al risveglio, ricordo poco o niente se non la spiacevole sensazione che devo dei soldi a dei creditori e questi m'inseguono sollecitandomi il dovuto.
La mattina, quando giunge l'ora d'abbandonare le lenzuola, mi sento sempre un po' stordito e durante la giornata sono perseguitato da una strana abulia che tocca il suo culmine nel pomeriggio quando devo combattere contro l'abbiocco. Da questo confronto ne esco di solito perdente perché le palpebre diventano di colpo di piombo e si chiudono inesorabilmente. In genere questa sconfitta può durare anche soli cinque minuti, ma sempre di sconfitta si tratta!
Così, eccomi qua nel bel mezzo di questa campagna dei monti Iblei spezzettata in diverse centinaia di piccole proprietà che producono troppo poco perché siano redditizie e che, quindi, vengono abbandonate a se stesse.
La natura si riprende quello che l'uomo non ha saputo sfruttare.
Ed io, in questo deserto lussureggiante, voglio disperdere i creditori che m'assillano la notte.
Non sono uno specialista nell'interpretazione dei sogni, ma perché ho questi insulsi incubi? Che i creditori, nel mio subconscio, non abbiano preso il posto delle antiche Erinni? Non sarebbe troppo assurdo per un ex-direttore finanziario.
E se mi mettessi sotto analisi? Magari da uno junghiano? Ma dove ne trovo uno qui a Noto?
Mi guardo attorno.
Domani le previsioni sono abbastanza brutte, ci sarà un abbassamento della temperatura e finalmente pioverà.
Osservo il cielo colorato d'un azzurro così intenso che lo si direbbe dipinto da Van Gogh. Ah, se fosse venuto in Sicilia!
Lì, in alto, le nuvole sembrano isolate e placide mucche che pascolano.
Sotto il prato azzurro s'estende la campagna dalle innumerevoli gradazioni di verde. Quella coltre colorata di smeraldo, che a tratti sembra di velluto, nasconde una terra aspra e so per certo che devo fare attenzione a non abbandonare il sentiero se non voglio inoltrarmi nell'intricata macchia mediterranea.
M'arrampico su un pendio. Più avanzo, più si fa ripido. Guardo davanti a me dandomi come obbiettivo di mantenere il ritmo fino al prossimo tornante ma quando lo raggiungo non mi arresto e continuo a salire ripromettendomi d'offrirmi una pausa al prossimo. Con questo gioco continuo ad avanzare, tornante dopo tornante. Ma il fiato comincia a farsi pesante; abbasso lo sguardo e guardo i miei piedi che uno, dopo l'altro con passo pesante si succedono. Certo, è l'andatura che si deve tenere in montagna! Quante gite in Valtellina, portando sulle spalle il più piccolo dei miei figli! Altri tempi!
- Allora, cosa vuoi? Sentirti ancora giovane? - dice una voce tonante.
M'arresto col cuore palpitante più per lo spavento che per quella faticosa ascesa.
Mi volto per vedere se c'è qualcuno dietro di me, guardo fra il fogliame a destra ed a sinistra.
Nessuno.
Sento una risata maschia.
- Scommetto che non capisci nulla! - dice la voce con tono sardonico.
Sono un po' allarmato credevo che nei dintorni non ci fosse anima viva.
- Chi sei? -
- Non indovinerai mai. - mi risponde con tono di sfida quella voce che sembra provenire dalle viscere della terra.
- Lo scherzo è bello quando dura poco ... esci fuori, chi sei? -
- Guarda sulla tua destra. -
- Non vedo nulla ... c'è il vuoto della valle ed un'altura che la delimita dall'altra parte. -
- Certo, che mi vedi ... mi hai appena menzionato. Sono la montagna di fronte a te. -
- Come ho già detto lo scherzo è bello quando dura poco. - insisto.
- Non mi credi? Ecco guarda la mia cima ... adesso faccio cadere un masso. -
Osservo la vetta a punta di quell'altura. Le sue rocce sono bianche come nella maggior parte del Monti Iblei. Ad un tratto un masso, non grande ma certamente pesante almeno due tonnellate, si stacca dalla parete e con fracasso precipita giù ruzzolando e trascinando con sé altre pietre. La sua corsa muore con un tonfo fra la densa vegetazione del fondo valle.
- Ma sei pazza? E se c'era qualcuno là sotto? - grido spaventato per quello spettacolo inaspettato. Ma cosa faccio? Parlo ad un'altura.
- Adesso mi credi? - dice trionfante.
- Non è possibile ... sto ancora sognando, adesso un'altura s'è sostituita a dei creditori! -
- Che c'entrano i creditori? -
- Li sogno di notte. -
- Hai debiti? -
- No. Magari sono predestinato ad averli. -
- Beh, ti preoccuperai quando li avrai ... adesso, carpe diem! -
- Sai il latino? - sì lo so: ma che caspita di domande! ... direte voi, ma provate a trovarvi al mio posto?
- Certo, latino, greco, arabo, francese, spagnolo ... anche il siculo ... ne ho visti passare io di uomini sotto di me! Come cambiate in fretta! ... basta che trascorra un secolo e già siete diversi, vi vestite diversamente, avete nuovi strumenti, andate sempre più veloci ... ma dove volete andare? -
- Non lo so, ce lo chiediamo anche noi ... ci sono quelli specializzati nell'analisi di questa domanda, noi li chiamiamo filosofi. -
- E cosa rispondono loro? -
- Dicono tante cose, molte volte un po' arzigogolate, spesso si ripetono ... -
- Allora non servono a molto. -
- Sì, servono. Fanno sognare, discutere ... sono importanti per l'intelletto. E' come andare in palestra per mantenersi in forma. Ma non ci sono solo loro. Altri ancora dedicano la loro vita per cercare di capire dove andiamo ... economisti, fisici, sociologici ... e soprattutto i preti con le loro religioni! -
- Mi sembra che ci siano anche gli astrologhi, non è vero? Ne ho sentito parlare qualche secolo fa. ve n'erano parecchi fra gli arabi. -
- Sì, ma quelli sono degli imbroglioni raccontano frottole che poi non si realizzano mai se non per caso! Parlo degli astrologhi, naturalmente! -
- E gli altri, gli altri danno delle indicazioni corrette? -
Penso ai miei anni di studio universitari. Li cominciai credendo che uscendo dalla facoltà avrei compreso meglio il mondo in cui vivevo ... non solo ne uscii senza che il mio comprendonio avesse fatto dei passi avanti ma, malgrado gli anni trascorsi, ancora adesso  'sto mondo non l'ho mica capito!
- Beh, sì alcune volte danno indicazioni corrette ... non sempre, alcune volte sì, altre no! -
- Sono come gli astrologhi, allora! - m'incalza l'altura.
Cerco di togliermi d'impaccio.
- E tu dimmi, tu dove vai? -
Certo, la mia domanda è provocatoria!
Ma l'altura non si scompone:
- Resto qua ... io ho venti milioni d'anni ... una volta ero leggermente più alta, ma come si sa invecchiando ci s'abbassa. Amo stare qui. Vedo il mare, parlotto con le mie amiche. Una vita tranquilla, contemplativa. Da quando ci siete voi (da poco in verità, da neanche qualche decina di migliaia d'anni) ci divertiamo assai ad osservarvi. Siete sempre in movimento, credete d'essere i padroni e v'atteggiate a tali. A noi piace fare dei commenti su di voi. Purtroppo sparirete come sono sparite le altre specie e noi montagne continueremo ad esistere e forse ... ci annoieremo senza di voi! -
- Montagne? Ma quanto sei alta? - chiedo.
- Trecentonovantacinque metri! - la voce dell'altura si fa un po' risentita.
- Beh, non puoi mica chiamarti montagna ... direi che sei una collina. -
Sì, ogni tanto amo fare il precisino.
- E tu chi ti credi essere? Sei solo un piccolo uomo insignificante. Non sei più un pischello e fra qualche lustro tu non esisterai più ... cosa vuoi che sia per me questo lasso di tempo? Solo un batter di ciglia! Collina o montagna che sia, io ci sarò ancora e tu? Ma perché mi son abbassata a rivolgerti la parola? -
- Su, dai, non far così! Non volevo mica offenderti ... sai anch'io avrei voluto essere più alto, come il mio amico Giovanni per esempio, ma non lo sono ... mica m'arrabbio se qualcuno me lo fa notare. Eppoi, che ci posso fare io se le alture cambiano nome secondo la loro altezza? Mica ti considero un dosso! -
La mia ironia non sortisce alcun effetto: silenzio, nessuna risposta ... è proprio arrabbiata!
Ma come sono permalose queste colline Iblee! Inoltre alla sua età dovrebbe mostrare un po' di saggezza!
Riprendo a salire sul sentiero. Ma a chi racconto che ho parlato con una collina?
Allucinazioni? Forse, devo farmi vedere.
Sì, certo, da un analista ... i creditori, le Erinni, le colline!
Non so neanche come si chiama l'altura.
E se invece tutto fosse vero?
Dopo un po' l'ansia m'assale.
Affretto il passo.
Che la collina su cui mi sto arrampicando non sia amica della sua dirimpettaia?
Magari mi fa cascare un masso sulla testa per solidarietà!
Prima arrivo in cima, meglio è ... non so perché ma ho l'impressione d'avere le ali ai piedi.