Translate

sabato 23 gennaio 2016

... errante, un giorno, per i monti Iblei



E che oggi non me la sono proprio sentita di restare a casa!
Stanotte ho dormito male, ho passato una notte quasi insonne e non è la prima!
Ad un tratto sono proiettato in un sogno di cui, al risveglio, ricordo poco o niente se non la spiacevole sensazione che devo dei soldi a dei creditori e questi m'inseguono sollecitandomi il dovuto.
La mattina, quando giunge l'ora d'abbandonare le lenzuola, mi sento sempre un po' stordito e durante la giornata sono perseguitato da una strana abulia che tocca il suo culmine nel pomeriggio quando devo combattere contro l'abbiocco. Da questo confronto ne esco di solito perdente perché le palpebre diventano di colpo di piombo e si chiudono inesorabilmente. In genere questa sconfitta può durare anche soli cinque minuti, ma sempre di sconfitta si tratta!
Così, eccomi qua nel bel mezzo di questa campagna dei monti Iblei spezzettata in diverse centinaia di piccole proprietà che producono troppo poco perché siano redditizie e che, quindi, vengono abbandonate a se stesse.
La natura si riprende quello che l'uomo non ha saputo sfruttare.
Ed io, in questo deserto lussureggiante, voglio disperdere i creditori che m'assillano la notte.
Non sono uno specialista nell'interpretazione dei sogni, ma perché ho questi insulsi incubi? Che i creditori, nel mio subconscio, non abbiano preso il posto delle antiche Erinni? Non sarebbe troppo assurdo per un ex-direttore finanziario.
E se mi mettessi sotto analisi? Magari da uno junghiano? Ma dove ne trovo uno qui a Noto?
Mi guardo attorno.
Domani le previsioni sono abbastanza brutte, ci sarà un abbassamento della temperatura e finalmente pioverà.
Osservo il cielo colorato d'un azzurro così intenso che lo si direbbe dipinto da Van Gogh. Ah, se fosse venuto in Sicilia!
Lì, in alto, le nuvole sembrano isolate e placide mucche che pascolano.
Sotto il prato azzurro s'estende la campagna dalle innumerevoli gradazioni di verde. Quella coltre colorata di smeraldo, che a tratti sembra di velluto, nasconde una terra aspra e so per certo che devo fare attenzione a non abbandonare il sentiero se non voglio inoltrarmi nell'intricata macchia mediterranea.
M'arrampico su un pendio. Più avanzo, più si fa ripido. Guardo davanti a me dandomi come obbiettivo di mantenere il ritmo fino al prossimo tornante ma quando lo raggiungo non mi arresto e continuo a salire ripromettendomi d'offrirmi una pausa al prossimo. Con questo gioco continuo ad avanzare, tornante dopo tornante. Ma il fiato comincia a farsi pesante; abbasso lo sguardo e guardo i miei piedi che uno, dopo l'altro con passo pesante si succedono. Certo, è l'andatura che si deve tenere in montagna! Quante gite in Valtellina, portando sulle spalle il più piccolo dei miei figli! Altri tempi!
- Allora, cosa vuoi? Sentirti ancora giovane? - dice una voce tonante.
M'arresto col cuore palpitante più per lo spavento che per quella faticosa ascesa.
Mi volto per vedere se c'è qualcuno dietro di me, guardo fra il fogliame a destra ed a sinistra.
Nessuno.
Sento una risata maschia.
- Scommetto che non capisci nulla! - dice la voce con tono sardonico.
Sono un po' allarmato credevo che nei dintorni non ci fosse anima viva.
- Chi sei? -
- Non indovinerai mai. - mi risponde con tono di sfida quella voce che sembra provenire dalle viscere della terra.
- Lo scherzo è bello quando dura poco ... esci fuori, chi sei? -
- Guarda sulla tua destra. -
- Non vedo nulla ... c'è il vuoto della valle ed un'altura che la delimita dall'altra parte. -
- Certo, che mi vedi ... mi hai appena menzionato. Sono la montagna di fronte a te. -
- Come ho già detto lo scherzo è bello quando dura poco. - insisto.
- Non mi credi? Ecco guarda la mia cima ... adesso faccio cadere un masso. -
Osservo la vetta a punta di quell'altura. Le sue rocce sono bianche come nella maggior parte del Monti Iblei. Ad un tratto un masso, non grande ma certamente pesante almeno due tonnellate, si stacca dalla parete e con fracasso precipita giù ruzzolando e trascinando con sé altre pietre. La sua corsa muore con un tonfo fra la densa vegetazione del fondo valle.
- Ma sei pazza? E se c'era qualcuno là sotto? - grido spaventato per quello spettacolo inaspettato. Ma cosa faccio? Parlo ad un'altura.
- Adesso mi credi? - dice trionfante.
- Non è possibile ... sto ancora sognando, adesso un'altura s'è sostituita a dei creditori! -
- Che c'entrano i creditori? -
- Li sogno di notte. -
- Hai debiti? -
- No. Magari sono predestinato ad averli. -
- Beh, ti preoccuperai quando li avrai ... adesso, carpe diem! -
- Sai il latino? - sì lo so: ma che caspita di domande! ... direte voi, ma provate a trovarvi al mio posto?
- Certo, latino, greco, arabo, francese, spagnolo ... anche il siculo ... ne ho visti passare io di uomini sotto di me! Come cambiate in fretta! ... basta che trascorra un secolo e già siete diversi, vi vestite diversamente, avete nuovi strumenti, andate sempre più veloci ... ma dove volete andare? -
- Non lo so, ce lo chiediamo anche noi ... ci sono quelli specializzati nell'analisi di questa domanda, noi li chiamiamo filosofi. -
- E cosa rispondono loro? -
- Dicono tante cose, molte volte un po' arzigogolate, spesso si ripetono ... -
- Allora non servono a molto. -
- Sì, servono. Fanno sognare, discutere ... sono importanti per l'intelletto. E' come andare in palestra per mantenersi in forma. Ma non ci sono solo loro. Altri ancora dedicano la loro vita per cercare di capire dove andiamo ... economisti, fisici, sociologici ... e soprattutto i preti con le loro religioni! -
- Mi sembra che ci siano anche gli astrologhi, non è vero? Ne ho sentito parlare qualche secolo fa. ve n'erano parecchi fra gli arabi. -
- Sì, ma quelli sono degli imbroglioni raccontano frottole che poi non si realizzano mai se non per caso! Parlo degli astrologhi, naturalmente! -
- E gli altri, gli altri danno delle indicazioni corrette? -
Penso ai miei anni di studio universitari. Li cominciai credendo che uscendo dalla facoltà avrei compreso meglio il mondo in cui vivevo ... non solo ne uscii senza che il mio comprendonio avesse fatto dei passi avanti ma, malgrado gli anni trascorsi, ancora adesso  'sto mondo non l'ho mica capito!
- Beh, sì alcune volte danno indicazioni corrette ... non sempre, alcune volte sì, altre no! -
- Sono come gli astrologhi, allora! - m'incalza l'altura.
Cerco di togliermi d'impaccio.
- E tu dimmi, tu dove vai? -
Certo, la mia domanda è provocatoria!
Ma l'altura non si scompone:
- Resto qua ... io ho venti milioni d'anni ... una volta ero leggermente più alta, ma come si sa invecchiando ci s'abbassa. Amo stare qui. Vedo il mare, parlotto con le mie amiche. Una vita tranquilla, contemplativa. Da quando ci siete voi (da poco in verità, da neanche qualche decina di migliaia d'anni) ci divertiamo assai ad osservarvi. Siete sempre in movimento, credete d'essere i padroni e v'atteggiate a tali. A noi piace fare dei commenti su di voi. Purtroppo sparirete come sono sparite le altre specie e noi montagne continueremo ad esistere e forse ... ci annoieremo senza di voi! -
- Montagne? Ma quanto sei alta? - chiedo.
- Trecentonovantacinque metri! - la voce dell'altura si fa un po' risentita.
- Beh, non puoi mica chiamarti montagna ... direi che sei una collina. -
Sì, ogni tanto amo fare il precisino.
- E tu chi ti credi essere? Sei solo un piccolo uomo insignificante. Non sei più un pischello e fra qualche lustro tu non esisterai più ... cosa vuoi che sia per me questo lasso di tempo? Solo un batter di ciglia! Collina o montagna che sia, io ci sarò ancora e tu? Ma perché mi son abbassata a rivolgerti la parola? -
- Su, dai, non far così! Non volevo mica offenderti ... sai anch'io avrei voluto essere più alto, come il mio amico Giovanni per esempio, ma non lo sono ... mica m'arrabbio se qualcuno me lo fa notare. Eppoi, che ci posso fare io se le alture cambiano nome secondo la loro altezza? Mica ti considero un dosso! -
La mia ironia non sortisce alcun effetto: silenzio, nessuna risposta ... è proprio arrabbiata!
Ma come sono permalose queste colline Iblee! Inoltre alla sua età dovrebbe mostrare un po' di saggezza!
Riprendo a salire sul sentiero. Ma a chi racconto che ho parlato con una collina?
Allucinazioni? Forse, devo farmi vedere.
Sì, certo, da un analista ... i creditori, le Erinni, le colline!
Non so neanche come si chiama l'altura.
E se invece tutto fosse vero?
Dopo un po' l'ansia m'assale.
Affretto il passo.
Che la collina su cui mi sto arrampicando non sia amica della sua dirimpettaia?
Magari mi fa cascare un masso sulla testa per solidarietà!
Prima arrivo in cima, meglio è ... non so perché ma ho l'impressione d'avere le ali ai piedi.

venerdì 15 gennaio 2016

Come contrastare l'ostracismo di alcuni siciliani noiosi


- In Sicilia il mattino: ti svegli, apri le imposte ed esci sul terrazzo. Ti lasci coccolare dal tepore del primo sole e ti siedi ad osservare con rinnovato stupore il panorama che l'isola ti offre. Potresti starci per ore lasciando che il vuoto s'impadronisca della tua mente che piano piano s'intorpidisce, s'anestetizza e tu non provi più niente. Dopo un po' ti ribelli a qualsiasi stimolo perché t'affezioni alla tua vacuità. Ecco, tutto ciò mi fa paura: non voglio smettere di pensare, non desidero che il mio pensiero s'atrofizzi. La Sicilia mi terrorizza. -
Così mi dice la mia amica Martine, guardandomi con i suoi occhi chiari di savoiarda sedotta dal mar Mediterraneo.
- Non è facile resistere all'anestetico che ti viene somministrato. Pensa che i siciliani lo ingeriscono dai primi giorni di vita! Sì, forse quello che tu dici spiega tante cose dei Siciliani. La Sicilia terrorizza anche me e certe volte ho voglia di scappare a gambe levate ma se lo facessi penserei d'essere un vigliacco. - le dico e per quanto cerco d'avere uno sguardo ironico non so se riesco a nascondere l'inquietudine che pervade il mio animo.


Che la Sicilia sia un'isola incantata? Che abbia ricevuto una maledizione da uno stregone cattivo?
Forse. 
In certi giorni, solamente attraverso il misticismo riesco a trovare delle risposte a delle domande che altrimenti rimarrebbero vuote: perché alcuni miei coisolani sono così resistenti al cambiamento? Perché sono incapaci a trovare delle soluzioni? Perché sono così irriducibilmente sospettosi? Perché sono così supponenti?
Non nascondo che certe volte, dopo discussioni che profumano di surrealismo, io mi sento un po' svuotato ed anche confuso e non trovando spiegazioni ai miei quesiti mi lascio invadere dallo smarrimento e cerco rifugio nell'irrazionale. Mi trovo nella stessa situazione di chi, senza volerlo ammettere apertamente, consulta l'inutile oroscopo in cerca di consolazione nei momenti di scoramento.
Per fortuna mi riprendo velocemente poiché, se m'abbandonassi ad interpretazioni sovrannaturali, mi dovrei dichiarare sconfitto nei confronti di tutti quei siciliani che cercano di far credere che la Sicilia sia un'isola non conforme al resto del mondo e dove s'applicano regole diverse ed ineluttabili. Di conseguenza ogni resistenza è vana di fronte all'ineludibile in quanto si contrasta qualcosa che è più grande di noi. 
Per andar per le spicce, tutto ciò si chiama fatalismo.


A conferma di questa tesi s'adduce alla Storia: in Sicilia è sempre stato così e sempre sarà!
In genere io rispondo: certo la Storia è maestra di vita ma non per questo deve sempre ripetersi nella stessa maniera nei medesimi luoghi! Certo, la cultura siciliana consolidata nel tempo è stata quella della sottomissione della maggior parte della popolazione sotto una classe dominante parassita, ma guardare il passato per spogliarsi della responsabilità di gestire il proprio futuro mi sembra un'attitudine da irresponsabili, da immaturi. Si deve guardare alla Storia, non perché gli eventi più nefasti si ripetano, ma per evitare che siano ancora replicati.


Messa da parte l'argomentazione storica alcuni miei coisolani sfoderano una frase troppo pubblicizzata, una citazione del "Gattopardo": tutto cambia perché nulla cambi.
La mia replica: una frase del genere non fa onore sulla bocca di chi la cita, perché si tratta d'un motto detto da un componente d'una classe parassita. Io non amo il "Gattopardo" perché è un libro che edulcora e celebra una famiglia d'inetti ed approfittatori come lo sono sempre state le famiglie nobili siciliane che non vantano personaggi paragonabili a quelli dei casati del continente europeo. Al romanzo di Tomasi di Lampedusa, preferisco l'affresco fatto da De Roberto. "I Viceré" mi sembra più veritiero e più simile a ciò che deve essere stata la realtà. 
Ma al di là di prese di posizione sul contenuto letterario delle due opere, io penso che la su citata frase non ha nessun senso se estrapolata dal contesto in cui l'autore ha voluto metterla. Infatti se fosse di riferimento alla Storia dell'umanità noi dovremmo essere ancora fra i rami dei Baobab in Africa a chiederci se sia o no il caso di scendere dagli alberi perché il farlo non cambierebbe niente!


Finite le trattazioni letterarie in genere, le discussioni si trascinano e dopo un po' si trasformano in battaglie dialettiche che diventano fine a se stesse. Altre volte proseguono con uno snocciolare d'esempi di tutti coloro che hanno voluto avventurarsi nel sentiero del cambiamento ma che alla fine sono sconfitti ed avviliti (perdonatemi se apro ancora una parentesi letteraria: tutte queste storie  di dannati dovrebbero far capire finalmente per quale motivo la compagnia dei traghetti fra Messina e Villa San Giovanni ha un nome così lugubre: Caronte. Perché fa riferimento all'Inferno di Dante ed alla scritta che ne sovrasta l'ingresso: lasciate ogne speranza voi ch'intrate!).
Quand'ero più giovane e più irruento, questa polemica mi rendeva aggressivo ed abbandonavo il campo piuttosto alterato. La senilità mi ha insegnato la resistenza ed adesso ho imparato a mettere alle corde anche i più irriducibili senza lasciarmi impressionare dalle loro storie di dannati isolani.
A questo punto snocciolano la fantomatica frase: tu sei stato troppo lontano dall'isola ed hai dimenticato cos'è la Sicilia!
Eccola finalmente!
Aspetto questa affermazione con impazienza: il mio interlocutore non ha più argomenti ed io posso infilzarlo col mio stiletto.
La prima reazione è quella di mostrarmi offeso perché s'adduce ad una mia perdita di memoria come se si volesse far riferimento ad un invecchiamento precoce. In genere questa mia replica mette a disagio il mio interlocutore:
- Ma cosa dici? Non volevo offenderti volevo solo dirti che la nostra realtà ti è lontana! -
- No, mi dai del rincoglionito ... -
Questa mia superiorità sul piano psicologico mi permette di passare all'attacco senza che l'altro possa troppo risentirsi.
- Vedi, io ho lasciato la Sicilia e questo m'ha permesso di conoscere nuove realtà che ho potuto mettere a confronto con quella nostra e sono arrivato ad una conclusione: la Sicilia vuole restare quel che è perché al siciliano medio, quello più miope, conviene che sia così! In fin dei conti la qualità della vita non è peggiore di quella che si può trovare altrove. Sì, le strade fanno schifo, l'immondizia lorda i paesi e le campagne, i servizi non esistono ma chi se ne frega? Vivere si vive e comunque se c'è un problema ci s'arrangia ... nessuno pretende la perfezione e lo stress è fra i più bassi che si possano registrare ... in fin dei conti perché complicarsi la vita? ... beh, perché te lo dico io: la Sicilia sta morendo e non ci sarà nessuno che penserà a salvarla se non lo facciamo noi stessi. La politica del tirare a campare perché "comunque qualcosa accadrà per tirarci fuori dalla merda" ha i giorni contati. Il mio non è semplice pessimismo ma purtroppo del realismo. La leggenda che la Sicilia la capiscano solo i siciliani non tiene più ed semplicemente un ridicolo e noioso "leitmotive" che suona stonato. Le mie considerazioni partono solo da una constatazione: o sappiano mostrarci in grado di competere acquisendo vere competenze e "savoir faire" in modo da saper guadagnarci la vita autonomamente oppure saremo abbandonati a noi stessi. -
A questo punto ecco che viene presentata l'ultima e più strenua argomentazione:
- Per fare tutto quello che dici, ci vogliono infrastrutture, investimenti e quindi finanziamenti ... ci vogliono i "piccioli"! Dove li pigliamo i "piccioli"? -
No, non bisogna farsi impressionare da questa che dovrebbe essere una disperata osservazione.
- La Sicilia di soldi ne ha ricevuti molti, tanti ... ma cosa n'ha fatto? ... beh, lo sappiamo! Inutile farci del male ricordandocelo. Perché dovrebbero darcene altri? ... se vogliamo riceverne ancora dobbiamo semplicemente essere convincenti e mostrare con piani concreti e seri che chi investe avrà ritorni e non butterà i soldi in un pozzo senza fondo. Dobbiamo mostrare che sappiamo realizzare e far dimenticare che siamo capaci di coprirci di ridicolo con esecuzioni d'opere che dopo decenni non hanno ancora visto la luce. Dobbiamo imparare a progettare, a studiare prendendo il nostro destino in mano, acquisendo un vero senso civico ed abbandonando la nostra stupida presunzione sull'ineluttabilità del nostro destino. Le nuove generazioni potranno farlo se noi smetteremo d'imporci come esempio da seguire. Noi siamo fottuti! -
- Tutta teoria la tua ... non succederà mai quello che dici tu! - ed ecco l'anatema - Tu rimarrai solo e sarai sommerso dai "ma c'a fari chistu?" (per i non poliglotti: ma cosa vuole fare questo?) -
A questo punto, in genere chiedo:
- Ma cosa proponi tu, allora? -
Lo sguardo dell'intelocutore si perde, vuoto.
Allora mi rendo conto che non ho di fronte a me qualcuno che ha il cervello anestetizzato ma purtroppo qualcuno che ha subito una lobotomia. Inutile proseguire.
La situazione è veramente grave, irreversibile, da ricovero immediato.


Per fortuna che fra noi siciliani ce ne sono sempre di meno d'ammalati così letali.
Si tratta di combattere un'epidemia che può essere perniciosa quanto l'Ebola: bisognerà circoscrivere la zona, fare un cordone sanitario ed aspettare che i malati più gravi muoiano. Se si vuole entrare nell'area di contagio sarà d'uopo d'armarsi di maschere ed indossare delle bardature che impediscano ogni contatto.
Che la Sicilia non abbia bisogno di "Medici senza frontiere"?


martedì 12 gennaio 2016

Il laboratorio spaziale



- Papà hai ascoltato “Space Oddity” cantata dall’astronauta canadese? –
- Tu parli della canzone di David Bowie? –
- Sì, è stata la prima canzone registrata nello spazio. Guarda ed ascolta … -
Sto scrivendo un articolo ma lui s’impossessa del mio mouse e va su Youtube.
Entrambe osserviamo l’inizio del video.
Delle note di piano accompagnano il volo del laboratorio spaziale sospeso nel cielo mentre sotto di esso scorre una terra nuvolosa.
La musica è lenta quasi svogliata ma presto riesco a distinguere il motivo vecchio più di quarantacinque anni.
Forse sono trascorsi gli stessi anni da quando frequentavo Carmelo.
Mentre il video mostra l’astronauta dalla voce triste cantare io penso alla rimpatriata di oggi col mio vecchio compagno di classe.


Ci siamo dati appuntamento ad Augusta, in un bar.
- Ti ringrazio d’essere venuto da Noto. –
- L’ho fatto con piacere per rivedere un vecchio compagno di classe e per discutere con te del progetto dell’associazione “La Sicilia e noi” che vorrei costituire. –
Guardai Carmelo.
Avevo di lui un’immagine un po’ confusa, troppo lontana nel tempo. Cercai d’immaginarmi le sue fattezze d’adolescente ma non fu facile. Davanti avevo un signore con i capelli canuti quasi immacolati ed un viso rotondo dai tratti gentili.
Mi chiesi cosa vedeva lui in me.
Un uomo un po’ imbolsito e con i capelli e la barba grigia … niente di più.
- Io non mi sono mai mosso da Augusta. – esordì.
- Io me ne sono andato a malincuore all’età di quindici anni ma non ci sono più voluto tornare … troppo sconquassata ed imbruttita, troppo lontana dai miei ricordi. Dieci anni fa sono tornato in Sicilia ma per costruirmi una casa a Noto … adesso quasi ci abito. –
Ci raccontammo un po’ la nostra vita e mi resi conto che l’unica cosa che avevamo ancora in comune erano solo gli anni delle scuole medie passati sugli stessi banchi di scuola.
Ben presto ci rendemmo conto che non avevamo nient’altro da dirci. Ma Carmelo rilanciò l’argomento che ci aveva portato ad incontrarci.
- … bene, allora vuoi fare un’associazione se ho ben capito leggendo il post che hai pubblicato su Facebook … un caffè, per favore. – chiese alla cameriera che ci guardava – Tu vuoi niente? –
- Un caffè, anch’io. Grazie … sì, certo voglio creare un movimento d’opinione! –
- Vuoi fare la rivoluzione? –
- No, nessuna rivoluzione … vorrei che le cose cambiassero e che la gente cominciasse ad aggregarsi. –
- Per far che? –
- Per non permettere che la Sicilia si sgretoli e che non rimangano solo macerie. –
- Insomma vuoi fare della politica. –
- Ma quale politica! Vorrei creare solo un’associazione che faccia pressione sui politici e non importa per quale partito militino. -
Carmelo mi guardò con aria inespressiva.
- Non capisco spiegati meglio. –
- Ecco, io penso che l’unica ricchezza rimasta su cui può puntare la Sicilia sono le vestigia che la storia ci ha lasciato … insomma il patrimonio artistico, culturale e quello paesaggistico … bisognerebbe portare più riguardo a quest’ultimo perché attraverso esso si può creare lavoro. Si può attirare l’attenzione d’investitori che credono nella Sicilia … inutile cercare finanziamenti statali con l’Italia e la regione Siciliana indebitati fino al collo. La nuova generazione può sperare nell’occupazione. –
- Belle parole, ma qual è la tua strategia? –
La cameriera ci portò i due caffè.
Era truccata come Amy Winehouse e sulle punte delle unghie s’era fatta incollare degli artigli dai colori impossibili.
Mi chiesi come diavolo faceva a lavorare con quelle dita.
Carmelo ed io prendemmo una pausa.
Il mio ex-compagno di scuola beveva il caffè amaro, io invece, dentro la tazzina, ci versai l’intera bustina di zucchero.
- Ecco tutto si deve muovere su due assi: uno promozionale affinché si sviluppi una vera presa di coscienza del vasto patrimonio di cui siamo detentori, l’altro di denuncia nei confronti delle amministrazioni inadempienti o distratte. Insomma sarebbe bello che fra le tante promesse che fanno i politici per farsi eleggere ci sia anche quello del recupero e della valorizzazione delle ricchezze regionali! –
- Promesse, promesse … sai quante te ne fanno i politici? Una volta eletti chi si ricorda delle promesse? … eppoi io non credo che tutta questa attività di denuncia porti a qualcosa … i politici se ne fregano e tu ti fai molti nemici … a cosa serve farsi dei nemici? –
- Beh, se t’investi in una causa qualche nemico te lo fai. –
- Ma tanto qui non cambia nulla … ti sei messo su internet alla ricerca di chi crede nella valorizzazione della Sicilia, tutti t’inviano i loro “mi piace” ma poi, quando si deve fare qualcosa … ti lasciano solo. –
- Insomma la filosofia del Gattopardo ancora non è morta da queste parti. -
Rimanemmo in silenzio mentre io mi chiedevo perché avessi deciso di perdere quel pomeriggio ad Augusta.
- Sai cosa diceva mio nonno? – chiese ad un tratto Carmelo.
- No, cosa diceva tuo nonno? –
- Vasa ‘dda manu ca vo’taghiata … bacia la mano che vorresti tagliata. –
- Forse bisognerebbe smetterla di baciare le mani e pensare a tagliarle un po’! Sai che dice un mio amico palermitano? –
- No, che dice? –
- Che se si vuole pulire la Sicilia e renderla migliore, bisogna togliere il tappo per farla affondare. Aspettare venti minuti e farla riemergere. Poi, levare il tappo di nuovo per farla nuovamente affondare per evitare che qualche siciliano sia ancora sopravvissuto. Alla fine la si fa riemergere definitivamente … ecco, anche se lui racconta ciò per far divertire gli amici, io in questo momento ascoltandoti vorrei andare a cercare il tappo. –
- Attento, perché magari annegato ci finisci tu. –
- Sì, certo, ma io la mia vita l’ho fatta … l’importante è che i miei figli, la gioventù che verrà dopo di noi sappia nuotare e meriti di restare a galla. Noi abbiamo il dovere di nutrire almeno la speranza delle generazioni che seguiranno la nostra. –
- Eccola la nuova gioventù! – disse il mio ex-compagno di classe indicandomi un gruppo di giovani che facevano capannello nella piazza – Tutti col bicchiere in mano e con i capelli tagliati come se avessero sulla testa uno scopino del cesso! -
No, non ci lasciammo bene con Carmelo … chissà se fra quarantacinque anni c’incontreremo ancora?


Ormai sullo schermo scorrono le ultime immagini dell’astronauta canterino.
Sono passati più di quarantacinque anni da quando quella canzone è stata scritta ed adesso è arrivata pure nello spazio mentre qui in Sicilia nulla è cambiato.
No, io non farò la rivoluzione spero però che un giorno qualcuno la faccia.
Ma dallo spazio, guardando la Trinacria, non è possibile vedere dov'è stato messo il tappo?




domenica 10 gennaio 2016

La Sicilia e noi




In un mondo che è sempre più globalizzato e che sta vivendo un cambiamento strutturale che marcherà la vita di coloro che verranno dopo di noi, io penso alla mia Sicilia. Così piccola, in fondo, con solo cinque milioni d’abitanti (cosa possono contro i sette miliardi del resto del globo?) e con una popolazione che sta invecchiando perché le nascite stanno sempre più diminuendo.
Mi chiedo dove va l’isola che mi ha dato i natali, che mi ha ospitato fino alla mia adolescenza, che mi ha procurato le emozioni che hanno accompagnato la mia vita?
Non so dove andrà e cosa diventerà. No, non lo so.
So solo quello che non vorrei che diventasse: una terra morente a causa dell’indifferenza e della stupidità di certi suoi figli.
Ecco io vorrei che non si spegnesse, che non si sgretolasse, che non sparisse … vorrei che vivesse.
Cosa fare?
Beh, forse bisognerebbe porsi una domanda? La Sicilia è un’ammalata grave?
Io non lo credo e la mia convinzione si consolida quando vago nelle sue terre quando parlo con i siciliani più illuminati (non siete pochi, credetemi!).
Allora mi dico che bisogna sedersi al capezzale della Sicilia e cominciare a somministrare delle medicine che le consentano di recuperare le forze per non farla cadere in una grave malattia irrecuperabile.
Bisogna che l’isola riceva delle cure ricostituenti ed è inutile andarle a cercare al di fuori dei suoi confini perché le medicine sono là, a portata di mano.
Le medicine siamo noi.
Sì, noi con la nostra consapevolezza di vivere in una terra magnifica e che non vogliamo che sia avvilita dall'ignoranza e dalla barbarie.
Per poter compiere questa impresa dobbiamo cominciare ad metterci insieme vincendo quell'individualismo che ha connotato la nostra storia millenaria.
Ecco, bisogna associare le nostre forze.
Metto fine a questo preambolo è passo al dunque:
vorrei proporvi la costituzione di un’associazione il cui scopo è quello di valorizzare e di far scoprire le bellezze paesaggistiche ed architettoniche della Sicilia!
L’intento non è solo promozionale ma più concreto: promuovere azioni d’intervento per salvaguardare le ricchezze storiche dell’isola. La Sicilia, infatti, raccoglie testimonianze della civiltà mediterranea pregne d’inestimabile valore e che rischiano d’essere perdute per disattenzione, incuria e vandalismo.
Questa è la medicina di cui ha bisogno la nostra degente.
Non è infrequente che l’isola riceva degli elogi per il suo patrimonio e che ciò ci renda fieri tanto da spingere noi siciliani ad esternare il nostro orgoglio che si trasforma in autocompiacimento. Purtroppo tale atteggiamento porta ad indulgere su fatti ed avvenimenti che meriterebbero, invece, una chiara condanna e che conducono al degrado della Sicilia.
Quante volte per impotenza e per rassegnazione non abbiamo voluti vederli?
Quante volte abbiamo distolto lo sguardo dai cumuli d’immondizia o abbiamo fatto finta di non vedere l’incuria che rosicchia la bellezza d’edifici che hanno conosciuto periodi di fasto? Quante volte ci siamo arresi alle devastanti costruzioni che hanno reso orripilante il paesaggio delle nostre più belle città? Quante volte abbiamo osservato con orrore ed impotenza gl’incendi dolosi che bruciano ed anneriscono l’isola? Quante volte ci siamo sentiti offesi per l’arroganza di coloro che incuranti del bene comune hanno costruito dove non era permesso? Quante volte abbiamo assistito impotenti all'inquinamento dei nostri mari?
Tante volte, forse troppe.
Ecco l’associazione che vorrei creare s’indirizza a coloro che con orgoglio dicono: la Sicilia è bella!
Penso che il bacino d’utenza a cui mi rivolgo è vasto e comprende non solo tutti i siciliani ma tanti non isolani che credono nella Sicilia. Tale consapevolezza nutre in me la presunzione nel pensare che saranno molti ad aderire.
Tengo ad aggiungere che la motivazione che mi spinge a proporre questa associazione non è solamente estetica ma risiede anche nella consapevolezza che il futuro di noi tutti e delle prossime generazioni è la salvaguardia del nostro patrimonio. Infatti solo attraverso esso sarà possibile sviluppare e consolidare l’attività turistica che è rimasta il vero e solo motore dell’economia isolana.
Piuttosto che dilungarmi nella prosa preferisco schematizzare qui di seguito i principali assi su cui si dovrebbe muovere l’associazione "La Sicilia e noi" :

Obbiettivi dell’associazione

a)  Portare alla conoscenza d’un più vasto pubblico, attraverso strumenti mediatici, i monumenti, le bellezze paesaggistiche del territorio;
b)  Segnalare monumenti e siti nascosti o misconosciuti e dimenticati per favorirne il recupero e la valorizzazione;
c)  Denunciare tutte le azioni che possono portare al degrado del patrimonio isolano;
d) Divenire un movimento d’opinione che faccia pressioni a tutti i livelli, soprattutto politico, per favorire gl’interventi di recupero e di salvaguardia. L’associazione non è un organismo politico;
e)  Effettuare un’azione pedagogica in modo tale che fin dai primi anni d’istruzione si riesca a rendere sempre più sensibili le generazioni future al fenomeno della salvaguardia del patrimonio.

Strumenti operativi dell’associazione

a) Il social network Facebook attraverso il quale saranno visibili i dibattiti dei membri dell’associazione. La trasparenza dei confronti sono alla base della filosofia dell’associazione. Attraverso lo stesso mezzo sarà possibile effettuare le votazioni degli organi direttivi che rimarranno in carica per solo due anni;
b) Il social network fotografico Instagram per documentare visivamente sia il patrimonio per denunciare il suo degrado;
c) Escursioni autofinanziate ed organizzate dai membri dell’associazione;
d) Sessioni pedagogiche a favore degli alunni delle elementari e delle medie.

Organi direttivi e di coordinamento

a)  Il presidente è eletto attraverso Facebook ed eleggibile per soli tre mandati consecutivi. I mandati sono annuali. Il compito del presidente è coordinare l’attività dell’associazione e fissare le priorità delle azioni da mettere in atto nel corso del suo mandato. Le priorità deve essere resa nota agli associati prima dell’elezione. L’elezione è diretta;
b) Il Comitato esecutivo è eletto attraverso Facebook. Come per il presidente i singoli membri sono eleggibili solamente per tre mandati annuali consecutivi. Ogni componente del mandato esecutivo avrà un compito specifico (es. segretario, tesoriere, responsabile dei network, responsabile pedagogico, responsabile culturale);
c) Responsabili operativi sono a capo della zona d’appartenenza ed ogni loro mandato è di almeno tre anni.
d) Tutti i componenti degli organi direttivi e di coordinamento sono volontari e non sono retribuiti. E’ previsto solo il rimborso delle spese previa autorizzazione del comitato esecutivo.

Queste sono, dunque, le linee guida dell’associazione che sarà costituita prossimamente.

Io vi aspetto su FB, la Sicilia vi aspetta … siate militanti. 

martedì 5 gennaio 2016

Il traghetto


Afficher l'image d'origine


La macchina s'arrampica sul ponte.
Gli pneumatici rullano come tamburi vibrando sulla rampa di ferro.
Le luci del porto di Messina schiariscono questa notte ancora troppo calda per essere invernale.
Dopo un'ampia curva vedo di fronte a me l'entrata del ponte del traghetto.
Un uomo mi accoglie. Indossa una giacca pesante con i bottoni dorati ed un maglione a collo alto. Ha la barba grigia come la mia. Mi fa cenno d'avanzare.
Sembra il capitan Nemo.
Arrivato alla sua altezza, abbasso il finestrino:
- Ecco il biglietto. -
L'uomo lo degna d'appena uno sguardo.
- Vada in fondo al ponte, giri e torni qui. Parcheggia proprio qui davanti. -
Guardo il capitan Nemo e vorrei chiedergli:
- Scusi, perché fare tutto questo percorso se poi devo tornare qui? -
Ma taccio, forse questa è la procedura.
Percorro il ponte deserto. Non c'è neanche una macchina. Non ho mai visto un traghetto così deserto. Torno al punto di partenza, come indicatomi dall'uomo con la giacca dai bottoni dorati, spengo il motore. Ho la macchina piena come un uovo.
Scendo e chiudo la portiera.
- Sono il primo? - chiedo.
- Il primo e l'ultimo. - mi risponde Nemo.
Ma certo, chi vuoi che prenda il traghetto Messina - Villa San Giovanni nella notte dell'ultimo giorno dell'anno?
Mi guardo attorno. Non c'è anima viva. Ho l'impressione d'essere lontano da tutti e da tutto. I rumori della città giungono attuti.
Osservo la prua della nave che è tenuta sollevata da due grandi bracci pneumatici.
Avanzo nella speranza di scorgere qualche camion che entra nel ventre della balena.
Sulla banchina ci sono dei binari che come serpenti entrano dentro la stiva.
Ma certo, sono su un traghetto ferroviario! Là sotto ci entrano solo i treni.
Quanto tempo è passato dall'ultima volta che ci sono salito sopra?
- Aspettiamo l'entrata del treno? - domando inquieto, ricordandomi di quanto tempo prendesse la manovra.
- Non c'è nessun treno. - dice categorico Nemo mentre chiude il cancello che dà sulla rampa d'ingresso delle macchine. Nello stesso tempo i bracci metallici cominciano a chiudere la grande mandibola.
Il traghetto comincia a manovrare e si stacca dal molo. Vedo l'uomo sparire dentro una porticina.
Rimango solo sul ponte ed osservo la nave lasciare la Sicilia, ci tornerò fra qualche settimana, il prossimo anno.
Non fa freddo ma metto le mani in tasca e mi serro ancora di più nel mio giaccone.
Entro anche io dentro la porticina da cui ho visto sparire il capitan Nemo e m'arrampico su delle ripide scale.
L'odore di quei locali è quello del metallo misto al grasso ed al sudore umano.
Arrivo su un ballatoio su cui s'affaccia un ponte scoperto. Osservo allontanarsi Messina, la statua della Madonna della Lettera mi saluta.
Guardo dentro un oblò ... nella cabina non vedo anima viva. Sono il solo passeggero del traghetto?
Attraverso la terrazza di poppa ed osservo la Calabria che s'avvicina.
Delle ombre si librano sopra il mare scuro: sono dei pesci, che per qualche secondo scambio per degli uccelli.
Finalmente entro dentro i locali del ponte, cerco la sala bar. Se c'è qualcuno lo troverò certamente là. Il salone è deserto ed il bar chiuso.
Quanta palpitazione ha ospitato quella sala prima che attraccasse sui moli messinesi! Era la trepidazione dell'ultimo drappello degli emigrati, quello dei siciliani.
Mi siedo su una poltroncina smarrito ... ed è a quel punto che sopraggiungono i ricordi.
Ritorno indietro a più di quaranta'anni fa ... doveva essere agli inizi degli anni settanta.


Il salone adesso è pieno di passeggeri, la maggior parte sono i viaggiatori del treno. 
Durante la traghettata i vagoni si sono svuotati e tutti siamo saliti in coperta per vedere la Sicilia. Tanti arrivano dalla Germania, dal Belgio, molti dalla Svizzera ... hanno viaggiato per trascorrere le feste con i propri familiari al proprio paese. 
Quando siamo saliti sul traghetto a noi tutti ci è presa la frenesia di respirare l'aria del mare, di veder allontanare il continente e godere della prima vista dell'isola, come se fosse la terra promessa. Molti hanno assalito il bar per il piacere di mangiare il primo arancino, il primo cannolo.
Sulle spalle abbiamo almeno ventiquattro ore di viaggio noioso (infatti chi viene dal Nord Europa di ore di treno ne ha anche più di trenta) in carrozze che puzzano di tutta quella umanità. 
Inutile descrivere le latrine.
Sul traghetto abbiamo scordato la stanchezza ed è subentrata una strana euforia.
Sorrido alla ragazza che, seduta per tutto il viaggio accanto al padre ed alla madre, ha sempre tenuto gli occhi bassi sfuggendo al mio sguardo giovanile.
Anche lei mi sorride, libera di farlo, eludendo il controllo dei genitori che s'accalcano davanti al banco del bar.
E' come se i sensi si risvegliassero non più obnubilato dal latino e greco. Il liceo è lontano l'ho lasciato in via della Commenda.


Io ricordo che avevo il cuore che mi batteva forte.
Anche adesso mi batte forte mentre sento attorno a me i miei vecchi compagni di viaggio.
Io ero un ragazzo in mezzo a gente adulta. Dove siete adesso? Qual è stato il vostro destino?
Sono cresciuto ma non vi ho dimenticato, mentre mi battevo nella vita di tutti i giorni. No, non vi ho dimenticato.
Mi sono sempre sentito più vicino a voi che ai signori, o presunti tali, che ho frequentato nella mia vita.
Dopo più di quarant'anni, anch'io avrei qualcosa da raccontarvi e non mi limiterei ad ascoltarvi quando mi parlavate delle vostre esperienze. Alcuni fra voi, i più vecchi, mi raccontavano del meridione prima della guerra ... mi sembrava d'ascoltare delle favole mentre il treno dondolando mi cullava. 
Il convoglio si formava alla Stazione Centrale.
I vagoni non facevano in tempo ad essere allacciati che venivano presi all'assalto ed in breve tempo si gremivano. C'era chi entrava direttamente dai finestrini per occupare i posti evitando la coda.
Il treno cominciava a svuotarsi dopo aver oltrepassato Roma.
Ascoltando i miei compagni di viaggio ed annotavo mentalmente i loro racconti.
Non posso scordare il viso di un vecchio muratore calabrese. Doveva avere settant'anni ma era forte e robusto come una quercia. Mi sembra che venisse da Zurigo e parlava solo in dialetto.
- Mia madre portava da mangiare al bandito Musolino. - raccontò - Quando era nascosto nell'Aspromonte. Era un vero uomo. Noi italiani l'abbiamo tradito durante la guerra. Se ci fosse stato ancora lui queste Brigate Rosse non ci sarebbero più. -
Mi ricordo che lo guardai dubbioso.
Accanto a lui un altro passeggero con l'aria furba e maliziosa disse:
- Il bandito Musolino e Mussolini: la stessa persona! -
Sorrisi dentro di me, ma nessuno in quello scompartimento osò contraddire il vecchio.
Sono immerso nei miei ricordi e quasi non noto che il capitan Nemo sta attraversando la sala.
- Mi scusi, una domanda: questo traghetto era in servizio negli anni settanta? -
L'uomo mi guarda, si gratta la testa:
- No, impossibile questa nave è stata varata negli anni ottanta. -
- E' strano ma ho l'impressione d'essere su un traghetto ferroviario che prendevo più di quarant'anni fa. -
- Tutti i traghetti si rassomigliano ... questo è uno degli ultimi varato ancora quando vi era il treno "La freccia del Sud". -
- Ah sì, certo, ecco come si chiamava: "La freccia del Sud"! Quante volte l'ho presa per venire in Sicilia quando ero studente e squattrinato! -
- Non c'è più "La freccia del Sud". Lo sa? -
- Sì, certo che lo so. Adesso si viaggia più velocemente con gli aerei ... con i low cost. Ai miei tempi non esistevano, prendere l'aereo era costoso. - dico cercando di non avere l'aria troppo nostalgica.
- Quei traghetti che prendeva lei non ci sono più. Sono stati venduti, uno mi sembra che sia finito in India. Adesso saranno stati certamente smantellati. - l'uomo m'annuncia il ferale evento non mostrando alcuna emozione.
Per me è come aver ricevuto la notizia della morte di una cara persona conosciuta tanti anni fa e di cui si sono perse le tracce nel corso della vita.
Guardo fuori le luci della costa non distinguendo più se si tratta della Sicilia o della punta del continente.
Dopo un po' sento l'andatura del traghetto rallentare e sotto i miei piedi percepisco fremere lo scafo come se fosse un purosangue a cui si tirano le briglie.
Svogliatamente lascio la sala deserta e ridiscendo sul ponte del parcheggio.
Il traghetto è saldamente ormeggiato al continente ed il cancello della rampa è già aperto.
Del capitan Nemo non c'è traccia. 
Peccato, gli avrei augurato un buon anno nuovo.
Salgo sulla mia macchina, avvio il motore e sbarco a Villa San Giovanni.
Chissà in quale punto dello Stivale sarò quando scoccherà la mezzanotte?