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lunedì 28 dicembre 2015

L'uomo che correva come i cervi


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Martin era stanco, aveva viaggiato a piedi per tutta la notte.
Il cielo senza nuvole ospitava una Luna tanto splendente da sembrare una lanterna sospesa nel nero della volta.
Il giovane, aiutato dal diafano chiarore, aveva cercato di non perdersi nei sentieri boschivi. Era arrivato a Parigi un giorno prima. Era sopravvissuto alla guerra e non voleva che la sua vita finisse su un patibolo. Se fosse stato riconosciuto disertore non avrebbe avuto scampo. No,  meglio tenersi alla larga dalla grande città.
Dopo tre anni di vicende che necessitavano tre vite per esser raccontate, voleva tornare da dove era partito.


Nel gennaio del 1794, durante una notte fredda era sgusciato dal suo letto e facendo attenzione a non farsi sentire era uscito di casa ben intenzionato a non rivedere il levarsi del nuovo giorno in quel luogo. Era stufo d'essere picchiato dal suo patrigno mentre la madre impietrita per la violenza era incapace di muovere un dito. Lui sapeva che lei provava del rimorso per non essere capace di proteggere il proprio figlio ... ma il terrore le toglieva ogni forza di reazione.
Fuggì dalle mura domestiche l'ultimo giorno del mese Ventoso (*). Ancora quattro decadi (**) ed avrebbe avuto diciassette anni.
Martin voleva andare a Parigi per incontrare Robespierre.
Certamente il grand'uomo l'avrebbe ascoltato e gli avrebbe dato l'autorizzazione per tornare a Saint-Nom près de la Bretesche con dei sanculotti e trarre in arresto il peggiore degli uomini.
Certo, non avrebbe provato un attimo di pietà nel vedere il suo patrigno ghigliottinato!
Camminò con fatica scivolando più volte sulla neve ghiacciata della notte e con i piedi quasi congelati arrivò  alla periferia di Parigi a mattina inoltrata.
Gli sembrò un posto infernale. Tutta quella gente! E quell'odore pungente d'umanità! Ebbe l'impressione d'essere su un altro pianeta e dopo la meraviglia di trovarsi in un luogo così affollato una specie di timore cominciò ad appropriarsi nel suo animo. Era come se nell'aria ci fosse un diffuso sentore di pericolo.
Mentre attraversava una grande strada quasi fu travolto da un gruppo di giovani che correvano in senso inverso. Per poco non cadde in una pozzanghera maleodorante!
- Razza d'incivili! - gli gridò dietro.
- Cittadino, alto là! -
Si voltò e vide venirgli incontro della soldataglia.
Lo circondarono e senza tante spiegazioni lo immobilizzarono.
Lui non si divincolò.
- Cittadini soldati, non sono un nemico della rivoluzione. Sono venuto a cercare Robespierre! -
Attorno a lui alcuni militari presero a sghignazzare.
- Non ti preoccupare, vedrai che lo incontrerai Robespierre! Ma prima devi servire la rivoluzione! Cittadino, sei arruolato nell'esercito della repubblica! - gli disse un omaccione che indossava una divisa da caporale troppo piccola per contenere la sua mole. Il pancione sembrava esplodergli dentro.
Fu così che raggiunse le truppe del generale Massena, e partecipò alla campagna d'Italia.


Martin si sedette su un tronco d'un albero caduto e guardò la luna splendente fra gli spogli rami invernali.
Non doveva essere distante da casa, quei luoghi anche in quelle ore notturne gli sembrarono familiari.
Erano lontani gli anni quando correva nel bosco come un cerbiatto inebriato dalla scoperta d'avere delle gambe agili e scattanti.
Suo padre lo lasciava fare e gli diceva:
- Corri, corri che un giorno ti cresceranno le corna! -
L'uomo era uno dei guardiacaccia della foresta reale.
- Papà, ma quando sarò un cervo tu mi caccerai e mi mangerai! -
- Ma certo che no! ... hai la carne troppo dura tu! Chissà quanto tempo devo metterti a frollare! -
- Smettila, non lo vedi che lo spaventi! - interveniva la madre.
- Ti sto spaventando? - gli chiese il guardacaccia.
- Certo che no! Anche perché se provi a cacciarmi ti prendo a cornate! -
La madre non riuscì a trattenere una risata.
L'uomo se li tirò a sé:
- Sono il guardacaccia più fortunato del mondo: ho una moglie bella come una regina ed un figlio più veloce d'un cervo! -
Sì, erano felici tutti e tre nella casetta ai margini della foresta di Marly e sembrava che niente potesse intaccare l'incantesimo.
Ma ... un giorno, un grosso cinghiale caricò il padre di Martin. Malgrado l'esperienza, l'uomo fu preso alla sprovvista, la bestia lo travolse e, con la zanna, gli tranciò la giugulare.
Dopo solo qualche settimana il capo dei guardiacaccia, un omone che odorava di selvatico e con una testa che sembrava non poggiare sul collo ma direttamente sulle spalle, bussò all'uscio della loro abitazione e chiese la mano della madre di Martin.
I tempi erano piuttosto duri e quella proposta di matrimonio sembrò una manna dal cielo, almeno così gli spiegò sua madre con gli occhi umidi.
Si tennero le mani mentre parlavano uno di fronte all'altra seduti  al tavolo attorno al quale d'abitudine cenavano ogni sera col guardacaccia.
- Fino adesso abbiamo vissuto del lavoro di tuo padre, adesso non abbiamo altre risorse. -
Quella sera s'addormentarono così, con le mani serrate e le teste appoggiate sul piano del tavolo.
L'indomani la donna accettò la proposta e per Martin cominciò un periodo d'umiliazioni e di violenze.
Il capo guardacaccia non tardò a mostrare un'avversione inspiegabile nei confronti del ragazzo e, ben presto, a violenti rimproveri seguirono castighi ingiustificati e bastonature.
Il ragazzo per sfogare il senso d'umiliazione e di frustrazione nel vedere sua madre impotente prese a correre nella foresta.
Lo faceva di nascosto. S'inoltrava nella foresta e correva, correva ...



Il giovane si massaggiò i piedi doloranti dopo essersi sfilato gli stivali.
Era partito nella speranza che la rivoluzione l'avrebbe aiutato a vendicarsi del patrigno ed invece era finito nel Nord dell'Italia ai servizi di Massena e quindi di Napoleone.
In quante battaglie era stato presente? Non se le ricordava neanche tutte.
Fra tutti quei quei giovani arruolati con la forza quel giorno a Parigi lui era il solo sopravvissuto.
Doveva ringraziare la sua corsa da cervo se era ancora vivo.
Poco prima della battaglia di Loano si sparse la voce che il generale Massena cercasse qualcuno che corresse come il vento per chiedere manforte al generale Schérer. Martin si offerse volontario. D'allora divenne la staffetta fidata di Massena e, questo suo compito gli consentì d'evitare molti cruenti combattimenti.
Il tempo sembrava che non passasse più alla stessa maniera, era come se corresse anche lui come un cervo, sempre più veloce.
Martin svolgeva il suo compito di staffetta mentre accanto a lui c'era l'inferno ... il boato dei cannoni, il crepitare dei fucili, il fischiare dei proiettili, le urla, il rullare dei tamburi, le grida dei feriti, le distese di cadaveri, il fango, la pioggia, il freddo, il caldo afoso ... ma lui correva, saltava gli ostacoli, scansava le buche e non si curava d'altro.
Ormai sua madre e la foresta di Marly sembravano lontane.
- Forse è meglio che io non ci sia più in casa. Il mio patrigno non mi voleva fra i piedi, era geloso di me. Mia madre adesso vive certamente più tranquilla. Ormai l'esercito è la mia famiglia e mia madre sarà più serena. -
Dopo la battaglia di Rivoli in cui rischiò d'essere ucciso perché fu preso di mira da una pattuglia austriaca in perlustrazione, la sua divisione fu trasferita un po' più ad oriente. L'accampamento fu innalzato nei pressi d'un villaggio che si chiamava Casarsa.
Una sera, mentre insieme ad altri commilitoni si riscaldava al fuoco d'un falò, si sentì chiamare.
- Martin. Martin sei tu quello che viene da Saint-Nom? Quello che corre come un cervo? -
Il figlio del guardacaccia, che dopo tre anni al servizio della repubblica era considerato uno dei più validi e rispettati veterani, si voltò per individuare nell'oscurità da dove provenisse quella voce.
A qualche metro da lui illuminato dal chiarore delle fiamme notò il profilo d'un soldato. Dal suo comportamento impacciato intuì che si trattava d'una recluta.
- Chi sei? - chiese brusco.
- Antoine. Non mi riconosci? Sono cresciuto. Mio padre era guardacaccia come il tuo. Credevamo tutti che tu fossi stato vittima della rivoluzione a Parigi! -
Sì, Martin lo riconobbe. La recluta che aveva di fronte era più giovane di lui d'almeno quattro anni. La memoria gli riportò l'immagine d'un ragazzetto che giocava con gli altri monelli usando dei pezzi di legno a mo' di spade.
Fece scansare un soldato che era accanto a lui.
- Vieni qui, siediti a fianco a me, che ti scaldi. -
La recluta si sedette, grata per quell'invito e rimase in silenzio. Non parlarono ma entrambi guardarono le fiamme agitarsi come se volessero liberarsi dal legno incandescente e disperdersi nel buio della notte.
- Hai notizie di mia madre? - chiese il veterano.
- Sta bene. Ha sofferto molto quando tu sparisti ... adesso è ancora vedova, il tuo patrigno è morto. E' stato ucciso, forse qualche bracconiere! -
Martin, in quel momento, decise che avrebbe disertato.


Il veterano della campagna d'Italia si rimise gli stivali.
La sua casa non era lontana. Avrebbe aspettato la mattina per presentarsi alla madre. Non voleva spaventarla bussando all'uscio di notte.
Si sarebbe avvicinato ed avrebbe aspettato di vedere il fumo uscire dal camino prima di battere alla porta.
Si alzò.
Voleva incamminarsi ma ristette, qualcosa gli suggerì che non doveva muoversi.
Sentiva una presenza non lontano da lui.
Girò lentamente la testa.
Un cervo adulto lo stava osservando.
Il giovane ebbe l'impressione che quello sguardo non celasse curiosità e che l'animale gli lanciasse una sfida.
Lasciò cadere il suo fardello e prima che toccasse terra ... fu un attimo ... scattò in avanti verso il cervo.
L'animale scartò e cominciò la sua corsa.
Corri, corri Martin che lo raggiungi ...


Guardo la Spiritessa seduta su un tronco abbattuto di fronte a me.
- Come le ho promesso ecco il primo racconto! - mi dice sorridendomi.
- Grazie ... me ne proporrà altri? -
- Certo, quando mi verrà a trovare ... dopo i suoi viaggi in Sicilia. -
- Non mancherò, magari gliene proporrò qualcuno anch'io ... che ne dice? -
- Sicuramente ... sono curiosa. -
Si alza dal tronco e si dirige verso la sua giumenta. Fra poco svanirà, lo so.
- ... e cosa è successo dopo a Martin? - chiedo.
- Ha continuato a correre ... quando ha finito la sua vita da umano anche lui è diventato Spirito. Corre nella foresta, adesso! Lui non si ferma mai a parlare con gli umani. Ha preso la sembianza d'un cervo. Ha le corna come gli aveva predetto suo padre. -
- Peccato, mi sarebbe piaciuto incontrarlo. Ho l'impressione che sia un tipo simpatico. -
- A la prochaine. - mi dice Louise mentre è già in groppa di Cunegonde.
- A la prochaine. - le rispondo ma la Spiritessa sta già dissolvendosi.


(*) Il diciannove gennaio per il calendario della rivoluzione francese
(**) A seguito della rivoluzione le settimane erano diventate decadi cioè composte da dieci giorni anziché sette.



lunedì 14 dicembre 2015

Louise de Montmorency

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- Insomma, l'hanno tirata giù da cavallo ... poi, violentata ed uccisa. -
- Sì, precisamente. - mi dice l'amazzone che ho difronte a me.
Siamo seduti l'uno di fronte l'altra sulla radura che s'estende in un avvallamento del bosco di Marly. Le foglie accumulate sulla nuda terra ci fanno da cuscino
La guardo incapace di dire una parola.
Faccio un lungo sospiro e le indirizzo il mio sguardo più desolato.
Non riesco neanche ad immaginarmi una scena dove si violenta una persona inerme.
La mia esperienza umana è troppo limitata. Non ho vissuto in luoghi dove la brutalità è all'ordine del giorno ... no, non ho conosciuto la vera violenza. Sì, certo sono un privilegiato.
Mi dico però che se la mia aspirazione è raccontare storie, come posso farlo rimanendo nei confini di una parte del mondo "sicuro" senza aver visto od osservato quello "vero"?
Sì, da giovane avrei voluto fare il reporter, nelle zone di guerra, nei paesi a rischio ... invece, sono qua nel bosco di Marly a parlare con una Spiritessa.
- Per favore, non m'indirizzi quello sguardo di compatimento! - mi dice la Spiritessa.
- Ecco ... vede ... non so trovare le parole ... lei ha subito una violenza fra le più brutali e qualsiasi mia parola mi sembra fuori luogo, non commisurata ai fatti che l'hanno colpita e di cui è stata vittima! -
La Spiritessa accenna appena un sorriso.
- Cosa vuole? E' passato così tanto tempo, ormai. Anch'io ho dei ricordi confusi, sa?  Ricordo solo che ero terrorizzata. -
- Lo sa che ancora non mi ha detto come si chiama? -
- Louise de Montmorency. -
- Nobile? -
- Io, sì ... mio marito no. -
- Mio padre mi diede in sposa per non farsi portar via la terra ... gli piaceva giocare a carte ed alla corte di Versailles il gioco d'azzardo anche se proibito era molto diffuso ... comunque fu mio marito che mi fece uccidere ... i violentatori furono mandati da lui. Fu tutta una messinscena, anche il cavallo rubato e poi mangiato ... -
- Non capisco, perché tutto ciò? -
Anche questa volta la Spiritessa sorrise, ma questa volta per nascondere la propria amarezza.
- Erano gli anni della rivoluzione francese, essere sposato ad una nobile poteva rappresentare un rischio. All'epoca si andava molto per le spicce: ti accusavano di tradimento nei confronti della rivoluzione, t'imprigionavano, ti tagliavano la testa e ti requisivano i beni! -
- Capisco ... -
- Lei capisce il comportamento di mio marito? -
- Mio Dio, per carità! No ... è solo un intercalare, un modo di dire giusto per far comprendere che ho capito il contesto ... che tempi! -
Louise prosegue:
- In effetti senza moglie lui pensava che nessuno sarebbe venuto a cercarlo ed organizzò l'agguato. Un assassinio ad opera di balordi. Ed invece ... -
- Ed invece ... -
- Lo vennero a prendere e lo accusarono di spalleggiare i nobili, addirittura, dissero, che finanziava i controrivoluzionari. Beh, alla fine gli tagliarono la testa ... e le sue terre andarono alla Rivoluzione! -
La Spiritessa allargò le braccia in modo plateale ed il suo volto prese un'espressione ironica.
- Ah bene! Finalmente una storia che finisce con delle conseguenze negative per chi agisce male! Un bel figlio 'ndrocchia, vostro marito! -
- Cosa? Figlio ... -
- Uhm, niente, niente ... è un insulto napoletano! -
- Ma lei non è siciliano? -
- Sì, ecco ... diciamo che sono poliglotta! Ma se lei era ... defunta come seppe del proseguo della storia? -
- Me l'hanno detto dei miei amici Spiriti che gironzolano a Place de la Concorde ... da quelle parti di Spiriti ce ne sono a bizzeffe! -
- Capisco. -
- Bravo! Meno male che capisce! -
Ridiamo entrambi.
Poco lontano il destriero di Louise colla zampa anteriore scompone il manto di foglie morte alla ricerca di qualcosa da brucare. Certo, anche lui è uno Spirito.
- Come si chiama? - chiedo.
- Cunegonde. E' la miglior cavalla che abbia mai avuto. Ho sempre amato cavalcare. Seguivo mio padre nelle battute di caccia ed ho passato la mia fanciullezza nelle scuderie. Tutti erano a conoscenza della mia passione. Solo le intemperie potevano fermarmi, altrimenti ogni giorno facevo la mia cavalcata nei boschi. La mia passione mi è stata fatale. -
Beh, certo, l'avete capito che io con gli Spiriti ci sto bene? Non è la prima volta che ve ne parlo. 
Però come faccia ad entrare in contatto con loro e cosa li spinga a venire verso di me, proprio non lo so! Un vero mistero!
- Perché ha deciso di manifestarsi con me? -
- Il caso ... io non ho deciso niente ... la guardavo da sopra l'avvallamento ed ho notato che anche lei mi osservava vedendomi ... tutto qui! Per questo le ho rivolto la parola. -
- Insomma è come se avessi un dono! -
- Perché dice ciò? Ha già incontrato altri Spiriti? -
Ha lo sguardo divertito.
- Sì, in Sicilia. Ma da quelli parti ... parlano poco ... i suoi colleghi comunicano con me attraverso una sorta di telepatia. -
- Ah sì? ... e come sono gli Spiriti in Sicilia? -
- Hanno un'aria un po' più austera ... ad essere sincero mi sembra che si diano un sacco d'arie con tutte le loro storie che rimontano agli antichi Greci ed ancor prima! ... ma in generale sono delle brave persone ... ehm, volevo dire Spiriti. -
- Di cosa parlate? -
- ... di storie. Mi raccontano storie ... ne hanno tante! -
Poi, senza alcuna spiegazione, qualcosa dentro di me mi fa dire:
- Lo sa che lei ha un bellissimo volto? -
Provo a guardare nel profondo dei suoi occhi l'effetto che può fare quella mia frase così estemporanea.
All'improvviso Louise si alza.
- Devo andare. - annuncia.
La vedo allontanarsi ... no, non vorrei che se ne andasse.
- Non può restare? ... le racconto delle storie siciliane. -
La nobildonna, dandomi le spalle mentre s'avvicina alla sua cavalla, mi fa segno di "no" col dito. 
- Ci vedremo? - chiedo.
- Sì, certo. Anch'io le racconterò delle storie. -
Monta in groppa a Cunegonde.
Abbasso la testa e m'ostino a guardare le foglie morte, non voglio vederla dissolversi.
Ma ci si può invaghire d'una Spiritessa?

sabato 5 dicembre 2015

Le bois de Marly-le-Roi


Cammino su un sentiero tappezzato da foglie di querce.
Nell'aria l'odore della putrescenza autunnale è appena percettibile ma presente. Mi piace il profumo delle foglie morte.
Procedo con passo calmo e rispettoso come se mi trovassi dentro una chiesa gotica. Gli alti fusti degli alberi si alzano dritti e possenti ed i contorti rami sembrano sostenere un cielo plumbeo, non più nascosto dal fogliame.
Cammino ed ascolto i miei passi. M'arresto e mi accorgo che in quel luogo anche il silenzio ha un suono.
Gli eventi del mondo qui non possono entrarci. 
Un bosco incantato? Forse.
Io mi c'inoltro durante la settimana quando gli abituali frequentatori sono a lavorare ... no, io non lavoro più e non so se lavorerò ancora.
Una sottile ansia m'assale. Respiro profondamente lasciando che il profumo delle foglie morte mi stordisca.
Osservo le alte querce secolari.
Una volta venivano piantate per ricavarne gli alti alberi dei velieri. Ma adesso sono rimaste a far bella mostra di sé ed alcune, anche se centenarie, ostentano possanza e forza. Ne hanno ben diritto visto che hanno resistito alla tempesta del 1999!
Ho molto rispetto per gli alberi, ne ho sempre avuto.
Come sono diversi questi rispetto a quelli che trovo nella mia Sicilia, sono maestosi, quasi superbi!
Gli ulivi ed i carrubi, invece, hanno i tronchi più sofferti, tozzi. Sono alberi umili sotto cui ci si riposa e si cerca riparo dall'aggressione solare nelle giornate di canicola. Le alte querce ed i possenti castagni hanno un aspetto più regale. Ma certo, quella foresta era appartenuta al re ed era il suo terreno di caccia!
Ogni tanto per evitare d'infangarmi i piedi cammino ai margini dei sentieri, non voglio insozzarmi le scarpe.
Sì, camminare fa bene ... ed in questa foresta, che io voglio credere incantata, ancor meglio.
Adesso scendo in un avvallamento ... ce ne sono diversi che si susseguono uno dopo all'altro: che cuccagna, mi piace salire e scendere!
Cerco le discese per il piacere delle risalite ed il leggero affanno che mi procurano. Sento che il mio corpo ha bisogno d'affaticarsi di riprendere a stancarsi ... ha passato troppi anni ad intorpidirsi dietro ad una scrivania.
Non vorrei che la mia passeggiata finisca, vorrei rimanere sempre sotto quelle volte gotiche e dimenticarmi di ciò che odio di più in questo momento: l'ipocrisia.
Come si potrebbe amarla?
Dietro il conformismo proliferano le miserie di questo mondo anzi e si nascondono la cupidigia, l'ambizione, la mancanza di scrupoli, veri carburanti che alimentano la società che viviamo. Sono loro i responsabili di tutto ciò che ci angoscia: le crisi economiche, le guerre, il terrorismo.
- Il nostro comportamento e l'inebriamento dell'effimero da cui siamo ormai dipendenti sono all'origine degli eventi tragici che viviamo. Diciamo che vogliamo difendere dei valori, ma quali? Il consumismo, la ricerca di bisogni vuoti ed artificiali. - dissi un giorno a Catherine - E' curioso ma riceviamo un'educazione che c'indottrina sulle etiche di comportamento, ma questi insegnamenti vengono regolarmente disattesi nella vita di tutti i giorni. Quante volte uomini decisamente immorali e affrancati da una qualsiasi etica sono approdati al successo e s'è lasciato che ci governassero! -
- Ma tu sei troppo dogmatico ... se tu condanni il nostro sistema (soprattutto quello economico), dimmi tu come tutto potrebbe funzionare? Come progredire? - mi disse la mia amica.
Non risposi, perché non avevo una risposta e non l'ho neanche adesso.
Guardando il bicchiere di birra imperlato da goccioline d'acqua rilanciai le mie perplessità.
- Ma ci sarà ben un sistema dove il funzionamento del mondo è regolato dalle qualità dell'umanità e non dai difetti? Nella nostra società sfruttiamo i vizi dell'uomo e cerchiamo d'organizzarli nella presunzione che non escano da certi limiti. Il nostro sistema sociale è come una centrale nucleare. Noi c'illudiamo di voler  controllare qualcosa di spaventoso e terribilmente pericoloso applicando procedure e protocolli di sicurezza per evitare disastri ma ciò non toglie che si siano prodotti catastrofi come Chernobyl o delle Fukushima! -
Catherine alzò il bicchiere:
- Ad Italo, il poeta dell'Apocalisse! -
Non sono un poeta, cazzo!
Inizio a fischiettare "Beyond the sea" ... lo so, la canzone originaria era di Charles Trenet e s'intitolava "la Mer", ma io preferisco la versione inglese.
Lascio che il motivo risuoni dentro la testa ed improvviso qualche passo di danza ... op, op, op ... smetto di fischiare ed inizio a cantare  ... "somewhere beyond the sea, somewhere waiting for me, my lover stand on golden sand, and watches the ships that go sailing" ... poi non conoscendo il seguito, m'invento le parole.
Ma perché una canzone che evoca il mare nel bel mezzo d'una foresta nell'entroterra francese?
Cosa volete che ne sappia?
Continuo a fare dei passi di danza e non m'arresto neanche quando vedo scendere da un declivio una mezza dozzina di donne che si muovono ondeggiando leggiadre e che mi vengono incontro.
Avanzano seguendo il ritmo della musica.
Chi sono?
Sembrano venute da lontano nel tempo e, come delle divinità silvane, vestono una tunica lunga che giunge fino ai piedi nudi.
Sì, il bosco è magico!
Mi sento felice, continuo a cantare lo stesso motivo ed a danzare. 
Se ci fosse qui Catherine danzerei con lei e le direi:
- Non sono un poeta ... ma non avrei mai voluto crescere. Sì, proprio come Peter Pan! -
Le divinità boschive mi circondano e flessuose danzano e m'indirizzano un sorriso appena accennato come quello della Gioconda.
E' possibile che l'odore delle foglie morte mi abbia drogato? 
Sorrido dentro di me. 
Non importa ... no, non m'importa! ... ed io danzo, danzo e canto.
Allucinazioni?
Sì, certamente.
Il fruscio del fogliame stropicciato attira la mia attenzione smetto di cantare e di danzare.
Le vestali non ci sono più, svanite.
Mi trovo solo nella radura al centro d'un piccolo anfiteatro naturale sulla cui cresta un'amazzone che monta un cavallo bigio m'osserva divertita.
Sorride e poi comincia ad applaudire:
- Bravo, bravo ... - dice.
La guardo per nulla imbarazzato mentre scende verso di me.
Mi pizzico la mano. No, questa volta non è un allucinazione: l'amazzone è reale.
- Sa, lei non è il primo che vedo ballare in questo punto del bosco. In questo avvallamento la gente si lascia andare. - mi dice guardandomi dall'alto del suo destriero.
- Lei, passa spesso da qui? - domando.
- Quasi ogni giorno ... da duecentoventitre anni! -
Sì, certo, allucinazioni o forse uno scherzo.Tanto vale stare al gioco e non lasciarsi impressionare.
- Caspita, duecentoventitre anni! ... e come mai? -
- ... da quando fui assalita da vagabondi che mi uccisero per rubarmi e mangiare il mio cavallo. -
- ... eh già, tempi duri, quelli! -
Osservo meglio il suo volto: è un ovale quasi perfetto. La pelle chiara sembra d'alabastro bianco, gli occhi azzurri sotto delle spesse sopracciglia bionde sprigionano uno sguardo severo, lontanamente triste.
- Perché, porta il casco d'equitazione? Non penso che non si calzassero ai tempi della rivoluzione francese ... beh, neanche il resto dei suoi indumenti. Da com'è vestita sembra uscire da un concorso di dressage! -
- Anche se sono uno Spirito, rimango donna ed a me piace seguire la moda ... eppoi cavalcare in gonna non è molto pratico! -
- Ah certo, lei è uno Spirito ... una Spiritessa! -
Anche lei, m'osserva.
- Da dove viene? La sua pronuncia non è francese. -
- Sono siciliano. -
- Ah come il conte di Cagliostro! L'ho conosciuto, lui e quella gentildonna di sua moglie Lorenza! Che ci fa uno come lei qui? -
Non riesco a risponderle subito.
- Non so ... è che sono confuso ... non so cosa fare. Il mondo è sempre preso da un vortice di follia, i miei amici più cari muoiono, ho perso il lavoro ... sto diventando vecchio ma io sento ancora tanta energia dentro di me ... ma non so cosa fare, mi sembra che sia troppo tardi per cominciare qualsiasi cosa. -
- Ed allora venga, venga ancora qui ... magari discuteremo. Sa, parlare aiuta ... e se vuole danzare e cantare potrà farlo liberamente. Le ninfe del bosco verranno a tenerle compagnia ... e magari le tolgono un po' di pessimismo. Lei potrebbe essere un uomo charmant solamente se sorridesse di più! Lei lo sa? -
- Sì, ... cioè no. Ecco, non so ... -
- D'accordo, lei non sa ... non sa proprio niente lei! ... comunque mi ascolti: torni, torni da queste parti ... magari ci facciamo delle chiacchierate e perché no? Delle risate. Adesso non posso devo andare ... torni, ma cerchi di stare allegro! -
Con un impercettibile tocco degli speroni il destriero si muove sbuffando.
S'allontanano.
Osservo il tergo della cavalcatura ondeggiare mentre gli zoccoli producono un suono attutito dalla coltre di foglie.
La loro immagine all'inizio si sfoca poi diventa trasparente e, come se i loro atomi si disperdessero nell'aria, svanisce.
Torna il silenzio.
Io alzo gli occhi sulla sommità dell'avvallamento e comincio a risalire.
Sì, proprio così: ... le discese ardite e le risalite ....

giovedì 3 dicembre 2015

In morte di Lara ... una vera ...



http://laradelduca-scrive.blogspot.ch/2015/12/hoka-hey.html


Condivido, sì condivido come si usa fare in quel di Facebook … condivido con tutti coloro che mi leggono e, nel contempo, segnalo questo link a tutti quelli che hanno fretta di definirsi scrittori e che hanno bisogno d’un editor per sentirsi sicuri, a chi scrive per vanità e non per necessità d’espressione, agli scribacchini che corteggiano gli editori.
Stanotte Lara Del Duca ha voluto lasciarci uccidendo il corpo che l’ospitava, quello di Antonella Agostinelli. Un corpo che soffriva e che era dilaniato ingiustamente dalla malattia.
Lara la scrittrice … una vera.
La incontrai sul web, quasi due anni fa, e mi onorò della sua amicizia. M’accorsi subito della distanza che ci separava. Di fronte a lei mi son sempre sentito Salieri che scompariva all’ombra di Mozart, uno scalpellino che non poteva rivaleggiare con Benvenuto Cellini.
Eppure lei leggeva i miei racconti. Quando mi concedeva un “mi piace” sapevo che lo faceva per cortesia, quando, invece, gradiva veramente le mie storie me lo dimostrava con frasi lusinghiere e motivanti. Donna generosa la Lara/Antonella!
Ben presto, mi sono accorto che scrivevo per lei … per attendere un segnale che rivelasse il suo passaggio sul mio blog. Mi leggeva immobilizzata sul letto mentre la malattia la rosicchiava dentro. Una puttana di malattia, la sclerosi multipla!
Queste sono le sue ultime righe scritte, come al solito, con maestria … da vera giocoliera della scrittura.
La lettura del suo ultimo pezzo necessita coraggio, lo stesso dimostrato dalla scrivente che, malgrado la sofferenza, ha voluto ancora confrontarsi con la scrittura.
Lara era (è) una vestale dello scrivere, bisogna portarle rispetto … e quello che leggerete è il suo testamento morale colmo di etica, coraggio, umanità e tanta finale umiltà.
Nei primi giorni di settembre di quest’anno mi recai a Faenza e mi sedetti al capezzale di Antonella Agostini. In quell’occasione Lara mi chiese se volevo aiutarla nel suo progetto finale. Io le risposi di no, forse per vigliaccheria, forse perché egoisticamente non volevo privarmi della mia lettrice preferita … adesso ne provo rimorso, tanto.
No, non mi dimostrai tuo amico … gli amici si rivelano nel momento del bisogno ed io mi negai.
Ti ho tradito Lara … c’incontreremo sotto il grande ulivo, dove ci siamo dati appuntamento. Saremo uno di fronte all’altro e guardandoti negli occhi cercherò di capire se mi hai perdonato. Non avremo più bisogno di scrivere in quel frangente. No, non più …
La scrittura sarà lontana, dietro di noi.

Signori e Signore, ecco Laura Del Duca! Una vera scrittrice … 

http://laradelduca-scrive.blogspot.ch/2015/12/hoka-hey.html