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lunedì 12 ottobre 2015

La musa






- Qual è la loro età? -
- Un mese, forse ... poco meno. -
- Li dai via?-
- Li regalo, non adesso, fra quindici giorni ... se vuole darmi qualcosa mi fa piacere. -
Giò guarda l'uomo dai capelli corti e dagli occhi azzurri.
- Sì, se ci dà qualcosa ci fa un piacere. Dobbiamo comprare le medicine per sverminarli. - interviene una ragazza seduta sul gradino d'una vetrina. 
Mangia un panino. Il suo sguardo non è lo stesso del suo compagno e parla italiano senza inflessione.
- Di dove sei? - chiese Giò.
- Di Lecce ... allora, ne vuole uno? -
Sorride, sembra più giovane dell'uomo che è con lei.
-No, ancora è troppo presto ... facciamo soffrire la mamma. -
- Ma non vedi che non ce la fa più ad allattarli? E' sfinita, non ce la fa più a nutrire sei cuccioli. - la donna accarezza la cagna che ansima accanto a lei.
Via Etnea è affollata nella tarda mattinata ... malgrado che si sia già in autunno il sole non ha perso l'intensità dei raggi estivi. I giorni si stanno accorciando e questo è il rammarico più grande. Giò è sempre stato un amante della luce e non delle tenebre.
La gente passa loro accanto, solo qualcuno rallenta l'andatura per osservare i cuccioli. Per la maggior parte sono ragazzine che lanciano piccole urla.
- Ohh che carini? Ma che amori! -
L'uomo dai capelli corti protesta ed il suo accento tradisce forse un'origine tedesca. No, la pulizia non sembra che sia la sua virtù maggiore. 
Giò discretamente annusa: no, il barbone non puzza.
La ragazza dal fisico asciutto ha la bocca piena del suo panino, fa il broncio. Lei non sembra una barbona, ma una ragazza come le altre.
- Ok, non voglio che litighiate per causa mia ... se la prossima volta che passo c'è ancora quello chiaro, me lo prendo io. -
- Quella chiara ... è una femmina ed è la mia preferita. -  bofonchia la leccese.
- Arrivederci ragazzi ... alla prossima. -
Giò riprende il suo cammino, cerca un locale che abbia il wifi.


- Sono io. - dice entrando a casa.
- Ma cosa ti sei portato appresso? - domanda Marta affacciandosi sul corridoio.
- Una cagnetta. L'ho presa da due vagabondi ... lui non voleva darmela ma lei, la sua ragazza, ha insistito talmente che m'hanno inseguito fino ad un caffè dove c'era internet. -
- Che bellina? Come si chiama? -
- Non si chiama ... il nome lo sceglierai tu! -
- Ma chi t'ha detto che voglio una cagnetta? -
- Ecco ... credevo che t'avrebbe fatto piacere. -
- Che razza è? -
- Una bastardina. -
La cucciola comincia a guaire.
- Ha fame. - osserva Marta - Forse del latte? -
- No, ho sentito dire che non si deve dare ... fa male. -
- Aspetta ... telefono ad Adolfo che fa il veterinario, lui dovrebbe dire cosa fare. -


La sonata di Beethoven riempie la stanza.
La cucciola sulle gambe di Marta sembra sognare, si agita e guaisce nel sonno.
- Forse sogna della sua mamma. -
- Starà meglio qui che con quei due vagabondi. - le dice Giò - Lui viene dalla Boemia e parla bene l'italiano. Vive d'espedienti e lei lo segue. -
- Lei, chi? -
- La ragazza leccese, te l'ho detto. No? -
- Sì, certo. Mi hai detto. - la donna accarezza la testina della cagnolina - Per fortuna che conosciamo Adolfo. E' stato proprio gentile a voler trovare il tempo per visitarla e darci il cibo per i cuccioli. -
- Sì, una fortuna ... dicono che non solo bisognava ascoltarlo ma anche vederlo. -
- Ma di chi parli? -
- Di Glenn Gould ... il pianista che sta suonando Beethoven ... forse il migliore di tutti i tempi. Ci metteva tutto il corpo quando suonava, non solo le dita ... è magnifico! Lo senti? -
- Sì, lo sento ... sono stanca, vado a letto. -
- La terremo? - Giò indica con la testa la cucciola.
- Te lo dirò domani, la notte porta consiglio. Non è vero? -
- Sì, vero ... - Giò porge la fronte per ricevere l'abituale bacio della buona notte della moglie ma Marta scivola fuori dalla stanza portando con sé la cagnolina.
L'uomo sospira ... quanto sono lontani quegli anni in cui si nutrivano della loro vicinanza e non avevano bisogno di null'altro! Tutto appassisce nella vita!
- Non avrei dovuto sposare una di vent'anni più giovane. -


Marta giace sul fianco e guarda il chiarore che la Luna diffonde ...
- Luna, tieni compagnia alla mia insonnia? - pensa.
La cagnolina comincia a guaire ... dapprima in sordina, poi sempre più forte ... fino a quasi ululare.
La donna scivola da sotto le coperte.
- Dove vai? - le chiede Giò coricato accanto a lei. La sua voce è impastata dal sonno.
- Vado a calmare la cagnolina ... sennò sveglia tutto il palazzo! -
A piedi nudi attraversa l'appartamento.
Apre la porta della cucina ed accende la luce.
Nel bel mezzo della stanza c'è un laghetto giallognolo e fra i suoi piedi un cosino dal pelo color della sabbia del deserto che le mordicchia il piede ... il cosino ha gli occhi tondi ed un po' obliqui e fanno pensare a quelli d'un pagliaccio un po' triste!
Dopo aver asciugato il pavimento raccoglie la cagnolina, le da qualche croccantino e con la bestiola fra le braccia s'avvicina alla finestra.
Quella sera Marta aveva deciso di dire a suo marito che sarebbe partita, ma vedendolo apparire con la cagnolina non ne aveva avuto il coraggio.
S'era predisposta all'incontro per tutta la giornata ... aveva preparato un discorso pacato. Non avrebbe parlato di separazione ma di un periodo di riflessione ... aveva voglia di vivere da sola. No, non amava più Giò ma non voleva farlo soffrire. Non avrebbe accennato all'amore finito.
Sua madre l'aveva messo in guardia: un giorno, vent'anni di differenza si faranno sentire!
- Come splende la Luna! La vedi? - dice sottovoce alla cucciola.
L'animale la guarda con i suoi occhi un po' mesti e poi le mordicchia il dito.
- Ahi, fai male! Piccolina, ma con i dentini aguzzi! -
Le dà un buffetto e la cagnolina le lecca la falange come se volesse scusarsi. 
Quando si erano incontrati lei aveva da poco superato i trent'anni e lui era uno splendido cinquantenne colle tempie d'argento.
L'aveva portata ad una festa e l'aveva fatta ballare ... oddio che ballo! ... sembrava Fred Astaire e l'aveva fatta sentire come Ginger Rogers! Certo erano attori dei tempi di sua madre, ma lei li aveva sempre così amati!
Anche lei aveva tanto amato Giò e lui anche ... tanto.
- Ma perché? - sussurrò - Perché tutto finisce? Me lo dici tu? -
La cagnolina piega la sua testolina e guaisce.
- Sssst ! -
Una nuvola scherma il fluorescente disco e tutto sembra più triste. 
Un passante notturno attraversa la strada deserta fischiettando, padrone della notte. 
Lontano, un motore romba come il ruggito d'un leone meccanico.
Comunque era stata una bella storia, anche appassionante! No, non ce ne sarebbero state altre che avrebbero tenuto il confronto. Una bella storia ... proprio bella!
- Ecco come ti chiamerò! Ti chiamerò Clio ... come la musa della Storia ... la mia Clio! Ti piace il nome Clio? Nessuno saprà perché ti ho chiamato così! Il tuo nome è una dedica alla mia storia d'amore. -
La cagnolina fa ancora più gli occhi obliqui e riprende a mordicchiarle il dito ma, questa volta, in maniera più delicata.
La nuvola scivola via e lascia risplendere la Luna.
- No, non partirò ... tu mi farai compagnia ed io non farò soffrire Giò ... mi farai sentire meno il peso della sua età. -
Marta stringe Clio mentre la Luna le fa luccicare una lacrima che lenta scende giù per la gota.