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giovedì 17 settembre 2015

La battaglia



Il sole infuoca la macchina che percorre le trazzere polverose della sperduta contrada.
- Dall'alto deve sembrare un grosso scarabeo. - penso.
Non voglio accendere l'aria condizionata e lascio che il vento afoso di questa giornata di settembre mi asciughi il sudore sulla camicia.
Quarant'anni fa guidavo così sulle strade siciliane e siccome la parte più malata del mio cervello s'ostina a ripetere che il tempo non è trascorso io l'assecondo e cerco di provare le stesse sensazioni di quando ero un giovincello trascurando gli agi che s'addicono ad un sessantenne.
Eppure quotidianamente ricevo le prove evidenti che il tempo è trascorso.
Stamattina, per esempio, camminando lungo il corso di Noto la mia immagine mi tornò riflessa da una vetrina: la pancia s'appoggiava indolente sopra la cintola dei pantaloni.
- Oddio, sono ingrassato! Lo straripamento ventrale è dovuto alla quantità di cibo che ingurgito qui in Sicilia od alla rilassatezza dei muscoli che non sostengono più le mie viscere? -
Senza dare all'occhio feci uscire dai pantaloni la camicia nascondendo la rotonda protuberanza.
Avanzo ostinato dentro il mio bacherozzo.
- Eppure deve essere qua! -
Finalmente dietro una curva vedo delle canne.
- Eccolo, il fiume Asinaro! -
Fiume! Che parolone! E' giusto un ruscello, poco più che un rigagnolo. Delle canne gli crescono attorno nascondendolo pudicamente ed al contempo tradendone la presenza mentre percorre agrumeti e campagne abbandonate all'incuria dei siciliani.

Qualche giorno prima ... ...
- Allora Italo me lo fai il piacere? - mi chiese Carmela guardandomi fisso negli occhi.
- Quale? - anch'io la guardavo dritta negli occhi e facevo finta di non capire.
- Mi ci porti? - insistette lei.
- Dove? -
- A realizzare il mio progetto. -
Ero seduto su un letto a fianco al suo. Lei era distesa ed appena coperta da un lenzuolo.
Il caldo estivo l'è insopportabile.
I piedi leggermente sollevati fuoriuscivano dal drappo, immobili.
Le osservai il viso un po' gonfio e la testa che aveva rinunciato ad ogni vezzosità. I capelli erano tagliati corti, quasi alla militare.
Sorrisi dentro di me perché avevo sempre pensato che Carmela fosse una vera soldatessa, una combattente.
Tornai a fissarle gli occhi grandi, pieni di furba umanità, seduttori e scrutatori degli animi altrui.
- Fa' caldo ... qui! - tentai una fuga.
Aggrottò la fronte.


Le cicale friniscono, padrone dell'aria soffocante ... gli esseri umani s'accalcano sulle spiagge poco lontane. Tutt'attorno, mal nascoste dalla vegetazione mediterranea, s'intravedono delle case di campagna costruite senza concedere niente al buon gusto, mattoni su mattoni. Costruzioni incomplete, non intonacate, appositamente lasciate incompiute per impedire che vengano gravate dalle imposte facendole apparire come ancora in costruzione ... un assurdo comportamento, ritenuto furbo ... la famosa furbizia, quella stessa che distrugge e divora la Sicilia ... l'Italia!
Io continuo la mia esplorazione e forse mi dico che ho trovato il mio luogo: il campo della battaglia  dell'Asinaro che fu funesto a 17.000 opliti sul finire dell'estate del 413 a.c. (a) .
Due anni ... due anni d'assedio per affamare e sconfiggere Siracusa ... ma gli errori e le dispute degli ateniesi trasformarono la campagna d'invasione in una rotta che si consumò nell'aspra macchia mediterranea colorando di rosso l'acqua del fiumiciattolo Asinaro (b).
Trovo uno slargo dove parcheggiare lo scarabeo e mettendomi ritto su una sporgenza rocciosa osservo il luogo.
Due cani abbaiano contro di me rabbiosi ... li degno giusto d'uno sguardo. Sono dentro un recinto e non possono nuocermi.
- Ma con tutto 'sto caldo, avete ancora la forza d'abbaiare? - grido.
Sotto i miei piedi una disconnessa scarpata non molto alta, in verità, ma abbastanza ripida per rendere ardua la risalta dell'avvallamento su cui si snoda il verde serpente di canne che cela l'umile corso d'acqua.
Di fronte a me, a forse trecento metri, il terreno si leva di nuovo in un costone che rende quel luogo simile ad una strettoia d'un imbuto .


- No. - dissi sostenendo lo sguardo di Carmela - Il piacere non te lo faccio. -
Rimanemmo per qualche momento in silenzio ed io lessi un velo di delusione negli occhi della mia amica.
- Lo capisco. - disse lei quasi per giustificarmi. Poi cambia argomento - Ma lo sai che m'ha fatto piacere che tu venissi a trovarmi? -
- Anche a me, tanto! - e le baciai la mano.
- Cosa fai adesso che non lavori più? -
Bella domanda.
- Non lo so, in verità ... ho mille idee ma ancora non ho neanche cominciato a concretizzarne una. Vivo in una specie di Limbo nebbioso ... non riesco ad avere nessuna visibilità ... forse è la volta buona che mi metto a scrivere seriamente. -
Eh già, lo scrivere! Carmela ama scrivere come me ma è più dotata di me.
- Ma tu lo sai che non riesco più a scrivere? Anche per me, in questo stato diventa penoso eppoi mettermi il computer sopra la pancia ... mi fa troppo caldo e non posso proprio scrivere con l'i-pad! -
- Certo ti capisco! -
- Eppoi, se sapessi ... non mi lasciano in pace ... sempre qualcuno fra i piedi. Io non riesco a scrivere. -
Le sorrisi e le accarezzai il braccio quasi per consolarla.
Carmela è ammalata di sclerosi multipla ed è obbligata a restare a letto.
Poco prima mi aveva chiesto se l'accompagnavo a suicidarsi. E' questo il suo progetto.


Sì, il campo di battaglia deve essere stato proprio questo.
Lo sto cercando da giorni.
Le fonti storiche fanno intendere che lo scontro si svolse in uno stretto canalone.
Ma dove trovo una gola in mezzo alla pianura?
Eccola, finalmente, quella che ho davanti a me (c)!
Non si tratta veramente d'una gola ma dell'avvallamento di fronte a me profondo meno d'una decina di metri e costeggiato da due pareti rocciose.
I cani non mi hanno dimenticato e sentendo il mio odore portato dal vento caldo ed africano hanno ripreso a latrare.
Io m'accuccio sul mio spunto roccioso ...
... in un nugolo di polvere e preceduti dal clangore metallico delle armature e delle salmerie avanzano gli opliti greci.
Erano venuti per conquistare la Sicilia, per estendere il dominio militare di Atene e renderla una potenza assoluta del mondo occidentale ... invece, dopo due anni stanno fuggendo disturbati dagli attacchi "mordi e fuggi" dei sicelioti che, dopo la disfatta della spedizione ellenica, si sono definitivamente schierati a fianco di Siracusa.
Una massa di disgraziati che, illusi dalle promesse di facili vittorie, si trascinano su un territorio ostile nella speranza che a Gela possano trovare le navi che li riconducano nella loro patria. Pochissimi torneranno.
Un vento caldo proveniente dalle terre di Cartagine attraversa il mare e l'illude d'un falso benessere ma in realtà quell'aria calda subdolamente aumenta l'arsura.
La sete li devasta nella mente.
Molti hanno abbandonato le armature e gli orpelli guerrieri che rendono ancora più penoso l'avanzare. Hanno rinunciato a marciare di notte ... hanno fretta di tornare a casa.
- Ydor, Ydor (ὕδωρ = acqua) ! - qualcuno dell'avanguardia grida.
La massa disperata, come se fosse attratta da un immenso magnete, avanza per gettarsi sullo stretto torrente che, reso ancora più povero dal clima estivo, non può certo dissetare 17.000 uomini assetati e disperati!
Gli opliti s'accalcano fra di loro e cominciano i primi parapiglia per godere d'un sorso d'acqua sporca. Le armi che dovrebbero servire per combattere i nemici sono utilizzate per colpire gli amici.
Delle grida ... il suolo vibra sotto gli zoccoli dei cavalieri siracusani. 
Dalla mia posizione vedo le armi luccicare, attaccano da nord. 
Gli ateniesi non li vedono arrivare accecati dal sole e dalla cieca rabbia fratricida.
Ma quando s'adducono della carica, fuggono e s'insaccano nella depressione proprio sotto ai miei piedi ... li vedo correre terrorizzati, urlano e mi sgomenta l'espressione dei loro occhi sbarrati. La paura procura la forza per correre a quei dannati che si spintonano, si calpestano inutilmente. 
Il loro destino è segnato.
Una mandria d'umani impazzita!
Ma l'onda si ferma all'improvviso ... altri siracusani ben armati li aspettano dal lato opposto ed impediscono ogni fuga sugli spiazzi costieri.
Stranamente quella moltitudine sembra d'aver preso coscienza della sorte che l'attende. Alcuni imprecano, altri piangono ...
Ma c'è un'ultima possibilità a cui i più irriducibili non rinunciano: risalire le scarpate che delimitano quell'imbuto.
Mi volto ed accanto a me vedo altri uomini armati assiepati sulla sommità della costa ... mi sembrano dei soldati improvvisati.
Ah certo, sono i contadini e gli abitanti di Akrai venuti a dar man forte ai siracusani!
Impediscono a quei poveretti d'uscire dalla depressione e colpiscono senza pietà quelle mani che protese chiedono pietà.
Ed il massacro comincia, una vera e propria mattanza ... non si deve mirare a nessuno in particolare basta lanciare frecce, giavellotti e pietre sulla massa urlante.
Chiudo gli occhi  e schiaccio le mani contro le orecchie. E' insopportabile la vista di quel massacro, il risuonare delle urla disperate. Solo gli attaccanti restano muti e metodicamente eseguono la loro missione. Nei loro sguardi non c'è nulla, neanche l'ombra della pietà.
... ...  ritorno nel 2015. Domani è il 18 settembre lo stesso giorno in cui nel 413 a.c. si compì tutto quell'orrore  (d).
Il sole è alto e spietato come allora.
Dovrebbero essere le due del pomeriggio. 
Di fronte a me non c'è più un campo di battaglia ma un agrumeto in mezzo al quale si snoda il verde serpente del canneto.
Annuso l'aria e cerco di percepire il minimo rumore ... no, nessun grido disperato, solo l'abbaiare di due cani indispettiti (e).


- Allora io vado. Mi raccomando comportati bene! - le dissi.
- Comportarmi bene? ... mai! - la sua risposta sembrò più ironica mentre l'accompagnava con la cantilena emiliana.
- Ma che caspita di progetti hai?- sbottai.
- Ma non ti sembra un bel progetto? -
- No ... ed è inutile che fai il broncio. -
- No ... non faccio il broncio ... è che qui sono di peso a tutti e più il tempo passa e peggio sarà ... in più i soldi finiscono ed io costo, lo sai? -
- Ma tu hai ancora da dare ... la tua scrittura. -
- Sì, certo, dai ... scrivo un libro sul mio progetto ... è tutta colpa della Chiesa se su questo progetto ci sono tanti tabù. - gli occhi di Carmela ridevano.
- Sì, brava, che mi piace quando si trovano gli argomenti per andare contro la Chiesa! -
Rise e non solo con gli occhi.
- Certo, scrivi ... come sai fare tu! - ingoiai la saliva quasi a forza - Ecco, io sono d'accordo col tuo progetto ... però è troppo presto per te ... tu puoi ancora dare! Si può aspettare! -
Si rimase in silenzio per qualche secondo ma a me parve un'eternità.
- Adesso, devo proprio andare ... - mi alzai.
Mi chinai per baciarla sulle guance.
- Guarda che io t'aspetto ... -
- Certo ... ciao Carmela! - le gridai dal corridoio.
Salii in macchina portandomi dentro l'immagine di quella testa con l'acconciatura da soldato Jane.
Cavolo, una vera soldatessa! Lei sì che combatte una battaglia ... il suo "progetto" è una battaglia non una fuga ... una battaglia per rimanere se stessa e per non cedere le armi al nemico.
Davanti a lei mi sento piccolo.
- Porca miseria! Non le ho detto che le voglio bene! - dissi a voce alta mentre imboccavo l'autostrada.

                                                                    -----0o0-----

(a) Gli ellenici erano il resto di un'armata con più di 40.000 guerrieri condotti da Nicia ed Alcibiade.
Quella sconfitta segnò la fine della seconda guerra del Peloponneso che in realtà si combatté in terra siciliana. Atene fu vinta e non fu più capace di brillare della stessa luce.

(b) Il fiume Asinaro, a nord di Noto Antica, scorre lungo una delle valli che racchiudono l'antica rocca su cui s'ergeva il vecchio insediamento netino e dopo essersi fatto strada attraverso strette spianate costeggia la periferia di Noto e muore sulla spiaggia di Calabernardo. Su quella costa approdarono alcuni reparti della cinquantesima divisione di fanteria inglese che nell'estate del 1943 sbarcarono in Sicilia.


(c) Le fonti degli storici antichi dicono che gli ateniesi furono vinti e massacrati sul corso d'acqua Asinaro, nei pressi della sua foce. Mi sono sempre chiesto come potesse essere possibile, infatti nell'ultimo tratto del suo breve percorso il fiume attraversa un'ampia pianura e l'esercito greco superstite era composto da 17.000 soldati. Circondare un tale numero di persone ed annientarle necessita una struttura militare ancora più nutrita, non penso che i Siracusani fossero così numerosi e desiderosi di dare battaglia in campo aperto. Le stesse fonti asseriscono che gli ateniesi furono annientati nelle gole che sono percorse a valle dal torrente. Per trovare delle gole bisogna addentrarsi negli altipiani che sovrastano la pianura costiera. Sarebbe stato illogico che un esercito in fuga attraversasse un terreno collinoso: molto più veloce un ripiegamento su terreno pianeggiante!

D'altro canto così sembra che sia avvenuto come confermano le fonte storiche: l'esercito in rotta attraversò la pianura, seguendo la strada elorina in direzione di Gela.
La mia ricerca s'è arrestata quando scoprii la depressione su cui scorre il torrente ad un chilometro della sua foce.

(d) Diecimila ateniesi morirono in quella carneficina e settemila furono rinchiusi nelle latomie di Siracusa dove, dimenticati dalla madrepatria, morirono di stenti.


(e) Malgrado fossi alquanto scosso per le immagini che la mia fantasia m'aveva procurato, ritornando verso casa dentro il mio bacherozzo motorizzato,  mi sorpresi a pensare cosa sarebbe successo se Atene avesse conquistato Siracusa realizzando le sue mire espansionistiche. Forse sarebbe stata tanto potente da imporsi su Cartagine ed avrebbe soffocato sul nascere l'espansionismo romano. Atene sarebbe diventata la capitale d'una vera potenza militare e magari avrebbe costituito un impero al posto di Roma ... adesso in Europa si parlerebbero delle lingue neo-greche! La Grecia avrebbe cambiato il suo destino rimanendo sempre una potenza nello scacchiere europeo ed avrebbe potuto frapporsi all'impero ottomano. Sarebbe stata una nazione non sottomessa tanto che alla fine nessuno adesso si permetterebbe di cazziare Tsipras!
Sorrisi perché pensai che la Merkel deve ringraziare Siracusa se può fare la voce grossa con i greci ... ah, mia cara Angela, sapessi quanto devi a Siracusa!