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mercoledì 3 giugno 2015

... e l'ulivo può attendere ...






... eccomi di nuovo davanti a questo video che incornicia la pagina su cui scriverò.
E' strano scriverti, cara Lucia ... strano in questa notte stellata dove le cicale sembrano volermi assordare. Niente a che fare con il canto di quelle nostrane che ti conciliano il sonno!
Una notte africana ... lontana ... diecimila chilometri da te, da voi.
Non ti potrò inviare una e-mail ma caricherò questa mia lettera su una chiavetta e te la spedirà Joaquim, il portoghese, quando arriverà alla capitale per il suo turno di riposo.
Qui non c'è alcuna rete ... solo tanto dolore e stanchezza!
... e pensare che sono partito perché non volevo fare come Salgari che scriveva di paesi lontani senza mai aver alzato il sedere dalla sua poltrona! Dovrei essere contento, no?
Sono qui da due mesi e le prime righe le sto scrivendo a te ... mi dispiace, mi dispiace che lo faccia solo adesso. Ma quando arrivi qui al campo, tutto perde significato ... sì, anche lo scriverti ... scusami, scusami ... ma qui ho perso le parole e quello che vedo o quello che vivo ogni giorno è indescrivibile. 
Per fortuna che esiste il telefono satellitare ... ci si dice poco ed io mi limito a godere del piacere di sentire la tua voce rassicurandoti che tutto va bene. Non posso di certo fare delle cronache! 
Non so più esprimermi per iscritto, com'è possibile, cara Lucia?
Eppure prima di partire mi dicevo che solamente dove l'uomo patisce avrei potuto trovare lo spunto per scrivere la Pagina ... lontano dalle nostre città, dal nostro benessere.
Sai, anche il più miserabile dei clochard delle nostre città qui sarebbe molto ricco.
Nella nostra civiltà un povero può sperare d'uscire dal suo stato, può nutrire delle speranze ... qui avere della speranza è un lusso. Siamo noi la speranza, noi che veniamo da un paese lontano, ognuno con le sue motivazioni più o meno nascoste: scrivere la Pagina, espiare il senso di colpa, cercare se stessi, dimenticare un amore, fuggire una delusione, inseguire un sogno di vita romantica, cavalleresca ... no, nessuno viene qui pienamente cosciente di ciò che è portatore agli occhi di questa gente. Quando si giunge al campo rimaniamo senza parole perché siamo disorientati in questo luogo dove non troviamo ciò che cerchiamo.
Io lo so che in fondo al tuo cuore hai del rancore nei miei confronti, l'ho letto nei tuoi occhi mentre m'allontanavo da te all'aeroporto. Mi dicevo:
- Lei non capisce, non può capire! -
Durante il decollo pensavo che la mia ricerca valeva il sacrificio della nostra separazione. 
Adesso so che la mia era solo una stupida arroganza ... l'ho capito dopo solo una settimana che ero qui, quando mi sentii lontano dal resto del mondo in una dimensione a me sconosciuta. Sì, qui al campo, alla fine ti senti svuotato di tutto anche della voglia d'andar via perché hai l'impressione che non te ne andrai mai più.
- Lo sai che sono sei mesi che sono qui ... il mio contratto è scaduto ma non ho voglia di partire. - mi ha detto Jaroslav, un giovane chirurgo ceco.
- Tu lo sai, invece, che devo caricarti sul prossimo camion e spedirti via ... non puoi restare. Se non ti rimando da dove sei venuto ne vado di mezzo io. - certo, che ci vado di mezzo ... sono il responsabile del campo!
- Ma scusa, perché? -
- Perché l'assicurazione non ti copre più e perché sei stanco ... e quando si è stanchi si fanno cazzate. -
- ... oggi me ne sono morti due sotto i ferri ... uno era una bambino di neanche undici anni ... aveva il ventre dilaniato ... - 
Io sapevo che aveva operato per dodici ore ininterrottamente.
Nel primo mattino molti dei feriti erano già arrivati in fin di vita dopo quasi cinquanta chilometri di viaggio su strade sterrate ... il fronte è ancora sufficientemente lontano ... se dovesse avvicinarsi so che devo smantellare il campo ... è il mio vero incubo, passo delle notti intere a studiare il piano d'evacuazione.
- Conosci Ulisse? - gli chiesi.
- Chi? Quello del cavallo di Troia? -
- Sì, quello ... con i suoi marinai era approdato sulla terra dei mangiatori di Loto ed anche il suo equipaggio aveva cominciato a cibarsene ... il guaio era che quel frutto cancellava i ricordi e toglieva la voglia di tornare in patria. Ulisse dovette trascinarli a forza sulle navi per portarli via. -
- Questa è la terra del Loto allora? ... e tu saresti Ulisse? -
- Sì, in un certo qual senso. -
- ... e Penelope, tu ce l'hai una Penelope che t'aspetta? -
- Sì, ce l'ho ... -
 - Ma perché Ulisse che ha Penelope, una bella casa in una bella isola ... lascia ogni cosa per ... tutto ciò? -
No, Lucia, non gli ho risposto ... molto semplicemente perché di risposte non ne avevo e non ne ho. Ho solo cambiato discorso.
- Ok, adesso vai a nanna ... domani mattina, bello fresco, monti sul camion e ti togli dai coglioni. Se non lo fai ti prendo a calci nel sedere ... quando arrivi a Praga ci mandi una cartolina. -
Jaroslav è un gigante, mi sovrasta per più d'una spanna.
Mi prese la testa con le sue due manone e mi baciò sulla fronte.
- Buona notte, papino.-
- Buona notte, figliolo. -
Tutti mi chiamano papino, qui ... mi prendono in giro perché sono il più anziano. Beh, io lo trovo simpatico, no?
Mi devo occupare di tutto, anche della vita sessuale del personale medico!
Ieri ho dovuto allontanare dal campo una malgascia, una bella donna che svolgeva assistenza infermieristica.
S'è guadagnata il pane in questo campo prima ancora della guerra, da quasi due anni. Tutti coloro che hanno lavorato qui l'hanno conosciuta, è simpatica e sempre sorridente. Alcuni l'hanno conosciuta anche troppo bene e ne hanno condiviso il letto!
Fin qui, nulla di male ... il problema è che è ammalata di Aids ed ha infettato un medico ed un infermiere!
Ma si può essere più stupidi?!
Caspita, ma proprio il personale medico tromba senza preservativo! Quando sono tornati nel loro paese si sono sottoposti a degli esami di routine ... ed hanno fatto una bella scoperta. Si è risaliti alla malgascia a cui, su sollecitazione della sede,  ho chiesto di fare un prelevamento del sangue.
Ho dovuto applicare il regolamento, poiché non è possibile avere nel campo personale infetto.
Sapessi che pena!
Ma che potevo fare?
Ha due bambini che vivono con i soldi guadagnati lavorando nel campo. Abbiamo fatto una colletta. Dalla sede mi hanno detto che m'invieranno le medicine perché la donna possa curarsi ma non può più lavorare per noi.
Ah Lucia! Sapessi che frastuono fanno qui le cicale!
Sembra che quelle africane siano le più rumorose della terra.
Nei primi giorni di permanenza nel campo ero loro grato perché la sera col frinire coprivano il lamento dei feriti.
Ma dopo due mesi ci si abitua anche a convivere con la sofferenza altrui e con la morte ... sì, proprio colla morte!
Per me, che non avevo visto morire nessuno, osservarla quasi ogni giorno m'ha aiutato ad estirpare l'idea che tirare le cuoia è un affare degli altri. Vivevo nell'illusione, anche se non l'avrei mai confessato, d'essere sempiterno!
Mi sono reso conto che siamo delle macchine, organiche ma sempre delle macchine! Quando esaliamo l'ultimo respiro vuol dire semplicemente che la macchina s'è rotta irrimediabilmente. Tutti gli esseri viventi sono delle macchine ... noi, gli umani, ci siamo detti che siamo diversi perché abbiamo un'anima. Tutte cazzate!
Lo so, tu starai pensando che sto esasperando le mie riflessioni negative.
Ti ricordi quando parlavamo seduti sotto l'ulivo e tu m'accusavi d'essere un cinico?
Bello il nostro ulivo, bella la sua ombra ... ma da qui, che vuoi che ti scriva?
Forse che il cielo africano di notte è proprio bello?
Sì, è proprio bello.
Sai, sto ancora pensando alla domanda di Jaroslav: perché lasciare Penelope ed Itaca?
No, non lo so ... non lo so perché sono partito e non è vero che sono qui per trovare l'ispirazione che mi possa far scrivere la Pagina.
Non lo so, mia cara Penelope!
So solo che Ulisse amava tantissimo la sua sposa lasciata sull'isola e che l'ama ancora immensamente. Sente il cuore stretto in una morsa ed ha l'impressione che il suo battito debba arrestarsi e la vita rimanere sospesa ... per sempre.
Certo, sfidando la morte.
Ulisse si sente stupido perché ha scritto tante righe prima d'arrivare ad esprimere ciò che, in realtà fin dalle prime parole, avrebbe voluto fare: dichiarare, ancora una volta, il suo amore per Penelope ... ed adesso vorrebbe piangere.
Forse, guardando le stelle, potrebbe anche riuscirci.