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lunedì 4 maggio 2015

Vagabondi






La domanda più difficile me l'ha posta uno dei miei figli in questi ultimi giorni:
- Papà, qual'è stato il rammarico più forte della tua vita? -
Ci ho messo un po' prima di rispondergli.
Camminavamo lungo il boulevard Achille Peretti a Neully. I platani, riscaldati dai raggi primaverili, ormai erano pieni di foglie.
- Il tempo ... e la mia lentezza di comprendonio. -
- ... ... ? -
- Ho perso troppo tempo e quello che mi è stato concesso d'avere non l'ho sfruttato come avrei dovuto. Ho l'impressione d'aver sprecato molto tempo nella mia vita a fare cose inutili, insulse ed inoltre ... penso che ci ho impiegato troppo a comprendere ed ad imparare ... ma questo deve riguardare i miei limiti intellettivi. -
- Come avresti utilizzato meglio il tuo tempo? -
- Imparando, studiando e finalizzando il tutto all'esecuzione di qualcosa ... -
- Cosa? -
- Non so ... qualcosa di degno che possa servire. -
- E quello che hai fatto fino ad adesso? -
- ... banale ... più dovuto a cause fortuite che a meriti miei. -
Era una domenica e sul boulevard c'erano poche macchine che passavano svogliate come se anch'esse fossero impegnate a digerire il pasto del giorno feriale.
- ... ho fatto voi, figli miei, e voi non siete banali! - accarezzai le spalle di mio figlio.
Camminammo in silenzio, ma io avevo un nodo in gola.
M'arrestai fingendo d'essere attirato dalla sommità d'un platano e stare col naso all'insù m'aiutò ad ingoiare l'emozione.


E' inutile nasconderlo ma il piacere delle mie giornate è tutto concentrato nella passeggiata mattutina. Quando non piove percorro poco meno di sei chilometri per raggiungere La Défense, altrimenti prendo la metropolitana.
Non mi lamento se piove durante il week end ma se il brutto tempo si manifesta nei giorni lavorativi il mio umore si tinge di nero.
Le passeggiate m'obbligano ad uscire con un po' d'anticipo rispetto a chi si reca a lavoro con altri mezzi che non siano le proprie gambe. Ma che importa! La mattina ha l'oro in bocca! Non si dice così ?
Disseminati lungo il mio percorso incontro cinque clochard. Due attirano di solito la mia attenzione.
Il primo è seduto contro la ricca cancellata che orna l'ingresso di Parc Monceau sul boulevard Malesherbes. In genere lo becco sempre al suo risveglio. Non ho capito s'è più giovane di me ... forse siamo coetanei?
Stamattina ancora dormiva seduto con la testa reclinata sul petto.
In genere calza due guanti di lana di diverso colore e sotto i pantaloni indossa una tuta slabbrata che, per trattenere il caldo del corpo, è stretta all'estremità con dei fiocchetti azzurri annodati con cura come se dovessero impreziosire una scatola regalo. Strana frivolezza.
Mi sembra che ci tenga alla pulizia. Un giorno gli ho visto estrarre dalla sua bisaccia un dentifricio ed uno spazzolino!
Ho l'impressione che venga da un paese dell'est europeo o dell'Asia occidentale: Turkmenistan, Uzbekistan, Kazakhstan o giù di lì . Paesi talmente misteriosi che mi sembrano appartenere ad un altro pianeta. Forse ci sono passato sopra diverse volte a migliaia di metri di distanza quando viaggiavo per andare in estremo oriente.
Distese innevate e troppo inospitali per un meridionale come me.
Ma queste sono solo le illazioni di chi ama spiegare tutto con la fantasia,
L'uomo non è molto alto ed il viso rotondo è percorso d'un reticolo di rughe.
Il secondo clochard stamattina non l'ho trovato.
La sua abituale postazione, nel bel mezzo del marciapiede di Rue de Courcelles, era vuota o meglio era occupata da un manipolo di operai che stavano impiantando un cantiere.
Il vagabondo numero due è molto più giovane, più sporco e trasandato.
Quando cammino nella sonnolenta mattina parigina dorme sopra una grata della metropolitana da cui fuoriesce aria calda. La prima volta che gli passai accanto pensai che fosse morto e mi sorpresi a constatare l'indifferenza dei passanti che, frettolosi, lo evitavano come se si trattasse d'un escremento. Ma al giovane barbone non gliene frega un bel niente di come i suoi consimili lo considerano: lui se sta spaparanzato in mezzo al marciapiede sordo al rumore del traffico.
Secondo me dorme proprio in mezzo al trottoir per provocare i passanti.
Un giorno l'ho sentito scoreggiare rumorosamente mentre una signora vestita con abiti firmati e scarpe con tacchi a spillo gli passava accanto. La donna sobbalzò ed il giovane clochard mi divenne subito simpatico.
Il volto, anche se coperto da una lunga barba ma dal pelo rado, ha tratti gentili quasi femminei. Dietro la sporcizia e la trasandatezza si potrebbe nascondere forse un bell'uomo.
La prima volta che lo incrociai fui impressionato dai suoi piedi coperti a malapena da brandelli di calze da cui fuoriuscivano i calcagni malridotti percorsi da crepe. Me lo immaginai camminare claudicante in mezzo alla folla.
Perché vi parlo di questi due personaggi?
Perché li ho sognati stanotte.


Libertà, la mia barca di legno, galleggia indolentemente su un mare da cui non si scorge alcuna terraferma.
- Fa caldo. - dice il clochard giovane che comincia a togliersi il primo strato di vestiti.
- Puzzi. - gli dice il collega più anziano - spostati più in là e non metterti controvento che tutto il cattivo odore vien qua! -
- Sarai profumato tu! -
- Profumato, no ... ma un po' più pulito sì ... ma i tuoi genitori non t'hanno insegnato a lavarti? -
- Quali genitori? -
Il giovane si sposta sbuffando e si dirige verso la prua dell'imbarcazione.
Anche il clochard più anziano comincia a levarsi i vestiti.
Il cielo è terso ed il suo colore si confonde con quello del mare che si distingue solo per l'increspatura delle onde.
Anch'io comincio a spogliarmi.
Ben presto siamo tutti e tre nudi.
- Ecco, adesso siamo tutti e tre uguali. - 
Guardo i piedi sporchi e colla pelle tutta screpolata del giovane. Anche lui li osserva.
- Basta metterli a mollo e tornano come prima. - dice, mentre si siede sul bordo della barca, ed immerge le sue estremità.
- Farai morire tutti i pesci. - ironizza l'uomo più anziano.
- Questo mare non ha pesci ma solo sirene e cavallucci marini ... questo è un mare che lava tutto. Guardate. -
Solleva i piedi. Sono puliti, senza screpolature ... belli, come quelli d'una statua greca.
In silenzio, ci lasciamo cullare dalle onde che percorrono la superficie.
- Lava, anche l'anima? - chiedo.
Non rispondono e lontani, quasi all'orizzonte, uno stormo di gabbiani vola seguendo una rotta lineare.
Ma se non ci sono i pesci, che ci fanno qui i gabbiani? Mi domando.
- Certo che lava l'anima. - mi risponde l'altro clochard - Hai qualcosa da lavare? -
- No, non particolarmente. -
I gabbiani sono solo dei puntini.
- Certo che ce l'hai! ... forse un po' d'arroganza! La stessa che ti conduce all'autocommiserazione. -
- Autocommiserazione? -
- ... la perdita di tempo ... una vita banale ... tutte quelle stronzate ... ma tu ti senti destinato ad esser chi? ... la parola banalità cosa vuol dire? Cos'è che è degno nella vita? ... una vita è una vita ... e basta! E' forse banale la nostra vita? -
Guardo i miei nudi compagni e m'accorgo che fra i tre solo io nascondo le pudenda.
- No, non penso ... ecco, io ... -
- Mah ... lascia perdere! In ogni caso anche io ho qualcosa da lavare ... certe cosette che ho fatto prima di lasciare il mio paese! -
- Io mi laverei anche le mani ... ma l'avete viste come l'ho conciate? - il giovane ride.
- E se ci lavassimo tutti e tre? Ciascuno ha qualcosa da cui ripulirsi ... ci tuffiamo: una bella nuotata e via! - suggerisco.
- D'accordo, io mi tuffo per prima! - dice il secondo clochard.


Chissà se una volta finiti i lavori sul marciapiede e smantellato il cantiere troverò ancora il giovane vagabondo?
Camminando una vecchia canzone riaffiorò  dai ricordi. Procedetti fischiettando.
Vagabondo, vagabondo ... qualche santo mi guiderà ... ho venduto le mie scarpe per un miglio di libertà ... da soli non si vive ... senza amore non morirò ... vagabondo sto sognando ... delirando ...
Mi sentii più leggero, che la nuotata m'avesse fatto bene?
Guardai il cielo ripulito dal vento primaverile.