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martedì 10 marzo 2015

Ternes



Scendo le scale che mi portano sulla banchina sotterranea della metropolitana.
La stazione è "Ternes", qualche fermata prima della mia.
Avanzo fra gli altri viaggiatori con piccoli passi. La febbre, oltre ad indebolirmi, mi rende insicuro.
Sono contento di nascondermi dietro le lenti dei miei occhiali scuri.
- Sembri un vero italiano. - hanno commentato dei miei colleghi.
In Francia lo stereotipo dell'italiano è con gli occhiali da sole così come per noi quello del francese è con la baghette sotto l'ascella o quello del tedesco è con i pantaloni corti, i sandali e le calzette nere in piena estate.
Ho sorriso, non ho risposto. Ho solo pensato:
- Ma va fanculo! ... che ti venisse anche a te la congiuntivite batterica purulenta! -
Lo schermo luminoso indica che mancano due minuti all'arrivo del prossimo treno.
Davanti a me una donna alta con i capelli che le scendono oltre le spalle mi precede.
La seguo lasciando a lei l'onere di far il varco fra la folla.
Ad un tratto s'arresta.
E' una bella donna. Certo, profumo di donna ... ed allora?
La supero ed avanzo attratto da una musica.
Sì, una musica ... ovattata che riecheggia lungo la volta della sporca galleria.
Dev'essere un oboe.
La gente: alcuni indifferenti ostentano uno sguardo perso nel nulla, altri si perdono sullo schermo dell'utensile che fa scorrere il mondo sotto lo strofinio dell'indice ... quel dito che sposta pensieri, messaggi, immagini, informazioni ... quel dito che ci rende globali e solitari.
Oggi non ho voglia d'essere globale ... voglio essere individuale, se mi si concede il dire!
Io con le mie linee di febbre ... da solo.
Voglio percepire, voglio che i miei sensi captino ciò che in genere ignoro. Sì, proprio qui nella metropolitana parigina dove si diventa campioni dell'ignoranza di ciò che ci attornia.
Seguo quella musica indefinita, quel suono prodotto da chi deve saper ben padroneggiare lo strumento e che non riesco ad individuare fra gli astanti.
Ti cerco suonatore ... artista di strada.
Guardo dall'altro lato, ma sull'altra banchina nulla cambia ... nulla ... la solita indifferenza usata come schermo per difendersi dal fastidio di condividere la vita con gli altri. La vita reale, non quella del net ... che ormai è diventata la nostra realtà, il nostro specchio.
Da dove vieni musica?
Sono forse preso dal delirio dell'influenza?
Mi guardo attorno, avanzando e facendomi strada da solo ...
Dove sei musica?
Lo sai che sei forte? Lo sai che ti sento robusta come una quercia centenaria?
Ti sento come la vita che scorre nelle nostre vene mentre noi, indifferenti come degli dei che non vogliono spiegazioni, l'ignoramo.
Ah, musica che rende il pensiero vivo! ... musica che contiene le nostre passioni e che scorre su un letto di leggera tristezza rendendo il colore del fiume appena opaco ma sulla cui superficie si riflettono i raggi del sole!


- Ciao Italo. Ancora qui? Ancora a lavorare? -
- Ciao Patrice ... pourvu que ça dure! E tu come stai? Che fai durante le tue giornate da pensionato? -
- Viaggio. Viaggiare è bellissimo ... sono tornato ieri dal Nepal! -
- Ah, bello! E che ci fai qui? -
Siamo all'entrata dell'immobile della mia società.
- Sono venuto a portare la mia offerta per la raccolta a scopo di bene come voleva che si facesse Louise, la nostra segretaria vent'anni fa, te la ricordi? -
E come faccio a non ricordarmela? Mi correggeva tutte le relazioni scritte in francese ... peggio della mia professoressa di latino e greco del liceo!
Adesso al suo posto c'è Google.
- Perché voleva? -
Aveva un atteggiamento materno con me, mi proteggeva perché ero italiano e lei aveva avuto un grande amore con un mio connazionale un decennio prima.
- Perché è morta ... non lo sapevi? -
Lei non mi aveva mai svelato niente del suo grande amore mi aveva solo lasciato intendere ch'era stata innamorata ed aveva rischiato di far saltare il suo matrimonio.
- Ah no! ... e quando? -
Io sapevo chi era stato il suo amante ma non gliel'avevo mai confessato. Era un mio ex-capo che aveva trascorso qualche anno in Francia nella sede centrale. Uno stronzetto.
"Da quelle parti le segretarie ci stanno e non si fanno tanti problemi come qui in Italia!" mi aveva  detto l'ometto quando aveva saputo che anche io avrei fatto il suo stesso percorso di carriera.
- Quasi un mese fa. - mi dice Patrice.
Mi ero sempre chiesto come quel donnino dai tratti delicati e dagli occhi azzurri e chiari come il cielo d'estate avesse potuto innamorarsi d'uno stronzetto ... d'altronde ancora adesso per me resta un mistero comprendere come si possa essere tanto miopi, in alcune fasi della nostra vita, da rimanere affascinati da esseri poveri di spirito. Forse è inutile chiederselo, così è!
- Cos'è che l'ha portata via? -
Non le dissi mai che conoscevo il suo amore romantico e che si trattava d'uno stronzetto vanaglorioso.
- Un tumore ... s'è spenta piano piano ... come una candela. Ormai aveva una certa età ma non aveva mai smesso d'occuparsi d'iniziative di beneficenza.
"Monsieur Perségani, vous oubliez toujours l'apostrophe!" mi diceva restituendomi i miei rapporti scritti in francese. Il suo sguardo voleva essere severo ma io le guardavo gli occhi azzurri immaginandomi che dentro ci si potesse volare.


Avanzo fra la folla ... finalmente percepisco l'origine della musica: viene da una delle gallerie pedonali che, con un angolo a gomito, sfocia sulla banchina.
Ti ho scovato musicante!
Mi fermo e non avanzo oltre come se volessi ritardare la scoperta del talentuoso musicista.
Ma ecco l'aria compressa dai vagoni investirmi annunciando col suo odore di muffa l'arrivo sferragliante della metropolitana.
Come un automa, trascinato dagli altri viaggiatori, entro dentro il ventre del serpente d'acciaio.
- Vedrò il musicista mentre la vettura scivolerà via ... - penso.
Ma mentre il muro della stazione ricoperto da bianche piastrelle da vespasiano comincia a scorrere, una gomitata mi distrae giusto quella frazione di tempo perché io non possa cogliere l'immagine del musicante nascosto nel suo anfratto.
La musica muore rapidamente mentre entriamo nell'oscuro tunnel sporcato dal tempo ... ed io ritorno solo in mezzo a quella gente solitariamente globalizzata, persa nella galassia dei net.
Un brivido mi scuote il corpo ... sì, è vero ... ho la febbre.