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lunedì 16 marzo 2015

Saint-Augustin


Certo, il tempo scorre inesorabile ed ogni minuto trascorso è uno in meno.
Per questo odio le giornate che scivolano via senza che abbia fatto qualcosa.
Cosa dovrei fare? Chiederete voi.
Qualcosa ... odio il vuoto ... lo spreco del tempo ... l'oziare, è solo dello scialo, dico io.
Per questo esco fuori. Non riesco ad occuparmi leggendo e tutti i progetti che ho in testa sembrano irrealistici e quindi inutili. Sì, ecco, proprio delle chimere.
Vorrei mettere su una società con alcuni miei amici (tutti vecchi leoni con la criniera spelacchiata), aprire una pasticceria, un ristorante, un bar ... fantasie, ghiribizzi di chi non si vuole vedere in disarmo.
La domenica parigina è grigia.
Fuori s'aggira un leggero vento freddo. Percorre tutte le strade: dalle grandi avenue alle meno solenni rue. Sembra alla ricerca di qualche cosa ... anche lui.
Cosa cerchi, vento?
Lui non risponde e mi passa accanto ma non sento freddo dentro il mio giaccone di G.I. vecchio di almeno venticinque anni, ultimo acquisto fatto alla fiera di Sinigaglia quando ancora era nei pressi di via Beatrice d'Este (trattasi di Milano, per chi non è avvezzo).
Ti ricordi, vento, quando venni la prima volta qui, da queste parti, a Parigi? Avevo ventiquattro anni e biascicavo solo quattro parole di francese, conoscevo molto meglio l'inglese.
- Lei non saprà mai parlare il francese! - mi disse il professore a cui ero riuscito a strappare a malapena un ventiquattro.
Quanti anatemi ci vengono scagliati addosso nella vita! ... eh, vento?
Non riuscirai a fare questo! ... non imparerai  a fare quello! ... non raggiungerai quella meta! ... non ce la farai! ... quanti anatemi riceviamo nella nostra esistenza e quanti coglioni si permettono di predire quello che sarai capace di fare o di non fare!
Lo sai, vento, in che cosa mi sono dilettato prima d'uscire per queste strade semi deserte?
Ho sfogliato tutte le lettere di rifiuto ricevute dagli editori dopo l'invio dei miei manoscritti.
Sì, vento, le ho conservate tutte con intento masochistico ... ma quante sono! ... Dio Santo, non si può dire che non sia pervicace! Da almeno trent'anni ricevo rifiuti sia in Italia che in Francia ... tutti gli editori usano l'avverbio "sfortunatamente" prima di spiegarmi che la loro linea editoriale non prevede il genere da me proposto, che il calendario editoriale è già stracolmo per il prossimo millennio ... and so on.
Ma "sfortunatamente" per chi? Per me o per loro? ... certo, certo per me! (e lasciatemi un po' d'ironia ... e che diamine!).
Insomma c'è sempre stata una causa di forza maggiore che ha impedito agli editori di prendere in conto ciò che proponevo.
Eh già, mio caro vento, così va la vita ... se non ho pubblicato fino adesso è solo per sfiga ... non perché quello che scrivo fa schifo ed è impubblicabile! Ma figuriamoci!
Non sono del tutto sincero ... una volta anch'io ho avuto un piccolo editore che ha creduto in me e mi ha pubblicato un romanzo: "Il giudice ed il ramarro" ... grazie Andrea (sì, è il mio editore!).
Adesso però, caro vento, me ne frego e mi pubblico da solo sul net ... per chi vuole leggermi.
Ma cosa fai, spingi? ... dove mi porti? ... dentro quella orribile chiesa? ... Saint-Augustin? 
Ok, ci entro solo per curiosità, mi sono sempre chiesto come potesse essere dentro.
Caspita! ... per essere brutta ... è proprio brutta, anche dentro!
Buia, grigia ... leggo su un pannello la data di costruzione: 1871! ... beh, potevano fare di meglio ... guardo in alto per verificare ciò che la breve presentazione affissa all'ingresso riporta: l'ossatura della costruzione è metallica e se ne possono vedere le nervature di sostegno ... interessante.
Stanno celebrando la messa ed il prete attacca la sua omelia.
M'appoggio su un'alta balaustra ed osservo i fedeli ... non sono molto diversi da quelli che vedo in Italia. Hanno lo stesso atteggiamento ... ma ascoltano davvero quello che il prete dice?
Mah! ... io ci provo ma alla sua seconda frase già penso ad altro.
E' sempre stato così, anche quando facevo il chierichetto ... mezzo secolo fa, all'incirca.
In effetti, io non faccio testo ... ho sempre avuto problemi di concentrazione.
- Sa, è intelligente, potrebbe dare di più ... ma ... è sempre distratto, si vede che pensa ad altro! - dicevano di me le insegnanti.
Lo giuro, per tutta la vita mi sono impegnato ed ho cercato (per buona pace del corpo insegnante) di dare di più ... di concentrami ... ma non ci sono mai riuscito! Alla fine mi sono deciso a simulare, lo confesso ... ma cos'altro potevo fare per evitare di ricevere un altro anatema?
Ho sempre fatto finta: nello studio, nel lavoro ... ho simulato che tutto m'interessasse e che fossi coinvolto in ciò che facevo ma ... ma, in realtà, non me n'è mai fregato una beata fava!
Sono stato come una donna frigida che simula orgasmi per far piacere al suo partner! Ma da quando imparai a nascondere la mia frigidità non ricevo più anatemi ... anche perché, diciamocelo, gli anatemi portano un po' di sfiga!
Adesso che ci penso: forse ne ho ricevuto uno così potente senza me ne accorgessi!  Ciò spiega il mio fallimento sulla carta stampata? ... mah! ... certo che sono superstizioso! ... che meridionale sarei, allora?
- Proprio brutta, vero? -
Un signore che mi sovrasta d'almeno dieci centimetri e con radi capelli dal colore della carota, mi guarda sorridendo. Porta delle lenti spesse e deve avere una decina d'anni più di me.
- Parla della chiesa? -
Annuisce con fare complice.
- Beh, bella non è! -
- Sì, proprio brutta! -
L'accento del suo francese tradisce la provenienza.
- British? -
- Yes, Hampshire ... Spanish? -
- Italian, Sicily ... -
Mi sorride ancora.
- Certo, in Italia avete delle belle chiese! -
Gli sono grato, non ha fatto le solite allusioni imbecilli: mafia, il padrino, Marlon Brando ...
D'abitudine schivo le lusinghe che dovrebbero stimolare il mio orgoglio nazionale.
- No, anche in Italia abbiamo i nostri orrori ... eppoi noi non abbiamo avuto la rivoluzione francese che ha distrutto tante opere della Chiesa! -
- Eh già! -
Non so perché ma anche io ho voglia d'attaccare bottone.
- ... è da molto in Francia? -
- Da otto anni ... quando sono andato in pensione mia moglie non è più voluta restare in Great Britain! Lei è parigina, io di Southampton. -
- Capisco ... io ci sono da undici anni ... sono venuto da solo ... lavoro. -
Anche lui è appoggiato alla balaustra che divide i fedeli dai visitatori. Entrambi facciamo finta d'ascoltare la predica del prete.
- Ma v'interessa proprio quello che dice? - domanda ironico.
Lo guardo. Doveva essere un gran marcantonio da giovane!
- No, non m'interessa ... per me tutte quelle parole sono solo un suono ... ma io parlo per me, non per il resto degli astanti. Magari sono tutti interessatissimi! Perché "vi"? ... lei è protestante, immagino. -
- Sì, certo. -
- Che ci fa un protestante in una brutta chiesa cattolica? -
- Un'abitudine ... una vecchia abitudine. -
- Capisco ... -
In verità non ci capisco un bel niente e poi mi dico: ma saranno ben fatti suoi!
Continuiamo a far finta d'ascoltare. Vorrei andarmene ma una strana inerzia non mi fa muovere.
- Quand'ero ragazzo mio padre, fervente credente, portava tutta la famiglia alla funzione domenicale ... ma io m'annoiavo talmente! -
- E lei? Adesso è credente come suo padre? -
- No, non molto. -
- Ma che ci facciamo entrambe qui, allora? I miei rapporti con la Chiesa si sono guastati da quando avevo undici anni. -
- Gliel'ho detto, per me è un'abitudine ... una vecchia abitudine. -
- Mi permetta di non farmi gli affari miei ma questa è una chiesa cattolica, non anglicana. -
- Sì, lo so. Per questo sono qui, passeggiavo da queste parti ho visto la chiesa e sono entrato.  Lo faccio da quando avevo ventisei anni ... ogni domenica entro in una chiesa cattolica. -
Il prete ha terminato la sua omelia ed io guardo quell'uomo i cui anni incominciano ad incurvarlo. Attraverso le lenti gli guardo gli occhi ... umidi, acquosi ...
Mi accorgo che è commosso ...
- ... ero soldato a Belfast rimasi isolato dal mio plotone e mi rifugiai dentro una chiesa ... fuori i cattolici mi avrebbero ucciso. -
Deglutisce a fatica come se la saliva tutt'in un colpo avesse preso il peso specifico del piombo.
Fisso un punto sul pavimento ... una crepa. Non oso guardare quel vecchio omone.
- ... un prete mi protesse ed impedì che fossi raggiunto dai miei nemici ... non si lasciò intimidire dalle armi ed impedì ogni violenza perché nella casa di Dio non si poteva commettere peccato. Fui liberato dai miei commilitoni che arrivarono in forze ... -
- Erano gl'inizi degli anni settanta? - chiesi
- 1970, luglio 1970. -
- Beh, caspita, l'ha scampata bella! ... quindi, lei celebra la sua salvezza ogni domenica! -
Sorrido e guardo l'inglese.
Due beghine, stile "sorelle Materassi" versione cisalpina, c'indirizzano un'occhiata severa.
L'ex-soldato non risponde al mio sorriso.
- No, non celebro la mia salvezza. -
- E' diventato cattolico, per caso? -
Impercettibilmente, ma questa volta sorride.
- No, vengo per ricordare un giovane che uccisi. Un giovane cattolico, mi sembra giusto che venga a pensare a lui nel suo luogo di culto. -
Ma cosa c'entra la religione con un'uccisione?
- Lo incrociai prima di rifugiarmi nella  chiesa ... credevo che mi volesse sbarrare il passaggio in un vicolo ... sparai a bruciapelo ... mentre moriva mi guardò incredulo. Ho ancora il suo sguardo dentro ... era più giovane di me ... e non c'entrava niente ... era solo di passaggio in quel vicolo ... non c'entrava niente. -
Adesso capisco perché il vento mi hai spinto in dentro Saint-Augustin! Voleva che raccogliessi una storia ... ma non poteva propormi qualcosa di più ameno?
Questa chiesa è troppo scura ... forse adatta al vecchio soldato che tenta d'espiare il suo rimorso da quasi cinquant'anni ... ma troppo tetra per me che volevo solo fare una passeggiata e riflettere sui miei anatemi letterari lasciando che i miei pensieri veleggiassero più leggeri.
Mi rendo conto che qualsiasi frase detta in quel frangente può suonare banale, scontata. Forse è meglio che lasci la scena.
Non è una pacca quella che do sulla schiena dell'inglese ma una carezza.
- Bon courage! - gli dico mentre mi stacco dalla balaustra.
Fuori da Saint-Augustin m'attende il vento che, come un cane pastore, mi scorrazza attorno festoso.
O vento, ma perché m'hai fatto entrare in chiesa?
Dai, fai il bravo! Adesso m'accompagni ed andiamo assieme a Parc Monceau! 
Anzi, sai una cosa? Per farti perdonare sali su, spazzi quella coltre di nuvole e mi porti qualche raggio di sole.
Voglio vedere se sei capace di farmi vedere un po' di cielo azzurro.