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domenica 11 gennaio 2015

Lei


Lui l'accompagnava alla porta ogni volta.
Lei schiacciava il pulsante ed insieme attendevano che la lucina rossa divenisse verde annunciando l'arrivo dell'ascensore.
Lui si chinava appoggiando le guance sulle sue e lei lo baciava.
Anche quel giorno seguirono quel rito.
- Vada dentro Monsieur Antoine, torni in casa che oggi fa freddo. Passo domani a trovarla. Quando vengono a farle la trasfusione. -
- Domani mattina, domani ... Maria se passa verso le dieci rischia d'incrociare Claude, l'infermiere che le piace tanto. - disse l'anziano alla donna che l'accudiva durante il giorno. La voce dell'uomo era calda e pacata e mal celava una nota d'ironia.
- Ah ... è troppo giovane per me ... e poi io sono sposata, Monsieur Antoine! -
- Lasci perdere suo marito ... Claude è talmente bello che suo marito capirà! -
- Ma Monsieur Antoine! Io sono andalusa mica francese! -
- Francesi, andalusi, italiani ... certe cose le fanno tutti! Alcuni le palesano, altri no ... forse noi latini del sud siamo più ipocriti. -
- Sì, forse ha ragione lei ... però adesso, se ne torni dentro. Ci mancherebbe che si prenda anche una bronchite! - disse la donna entrando dentro l'ascensore.
Maria l'osservò ancora con falsa aria gioconda mentre schiacciava il pulsante. Guardò quell'uomo smagrito dalla malattia che però si manteneva dritto e fiero, per nulla avvilito. Se lo ricordò come era qualche mese prima ... un bell'uomo nonostante l'età!
Le ante metalliche scorrendo sui corti binari nascosero il sorriso della donna. Con un fruscio l'ascensore scivolò via.
... e Monsieur Antoine si sentì solo, di nuovo.
Lentamente, quasi che non volesse entrare nel suo appartamento, oltrepassò l'uscio e lo chiuse con una mandata. Poi liberò la serratura dalle chiavi per dar modo a Claude d'entrare l'indomani mattina senza che lui dovesse abbandonare il letto.
L'anziano uomo era meticoloso, lo era sempre stato.
Si sedette davanti alla televisione e col telecomando l'accese.
Arrestò la sua ricerca su un canale che trasmetteva solo notiziari. Tolse l'audio e guardò solo le immagini.
Le persiane del piccolo soggiorno erano a metà chiuse ed il locale era immerso nella penombra. Le luci proiettate dal teleschermo avvolgevano d'aloni luminosi Monsieur Antoine.
Davanti a lui scorrevano le immagini di scene di guerre lontane, attentati vicini, le livide luci dei girofari ... tutto asettico, inodore, distante ma reale.
Lui ormai aveva smesso d'analizzare, di voler comprendere perché l'uomo non smetteva mai d'uccidere e di far soffrire altri esseri. Da dove veniva quel bisogno?
Monsieur Antoine era nato nel 1940.
- Sono nato e c'era la guerra. - pensò - Me ne vado e c'è ancora ... adesso è più subdola. Si mostra ad intermittenza. I media ne danno notizia per qualche giorno, poi cambiano soggetto e ne trovano qualcuno che possa riattivare l'interesse ... della guerra e di tutti i mali del mondo ci si fa l'abitudine. Alla fine ci ho convissuto in tutta la mia vita ed ho fatto finta che non ci fosse. -
La sua mente si svuotò dei pensieri e l'uomo rimase davanti a quelle immagini per quasi un'ora ... lui era ormai lontano.
Fuori, la pallida luce solare cominciò ad attenuarsi. Ben presto si sarebbe spenta rimpiazzata da quella diffusa dagli alti lampioni.
L'anziano, lasciò la poltrona. S'osservò sul lungo specchio dell'ingresso. Guardò il fantasma ... quella figura smagrita, asciugata dalla malattia.
No, non era lui, era un'altra persona, un altro essere!
Lui era già andato via quando la malattia era arrivata all'improvviso, subdola e non annunciata da nessun sintomo.
Sì, l'Antoine che voleva essere se n'era già andato perché ormai non c'era più speranza, non c'era l'illusione d'incontrare la lei, quella per cui aveva tanto atteso ... sì, aveva atteso una vita!
Attraversò il corridoio lasciando che le fluorescenze della televisione, che mostrava il mondo in procinto di massacrarsi, si disperdessero nel buio dell'appartamento.
Raggiunse la sua camera.
Sollevò la tapparella in modo che la vivida luce del lampione entrasse sempre più prepotentemente mentre quella diffusa dal tramonto si spegneva.
S'abbandonò sopra il letto senza svestirsi ma dopo essersi levato le scarpe.
Monsieur Antoine odiava le pantofole!
Guardò la sua stanza illuminata dalle luci della strada. Sorrise osservando la struttura metallica che attorniava il letto fungendo da baldacchino. Era stata una pretesa dalla sua ultima compagna. Il ricordo d'una breve storia di qualche mese finita quasi dieci anni prima. Poi, basta ... aveva sospeso le ricerche. Se lei lo desiderava sarebbe arrivata, inutile cercarla in relazioni che alla fine producevano solo dolore, sofferenza.
Aveva sempre pensato che non era abbastanza bello per lei ed aveva cercato d'esserlo, di darsi un modello. Qualcuno che gli fosse di riferimento ... alla fine l'aveva trovato. Era un attore di Hollywood popolare negli anni sessanta e settanta.
Era un uomo molto bello, dalla bellezza quasi perfetta, irraggiungibile.
Ma era la sua aspirazione, il suo limite tendente all'infinito!
Lei, così eccezionale e così unica, poteva essere affiancata solo da un essere speciale.
Spesso, Monsieur Antoine, s'era chiesto come donne belle potessero accompagnarsi ad uomini volgari ... intollerabile! E che diamine! Almeno per una questione d'estetismo! E come inserire in un paesaggio di Turner uno scarabocchio!
Sì, lui era uno esteta ... un po' perfezionista.
Aveva cercato di fare tutto nella vita provando a dare il meglio, non per misurarsi con gli altri ma con se stesso. Sapeva che quando l'avrebbe incontrata avrebbe dovuto offrirsi e darsi perché lei potesse essere fiera di lui e non voler più nessun altro.
Voleva il suo amore incondizionato.
In attesa dell'incontro aveva fatto di tutto per meglio riuscire in tutte le imprese in cui s'era cimentato ed i suoi risultati erano i migliori che avrebbe mai potuto ottenere nei limiti delle sue possibilità.
Aveva investito tutta la sua vita per quell'incontro e non è che fosse rimasto in attesa!
Anzi, s'era ben dato daffare ed aveva moltiplicato le occasioni per cercare lei nelle sue molteplici fidanzate.
Guardò la vivida luce del lampione proiettata contro la parete opposta alla finestra.
La sua vita stava terminando ed era solo ... mestamente pensò che tanto s'era speso per raggiungere una chimera. Sospirò.
Gli sembrò che le ombre della sera s'agitassero in quella stanza come se un vento, proveniente da un'altra dimensione, le scuotesse ... le sagome femminili delle sue donne, tutte quelle che aveva stretto fra le braccia, di cui aveva respirato l'odore e baciato le labbra, ascoltato i gemiti.
Sentì le lacrime salirgli agli occhi e lentamente tracimare scendendo giù dal viso. Nel silenzio della stanza percepì il soffocato rumore delle stille staccarsi dalle guance e morire contro il cuscino.
- Scusatemi ... scusatemi tutte forse vi ho illuse, vi ho fatto soffrire, non volevo farvi del male. Ho cercato di amarvi, ma non ce l'ho fatta ero incapace perché voi non eravate lei! -
Singhiozzò e poi passandosi il braccio sul viso l'asciugò di quelle gocce di dolore profondo, indefinito.
Fece vagare lo sguardo ancora nella stanza fino a quando incontrò l'asta di sostegno dei flaconi della flebo. L'indomani mattina Claude per fargli la trasfusione avrebbe agganciato la bottiglietta col liquido trasparente che conteneva della morfina. Monsieur Antoine lo sapeva.
Si girò su un fianco.
Vide sulla parete un'ombra femminile ... non gli sembrava di conoscerla.
Sorrise, forse era lei?
Anche lei fra quelle ombre!
Sarebbe stato l'ultima ironia della sorte ... era arrivata proprio adesso che la malattia l'aveva devastato! No, per carità, non poteva mostrarsi a lei così! Non in quello stato! ... che pensieri!
Monsieur Antoine, all'improvviso, sentì la stanchezza pesargli sulle palpebre.
Provò a resistere per guardare ancora quella sagoma sconosciuta ma gli occhi si chiusero lentamente come un sipario d'un vecchio teatro.
Lo spettacolo era finito.

Claude era seduto sulla poltrona davanti alla televisione lasciata accesa da Monsieur Antoine la sera del giorno prima. Il giovane attendeva e nel frattempo guardava quelle immagini scorrergli mute. Non erano cambiate rispetto a quelle viste dall'anziano signore: gli esseri umani continuavano ad uccidersi.
- Posso entrare? La porta è aperta! -
Era la voce di Maria, la signora spagnola.
Claude s'alzò e le andò incontro.
- Buongiorno Maria. -
- Buongiorno Claude ... tutto bene? -
- Monsieur Antoine se n'è andato stanotte ... l'ho trovato morto sul suo letto. Ho appena chiamato l'ambulanza. Dovrebbero arrivare a momenti, li stavo aspettando. -
- Oh mio Dio! Povero Monsieur Antoine! ... ieri aveva l'aria così stanca ma ha trovato la forza anche per prendermi in giro! - gli occhi della donna erano colmi di lacrime.
Claude non le lasciò il tempo di piangere.
- Venga con me, le voglio mostrare qualcosa. -
Il giovane la precedette ed entrambe entrarono nella stanza.
Monsieur Antoine era steso su un fianco e dava la schiena alla porta. Era ancora vestito ma le scarpe erano posate ordinatamente in un angolo della stanza.
Claude prese una mano della donna quasi per confortarla e facendo il giro del letto la condusse di fronte al cadavere. Il volto dell'uomo era composto, sereno. Pareva che dormisse.
- Non ho mai visto una cosa del genere! Normalmente l'espressione del viso si rilassa o può assumere quasi espressioni grottesche ... ma qui siamo di fronte ad una trasformazione vera e propria! - le fece notare il giovane infermiere.
- Dio santo! ... è vero, sembra quasi un'altra persona ... è ancora più bello di quanto lo fosse prima della malattia ... sembra, sembra ... un attore di Hollywood ... ah, ecco sembra Paul Newman! -
- Paul Newman? Chi è? -
Lontano ... il lamento di una sirena.



 P.S.: La fotografia che appare su questo post è stata concessa da Mariachiara Persegani. Ci si aiuta l'un l'altro in famiglia!