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giovedì 22 gennaio 2015

Maria



Il cielo era d'un azzurro talmente luminoso che faceva male agli occhi.
Alzandosi sulle punte dei piedi Rocco poteva vedere, oltre le sbarre, il blu del mare così intenso da sembrare una distesa di topazi. Alcune volte, quando voleva che i suoi pensieri volassero fuori, saliva sullo sgabello e si beava del colore smeraldo della acque marine che accarezzavano le rocce color ocra.
Era riuscito a tornare per vedere quello spettacolo a cui non aveva mai rinunciato e di cui aveva sentito la nostalgia già quando la carrozza sferragliando sui binari e facendo un'ampia curva se l'era portato via.
Viaggiò per cinque anni attraverso paesi sconosciuti sempre col suo moschetto, con l'uniforme grigioverde e con la voglia di tornare, di continuare a vivere, di uscire da quel caos di cui non capiva l'origine.
Prima che lo venissero a cercare aveva condotto una vita semplice: la terra, l'asino, la campagna ed, a poca distanza, il mare dall'umore cangiante. Alcune volte irascibile, ma per lo più pacifico e misterioso al contempo.
Abbassò lo sguardo sul suo tavolo di lavoro ed osservò la pila dei libri che doveva rilegare. Gli avevano detto che erano del figlio del farmacista. Erano testi scolastici del quarto ginnasio, sarebbero dovuti essere utilizzati anche gli anni a seguire.
La guerra era finita da quindici anni e lui aveva nel frattempo imparato a leggere.
Ogni tanto gli tornava in mente un altro spettacolo. 
No, quel ricordo non gli procurava angoscia, ma stupore ... lo stesso di quando, trascinando i piedi semi congelati, si chiedeva come potesse esistere in un posto come quello lì.


Si era persi nell'infinito, un infinito freddo senza riferimenti, senza speranza su quella lunga distesa bianca della steppa dove il cielo aveva lo stesso colore della terra ... .
Forse era il Limbo, il posto dove andavano i bambini morti che non erano stati battezzati. Così gli aveva detto il prete. Ma lui era stato battezzato ed inoltre non era più un bambino! 
I suoi compagni lo avevano abbandonato lasciandosi morire sfiniti dalla fatica e dalla disperazione, ben presto sarebbero stati anche loro inghiottiti dal bianco immacolato, spariti nel nulla.
Forse era una bella morte, ci si assopiva e poi lentamente tutto si fermava e si andava via.
Ma lui sapeva che c'era ancora di meglio da fare che morire in quel luogo senza riferimenti e che la vita meritava ancora d'essere vissuta, non fosse altro che per guardare ancora lo spettacolo fatto di topazi e di smeraldi. Eppoi, eppoi c'era ... Maria.
Quell'errare lo fece imbattere su un cumulo di neve, si appoggiò contro per proteggersi dal vento che cominciò a sollevarsi rabbioso quasi stizzito di vederlo ancora in vita.
Rocco ben presto s'accorse che quel bianco ammasso celava il rottame d'una camionetta forse mitragliata dal cielo ed abbandonata. L'abitacolo sembrava ancora intatto.
La salvezza ... sì, la salvezza.
Dentro v'era un russo ... forse un contadino come lui.
Il nemico l'assalì impaurito e deciso a rimanere padrone incontrastato di quel rifugio. Non aveva nessuna arma. Lottarono a mani nude, dovevano avere la stessa età.
Mentre si batteva in quello spazio angusto l'italiano pensò ai topazi ed agli smeraldi che avrebbe un giorno regalato a Maria.
Non fu mai in grado di capire da dove provenisse la forza ma alla fine il russo soccombette o forse si lasciò uccidere, sopraffatto dalla stanchezza. Almeno così sembrò a Rocco nel mentre che serrava le mani attorno al collo del suo coetaneo. Si guardavano negli occhi e prima che la vita si spegnesse lo sguardo del vinto assunse un'espressione di rassegnazione e di perdita d'interesse per il vivere.
Come era facile, alla fine, uccidere un uomo!
Lo spogliò e ne prese i vestiti asciutti. Lo spinse fuori dall'abitacolo e lo vide giacere nudo, in mezzo alla neve. Pose lo sguardo pietoso sulla livida spoglia mentre i fiocchi, come bianche lacrime, la ricoprirono.
Trovò del pane raffermo nel tascapane del russo. Con avidità lo mangiò.
Fuori il vento all'improvviso si calmò pago della vittima che Rocco gli aveva fornito.
Dopo aver indossato i panni del russo, sotto la sua divisa di fante italiano, il giovane uscì dal suo rifugio e riprese il cammino per fuggire dal Limbo a cui non era destinato. 


Alzò ancora lo sguardo verso il cielo a scacchi, poi sospirando allungò la mano sulla pila di libri e ne prese uno. Era una grammatica di greco antico.
Da dentro ne uscì una fotografia consunta che fluttuando come una foglia d'autunno toccò il pavimento.
Rocco la raccolse. Era una foto ritagliata da una più grande ed incollata su un foglio. Sopra c'era ritratta un'adolescente seduta su una sedia, indossava il grembiule di una liceale. La posa era composta e sul viso della giovane si poteva distinguere una sfumatura di sorriso. Portava i capelli lunghi che intrecciati le cadevano ordinatamente sulle spalle, il grembiule nascondeva le tracce della trasformazione in donna. Era graziosa.
Quell'immagine doveva essere stata ritagliata da una foto di classe e il foglio su cui era incollata conteneva dei disegni quasi infantili ed una scritta: Maria, ti amerò per tutta la vita.
Era evidente che quella doveva essere la fidanzatina del figlio del farmacista, proprietario dei libri da rilegare.


La brezza risalì  dal mare portando con sé i suoi profumi acri di salsedine ed investì Maria e Rocco.
I due giovani inspirarono e si riempirono i polmoni di quell'odore che sembrava infondere forza e speranza.
Il giorno dopo il soldato sapeva che sarebbe partito, avrebbe lasciato quell'isola del Dodecanneso. Il suo reggimento sarebbe stato rimpiazzato da un altro che aveva combattuto in Africa. Il giovane non sapeva che lui ed i suoi compagni sarebbero ben presto partiti per essere decimati sul fronte orientale.
- I colori del mio cielo e del mio mare sono più belli di quelli di qui, della tua isola ...- diceva lui per stuzzicarla. 
- Ma smettila! Lo sanno tutti che i colori delle isole greche sono i più belli del Mediterraneo! - rispondeva lei piccata. 
- ... ma non saranno mai belli come quelli dei tuoi occhi! -
Lei rise e gli offrì le labbra.
Era una maestra della scuola locale e parlava abbastanza bene l'italiano, l'aveva imparato facendo per un paio d'anni la bambinaia d'un gerarca fascista a Roma. Stufa di tutte quelle divise nere aveva deciso di tornare nella sua isola, poco prima che la guerra scoppiasse.
Le truppe d'occupazione italiane l'utilizzavano come interprete per comunicare con la popolazione locale. Gli ufficiali le facevano la corte ma lei era una ribelle ed aveva deciso d'innamorarsi di quel soldato dai capelli ricci, dal portamento dinoccolato, un po' selvatico che tanto gli ricordava i suoi compatrioti. Si poteva sospettare che Rocco un po' greco lo foss'anche  perché il suo paesello era stato una colonia di Megara ... beh, qualche millennio prima ... ma perché eliminare questa ipotesi?
In più quel giovane dall'odore ferino era anche quasi analfabeta e lei adorava insegnare.
Un giorno lui le disse:
- Tornerò e ti porterò nel mio paese. Prenderò dal mare dei topazi e degli smeraldi e ti farò una corona. Tu sarai la mia regina, la regina d'un re contadino con un fazzoletto di terra e qualche bestia. Non so se ti piacerà! -
- No, tu non sei un contadino ... tu sei un poeta ... quando imparerai a scrivere comporrai poesie. -
- Sì, le più belle le dedicherò a te ... sarò il tuo poeta e tu ... -
- ... la tua musa ... -
- ... sì, la mia musa! ... cos'è la musa? Il muso della femmina? -
Risero ... certamente che risero e tutto sembrò  lontano e semplice non complicato. Non come quella guerra o come quella vita in cui ti dicono cosa fare, dove stare, chi uccidere, chi far vivere.
Loro erano vivi.
Quando il battello s'allontanò  per lasciare l'isola lui sul ponte guardò il porticciolo allontanarsi. Non riuscì a distinguere Maria sulla banchina. Annusò  l'aria, non sapeva più di salsedine ma di fumo, di catrame, di metallo. In poco meno di due anni lo avevano portato via due volte da ciò che amava di più.


Rimise a posto la foto fra i fogli del libro di greco.
In carcere, dopo che la condanna a trent'anni di reclusione, era divenuto un detenuto modello. Aveva imparato a scrivere ed a leggere. Il cappellano l'aveva preso a ben volere e lui aveva tratto vantaggio da ciò. 
Voleva diventare un poeta come gli aveva detto Maria.
Non era facile.
Le immagini gli arrivavano dentro, ma riuscirle ad esprimerle in versi era un'altra cosa!
- Devi, leggere di più. - gli aveva detto u prufissuri, un ergastolano che nella vita precedente era stato insegnante elementare. Aveva ricevuto la condanna per aver avvelenato la moglie e la suocera, rea di coprire le avventure extraconiugali della figlia. 
Rocco leggeva, ma non riusciva a comporre come avrebbe voluto.
Riuscì invece a farsi trasferire nel carcere del suo paese, un castello svevo trasformato in prigione alla fine del diciannovesimo secolo.
Da lì  riprese a vedere il mare tempestato di gioielli.


La stessa vecchia carrozza sferragliante che, percorrendo l'ampia curva ferrata, gli aveva sottratto la vista della distesa di gemme, lo aveva riportato al suo paese ed era vivo.
Ce l'aveva fatta.
Era trascorso qualche mese dal suo arrivo e lui guardava quella superficie di topazi e smeraldi, fra le mani teneva dei fogli d'una lettera. La calligrafia era femminile, rotonda ed aggraziata come quelle delle maestre delle elementari.
Gliel'avevano letta ... il prete l'aveva fatto. Lo stesso che s'era preso la briga di scrivere a Maria, su sollecitazione di Rocco, per avvertirla che presto il suo innamorato sarebbe andato a prenderla.
La missiva cominciava:
Caro Rocco, ho ricevuto la tua lettera e sono felice che tu sia vivo  ...
E così terminava:
... mi spiace, mi spiace proprio ma non posso. Ti auguro tanta felicità. Maria.
Il giovane aprì le dita e lasciò che i fogli volassero via in alto, nel cielo e non si curò d'osservare se tornavano nel Dodecanneso o se mollemente affondavano nel mare di topazi.
Abbandonò quello scoglio e tornò alla sua campagna e ad occuparsi dei suoi genitori. Tornato dalla guerra li aveva ritrovati vecchi e stanchi come se il tempo per loro fosse passato tre volte più veloce.


Lavorava come bracciante giornaliero ... la mattina si recava in piazza ed i caporali lo selezionavano e, dopo averlo caricato sul camion, lo portavano a travagliare nelle campagne di chi di bella terra fertile ne aveva tanta.
Certo, era un lavoro da poco ma lui non voleva andarsene più. Al nord c'era lavoro gli dicevano e molti dei suoi amici emigravano. Guadagnava quattro soldi, ma si poteva vivere. Lui non voleva più partire, non voleva più lasciare ciò che amava.
Il destino ... il destino ... ognuno ce l'ha ed in quello di Rocco qualcuno aveva scritto che doveva partire ... ancora una volta.
Lo vennero a prelevare un giorno tre carabinieri, arrivarono fin quasi dentro casa con la loro camionetta e se lo portarono via.
Qualcuno aveva rubato nella casa di campagna di uno dei signori che di bella terra fertile ne aveva tanta. Gl'invidiosi, forse uno fra coloro che i caporali non sceglievano ogni mattina, lo avevano denunciato. Nessuna prova ma solo degli indizi.
In galera i giorni non passavano mai ma presto s'abituò al ritmo carcerario.
Aveva iniziato ad imparare a scrivere ed a leggere.
Solamente il pensiero dei suoi genitori lasciati soli senza il suo apporto gli procurava angoscia.
Un giorno, nel suo stesso istituto di pena, don Peppe, un importante capo mafia, fu trovato ucciso nella sua cella. L'assassino gli aveva tagliato la gola.
La vita divenne un inferno dentro il carcere, tutte le agevolazioni per rendere la detenzione meno dura furono sospese.
- Stanno cercando l'assassino di don Peppe. - un giorno gli disse u prufissuri che gli faceva da fratello maggiore.
Rocco lo guardò per comprendere dove voleva andare a parare.
- Chi sta cercando? Gli sbirri? -
- No ... chi l'ha ucciso sta cercando l'assassino! -
- Ma che sta dicendo, profissuri? -
- Quello che ho detto! ... chi l'ha ammazzato cerca l'assassino ufficiale ... insomma quello che si piglia la colpa ... dicono che chi lo fa si prende un vitalizio per lui e per la sua famiglia! -
- Sì ... e si prende anche una coltellata in panza dai picciotti di don Peppe! -
- Ma che coltellata! ... quelli sono perdenti! Sono loro che devono stare attenti!... chi diventa l'assassino ufficiale sarà riconosciuto come uomo di rispetto ... insomma tu fai il favore e ricevi soldi ed onori! ... il vero colpevole potrà uscire senza problemi e presto da queste mura! -
- Perché, non si dichiara lei, prufissuri? -
- Perché, io uomo colto sono ... eppoi a chi andrebbero i soldi? Alla mia famiglia? Non c'è nessuno che mi viene a trovare. Si vergognano di me. -
Rocco non dormì tutta la notte.
Certo, sarebbe stata una buona opportunità! Qualcuno avrebbe provveduto ai suoi genitori. E lui?
Mah ... il carcere non gli dispiaceva ... in fin dei conti aveva di che vivere, poteva studiare, leggere e forse cominciare a scrivere delle poesie.
Le libertà?
Ma quale libertà? Ogni volta che voleva stare in un luogo, l'avevano portato via. Tanto valeva arrendersi ed assecondare il destino!
La vita fuori le mura?
Ah, quella! Era meglio viverla attraverso i libri, le letture gli davano la possibilità di conoscerla senza rischiare di pagare di prima persona gli effetti negativi. Poteva leggere "Dall'ovest niente di nuovo" senza partecipare ai massacri, senza strangolare nessuno. Oppure poteva farsi coinvolgere nella lettura di "Anna Karenina" senza provare la pena di vivere in diretta la sensazione di separazione dalla persona amata o ricevere una lettera d'addio. Insomma poteva benissimo esistere attraverso i personaggi dei libri, tenendosi lontano da sofferenze e patimenti.
Fuori cosa avrebbe fatto? Il bracciante agricolo ... e quando mai avrebbe avuto il tempo d'istruirsi?
Ma la vita era fatta anche di momenti felici non solo di sofferenze!
... sì, ma lui temeva più il dolore di quanto potesse agognare le gioie.
- Guardia! - gridò fuoriuscendo le braccia dalle sbarre della cella - Io ho ammazzato don Peppe ... l'infame! -
Coloro che avevano ricevuto il favore gli fecero avere il migliore avvocato di Palermo.
- Mi faccia avere il massimo. - disse il giovane non curandosi dello stupore del suo difensore.


Rocco salì, sullo sgabello per vedere meglio.
Era bello, quel mare ... quei colori, quelle pietre preziose. Tutto era iniziato da lì ... erano trascorsi poco meno di quindici anni da quando era stato condannato. L'avvocato, in effetti, era stato diligente ed aveva lasciato che gli dessero il massimo. I suoi genitori erano morti da qualche anno. Prima sua madre, poi suo padre. Aveano lasciato che li vedesse nella bara. Lo avevano accompagnato i carabinieri.
E Maria? Chissà che faceva? Forse era mamma.
Ancora non era stato capace di scrivere neanche un verso ... se fosse riuscito a scrivere la poesia che le aveva promesso, gliel'avrebbe mandata. O forse, no? No, forse avrebbe evitato ... se fosse stata sposata, com'era probabile, l'avrebbe messa in imbarazzo con suo marito.
Avrebbe tenuto la poesia per sé!
Ma avrebbe quanto meno dovuta scriverla questa benedetta poesia!
La brezza marina s'infilò fra le sbarre e l'accarezzò. Lui ne annusò l'odore portatore di forza e di speranza. La stessa fragranza che aveva riempito i polmoni di Maria e lui seduti sugli scogli!
Forse quella brezza aveva attraversato il Mediterraneo ed era giunta dritta dritta dall'isola del Dodecanneso.
Sentì salirgli per la gola una sorda disperazione che cercò d'arrestare.
Le lacrime gli sgorgarono dagli occhi finalmente libere. Avrebbero dovuto uscire ben prima quando la voce monotona ed inespressiva del prete lesse la lettera d'addio di Maria ma ... avevano atteso quindici anni.


Alfredo, il figlio del farmacista, accarezzava la copertina del libro da poco rilegato.
Dall'esterno sembrava nuovo ed il lavoro era stato eseguito con tanta accuratezza da farlo sembrare un'edizione pregiata.
Sul dorso e sul frontespizio campeggiava il titolo "Grammatica Greca" scritta con lettere dorate e un po' più sotto era stato stampigliato il nome dell'autore.
Alfredo accarezzò la superficie di cuoio e provò ad immaginare il carcerato che aveva lavorato su quel tomo. Se l'immaginò come Edmond Dantès ... il vestito a righe, la barba lunga ma lo sguardo fiero e risoluto. Gli sarebbe piaciuto sapere che a rilegare i suoi libri fosse stato il Conte di Montecristo.
A vederlo così  il greco antico è quasi una bella materia ma a studiarla!
Che fatica che aveva fatto in quarta ginnasio!
I suoi fratelli più grandi gli avevano detto che anche la quinta ginnasio sarebbe stato un anno duro ma una volta superatolo, sarebbe cominciata la bella vita al liceo!
Cominciò a sfogliare quelle pagine con sottile ma masochistico piacere. Avrebbero contribuito a farlo soffrire nell'anno scolastico dall'inizio imminente.
S'arrestò quando trovò finalmente la foto di Maria da tanto cercata.
Pensava d'averla persa, anzi temeva che potesse spuntare da qualche parte quasi per incanto cadendo nelle mani dei suoi fratelli o dei suoi compagni di classe! Come l'avrebbero preso in giro! Oh, che fortuna!
Certo, avrebbe rivisto Maria ... chissà, forse era ancora abbronzata come lui del resto. Col trascorrere del tempo la loro pelle sarebbe tornata bianca facendo dimenticare le giornate estive del dolce far niente. Chissà se in quinta ginnasio avrebbe avuto il coraggio di confessarle i suoi sentimenti?
Lesse la frase che aveva scritto qualche mese prima: Maria, ti amerò per tutta la vita.
Sorrise ma la sua espressione ritornò seria quando vide un'altra scritta. Non era la sua scrittura.
Oddio, Edmond Dantès doveva aver trovato quel foglio e doveva aver riso di lui!
Certamente era lui l'autore delle due parole aggiunte a margine della foto. Adesso anche lui era a conoscenza del suo amore per Maria! Poco male, il poveretto era dietro le sbarre e non poteva certamente venirlo a raccontare!
Alfredo per trovare il significato delle parole s'aiutò col dizionario. Sì, perché la scritta era in greco antico: αγαπασ βιον.
Il ragazzo tradusse e tornò a sorridere.
Ama la vita ... non c'è bisogno d'altre parole per scrivere una poesia.




domenica 11 gennaio 2015

Lei


Lui l'accompagnava alla porta ogni volta.
Lei schiacciava il pulsante ed insieme attendevano che la lucina rossa divenisse verde annunciando l'arrivo dell'ascensore.
Lui si chinava appoggiando le guance sulle sue e lei lo baciava.
Anche quel giorno seguirono quel rito.
- Vada dentro Monsieur Antoine, torni in casa che oggi fa freddo. Passo domani a trovarla. Quando vengono a farle la trasfusione. -
- Domani mattina, domani ... Maria se passa verso le dieci rischia d'incrociare Claude, l'infermiere che le piace tanto. - disse l'anziano alla donna che l'accudiva durante il giorno. La voce dell'uomo era calda e pacata e mal celava una nota d'ironia.
- Ah ... è troppo giovane per me ... e poi io sono sposata, Monsieur Antoine! -
- Lasci perdere suo marito ... Claude è talmente bello che suo marito capirà! -
- Ma Monsieur Antoine! Io sono andalusa mica francese! -
- Francesi, andalusi, italiani ... certe cose le fanno tutti! Alcuni le palesano, altri no ... forse noi latini del sud siamo più ipocriti. -
- Sì, forse ha ragione lei ... però adesso, se ne torni dentro. Ci mancherebbe che si prenda anche una bronchite! - disse la donna entrando dentro l'ascensore.
Maria l'osservò ancora con falsa aria gioconda mentre schiacciava il pulsante. Guardò quell'uomo smagrito dalla malattia che però si manteneva dritto e fiero, per nulla avvilito. Se lo ricordò come era qualche mese prima ... un bell'uomo nonostante l'età!
Le ante metalliche scorrendo sui corti binari nascosero il sorriso della donna. Con un fruscio l'ascensore scivolò via.
... e Monsieur Antoine si sentì solo, di nuovo.
Lentamente, quasi che non volesse entrare nel suo appartamento, oltrepassò l'uscio e lo chiuse con una mandata. Poi liberò la serratura dalle chiavi per dar modo a Claude d'entrare l'indomani mattina senza che lui dovesse abbandonare il letto.
L'anziano uomo era meticoloso, lo era sempre stato.
Si sedette davanti alla televisione e col telecomando l'accese.
Arrestò la sua ricerca su un canale che trasmetteva solo notiziari. Tolse l'audio e guardò solo le immagini.
Le persiane del piccolo soggiorno erano a metà chiuse ed il locale era immerso nella penombra. Le luci proiettate dal teleschermo avvolgevano d'aloni luminosi Monsieur Antoine.
Davanti a lui scorrevano le immagini di scene di guerre lontane, attentati vicini, le livide luci dei girofari ... tutto asettico, inodore, distante ma reale.
Lui ormai aveva smesso d'analizzare, di voler comprendere perché l'uomo non smetteva mai d'uccidere e di far soffrire altri esseri. Da dove veniva quel bisogno?
Monsieur Antoine era nato nel 1940.
- Sono nato e c'era la guerra. - pensò - Me ne vado e c'è ancora ... adesso è più subdola. Si mostra ad intermittenza. I media ne danno notizia per qualche giorno, poi cambiano soggetto e ne trovano qualcuno che possa riattivare l'interesse ... della guerra e di tutti i mali del mondo ci si fa l'abitudine. Alla fine ci ho convissuto in tutta la mia vita ed ho fatto finta che non ci fosse. -
La sua mente si svuotò dei pensieri e l'uomo rimase davanti a quelle immagini per quasi un'ora ... lui era ormai lontano.
Fuori, la pallida luce solare cominciò ad attenuarsi. Ben presto si sarebbe spenta rimpiazzata da quella diffusa dagli alti lampioni.
L'anziano, lasciò la poltrona. S'osservò sul lungo specchio dell'ingresso. Guardò il fantasma ... quella figura smagrita, asciugata dalla malattia.
No, non era lui, era un'altra persona, un altro essere!
Lui era già andato via quando la malattia era arrivata all'improvviso, subdola e non annunciata da nessun sintomo.
Sì, l'Antoine che voleva essere se n'era già andato perché ormai non c'era più speranza, non c'era l'illusione d'incontrare la lei, quella per cui aveva tanto atteso ... sì, aveva atteso una vita!
Attraversò il corridoio lasciando che le fluorescenze della televisione, che mostrava il mondo in procinto di massacrarsi, si disperdessero nel buio dell'appartamento.
Raggiunse la sua camera.
Sollevò la tapparella in modo che la vivida luce del lampione entrasse sempre più prepotentemente mentre quella diffusa dal tramonto si spegneva.
S'abbandonò sopra il letto senza svestirsi ma dopo essersi levato le scarpe.
Monsieur Antoine odiava le pantofole!
Guardò la sua stanza illuminata dalle luci della strada. Sorrise osservando la struttura metallica che attorniava il letto fungendo da baldacchino. Era stata una pretesa dalla sua ultima compagna. Il ricordo d'una breve storia di qualche mese finita quasi dieci anni prima. Poi, basta ... aveva sospeso le ricerche. Se lei lo desiderava sarebbe arrivata, inutile cercarla in relazioni che alla fine producevano solo dolore, sofferenza.
Aveva sempre pensato che non era abbastanza bello per lei ed aveva cercato d'esserlo, di darsi un modello. Qualcuno che gli fosse di riferimento ... alla fine l'aveva trovato. Era un attore di Hollywood popolare negli anni sessanta e settanta.
Era un uomo molto bello, dalla bellezza quasi perfetta, irraggiungibile.
Ma era la sua aspirazione, il suo limite tendente all'infinito!
Lei, così eccezionale e così unica, poteva essere affiancata solo da un essere speciale.
Spesso, Monsieur Antoine, s'era chiesto come donne belle potessero accompagnarsi ad uomini volgari ... intollerabile! E che diamine! Almeno per una questione d'estetismo! E come inserire in un paesaggio di Turner uno scarabocchio!
Sì, lui era uno esteta ... un po' perfezionista.
Aveva cercato di fare tutto nella vita provando a dare il meglio, non per misurarsi con gli altri ma con se stesso. Sapeva che quando l'avrebbe incontrata avrebbe dovuto offrirsi e darsi perché lei potesse essere fiera di lui e non voler più nessun altro.
Voleva il suo amore incondizionato.
In attesa dell'incontro aveva fatto di tutto per meglio riuscire in tutte le imprese in cui s'era cimentato ed i suoi risultati erano i migliori che avrebbe mai potuto ottenere nei limiti delle sue possibilità.
Aveva investito tutta la sua vita per quell'incontro e non è che fosse rimasto in attesa!
Anzi, s'era ben dato daffare ed aveva moltiplicato le occasioni per cercare lei nelle sue molteplici fidanzate.
Guardò la vivida luce del lampione proiettata contro la parete opposta alla finestra.
La sua vita stava terminando ed era solo ... mestamente pensò che tanto s'era speso per raggiungere una chimera. Sospirò.
Gli sembrò che le ombre della sera s'agitassero in quella stanza come se un vento, proveniente da un'altra dimensione, le scuotesse ... le sagome femminili delle sue donne, tutte quelle che aveva stretto fra le braccia, di cui aveva respirato l'odore e baciato le labbra, ascoltato i gemiti.
Sentì le lacrime salirgli agli occhi e lentamente tracimare scendendo giù dal viso. Nel silenzio della stanza percepì il soffocato rumore delle stille staccarsi dalle guance e morire contro il cuscino.
- Scusatemi ... scusatemi tutte forse vi ho illuse, vi ho fatto soffrire, non volevo farvi del male. Ho cercato di amarvi, ma non ce l'ho fatta ero incapace perché voi non eravate lei! -
Singhiozzò e poi passandosi il braccio sul viso l'asciugò di quelle gocce di dolore profondo, indefinito.
Fece vagare lo sguardo ancora nella stanza fino a quando incontrò l'asta di sostegno dei flaconi della flebo. L'indomani mattina Claude per fargli la trasfusione avrebbe agganciato la bottiglietta col liquido trasparente che conteneva della morfina. Monsieur Antoine lo sapeva.
Si girò su un fianco.
Vide sulla parete un'ombra femminile ... non gli sembrava di conoscerla.
Sorrise, forse era lei?
Anche lei fra quelle ombre!
Sarebbe stato l'ultima ironia della sorte ... era arrivata proprio adesso che la malattia l'aveva devastato! No, per carità, non poteva mostrarsi a lei così! Non in quello stato! ... che pensieri!
Monsieur Antoine, all'improvviso, sentì la stanchezza pesargli sulle palpebre.
Provò a resistere per guardare ancora quella sagoma sconosciuta ma gli occhi si chiusero lentamente come un sipario d'un vecchio teatro.
Lo spettacolo era finito.

Claude era seduto sulla poltrona davanti alla televisione lasciata accesa da Monsieur Antoine la sera del giorno prima. Il giovane attendeva e nel frattempo guardava quelle immagini scorrergli mute. Non erano cambiate rispetto a quelle viste dall'anziano signore: gli esseri umani continuavano ad uccidersi.
- Posso entrare? La porta è aperta! -
Era la voce di Maria, la signora spagnola.
Claude s'alzò e le andò incontro.
- Buongiorno Maria. -
- Buongiorno Claude ... tutto bene? -
- Monsieur Antoine se n'è andato stanotte ... l'ho trovato morto sul suo letto. Ho appena chiamato l'ambulanza. Dovrebbero arrivare a momenti, li stavo aspettando. -
- Oh mio Dio! Povero Monsieur Antoine! ... ieri aveva l'aria così stanca ma ha trovato la forza anche per prendermi in giro! - gli occhi della donna erano colmi di lacrime.
Claude non le lasciò il tempo di piangere.
- Venga con me, le voglio mostrare qualcosa. -
Il giovane la precedette ed entrambe entrarono nella stanza.
Monsieur Antoine era steso su un fianco e dava la schiena alla porta. Era ancora vestito ma le scarpe erano posate ordinatamente in un angolo della stanza.
Claude prese una mano della donna quasi per confortarla e facendo il giro del letto la condusse di fronte al cadavere. Il volto dell'uomo era composto, sereno. Pareva che dormisse.
- Non ho mai visto una cosa del genere! Normalmente l'espressione del viso si rilassa o può assumere quasi espressioni grottesche ... ma qui siamo di fronte ad una trasformazione vera e propria! - le fece notare il giovane infermiere.
- Dio santo! ... è vero, sembra quasi un'altra persona ... è ancora più bello di quanto lo fosse prima della malattia ... sembra, sembra ... un attore di Hollywood ... ah, ecco sembra Paul Newman! -
- Paul Newman? Chi è? -
Lontano ... il lamento di una sirena.



 P.S.: La fotografia che appare su questo post è stata concessa da Mariachiara Persegani. Ci si aiuta l'un l'altro in famiglia!