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lunedì 22 dicembre 2014

Un altro decollo da rue de Nanterre



... e Gina vola. Vola nella notte su Parigi appesa a duecentocinquanta gabbiani.

L'italiano l'aveva convinta ed aveva piano piano corroso la sua diffidenza. 
Quando sull'ampia terrazza dell'immobile di rue de Nanterre trovò tutti quelli uccelli ad attenderla, le sembrò di sognare e di trovarsi dentro un film di Hitchcock.
Era surreale essere su quella terrazza ed era straordinario vivere quella esperienza incredibile.
L'italiano le abbottonò l'imbragatura collegata con i fili a ciascun gabbiano.
- Quando vuoi cambiare direzione dillo a Biagio, ti ricordi l'abbiamo conosciuto insieme sulle scogliere di Etretat? C'è un altro gabbiano che parla italiano, si chiama Pasquale e viene da Procida ma quello si lamenta e basta. -
Quando si sollevò vide allontanarsi il pavimento della terrazza e l'italiano farsi sempre più piccolo. Le mancò quasi il respiro. Non aveva il coraggio di guardarsi attorno e cominciò a farlo quando lo stormo fece un largo giro intorno alla Mairie.
- Dove andiamo? - le chiese Biagio.
- Portami sopra Parigi. -
- Giro turistico? -
- Giro turistico. - gridò Gina che avendo vinto la costernazione ormai era in preda ad una irrefrenabile eccitazione.
- Bau, bau. - abbaiò il cavalier King Charles Wilson che attraverso i vetri di una delle case di rue de Nanterre vide quello spettacolo volante.
- Ma che ha? - esclamò la sua padrona destata nel pieno della notte.
- Vai a cuccia Wilson! - gli ordinò gridando dalla stanza da letto il suo padrone - Sta diventando nevrastenico, bisognerà farlo accoppiare. - commentò poi.
- Sesso, sesso, sesso ... da quando Freud ve l'ha raccontata voi umani spiegate tutto col sesso. Anche voi abbaiereste se vedeste tutti quei gabbiani trascinare in aria una donna! - pensò Wilson che brontolando ma ubbidiente, dopo aver fatto due giri su se stesso, s'accucciò sul suo giaciglio.
S'addormentò rilasciando un leggero guaito e sognando, ben presto, di volare anche lui con i gabbiani.

- Hai freddo? - le chiede Biagio.
- No, va bene così ... mi sono ben coperta ... solo un po' di aria gelida sulla faccia. -
- Muovi le gambe, come se andassi in bicicletta.  Così fai circolare il sangue. -
Gina comincia a pedalare nel vuoto.
- E se incontrassimo Babbo Natale? - domanda poi divertita.
- Perché dovremmo incontrarlo? - chiede Pasquale, il gabbiano campano.
- Beh, siamo a ridosso delle feste e Babbo Natale vola su un carro trainato dalle renne! -
- Le renne non volano! -
- Ma quando mai hai visto tu delle renne a Procida, te? ...che ne sai delle renne? Ma pensa te? - interviene Biagio.
- Ohè ... ma che tieni? Mica stavo parlando con te! Ma che stai girato male? -
- Dai su, vola ... tasi e vola! ... che poi ti manca il fiato! -
Gina li ascolta appena, i suoi pensieri volano con lei e la portano ben lontano, non sopra a Parigi, ma nei pressi del vulcano Etna, a Misterbianco dove la sua vita è cominciata.
Gina, la transessuale, si ricorda quando era un ragazzino.

- Luigi è na' fimminedda! Luigi è na' fimminnedda! - gli gridavano i suoi coetanei maschi.
Un giorno lo circondarono e cominciarono a girargli attorno come facevano gl'indiani nei film. L'avevano spiato e l'avevano sorpreso calzare le scarpe con i tacchi di sua madre.
Luigi li guardava fissi negli occhi uno ad uno. Cosa s'aspettavano che abbassasse lo sguardo o che piangesse proprio come una fimminedda?
I suoi assalitori mal sopportarono quella sfida e Itano, il più grande di tutti che già aveva sparato con la pistola di suo fratello maggiore, propose:
- Portiamolo nella casa sdirrubata e viremo se vergine è.-
Lo immobilizzarono e lo trascinarono via nella casa diroccata. Luigi lasciava che facessero, nei suoi occhi non c'era paura o vergogna ma semplicemente il niente.
Sembravano solo una numerosa banda di monelli che giocava nelle polverose strade di Misterbianco in mezzo a case senza intonaco e cassonetti stracolmi di maleodorante immondizia che il caldo di quel giugno inoltrato ne accelerava la putrefazione.
Lo spogliarono e lo violentarono col manico di una scopa e lui lasciò che facessero forzandosi di non piangere malgrado il dolore. Si fermarono solo quando lo videro sanguinare.
- Ora non sei più vergine, la bottana puoi fare. - disse Itano.
Luigi ebbe un emorragia e dovette essere ricoverato ma quando fu interrogato dal poliziotto la vergogna gli suggerì una menzogna e  disse d'essersi fatto male cascando su una pietra.
Ritornato a casa non uscì per settimane neanche quando sua madre gli chiedeva d'andare a comprare il pane. Disegnava, tracciava linee su linee e sui fogli apparivano case sempre più belle, sempre più fantasiose.
Un giorno sua madre insistette più del solito perché uscisse a comprare il pane e lui varcò l'uscio di casa facendosi accompagnare dalla sorellina come se quella bambina che teneva per mano potesse proteggerlo.
Appena girato l'angolo, davanti a lui si parò Itano.
- Allora bottana che fai? Sparisti ... che fai non travagli? Luigi ... anzì no Luigina, Luigina la bottana. Per gli amici Gina. - rise per la sua facezia.
Luigi lo guardò fisso, inespressivo. Strinse solo un po' di più la mano di sua sorella.
- La viri chista? - Itano alzò leggermente il bordo della sua maglietta abbastanza per mostrare il calcio di una pistola - Io sparo a tutti nella tua famiglia e comincio con la picciridda - disse indicando la bambina che con la mano libera si schermava gli occhi feriti dai raggi del sole.
- Ma che vuoi? Lasciami in pace! - Luigi era terrorizzato ma si sforzava per non darlo a vedere.
- Che cosa voglio? Che tu travagli pi mia come bottana. Ho già dei clienti ... stasera t'aspetto alla casa sdirrubata ... vieni, sennò ammazzo ta soro! Fatti bella, Gina la bottana! -
E Luigi quella sera andò.
Quando tutto fu finito, Itano gli disse:
- Tieni, cinquemila lire: mille per cliente! Accattati la ciungamme! - rise l'aguzzino sprezzante.
No, Luigi non comprò la chewing gum ma nascose i soldi e continuò a farlo finché prese il diploma di geometra. Quello stesso anno Itano morì ammazzato nella zona del porto a Catania, aveva voluto allargare il giro senza chiedere permesso.
Luigi si pagò un biglietto ferroviario ed il treno si fermò a Parigi, lì cominciò a studiare architettura.

... e Gina vola, vola nei cieli di Parigi.
Ormai da tempo è divenuta la sua città.
Accarezza la metropoli con lo sguardo e l'abbraccia perdonandole la durezza delle prove che ha dovuto sostenere. Per Gina, Parigi è come una bella donna ingioiellata di luci nella notte, algida e severa ma che sa essere anche accogliente in maniera discreta, forse troppo.
In essa ha lottato e s'è riscattata continuando a fare il lavoro per tanto tempo praticato sulle pendici dell'Etna. Col vecchio mestiere s'era pagata gli studi fino a quando ricevette il titolo di architetto.
Era la più bella, Gina la sicilienne la chiamavano al Bois de Boulogne.
Eccolo lì lontano, il Bois de Boulogne, racchiuso fra le luci della periferia ed il lento scorrere della Senna, come un inguine femminile pieno di mistero e di sensualità.
Sì, Gina, vola ... e sorridi a Parigi!
Certo, lei ricorda tutto anche quando decise d'uscire dal bozzolo e il corpo di crisalide maschile si trasformò in quello d'una farfalla, una vera farfalla donna che cominciò a volare dopo un anno di sofferenze.
- Allora, Gina? Ti piace il giro turistico? - le chiede Biagio.
- Certo che mi piace! Mi piace tutto ... e mi piacete anche voi, cari gabbiani! ... v'assicuro che vi farò fare una scorpacciata di cibo così che non vi potrete più alzare in volo! -
Tutta quella popolazione cosmopolita di volatili rispose in gabbianese. I gabbiani infatti conoscono il significato della parola "cibo" in tutte le lingue del mondo anche se provengono da paesi differenti.
- Ohè guagliò e statevi citti, zitti ... non sia mai che, con tutto questo casino, qualcuno da sotto ci senta! - dice Pasquale cercando di calmare gli animi.
Gina ride felice ... ha un'altra ragione per farlo: quel giorno stesso ha ricevuto dal notaio l'atto d'acquisto della casa sdirrubata di Misterbianco.
Sì, la restaurerà e la farà maestosa come un tempio del dolore ormai lenito ma non ancora dimenticato.
Ma al contempo sarà bella, la più bella casa di Misterbianco.