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venerdì 12 dicembre 2014

... come eravamo?


Mi scuso con chi ama solo i miei racconti, ma ogni tanto ho bisogno di scrivere quello che penso ... ed oggi ho proprio voglia di lasciar libero l'italopensiero!

Tesi

Se vogliamo uscire dall'impasse economica sociale in cui siamo bisogna ritornare al modello italiano, quello che ci ha fatto rinascere nel dopo guerra quando l'industria di Stato ha trainato la crescita.

Premesse Storiche

Circa vent'anni fa distrussero l'industria di Stato in nome del liberismo nell'illusione che, prendendone l'eredità, sarebbe stato rimpiazzato da grandi gruppi privati che avrebbero promosso la crescita e favorito la ricerca. Ma gl'italiani non sono animato dallo spirito del capitalismo protestante, siamo cattolici. La maggior parte degli imprenditori italiani puntano all'arricchimento veloce, per investire su se stessi e sulla loro famiglia.
Perché siamo così ? Individualismo? Forse sì, ma io cerco di spiegarlo frugando nella nostra storia e nell' osservazione della morfologia geo-politica del bel Paese per più d'un millennio e mezzo.
Nei secoli l'Italia è stata frantumata in staterelli, la cui esistenza era favorita dalla Chiesa che mal vedeva un potere temporale tanto forte da poterla opprimere. Abbiamo avuto molti principi (con buona gloria di Machiavelli e Castiglione) con magnifiche regie e palazzi che hanno favorito l'arte e la cultura per abbellire le loro dimore ma nessuno ha veramente investito per rendere il suo dominio cosi potente da permettergli una politica espansiva necessaria per creare un grande stato. Si è dovuto aspettare la seconda metà del secolo diciannovesimo perché una casata decidesse, spinta da una classe borghese che voleva emulare quelle del nord Europa, di rendere lo stivale un solo paese.
Ma questo non è bastato per creare una vera classe imprenditoriale forte, anzi, per essere più precisi, una mentalità imprenditoriale capace di produrre gruppi industriali. Nella nostra storia recente (ultimi cento trent'anni, per intenderci) abbiamo annoverato tanti speculatori ma pochi industriali! Certo, abbiamo avuto degli esempi illustri soprattutto nel mondo della moda ma non sufficientemente imprenditori per divenire "capitani d'industria" su scala internazionale. Negli anni ottanta del ventesimo secolo ci sono stati degli imprenditori che hanno provato ad ingrandirsi e ad uscire dai confini nazionali (De Benedetti, Ferruzzi/Gardini e lo stesso Berlusconi. Li definirei comunque speculatori piuttosto che capitalisti industriali!) ma sono stati tutti ricacciati oltre le Alpi dopo esser stati ignominiosamente bastonati. Il caso Fiat è una storia a sé stante: l'evoluzione del gruppo non ci sarebbe stata se dietro non ci fosse stata l'Italia intera a sostenerlo ed a foraggiarlo fin dai suoi esordi e quindi se non fosse stato sostenuto dallo Stato (qualcuno si ricorda lo sforzo bellico della prima guerra mondiale, le casse integrazioni senza fine ed i finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno?).

Teorema

Insomma grosse multinazionali non siamo mai riusciti a crearle e se non ci fossero state società come l'ENI, l'IRI, la SIP, l'ENEL ... noi saremmo ancora al palo e, non avendo neanche le realizzazioni strutturali (autostrade, linee telefoniche, linee elettriche) eseguite nel secondo dopoguerra, saremo ancora a raccontarci che small is beautiful!
Forse parto da lontano ma tutto questo parlare e girare intorno al problema del rilancio dell'economia e della crescita comincia a saturarmi.
L'Italia è una nazione di sessanta milioni d'abitanti, tutti geniali e simpatici ma con la genialità e la simpatia non si mangia.
Anche altri paesi hanno le loro qualità e s'identificano con peculiarità che li rendono unici e rimarcabili. Ma di chi sto parlando? Della Germania (81 milioni d'abitanti), della Francia (66 milioni), della Gran Bretagna (60 milioni), della Spagna (47 milioni) ... e tutti gli altri. Ogni paese lavora per uscire da quella che viene chiamata crisi  (ma noi sappiamo benissimo che non si tratta d'una crisi ma d'un cambiamento strutturale dell'economia mondiale).
Domanda: ogni paese preso a se stante potrà venirne fuori? O meglio: la Germania potrà farcela contro un mercato mondiale composto da sette miliardi (meno ottanta) d'abitanti di cui buona parte appartengono ai paesi emergenti caratterizzati da un'economia che diventa sempre più organizzata e sufficientemente ricca per sostenere il proprio sviluppo? La stessa domanda è lecito porla all'Italia, alla Francia, all'Inghilterra, alla Spagna ed a tutti gli altri. No, ogni singolo paese non può farcela ed i governanti lo sanno bene, ma per convenienza politica non lo confessano. Per venirne fuori i paesi europei hanno solo una soluzione: divenire un tutt'uno eliminando ogni separazione sostanziale. La strada è la condivisione, il superamento degli egoismi e l'accantonamento di ogni sentimento di voler prevalere sugli altri.
Purtroppo si tratta d'un processo lungo che, osservando le dispute fra nazioni, sembra quasi un'utopia. Forse bisognerà che si tocchi il fondo del pozzo per arrivare ad una presa di coscienza?
Forse, non so ... ma il cambiamento di direzione non è certamente per domani.
Quindi, poiché non possiamo aspettare che l'Europa si faccia veramente (quando cadranno i nazionalismi e si bruceranno le bandiere?), dobbiamo di nuovo ricreare il modello economico che s'è rivelato adatto alla ripresa e che ci ha consentito d'emergere in pochi anni dalle macerie della guerra. In poche parole bisogna riesumare un ente per la ricostruzione e non affidarsi a capitali stranieri che non svilupperanno mai la ricerca in Italia. Perché il punto è proprio questo: vogliamo riprenderci? Bene, finanziamo la ricerca e investiamo nelle infrastrutture che cominciano ad essere obsolete. Le piccole e medie imprese non possono permetterselo, non hanno i mezzi. Solo lo Stato può reperire le risorse finanziarie per sostenere la ripresa in un contesto mondiale aggressivo ed agguerrito.
Ma l'Europa non lo permetterà mai attraverso il trattato di Maastricht.
Che si fotta l'Europa! ... intendo quella di adesso inconcludente e che polemizza ancora sulla supremazia delle diverse politiche economiche nazionali.
Mentre il vecchio continente segue il suo lungo processo di presa di coscienza, noi non possiamo rimanere con le mani in mano.
Per crescere abbiamo bisogno d'aumentare l'indebitamento? Ebbene aumentiamolo.
L'Europa non fa niente per aiutarci veramente e c'impone solo uno sviluppo che prende ispirazione da quello tedesco. Ma noi siamo italiani ed il nostro capitalismo non ha la stessa struttura di quello francese o quello tedesco, siamo semplicemente diversi perché allora non seguire un sentiero di ripresa che ci è più congeniale? In ogni caso per l'Europa stessa è bene che l'Italia sia forte economicamente ... certo non dobbiamo creare dei carrozzoni che sono stati poi all'origine dello smantellamento dell'industria di Stato. Dobbiamo tenerli lontani soprattutto dalla politica e governarli da un istituto al disopra dei partiti (presidenza della Repubblica?). Il nostro modello del dopoguerra è quello che ci consentirà d'intraprendere la via più breve evitandoci di svenderci al primo offerente. E' certo che di quel modello dovremo tenere vivo il buono (spirito imprenditoriale e strategie industriali) e disfarci del cattivo (maneggio politico e clientelismo).
In Europa non si è voluto creare nessun sentimento di solidarietà ma si sono continuati a nutrire dei "distinguo" che continuano a farci sentire italiani, francesi, tedeschi, spagnoli ... fino a quando non si bruceranno le bandiere e ci si scorderà dei nostri nazionalismi niente di positivo potrà prospettarsi davanti a noi ... nel frattempo? Bene nel frattempo bisogna arrangiarci (siamo italiani, giusto? ... eh, eh!), fermando l'autolesionismo anche perché (diciamocelo!) teniamo famiglia e chi da mangiare alle creature? Angelina Merkel?
Quindi inutile inoltrarci su altri sentieri sconosciuti e lasciarci andare al depauperamento volontario per entrare a far parte di coloro che si sono immolati sull'altare del liberismo.
Bisogna solo essere pragmatici e non aggrapparci a scuole di pensiero economiche che sono sterili.
Noi abbiamo bravissimi imprenditori di aziende medio piccole che in quanto tali si battono in un mondo dove (alla faccia del liberismo!) valgono le regole dei più forti e di coloro che occupano larghe fette di mercato. Questi sparuti capitani di ventura (fra essi non annovero gli sparvieri, gli speculatori e gli sfruttatori che spesso si autoproclamano imprenditori) non hanno protezione. Non sostengo il becero protezionismo ma la creazione di strutture industriali (e non) forti e trainanti un'economia che non si riprenderà mai se non avviene niente che cambi velocità e dia sicurezza ad una nazione agognante.

Constatazione finale

Forse abbiamo ancora bisogno di uomini come Enrico Mattei, Raffaele Mattioli, Guidi Carli ed Ugo la Malfa, personaggi che durante la loro vita sono stati a lungo osteggiati ed accusati di dispotismo. Sarà, ma erano dei visionari senza i quali lo stivale non avrebbe ricucito le sue profonde ferite e provocato la sua (ri)nascita !
Una cosa è certa: da quando sono spariti dalla scena, l'Italia non è stata più come prima ed a cominciato a spegnersi.