Translate

lunedì 24 novembre 2014

Italo ed i due mondi


Il sogno si confonde con la realtà ed è in quei momenti che le sensazioni si mescolano e s'ingarbugliano. I due mondi quasi coincidono, si sovrappongono. Ti domandi: torno da dove sto venendo od approdo nella realtà?
Il più delle volte faccio la seconda scelta e decido d'uscire dal mondo onirico.
Ma oggi, oggi no!
Oggi faccio un passo indietro e ritorno nel sogno.
Eccomi di nuovo ... li trovo tutti lì ad aspettarmi!
- ... e se giocassimo al lotto? - mi chiede mio fratello.
- Perché no? ... sarebbe troppo bello se risolvessimo i nostri problemi finanziari giocando al lotto, ma io non ci credo! - rispondo.
- Papà, è una stupidata ... - mi dice mio figlio maggiore.
Non gli rispondo, so che ha ragione.
Mia madre è là ... se ne andata dal mondo reale ormai da cinque anni.
- Ah mamma! Ciao, sei qui ... mi sono ricordato di te il ventisei ottobre, sai? -
- Speriamo che le bombe caschino lontano! - mi dice.
- Mamma, le bombe le hai sentite quando eri piccola a Padova ... tutto è finito. Non ci sono più bombe. -
- Io, ho paura ... Italo ... ho avuto paura tutta la vita. Di tutto! -
- Adesso è finita, mamma, qui non devi avere paura di nessuno e di niente ... guarda siamo tutti qui attorno a te, come ti piaceva! -
- Sì, vedo ... che bello ... adesso vi preparo gli gnocchi. -
- Anche il flan di finocchi? - chiede mio fratello.
- Sì, certo. Te lo faccio. - e l'accarezza - Ma tu glielo dici ad Italo che non è bello vivere da soli? Mi diventa un misantropo! -
- Mamma, non è così facile ... non più. - cerco di dirle, ma lei non mi ascolta e continua a guardare mio fratello. 
Un ticchettio insistente proviene da fuori. Ci voltiamo tutti.
- Cos'è? - chiede un nipote ... certo, voi non potete saperlo ma io incontro anche i miei nipoti (figli dei miei figli) nel mondo del sogno.
- Boh!! - rispondono tutti.
- Vado a vedere. - m'avvio verso la porta.
L'apro e ... spalanco gli occhi.
Davanti appaiono le righe del tessuto del divano. Sono un po' sfuocate: sono presbite.
Distinguo invece chiaramente il suono insistente d'un ticchettio che si ripete più volte. Nel sogno non avremmo mai trovato l'origine di quel rumore perché proviene dal cosiddetto mondo reale. Scosto il plaid e stordito mi alzo.
Da fuori la luce degli ultimi raggi del pomeriggio inonda la stanza.
Le tre e mezza. Doveva essere una pennichella da week end e s'è trasformata in una dormita profonda.
Ancora il ticchettio ... qualcosa sbatte contro il vetro della portafinestra.
Mi avvicino e l'apro.
- Uhé, terrun ... sempre a dormire! - il mio amico, il gabbiano.
- Biagio, che ci fai qui? -
- Come che ci faccio qui? Dovevamo vederci, no? -
Con lui c'è un altro gabbiano, un po' più piccolo.
- Ti sei portato la gabbianella? - chiedo.
- Ma che gabbianella e gabbianella! Questo è Pasquale! Un terrun come ti ... viene da Napoli! -
- Ma che Napoli e Napoli, Guagliò! Io sono isolano, vengo da Procida. -
- Anche tu, immigrato? - chiedo.
- Eh certo, che sono immigrato! Che ci venivo a fare aquà? Aquà faci friddo! -
- Sei volato verso il Nord sempre per seguire una gabbianella? -
- Ma quale gabbianella? Io tenivo a' famme! Dalle nostre parti nun tenimmo più niente a mangià. N'to u Mediterraneo nun ci sta più pisci. Le discariche sono tutte inquinate con prodotti tossici ... quasi tutta la famiglia m'è morta a mangià tutte 'ste schifezze! Tengo un cugino a Marsiglia, l'ultima volta che l'avevo visto mi diceva che c'era tanto a mangià ... ed ho cominciato il viaggio ... e poi sono andato sempre più a Nord ... ed eccomi qua! -
- Capisco ... cosa fate fuori? Venite dentro, ma non salite sul divano, sennò alla mia "badante" Cristina chi la sente?   ... le vostre zampette non sono certo immacolate! Appollaiatevi sulla spalliera delle sedie. -
Una volta che i due miei ospiti sono dentro chiudo i battenti della portafinestra.
- Scusami, non sono pratico di volatili ... ho pensato che fossi una gabbianella perché ti ho visto più ... -
- Piccirillo? -
- Ecco, sì ... -
- Pasquale è piccinin perché è terrun ... siete tutti piccoli voi terrun! - interviene Biagio.
- Ma quale? ... chilla è a famme! ... la fame ... 'o voi capire o no? -
- Ma che fame e fame! Sempre a far le vittime voialter! -
- Basta litigare! ... italiani: stessa faccia, stessa razza! - ... è la prima cosa che mi salta in mente.
I due compari si guardano, Non so, ma sembra che si scambino uno sguardo d'intesa.
- ... e stessa panza! - dicono all'unisono ridendo.
- Ho capito ... - ed anche io sorrido.
- Mi avevi promesso che mi lasciavi un po' di cibo sul davanzale della cucina ... ma non ho trovato mai niente ultimamente ... mai fidarsi dei terrun! -
- Smettila Biagio! L'ho fatto apposta! Sennò quando ti vedevo? ... ho conservato ... un po' di cibarie in frigo. Prima però ho bisogno di parlarvi. -
- ... parlarci ... e di cosa? -
- Di un progetto ... forse un'idea un po' pazza! -
Pasquale guarda Biagio e sembra un po' allarmato. Col capino gli fa segno della portafinestra chiusa. Evidentemente pensa che in caso di pericolo non ha via di scampo.
- Ma di cosa hai paura? - gli  chiedo - Ho capito: ti apro i battenti ... tu non mi conosci. Ma Biagio, non gli hai detto che siamo amici? -
- Certo che gliel'ho detto ... gli ho detto anche che sei siciliano, terrun com lù, come lui ! -
- ... e propeto chistu ca' me fa paura! Nu' siciliano! -
- Ma che minchia! ... qua siamo tutti e tre immigrati, un po' di solidarietà ... e che diamine!! Italiani: stessa faccia, stessa razza. -
- ... e stessa panza! -
- Va bene, ho capito ... vi porto da mangiare ... però, dopo parliamo! -
- ... e come, no? - non mi sfugge l'occhiolino di Pasquale a Biagio.
Mentre  cerco i resti di cibo che ho messo da parte dentro il frigo per i miei due invitati , mi chiedo:
- Ma chi, ad Asnières, trascorre le proprie domeniche pomeriggio a parlare con i gabbiani? ... mah!  Forse ha ragione Cristina: mi devo trovare una compagnia femminile! Magari faccio contenta anche mia madre! -