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venerdì 28 novembre 2014

Al bistrot di Porte Maillot




- Lo so che non mi credete, ma ve lo dico lo stesso. -
I miei tre amici continuano a parlottare. Forse il tono della mia voce è troppo basso.
- Ho da dirvi qualcosa d'incredibile ... -
Ma loro continuano ad ignorarmi.
- Ti dico che nella caponata bisogna metterci anche del sedano ... - dice Gina.
- Sì,  forse a Misterbianco si mette il sedano, ma a Catania no ... - gli risponde Giovanni.
- Cos'è la caponata? Una specie di ratatouille? - chiede Michel.
Silenzio intorno alla tavola del piccolo bistrot di Porte Maillot.
Ne approfitto:
- Forse non mi crederete ma ... -
- Ratatouille? - domanda Giovanni
- Ratatouille? - gli fa eco Gina alzando il tono della voce.
Michel sentendosi aggredito si schiaccia contro la spalliera della sedia.
- Come fai a chiamare la caponata ratatouille? ... ma ti rendi conto? - osserva sdegnato Giovanni.
- Lascia perdere, Michel! - taglio corto io - Stanno facendo del nazismo culinario! Piuttosto statemi ad ascoltare! -
Finalmente l'attenzione è tutta per me, tiro un sospiro come se il coraggio si potesse inalare.
Mi guardano in silenzio. Finalmente rompo gl'indugi.
- ... l'altro ieri notte ho volato su Parigi. -
Silenzio. Restano immobili. Solo Giovanni muove gli occhi da un lato e dall'altro come per controllare se gli altri due astanti hanno delle reazioni.
- ... ho volato appeso ad uno stormo di gabbiani! -
Giovanni si schiarisce la gola.
- In questi casi, soprattutto in questi casi ... non bisogna contraddirlo, anzi ... - dice fra il serio ed il faceto - Bisogna dargli corda ... quanti erano i gabbiani, Italo? -
- Duecentocinquanta. Il capostormo era Biagio ... ti ricordi del gabbiano che ti ho presentato a Ètretat, Gina? La mattina presto sulla scogliera mentre tutti dormivano! -
- Ah, adesso le presenti i gabbiani e non mi dici niente! Bell'amico che sei! Lo sai che Gina ha un debole per i gabbiani! ... che fai? Vuoi rendermi cornuto? Montare una tresca con un gabbiano? - inutile, il mio amico è scatenato. Insomma mi sta prendendo, per usare un'espressione prosaica, per i fondelli!
- Ma cosa dici, Italo? Io sono rimasta a letto e mi sono svegliata assieme a Giovanni, in quel mattino! - ma mentre lo dice mi fa uno sguardo d'intesa.
- Ok, sono pazzo. Va bene? ... ed invece no! Minchia! Io ho volato con i gabbiani ... perché non volete credermi? -
- Beh, non è facile ... dovresti comprenderlo. - dice Michel.
- Lo so, è difficile anche per me raccontarvelo ... ho avuto un'idea pazza ... ma poi l'ho realizzata e ce l'ho fatta ... è stato bello, se sapeste! -
Giovanni mi guarda con l'aria preoccupata.
- Ecco che cosa succede a non avere una vita sessuale regolare ... mi sei diventato scemo! ... quante volte te l'ho detto? Perché non hai seguito il mio esempio? Essere libertino fa bene alla salute del corpo e della mente! Non pensi più a niente, ti pulisci il cervello e la prostata e soprattutto non mi diventi matto! Tutto quello scrivere ti trasporta in un mondo immaginario e tu finisci per credere che sia reale! -
Taccio perché non so cosa rispondere. Che discussione sterile ne nascerebbe se gli dessi corda? 
- Ma non lo vedi che ci sta prendendo in giro? Italo, noi lo conosciamo bene! - Michel prende le mie difese.
- Non sto prendendo in giro nessuno ... al contrario cerco d'essere trasparente ed onesto con tutti voi ... dovreste essere i miei migliori amici ... vi sto mettendo a parte d'una cosa straordinaria che magari sarebbe bello che viveste anche voi! -
Giovanni adesso si mostra conciliante.
- Italo, prova ad immaginare la tua reazione se ti dicessi che sono andato sulla Luna in groppa ad un asino! -
- Ti chiederei: come hai fatto? -
- Bene, ... gli ho messo un razzo nel culo ... eh eh eh! -
- E' certo che non ti crederei ... perché sarebbe impossibile da realizzare! -
- Ma chi te l'ha detto? Basta trovare un asino che ama la penetrazione rettale! -
- Sei surrealista! -
- Chi? Io? ... ah, questa è bella! -
- Io ... come arrivare a volare trasportato da duecentocinquanta gabbiani l'ho studiato e con dei semplici accorgimenti ci sono riuscito! Li ho imbracati e legati a me con un robusto filo da pesca!-
- Ammettiamo il caso che tu abbia trovato il modo per farlo ... come hai convinto duecentocinquanta gabbiani a farsi imbracare? -
- Ci ha pensato il mio amico Biagio, il gabbiano lombardo conosciuto a Ètretat ... e s'è fatto aiutare da Pasquale, un altro gabbiano di Procida! -
Giovanni si batte le mani sulle cosce esternando la sua frustrazione per una resa disperata.
- Ok ... m'arrendo ... questo è completamente partito, irrecuperabile! -
- Scusate, tutto questo vino bianco m'ha fatto un certo effetto. - dice Gina alzandosi alla ricerca del bagno.
Fra noi tre nessuno vuole più parlare. Michel cerca di ristabilire un'atmosfera più rilassata ritornando sulla discussione che avevo interrotto!
- Allora, spiegami Giovanni ... perché non posso dire che la caponata è una ratatouille? -
Io mi assento col pensiero e mi chiedo che diavolo ci faccio in quel bistrot.
Sento il cellulare vibrare dentro la tasca. Un messaggio.
<< Ci sentiamo al telefono più tardi>> ... è Gina.
... ... ... ...
- Traditrice ... perché, non hai detto che hai conosciuto Biagio anche te? -
- Perché non mi avrebbero creduto ... eppoi Giovanni sta diventando molto geloso di te! E' sospettoso a causa della nostra complicità. Figurati che un giorno m'ha pure detto che c'era una tresca fra noi due! Se t'avessi appoggiato m'avrebbe fatto una crisi di gelosia. Sta attraversando un periodo difficile. - 
Dal cellulare sento la voce di Gina sincera.
- Ah, Giovanni! Quel sacramento di Giovanni! ... ma tu mi credi? - 
- Certo che ti credo! Ma come hai fatto? ... incredibile, che esperienza! ... vorrei farla anche io! ... dai, racconta! -
Beh, non mi faccio certo pregare!


martedì 25 novembre 2014

Un evento strano in rue de Nanterre


L'italiano finalmente ce l'ha fatta! 
I duecentocinquanta sottili fili sopra di lui sono ben tesi. Ha usato quelli da pesca che possono reggere fino a cinquanta chili.
Ha un po' freddo, l'italiano, ma solo sul viso.
E' stato previdente e s'è ben coperto con abiti di stoffa sintetica, non troppo pesanti ma che tengono caldi. Non ha voluto aumentare il suo peso.
L'italiano non sa se ridere o piangere. Ha il cuore in gola per l'emozione. Ce l'ha fatta! Che idea pazza!
Delle lacrime gli rigano il volto, forse il vento, forse il freddo ... la prossima volta si metterà degli occhiali da sci.
- Bisogna essere visionari! - dice sempre ai suoi figli.
Ma a quel punto, poi? Chi gli avrebbe creduto?
Ne avrebbe parlato in giro? Non lo sa. A qualcuno, fra i più intimi ... forse.
Ma adesso è poco importante perdersi in questi pensieri perché bisogna gustare l'emozione.
Sotto di lui, le luci della città.
Ha scelto una notte senza luna e s'è vestito di nero. Pure la faccia s'è annerita con del lucido da scarpe acquistato ma monsieur Régis, il ciabattino. Quanti soldi aveva speso da lui! Ma bisogna dirlo ... e che diamine! L'artigiano aveva ben lavorato ed aveva confezionato magistralmente i piccoli corpetti di cuoio che gli aveva commissionato.
L'italiano è sospeso nel vuoto. Sì, sta volando. 
Sopra di lui il battito delle ali di duecentocinquanta gabbiani che silenziosi lo trascinano appeso sotto di loro.
Hanno tutti lo stomaco pieno perché l'uomo dall'idee strane, per convincerli ad infilare il corpetto con sotto attaccato il filo da pesca, aveva distribuito a tutti dei pezzi di carne. I gabbiani, che per natura sono diffidenti (ma come potrebbero non esserlo col genere umano?), avevano cominciato a dargli fiducia.
Per procurarsi tutto quel ben di Dio l'italiano aveva raccattato gli avanzi di tutte le macellerie e salumerie di Asnières ed era stato costretto a raccontare una bugia per giustificarsi. Aveva detto, infatti, che il cibo era destinato al suo famelico pastore tedesco. Ma tutti noi sappiamo che nessun cane vive con lui!
La notte precedente aveva portato tutto sulla gran terrazza dell'immobile dove abitava. Un posto sicuro, di difficile accesso. Non ci andava nessuno e lì aveva organizzato la sua pista di decollo.
Gli uccelli erano arrivati a stormi successivi ... tutti amici del suo gabbiano preferito. Ci aveva impiegato un bel po' ad equipaggiare i volatili. S'era aiutato con delle torce elettriche perché era notte fonda. Ma quello che l'aveva più impressionato era stato la disciplina di tutti quei uccelli! Qualcuno l'aveva addirittura aiutato col becco mentre gli allacciava il corpetto. Fantastico!
- Uhé, terrun ... t'è cuntent? Sei contento? - gli grida Biagio che fa da capostormo - Hai visto quanti amici ho? -
L'italiano alza la testa e sorride, troppo emozionato per dire la benché minima parola.
- Sto facendo lavorare anche quello scansafatiche di Pasquale, eh eh eh! -
- Guarda che ti sento! - dice l'inconfondibile voce del gabbiano di Procida confuso fra gli altri volatiti - Ma guarda 'sto polentone! ... proprio a Parigi dovevo venì pe fatigà! ... per lavorare! -
- Dove andiamo? - chiede Biagio.
L'italiano fa spallucce come per dire: fai tu!
- Ok, facciamo il giro per turisti ... Montmartre, l'Etoile, Place de la Concorde, Place Vendôme, il  LouvreLes Invalides e la Tour Eiffel! Ti va? ... la prossima volta cambiamo. -
Il gabbiano lombardo lancia un grido stridulo in gabbianese e tutti i suoi compagni fanno una mezza planata dirigendosi verso Montmartre.
L'italiano, appeso come un salame a duecentocinquanta fili assicurati ad un imbracatura per scalatore, si lascia trasportare ed apre le braccia come se fosse Cristo.
Sono le due e mezza di notte, difficile che lo possano vedere tutto vestito di nero. Eppoi a Parigi, a quell'ora, chi alza all'insù il naso in una notte senza luna?
Ed anche se lo vedono, chi se ne frega!
Neanche al barone di Münchhausen era riuscita una simile impresa!
Vola italiano, vola!
L'emozione d'essere su quella grande città lo sopraffà ... adesso sì, che piange senza ritegno.
Li sente gli altri esseri e sembra che, passando sopra di loro, le emozioni di tutti rimontino verso di lui. Non ha più la sensazione d'essere sospeso nell'aria ma di galleggiare su un mare di passioni e di sensazioni che si confondono e che perdono ogni connotato negativo e positivo, sono solo il prodotto dell'umanità ... dell'energia pura. Vorrebbe impregnarsi di tutto ciò, ma rischia quasi d'annegarci dentro.
E' sorpreso, l'italiano.
Non s'attendeva una reazione emotiva così forte, così annichilente. Quando aveva progettato quel volo pensava che, al di là dell'impresa straordinaria e quasi inenarrabile, si sarebbe goduto una vista magnifica, unica, impossibile d'avere anche in elicottero!
No, la sensazione che prova adesso è molto più forte. S'è trasformato in un collettore di sensazioni, un magnete su una città immensa. Si sente come un bambino goloso che, dopo averla lungamente agognata, alla fine si trova immerso nella marmellata.
- Più su ... più su! - grida allarmato.
- ... 'na parola! - gli risponde Pasquale - Qua ci fai proprio faticà! -
Biagio, sempre in gabbianese, ordina di guadagnare quota ... ed i gabbiani (forse per la maggior parte francesi) all'unisono incrementano i colpi d'ala.
- ... terrun, magna saun! Bella figura ci fai fare a noi italiani! - esclama stizzito il capostormo lombardo all'indirizzo del suo amico campano.
L'italiano sale e sembra che, in alto, quel mare d'emozioni sia più rarefatto. La sensazione di soffocamento s'attenua e l'animo torna tranquillo e sereno.
Certo, quel volo l'ha arricchito e sente che gli permetterà d'avere nuove ispirazioni e di continuare a fare quello che ama di più: raccontare storie. Storie degli altri, storie rubate.
Guarda in alto ora, l'italiano.
Osserva quei gabbiani che lo trasportano, ostinati nello sforzo ma determinati ad avanzare come se fossero non esseri, ma oggetti meccanici e silenziosi. Degli automi.
Le loro sagome, grazie al riverbero delle luci della città, si distinguono appena nella pece nera della notte. Con la testa reclinata all'indietro guarda su e fissa le loro ali. Sembrano i fogli dei suoi scritti che si perdono nel buio ... che salgono in aria sparendo per sempre con il loro contenuto ... solo parole ... parole presuntuose!
Proprio allora s'avvede che ha appena superato Place de la Concorde e, non lontano, il cupolone del Grand Palais s'avvicina sempre di più.
- Grazie Biagio ... grazie a tutti voi. - dice ai gabbiani. Ma loro non rispondono troppo impegnati in quell'impresa.
Adesso, basta ... basta pensare. Bisogna solo godere di questo volo meraviglioso.
Chissà quando ancora si ripeterà?

lunedì 24 novembre 2014

Italo ed i due mondi


Il sogno si confonde con la realtà ed è in quei momenti che le sensazioni si mescolano e s'ingarbugliano. I due mondi quasi coincidono, si sovrappongono. Ti domandi: torno da dove sto venendo od approdo nella realtà?
Il più delle volte faccio la seconda scelta e decido d'uscire dal mondo onirico.
Ma oggi, oggi no!
Oggi faccio un passo indietro e ritorno nel sogno.
Eccomi di nuovo ... li trovo tutti lì ad aspettarmi!
- ... e se giocassimo al lotto? - mi chiede mio fratello.
- Perché no? ... sarebbe troppo bello se risolvessimo i nostri problemi finanziari giocando al lotto, ma io non ci credo! - rispondo.
- Papà, è una stupidata ... - mi dice mio figlio maggiore.
Non gli rispondo, so che ha ragione.
Mia madre è là ... se ne andata dal mondo reale ormai da cinque anni.
- Ah mamma! Ciao, sei qui ... mi sono ricordato di te il ventisei ottobre, sai? -
- Speriamo che le bombe caschino lontano! - mi dice.
- Mamma, le bombe le hai sentite quando eri piccola a Padova ... tutto è finito. Non ci sono più bombe. -
- Io, ho paura ... Italo ... ho avuto paura tutta la vita. Di tutto! -
- Adesso è finita, mamma, qui non devi avere paura di nessuno e di niente ... guarda siamo tutti qui attorno a te, come ti piaceva! -
- Sì, vedo ... che bello ... adesso vi preparo gli gnocchi. -
- Anche il flan di finocchi? - chiede mio fratello.
- Sì, certo. Te lo faccio. - e l'accarezza - Ma tu glielo dici ad Italo che non è bello vivere da soli? Mi diventa un misantropo! -
- Mamma, non è così facile ... non più. - cerco di dirle, ma lei non mi ascolta e continua a guardare mio fratello. 
Un ticchettio insistente proviene da fuori. Ci voltiamo tutti.
- Cos'è? - chiede un nipote ... certo, voi non potete saperlo ma io incontro anche i miei nipoti (figli dei miei figli) nel mondo del sogno.
- Boh!! - rispondono tutti.
- Vado a vedere. - m'avvio verso la porta.
L'apro e ... spalanco gli occhi.
Davanti appaiono le righe del tessuto del divano. Sono un po' sfuocate: sono presbite.
Distinguo invece chiaramente il suono insistente d'un ticchettio che si ripete più volte. Nel sogno non avremmo mai trovato l'origine di quel rumore perché proviene dal cosiddetto mondo reale. Scosto il plaid e stordito mi alzo.
Da fuori la luce degli ultimi raggi del pomeriggio inonda la stanza.
Le tre e mezza. Doveva essere una pennichella da week end e s'è trasformata in una dormita profonda.
Ancora il ticchettio ... qualcosa sbatte contro il vetro della portafinestra.
Mi avvicino e l'apro.
- Uhé, terrun ... sempre a dormire! - il mio amico, il gabbiano.
- Biagio, che ci fai qui? -
- Come che ci faccio qui? Dovevamo vederci, no? -
Con lui c'è un altro gabbiano, un po' più piccolo.
- Ti sei portato la gabbianella? - chiedo.
- Ma che gabbianella e gabbianella! Questo è Pasquale! Un terrun come ti ... viene da Napoli! -
- Ma che Napoli e Napoli, Guagliò! Io sono isolano, vengo da Procida. -
- Anche tu, immigrato? - chiedo.
- Eh certo, che sono immigrato! Che ci venivo a fare aquà? Aquà faci friddo! -
- Sei volato verso il Nord sempre per seguire una gabbianella? -
- Ma quale gabbianella? Io tenivo a' famme! Dalle nostre parti nun tenimmo più niente a mangià. N'to u Mediterraneo nun ci sta più pisci. Le discariche sono tutte inquinate con prodotti tossici ... quasi tutta la famiglia m'è morta a mangià tutte 'ste schifezze! Tengo un cugino a Marsiglia, l'ultima volta che l'avevo visto mi diceva che c'era tanto a mangià ... ed ho cominciato il viaggio ... e poi sono andato sempre più a Nord ... ed eccomi qua! -
- Capisco ... cosa fate fuori? Venite dentro, ma non salite sul divano, sennò alla mia "badante" Cristina chi la sente?   ... le vostre zampette non sono certo immacolate! Appollaiatevi sulla spalliera delle sedie. -
Una volta che i due miei ospiti sono dentro chiudo i battenti della portafinestra.
- Scusami, non sono pratico di volatili ... ho pensato che fossi una gabbianella perché ti ho visto più ... -
- Piccirillo? -
- Ecco, sì ... -
- Pasquale è piccinin perché è terrun ... siete tutti piccoli voi terrun! - interviene Biagio.
- Ma quale? ... chilla è a famme! ... la fame ... 'o voi capire o no? -
- Ma che fame e fame! Sempre a far le vittime voialter! -
- Basta litigare! ... italiani: stessa faccia, stessa razza! - ... è la prima cosa che mi salta in mente.
I due compari si guardano, Non so, ma sembra che si scambino uno sguardo d'intesa.
- ... e stessa panza! - dicono all'unisono ridendo.
- Ho capito ... - ed anche io sorrido.
- Mi avevi promesso che mi lasciavi un po' di cibo sul davanzale della cucina ... ma non ho trovato mai niente ultimamente ... mai fidarsi dei terrun! -
- Smettila Biagio! L'ho fatto apposta! Sennò quando ti vedevo? ... ho conservato ... un po' di cibarie in frigo. Prima però ho bisogno di parlarvi. -
- ... parlarci ... e di cosa? -
- Di un progetto ... forse un'idea un po' pazza! -
Pasquale guarda Biagio e sembra un po' allarmato. Col capino gli fa segno della portafinestra chiusa. Evidentemente pensa che in caso di pericolo non ha via di scampo.
- Ma di cosa hai paura? - gli  chiedo - Ho capito: ti apro i battenti ... tu non mi conosci. Ma Biagio, non gli hai detto che siamo amici? -
- Certo che gliel'ho detto ... gli ho detto anche che sei siciliano, terrun com lù, come lui ! -
- ... e propeto chistu ca' me fa paura! Nu' siciliano! -
- Ma che minchia! ... qua siamo tutti e tre immigrati, un po' di solidarietà ... e che diamine!! Italiani: stessa faccia, stessa razza. -
- ... e stessa panza! -
- Va bene, ho capito ... vi porto da mangiare ... però, dopo parliamo! -
- ... e come, no? - non mi sfugge l'occhiolino di Pasquale a Biagio.
Mentre  cerco i resti di cibo che ho messo da parte dentro il frigo per i miei due invitati , mi chiedo:
- Ma chi, ad Asnières, trascorre le proprie domeniche pomeriggio a parlare con i gabbiani? ... mah!  Forse ha ragione Cristina: mi devo trovare una compagnia femminile! Magari faccio contenta anche mia madre! -

sabato 22 novembre 2014

Il Wilson di rue de Nanterre


Certo che una giornata di sole rende allegri tutti gli esseri viventi, anche gli umani!
Quando non piove gli odori si fanno più intensi ed è bello passeggiare. E' ancora più bello da quando Wilson ha abituato il suo padrone a non usare più quello stupido guinzaglio.
Si tratta d'un padrone ubbidiente, si ferma sempre quando lui deve urinare rispondendo ai messaggi lasciati dai suoi amici.
Prima li legge odorandoli, poi ci sovrappone il suo. 
C'è uno dei suoi amichetti con cui comunica da due anni e che ha un odore inconfondibile. Forse mangia sempre gli stessi croccantini. Non l'ha mai incontrato. Chissà, forse un giorno!
Chi è Wilson?
Ma un cane, no? Certamente l'avete indovinato! Ho solo lettori intelligenti, io!
Cosa c'è nei messaggi che Wilson scambia con i suoi consimili?
Onestamente non lo so! La mia ipotesi è che i messaggi sono del tipo:
<<Guarda che da queste parti ci abito anche io!>>
oppure
<<Oggi ho mangiato dei croccantini di pollo!>>
oppure
<<Sono una femmina e sono pronta ad avere una storia d'amore con te!>>
Quest'ultimo messaggio è il più stravolgente.
Una femmina, una femmina!
Ancora Wilson non ha mai provato ad accoppiarsi. Ogni tanto ci prova, così giusto per fare una goliardata, con la gamba della suo padrona. Soprattutto quando, una volta al mese, anche lei emana quell'odore ... così pungente!
- Su, smettila Wilson ... non sei un cagnolino, ma un maialino! -
Un maialino! Ma cosa dovrebbe fare un povero cane quando i suoi padroni, senza alcun ritegno e rispetto per la sua forzata castità, si esibiscono davanti a lui in fornicazioni con guaiti che farebbero invidia ad un branco di lupi?
Ma Wilson è un cane gentile, dimentica presto i comportamenti irriguardosi soprattutto quando la sua padrona lo spazzola per benino! Che piacere! ... fra i più raffinati! Pensandoci bene nessuna cagnolina è capace di spazzolarti! Forse, se ne può fare a meno del sesso, basta non pensarci troppo!
Eppoi certe volte è anche così complicato!
Mentre annusa un sedile di pietra nei pressi del municipio di Asnières, Wilson pensa ancora a quell'amore frustrato con Bea, l'alana che incontrò  un giorno quando lo portarono in campagna! 
Che scuffia! 
Era veramente innamorato! Sarà stata l'aria pura, il cinguettio degli uccellini, gli odori dell'erba, gli effluvi del letame ma ... mai ha conosciuto un amore così  intenso! Una vera passione per una cagnolona alta più di lui d'almeno ottanta centimetri!
Dopo quell'incontro capì che la cagna della sua vita doveva essere alta e grande!
Un giorno, per realizzare il suo sogno d'amore, salì pure su un muretto mentre il suo amore le dava il tergo. Ma lei si muoveva in continuazione e lo colpì con la coda facendolo cadere malamente. Rimase ai piedi del muretto un po' tramortito ... giusto qualche secondo e fra i ciuffi d'erba la vide allontanarsi. Quando si riprese cominciò a cercarla e, seguendo l'odore, la trovò in una radura  mentre si congiungeva con un grosso cane pastore, sporco e puzzolente! Un vero bifolco!
Certo, bisogna specificarlo: Wilson ha delle discendenze d'alto lignaggio in quanto è un Cavalier King Charles Spaniel, mica uno qualunque! Suo padre e suo nonno sono stati campioni d'Inghilterra svariate volte!
Certo quello smacco amoroso fu cocente, ma il nostro Wilson non demorde: a lui piacciono alte e grandi!
Non parlategli delle Chihuahua, per favore!
- Ehi bello, vieni qui! - gli dice un signore seduto su una panca.
Wilson lo guarda ... accenna un ringhio. Meglio non mostrarsi troppo socievole, un po' di sana diffidenza non fa male ... eppoi quello strano accento!
Il signore, che è in verità l'italiano di rue de Nanterre, allunga il braccio con un gesto gentile e gli porge la mano aperta.
Lui s'avvicina ed annusa senza toccare il dito. No, non è un odore ostile.
Il cane accenna ad uno scodinzolio.
- Bello, bello ... bello! -
L'uomo l'accarezza energicamente sul dorso e poi prende a grattarlo dietro le orecchie.
<< Eh,eh,eh ... questo ci sa fare con i cani! >> 
- Una mia amica in Italia ne ha uno uguale ... sono molto dolci. - dice l'italiano al suo padrone.
- Sì, è un cane gentile ... alcune volte un po' lunatico! -
- Deve essere una caratteristica della sua razza ... come si chiama? -
- Wilson. -
- Wilson? -
- Sì, come Wilson Pickett! -
- In the Midnight hour! -
- Esatto ... conosce? -
- ... e come, no? -
Mentre i due umani parlano ... Wilson annusa meglio l'odore dell'italiano.
Emana un effluvio particolare ... da uccello ... da gabbiano, per essere più preciso!
Da dove diavolo gli arriva? ... non ha l'aria di un marinaio!
Ma quella riflessione non dura a lungo.
Dall'altra parte della piazza ecco delinearsi un essere canino di taglia grande, magari è una femmina ed anche in calore!
Una giornata fortunata: il sole ed anche una bella cagnolona di cui innamorarsi!
Wilson adora quello che gli umani chiamano un colpo di fulmine!
Nella passeggiata che l'ha portato nei pressi del municipio ha sentito un certo odorino, qualcosa d'indefinito ma certamente eccitante. Vuoi vedere che ...
Col cuore che palpita lascia i due esseri parlare di blues e punta con andatura trottoleggiante verso quel gran pezzo di (forse) cagna.
- Wilson, vieni qui ... dove vai? ... vieni, ma non vedi che è un cane? ... quello ti mangia in un sol boccone!  ... vieni ... ma quando lascerai perdere i cani più grandi di te! -
Sì, certo, avevo dimenticato di dirvi che Wilson è un po' miope. 
Ma voi avete mai visto un cane con gli occhiali?



giovedì 20 novembre 2014

Quelli dell'attico di rue de Nanterre


Mauro continua a rigirarsi nel letto. Non riesce a prendere sonno.
... ... ...
- Posso entrare? -
Gli aveva chiesto il suo capo dopo aver bussato discretamente alla porta dell'ufficio.
- Certo che puoi! - era veramente un avvenimento che il suo capo venisse a trovarlo! In genere non si scomodava ad andare a trovare i collaboratori - ... ma che discorsi? Tu sei il boss! -
Mauro lasciò la sua scrivania ed invitò il suo superiore a sedersi al tavolo delle riunioni.
- Mi sa che il prossimo anno sarà ancora più ostico di questo! - esordì l'uomo.
Vestiva un abito di buon taglio e le scarpe sembravano appena comprate tanto erano lucide e dalla forma perfetta.
- Sì, certo, malgrado tutte le false dichiarazioni d'ottimismo il quadro non si prospetta per nulla favorevole. -
- Eh già! -
- ... posso parlarti onestamente?! ... se il grande capo non si decide a cambiare strategia qui non ne usciamo più! ... -
- ... quale sarebbe la nuova strategia? -
- Smettere d'investire in Europa e cercare d'espandersi altrove, investire ... cercare un altro mercato dove c'è vera crescita ... l'Asia ... per esempio. -
- Eh, già! -
- ... ... cosa posso fare per te? -
Il capo si schiarì la gola.
- Ho una proposta da farti. -
Mauro sapeva che sarebbe arrivata prima o poi ... da quando aveva compiuto sessant'anni s'aspettava che qualcuno venisse a parlargli. Deglutì e gli sembrò che il suo esofago si fosse talmente ristretto da non far passare una goccia di saliva. Provò ad abbozzare un sorriso per nascondere l'imbarazzo e l'apprensione che l'agitava.
- Dimmi ... -
- Ho un posto per te in Romania. -
- In Romania?  ... per fare che? -
- Direttore Generale della nostra società principale! -
- Ma se fa delle perdite da quasi cinque anni! -
- C'è bisogno di uno come te! Con la tua esperienza! -
... ... ...
- Ma mi prendono per un imbecille? ... Romania? - si dice mentre con rabbia abbraccia il cuscino come se fosse il collo del suo capo - Mi vogliono allontanare e mettere al mio posto uno più giovane! ... ecco la verità! -
Mauro mica si sente vecchio, al contrario! Se li mangia a colazione lui i giovanetti! Lo vogliono spingere alla pensione ... ecco, il loro piano!
Ma dove diavolo è sua moglie Catherine?
- Catherine! ... Catherine! Dove sei? -
Oltre la porta della camera da letto vede un chiarore.
Il rumore di passi affrettati precedono l'arrivo di sua moglie.
- Silenzio, che è tardi!  ... svegli Anne-Marie! -
Ah, certo la nipotina di tre anni era rimasta a dormire da loro.
- Che ci fai col binocolo, in mano? - chiede alla moglie.
- Niente, guardo dalla finestra un italiano. -
- Un italiano? ... che guardi a fare un italiano? Ma chi è questo italiano?-
- Uno, un po' matto che parla con gli uccelli! -
- Ma cosa dici? ... vieni a letto. -
Quando era angustiato per qualcosa che l'agitava si calmava solo con sua moglie accanto ... lei sapeva dove accarezzarlo. E che diamine! Dopo quasi quarant'anni di matrimonio lei conosceva i benefici che possono produrgli certi maneggi! ... e questa sera ne ha veramente bisogno!
- Aspetta ... - dice lei - ... sono curiosa. Madame Jeanne, quella che abita nel palazzo a fianco e  che ha il marito pensionato ... sai, quello che aiuta il ciabattino? Mi ha detto che l'ha visto più volte parlare con un gabbiano. -
Ah certo, il pensionato che fa le chiavi nella bottega di monsieur Régis! Così vorrebbero ridurlo! In pensione lo vogliono mandare? Bene, devono pagare, pagare salato. Lui è pur sempre uno dei primi quindici dirigenti della sua società!
- Ma cosa te ne importa d'un matto? -
- Sono curiosa ... - e sua moglie lo lascia per tornare al punto d'osservazione.
- Mi sembra che la vera matta sia tu ... eppoi ... ti lasci coinvolgere in storie che s'inventa quella grassona! -
Rimane inascoltato e da solo nella sua stanza.
Prende un'altra posizione cambiando lato ed ormai, a furia di stringere il cuscino, ha già reso in fin di vita il suo capo.
Il nervosismo sembra ormai esplodergli dentro ... la Romania, la percezione d'essere considerato ormai un peso ... ed adesso sua moglie che si fa prendere da voyeurismo!
Con uno scatto allontana le coperte e scende dal letto come se ci fosse una molla nascosta dentro il materasso!
Ahi, la schiena! Quando si ricorderà che certi movimenti non può più farli? Adesso anche il mal di schiena ci si mette!
- Catherine! Catherine! - chiama sussurrando.
- Sono qui nel soggiorno. -
Lei è lì, seduta sulla poltrona. Davanti s'è messa una sedia rococò sulla cui spalliera appoggia le braccia che tengono saldamente il binocolo. Sembra un generale che scruta lo schieramento nemico.
Sente il marito entrare nella stanza, ma non muove un muscolo assorta com'è nella sua operazione di spionaggio.
- Dio mio, è vero c'è un gabbiano sulla ringhiera della portafinestra! I vetri sono spalancati ... ma lui non lo vedo ... di sicuro gli sta parlando dall'interno. -
Di colpo, si gira in direzione dell'uomo senza però muovere le braccia appoggiate sullo schienale della sedia.
- ... non pensi che dovremo chiamare un'ambulanza per far visitare quel poveretto? Forse ha bisogno di cure. -
- ... per dire che? ... che un gabbiano s'è appollaiato sulla ringhiera d'una porta-finestra aperta? Secondo me vengono a rinchiudere noi! -
- Non ti sembra strano che un gabbiano venga fin qui? Quei pochi che ci sono in genere restano nei dintorni della Senna ... ! -
- Ma cosa ne vuoi che ne sappia? ... sarà un gabbiano più cittadino! -
Sua moglie riprende l'osservazione e sembra ignorarlo. Lui la scruta per quasi un minuto mentre lei spia col binocolo l'italiano.
Ha bisogno di lei ... della sua mano, delle sue carezze.
Strisciando i piedi s'avvicina ancora di più alla moglie.
- Catherine ... - dice lui quasi piagnucolando.
- Sì? ... ah, eccolo lo vedo ... sì, parla al gabbiano ... è proprio matto! Ha ragione madame Jeanne! -
- Catherine, sono stressato ... ho bisogno di calmarmi. - sembra quasi la voce d'un bambino.
Lei, continuando a fissare attraverso il binocolo, allunga il braccio e la mano l'accarezza dove lui vuole.


giovedì 13 novembre 2014

La più bella di rue de Nanterre


Sabato mattina.
- Bonjour. -
- Bonjour, monsieur. - dice la ragazza piccolina dal grosso seno e col viso segnato dall'acne.
- Vorrei due rose. Una rossa ed una bianca. - dice l'italiano.
- Come al solito ... - la ragazza accenna ad un sorriso.
- Sì, come al solito ... - l'italiano ne fa uno un po' triste.
Quando esce dal negozio dei fiori, un coso ricoperto di peli lo fa sobbalzare per i suoi abbai rabbiosi.
- Buono Lulù ... buono Lulù, calmati! - madame cerca di calmarlo.
- Bonjour. - saluta l'italiano riconoscendo la signora col cane che abita al quarto piano del suo immobile.
- ... njour. - risponde lei riuscendo a fatica a separare le labbra.
L'osserva allontanarsi con le sue rose e con quel vecchio cappotto da anni fuori moda.
- ... pfff! Buono Lulù, buono Lulù ... quell'incivile è andato via! Un giorno glielo dirò che deve smettere d'assordare tutti quanti con quella sua musicaccia italiana. -
- Ce bouquet, s'il vous plait ... - indica un mazzo di fiori alla commessa senza neanche salutarla.
Dietro di lei, madame Goux, la più bella di rue de Nanterre.
La donna sente un bip provenire dal cellulare dentro la borsa, un messaggio.
" Non riesco a vivere senza di te. Devo incontrarti."
E' l'avvocato del Sud-Est, quello di Biarritz. L'ha incontrato solo due volte! Le sembrò di trovarsi davanti ad un adolescente, quanto fuoco! La prima volta, appena dentro la stanza d'albergo, l'aveva presa senza neanche darle il tempo di togliersi il cappotto ... così, contro il muro!
"C'incontreremo presto. Anch'io serbo un bellissimo ricordo di noi due" scrive.
Forse è  meglio terminare con "... un bellissimo ricordo di te"?
No, troppo compromettente. Lui è un bell'uomo, ma non è mica il caso di lusingarlo!
Concludere la frase con "di noi due" va molto bene, indica la bellezza d'essere amanti, dell'amore fisico ... sì, solo quello fisico. Lei non vuole altro.
Posa il dito sulla casella del piccolo schermo.
Invio.
La signora col cane di fronte a lei è molto autoritaria e tratta la commessa come se fosse uno zerbino.
- Che pazienza che ci vuole! - mormora la donna all'indirizzo di madame Goux.
Lei le sorride ma il suo sguardo, in generale cordiale e conciliante, diventa duro. Questo è sufficiente a far desistere qualsiasi altro accenno di conversazione.
Ancora il bip d'un messaggio in arrivo.
"Sarò a Parigi per lavoro giovedì della settimana prossima. Ci possiamo incontrare nel solito hotel? Penso d'amarti, Marion."
Lei non si chiama Marion, ma Monique. Usa un falso nome per ulteriore protezione, non si sa mai. Deve proteggere lei e la sua famiglia.
" Forse sì, per giovedì. La mattina, dopo che avrò accompagnato i miei figli a scuola. Te lo confermo stasera."
Invio.
- Bonne journée. - dice la madame col cane peloso uscendo.
- Bonne journée. - risponde la commessa con l'aria sollevata. Sorride e guarda Monique - Cosa posso fare per lei? -
- Anch'io vorrei un bouquet da offrire. -
... ... ...
Tutto era iniziato due anni prima.
Sua sorella Virginie le aveva confidato che da un po' di tempo incontrava uomini, sconosciuti.
- Ma sei pazza? - le aveva detto madame Goux.
- A me piacciono gli uomini ancora giovani ... per quanti anni potrò ancora? Vado in un sito e ce ne sono a dozzine. Scelgo quello che voglio ... facile. -
- ... e se capiti con un matto? Uno psicopatico? Un malato? -
- Rapporti protetti ... adesso ho un po' d'esperienza ... so come sceglierli. All'inizio ho fatto qualche sbaglio. Adesso vado alla grande! Ne ho cinque ed a rotazione li vedo tutti ... quando uno non mi va più, lo sostituisco con qualche nuovo candidato del sito. Facile, no? -
Monique non aveva voluto sapere di più.
Ogni volta che incontrava sua sorella la vedeva sempre allegra e di buon umore. Forse era solo una suggestione ma sembrava un'altra persona.
- Tu e tua sorella! Sempre ad inviarvi messaggi col telefonino! - esclamò ridendo un giorno suo cognato.
Monique sorrise ... erano veramente rari i messaggi fra lei e sua sorella! Povero cognato.
- Ma non hai rimorsi? - chiese una volta a Virginie.
- No ... perché? - aveva uno sguardo inespressivo.
Il giorno dopo andò a curiosare sul sito.
Dopo due giorni s'iscrisse e ne trascorsero dieci prima che avesse il suo battesimo del fuoco in un hotel.
S'impose una regola: solo uomini che vivevano fuori dalla regione parigina.
... ... ...
La commessa le mostra un mazzo con delle roselline rosa.
- Sì, prendo questo. -
- Quando lo deve offrire? -
-  Stasera. -
- Allora non avvolgo i gambi con la carta così li può immergere nell'acqua. -
Dentro la borsa risuona il bip.
"Io prenoto la stanza dell'albergo lo stesso. Ti prego, dammi la conferma stasera!"
"Fai come vuoi, a stasera."
Invio.
Dopo aver pagato esce dal negozio.
Passa accanto alla fila davanti alla boulangerie.
Un uomo, alto, bello, abituato a piacere ... la guarda.
Le sorride volendo iniziare il gioco della seduzione.
Monique abbassa lo sguardo ... no, mai nei pressi di rue de Nanterre!
Un altro bip dentro la borsa.
"Ho voglia di te. Quando potremo collegarci?"
Ah, ecco il dottore di Lille! A lui piace farlo via internet, davanti lo schermo. La prima volta che lui glielo propose lei rimase interdetta ... ma poi la cosa l'incuriosì. Lui è un farmacista. Deve essere l'uomo più dotato che ha mai visto.
"Lunedì mattina, sono libera."
Invio.
- Ciao, amore. -
Suo marito. Un braccio è teso dal peso d'un pesante pacco di bottiglie d'acqua, con l'altro regge un sacco della spesa.
- Ah, sei già qua? -
- Ho fatto presto, non c'era stranamente nessuno alla cassa del supermercato. Sempre a mandare messaggi, un giorno o l'altro ti fai mettere sotto da una macchina! -
Lei lo guarda. Quanti anni sono passati? ... dieci? ... è così cambiato! Le fa tenerezza ... prima, l'amava.
- Era mia sorella. Voleva sapere che vestito avrei messo per la cena di stasera. -

martedì 11 novembre 2014

Il ciabattino di rue de Nanterre


- Certo, il cuoio è bello, ma c'è da rifare la suola, queste sono scarpe che hanno camminato molto. Il signore ha un passo pesante, guarda come ha il tacco rovinato! -
- Tu parli di quello che è appena uscito dalla bottega? - chiede monsieur Nicolas.
- Certo e di chi sennò? -   
- Ah quello ... quello è un italiano. Jeanne dice che è un po' matto perché parla con gli uccelli. -
- Matto o non matto, porta delle belle scarpe. Fatte a mano - monsieur Régis osserva facendo valere la sua esperienza di calzolaio. - Come? Parla con gli uccelli? -
- Sì, Jeanne l'ha visto parlare con un gabbiano che s'era appollaiato sul davanzale. Abita di fronte a noi -
- Chi, il gabbiano? -
- Ma no, l'italiano! -
Nella bottega una radiolina produce dei rumore di sottofondo emettendo musica e diffondendo notizie che nessuno ascolta.
- Sei sicuro che Jeanne non s'era fatta una bottiglia di vino? -
- Ma che dici ? Mia moglie non beve mai fuori dai pasti! -
- Beh, vuol dire che il nostro italiano è come san Francesco ... anche san Francesco era italiano, no? -
L'amico Nicolas ride.
- Un santo in rue de Nanterre! ... veramente non ne ha l'aria! -
- Sì , sembra piuttosto un borghesone! -
Il ciabattino di rue de Nanterre è uno dei pochi leninisti sopravvissuto al ventesimo secolo. Sul muro dietro al bancone c'è una fotografia sbiadita in bianco e nero del leader comunista. Quel ritratto apparteneva a suo padre e prima ancora a suo nonno anche lui ciabattino. Lenin li aveva seguiti nel loro lavoro per tre generazioni. Durante la guerra, quando i nazisti occupavano la Francia, fu messo nel cassetto dissimulato fra pezzi di cuoio e tacchi di legno. Dopo un aspro litigio con la moglie suo nonno ottenne che la fotografia fosse nascosta, ma ogni sera prima di chiudere la bottega la riappendeva.
Monsieur Régis è un uomo ... come si dice? ... ben in carne, quasi rotondo con una barba tanto nera che sembra tinta mentre il suo cranio è lucido e privo della minima peluria.
Fa una bella coppia con monsieur Nicolas: entrambi pelati ma il suo amico-aiutante è magro come un'acciuga. Eppure l'anziano pensionato è uno che mangia abbastanza e sua moglie Jeanne è una brava cuoca.
Ma come diavolo fa? ... si domandava monsieur Régis con una punta d'invidia.
Dalla radiolina che da vent'anni è accesa, qualcuno parla di come mai i media non diffondono più notizie dell'epidemia dell'ebola.
- Sentivo che parlavate di qualcosa ... stavo preparando il doppione delle chiavi per madame Goux ed il rumore della macchina m'ha impedito di capire. - domanda l'anziano amico.
- A chi fai riferimento? -
- A l'italiano. -
- Che curioso che sei! ... mi ha chiesto di fargli duecentocinquanta di questi oggetti in cuoio! - monsieur Régis gli porge una sagoma fatta con della carta.
Monsieur Nicolas la rigira fra le dita. Il modello ha la forma d'un cono irregolare con la punta troncata, ai lati dell'oggetto si aprono delle larghe fessure.
- Che cos'è? -
Il calzolaio fa la solita pernacchietta che i francesi sono usi fare quando non sanno qualcosa.
- Non lo so. Mi ha chiesto d'aggiungere un gancio che deve essere ben cucito al cuoio come se dovesse reggere un certo peso. -
- Forse sono destinati a reggere delle bottiglie che devono essere appese? Vedi da qui passa il collo e la parte più larga del cono deve far passare il corpo della bottiglia ... forse per appendere dei fiaschi? -
- Non so ... devo fargli un prototipo, passerà a vederlo fra qualche giorno. Me li paga bene ... che strano tipo! -
- Te l'ho detto, è matto! Ha ragione la mia Jeanne! -
Il campanello della bottega trilla all'improvviso, la porta si apre facendo sussultare i due.
Entra madame Goux.
- Bonjour. -
- Bonjour, madame. -
Madame Goux, la più bella di rue de Nanterre.
- Sono pronte le mie chiavi? - anche la sua voce è bella: suadente, calda ed avvolgente come una coperta soffice.
- Certo, eccole qui. - l'anziano Nicolas la guarda estasiato.
- Grazie. - la bella elargisce un sorriso che affascina. Anche Lenin, appeso al muro ed incorniciato da quasi novant'anni, ne rimane soggiogato.
- Monsieur Régis ... -
- Oui, madame.-
La donna ha uno sguardo dolce ed affettuoso. I suoi occhi sono per nulla freddi nonostante il loro colore chiaro ed azzurro, sembrano sorridere quasi che deridano bonariamente il resto dell'umanità. E' alta, con un fisico asciutto, leggermente androgino, i suoi capelli sono biondi come il grano maturo, la pelle chiara che si colora leggermente quando, d'estate, il sole l'accarezza.
- Avrei questa scarpa a cui rifare il tacco ... eri m'è rimasta incastrata in una grata per strada. -
Monsieur Régis la prende quasi che fosse un oggetto prezioso e la guarda con occhio competente.
 - Il problema non è il tacco in se stesso ma il cuoio che lo ricopre che s'è strappato! Dovrò cambiarlo e per non far apparire troppa differenza dovrò farlo anche con l'altro, mi dispiace. Ha l'altra scarpa con sé? -
- Sì, certo ... l'ho qui. Quanto mi costerà il tutto? -
- Il lavoro è complesso ... non riesco a farglielo per meno di ottanta euro! -
- Ci tengo a queste scarpe ... sono italiane ... di buona marca. -
- Sicuramente, si vede ... ma sono anche delicate! - dice monsieur Régis, quasi per scusarsi.
- Va bene ... d'accordo ... quando saranno pronte? -
Dopo qualche istante, quando madame Goux esce dalla bottega per qualche minuto regna il silenzio. Anche la radiolina tace. Lenin, nel suo ritratto, ha aver perso l'aria severa e l'ha sostituita con una più mogia.
Il calzolaio ha ancora fra le mani le scarpe della donna. Le guarda quasi ipnotizzato. Dentro lei ci ha messo i suoi piedi, ci ha camminato e con esse ha trascorso dei momenti spensierati. E' andata al cinema, al ristorante, al teatro, ha riso ... ha incontrato il suo amante, forse ... sono scarpe eleganti, di lusso, sensuali ...
Monsieur Règis, sogna ed i suoi pensieri vorticano ... fuggono, lontano ... accanto a madame Goux, alla più bella di rue de Nanterre.
- Quanto gli farai, allora? - il suo amico-aiutante interrompe quella magia.
- Parli di chi? - monsieur Règis s'accarezza la barba.
- Dell'italiano ... per quelle cose strane ... quegli oggetti fatti a forma di coni tronchi. -
- Il più possibile ... quello è un borghese che ha i soldi! -

giovedì 6 novembre 2014

Il portiere di rue de Nanterre



S'annoia Serge.
Fra qualche giorno lascerà la stanzetta della portineria e finiranno i suoi incontri serali con Anne.
Da un anno occupa quel piccolo locale. Non è un lavoro faticoso, quello del portiere, non per lui. Il vantaggio principale è che lascia un sacco di tempo libero per studiare. Fra dieci giorni farà il concorso per diventare gendarme. Sottufficiale, per l'esattezza!
Da una vita che coltiva questo sogno, da quando era bambino!
Si vede già nella brigade criminelle. Non sa perché, ma lui immagina di lavorare ed d'aggirarsi con la macchina di servizio durante la notte sulle strade bagnate di pioggia! Certo, non sarà sempre così  ... i gendarmi lavorano anche la mattina e sotto un sole cocente. Sorride, ma lui si vede vestito con un giubetto di pelle, aggirarsi nella notte magari anche con la barba lunga di qualche giorno e la pistola ben nascosta sotto l'ascella! Sicuramente si lascia suggestionare dall'immagine del poliziotto maledetto, un po' romantico.
Stamattina però si sente un po' a disaggio.
La sera precedente Anne era sgusciata dentro la portineria ed in meno che non si potesse dire i due giovani s'erano barricati dentro e tirato le tende della vetrata. Come al solito.
Avevano fatto l'amore.
Quella guardiola è una manna di Dio.
Entrambi vivono ancora con i genitori ed andare in albergo costa troppo.
Quando arrivano al culmine Serge mette sempre una mano sulla bocca di Anne, altrimenti grida come un'aquila. Inutile, ma non riesce a trattenersi!
Ieri, troppo concentrato su se stesso, s'era dimenticato della sua compagna, libera d'emettere i suoi acuti.
Toc, toc.
Qualcuno bussò al vetro della portineria. Era il signore italiano del secondo piano.
- Tutto bene? Cosa succede? -
Serge sgusciò  fuori dall'angusta stanza e subito dopo Anne. Tutto fu chiaro.
- Scusate. - disse l'attempato uomo ancor più imbarazzato della coppia. Per fuggire da quella situazione si rifugiò dentro l'ascensore.
... e sì, bella figura di merda, ieri sera!
- Buon giorno, madame! - dice vedendo apparire dalla finestra del gabbiotto la signora del quarto piano in compagnia del cagnolino.
- Buon giorno, Serge. -
Lui lascia la sua sedia e s'avvicina alla vetrinetta da cui sorveglia il viavai dei condomini. Attraverso l'apertura dello sportello scorrevole porge la mano a madame. La donna gliela stringe con un gesto distratto, quasi indolente.
Il cane, un cosino tutto peli e nevrastenia, abbaia rabbioso.
- Come va, madame? -
- Bene, Serge ... stai buono Lulù ... è geloso, lo sa? Ogni volta che s'avvicina un uomo abbaia, non lo fa mai con le donne ... non è un cane cattivo, solo geloso! -
- Allora nessuno la può avvicinare? -
- Solo il mio povero marito poteva, quand'era vivo. -
Serge si ricorda che l'uomo morì giusto due settimane prima che lui divenisse il portiere dello stabile.
- Capisco ... - il giovane fa per allontanarsi e tornare sul suo scranno.
- Serge ... -
- Oui, madame ... -
Lulù che s'era chetato ricomincia a fare baccano.
- Lo sa cos'ha fatto quell'italiano? -
- No, madame. -
- Ieri sera, ha ascoltato della musica fino alle dieci e mezza ... e Lulù non la finiva più d'abbaiare. -
Serge s'allontana dalla vetrata così da essere il più possibile distante da madame ed evitare le crisi di gelosia del coso peloso.
- Il regolamento glielo consente ... Mi scusi, ma il signore italiano abita al secondo piano. La musica era così forte d'arrivare fino al quarto piano? -
- L'ascoltava con le finestre aperte ... questo incivile! Io lascio la porta del balcone semiaperta per far uscire Lulù quando ha voglia ... il mio Lulù non ama la musica lirica, è più per il rock lui! -
Serge fissa la capigliatura di madame. Si tinge i capelli con una tintura castana scura. Una striscia bianca mal dissimulata rivela che l'operazione non è stata eseguita da diversi giorni.
- Dirò al signore italiano di cambiare musica ... magari della gothic metal? -
Mentre osserva la donna uscire dall'ingresso pensa che forse l'esperienza del portierato è una buona palestra. In quest'ultimo anno ha imparato a trattare con la gente ed ad ispirare loro un po' di fiducia ... come un buon gendarme.
Lo sa, i primi tempi l'avrebbero messo dentro un commissariato e lì è importante saper trattare con la gente! Certo, ma come poteva andare a fare un'osservazione all'italiano dopo che ieri sera era stato sorpreso a fare l'amore dentro la guardiola?
- Buon giorno, Serge. -
- Buon giorno, monsieur Moulin. Come sta? -
- Bene. Quand'è che ti fanno gendarme, allora? -
- ... prima devo passare il concorso e poi devo fare dodici mesi di formazione. -
monsieur Moulin è omosessuale ed è da qualche mese sposato con un uomo più giovane monsieur Rencours. I due sono dirimpettai al signore italiano.
La nonna di Serge, che è portoghese, vorrebbe che suo nipote si sposasse con Anne una volta divenuto gendarme ma i due giovani hanno già detto d'essere contrari.
- Eh già, al giorno d'oggi solo le coppie omosessuali vogliono sposarsi, non quelle normali! - aveva commentato l'anziana donna.
- Monsieur Moulin. -
- Oui, Serge. -
- Per caso, il signore italiano la disturba quando ascolta la musica? -
- No, affatto ... anzi quando si esce nel pianerottolo fa piacere ascoltare un po' di buona musica ... ieri per esempio ascoltava "la Norma" ... l'ho riconosciuta, anch'io conosco un po' la lirica! Se c'è una brava persona in questo palazzo di musoni è proprio l'italiano! Qualcuno s'è lamentato? -
- Sì, qualcuno dei piani più alti ... -
- Deve essere quell'antipatica col cane nevrastenico! ... perché non gli dà del Prozac? ... mi guarda con quell'aria di schifo! ... ah, povera Francia! -
Il giovane tira un sospiro di sollievo, non dirà niente al melomane del secondo piano. Il suo senso di colpa s'attenua.
Serge sa che dopo il passaggio di monsieur Moulin l'andirivieni nell'androne si riduce. Lui è l'ultimo che esce per andare a lavorare.
Adesso il giovane può mettersi a studiare tranquillamente.
La giornata è lunga ed Anne ha la proibizione di farsi vedere prima delle diciannove! E che diamine! Un gendarme deve essere disciplinato anche in amore!
In ogni caso quella sera, faranno una cosuccia veloce.
Non incroceranno il signore italiano, lui arriva sempre in tarda serata. 

martedì 4 novembre 2014

Gli amanti di rue de Nanterrre



Marie si sveglia. La luce filtra dalle persiane e le ferisce gli occhi.
Sposta la testa quel tanto che basta per non essere infastidita dal barbaglio.
Deve essere una giornata di sole ed ancora non è mezzogiorno.
Qualche passante nella strada sottostante parla forte, forse ad un telefonino.
Marie guarda il soffitto, una crepa l'attraversa. Da due anni è la prima cosa che vede quando si sveglia. Quella linea un po' frastagliata, con qualche piccola ansa ma irrimediabilmente diritta vorrebbe che sia la sua vita. Il suo desiderio? Seguire la direzione che s'è data da qualche anno senza mai deviare. Qualche piccola e lieve insenatura, giusto qualche curva per non annoiarsi.
Non vuole fare la fine di sua madre che, per divenire moglie, ha sacrificato se stessa e le sue ambizioni ... per cosa, poi? Per essere abbandonata a causa d'una una donna più giovane quando ormai era prossima  alla cinquantina!
No, gli uomini non si sarebbero appropriati della sua vita. L'esistenza le apparteneva così come la sua giovinezza! Col cavolo che l'avrebbe data a qualcuno! Dava quello che aveva fra le gambe ma solo quando e come voleva lei!
Guarda la gamba del suo amante che fuoriesce dalla coperta. E' ben tornita e non sfigurerebbe se fosse attaccata al corpo d'una donna. I peli neri e ricci tradiscono l'appartenenza ad un uomo. Ha anche un bel piede dalle dita forti ed al contempo sottili. 
Con un gesto lento quasi impercettibile come le lancette d'un orologio scosta la coltre e scopre il membro che pende da un lato. L'osserva.
Durante la notte sembrava che avesse una vita propria come quella d'una bestiola che, irrequieta, non aveva voglia di fermarsi, d'arrestare l'insaziabile smania di quel gioco in cui si ricerca il piacere ed al contempo lo si dà.
Che strano atto, la copula! Una menzogna della natura! Dietro il piacere si cela la procreazione! Se non ci fosse il godimento, chi tromberebbe?
Un pene circonciso, ecco cosa guarda. E' ancora umido degli umori dell'atto sessuale notturno.
E' stanca la bestiola ... un grosso lombrico senza occhi e con una bocca sottile, priva di labbra che spossato riposa inanime, quasi morto.
Marie si solleva e si mette a sedere per guardarlo più da presso ... per studiarlo.
Ma quello si muove. Lentamente sta tornando in vita. Dentro una forza l'ingrossa e lo fa muovere come se volesse diventare un gigante. Alla fine si alza preso da uno spasmo e sembra che voglia gridare per la rabbia di non poter crescere di più e di non potersi staccare da quel corpo.
Marie alza lo sguardo ed incontra gli occhi del suo amante.
Hicham s'è svegliato e le sorride. Lei s'abbassa su di lui e lo bacia sulle labbra smorzando quell'espressione un po' maliziosa. Intanto allunga la mano ed accarezza la bestiola divertendosi a farla ancora più esasperare.
Trascorre quasi mezz'ora e dopo ... lei si stacca da lui. 
L'ha sovrastato durante l'atto. Mentre il piacere l'esplodeva dentro, Marie l'aveva abbracciato forte come se l'avesse amato e, forse, l'aveva amato ... giusto qualche secondo.
Scende dal letto e, dopo essersi stirata alzando i pugni al cielo, nuda attraversa la stanza ed apre la porta. Dietro l'aspetta Lucie, la sua gattina. La giovane donna s'accuccia sulle ginocchia per accarezzarla e l'animale l'annusa fra le gambe sentendo forse l'odore maschile. Marie l'allontana dolcemente e la prende in braccio facendo ben attenzione di non farsi graffiare sul petto nudo.
La porta in cucina e gli versa nella ciotola dei croccantini ... sì, al culmine del piacere, ma solo al culmine lei amava gli uomini.
Rientra dentro la stanza. Sente lo sguardo del suo amante su di lei.
S'avvicina alla finestra, l'apre e sempre nuda si sporge leggermente per spingere le imposte.
L'aria è fresca, nonostante il sole. Marie rabbrividisce.
Chiude i vetri rapidamente. Ormai la stanza è piena di luce, quella autunnale che in alcuni giorni sa essere abbagliante più che nel periodo estivo.
Alza lo sguardo sulla facciata del palazzo di fronte.
- Vecchio porco! Guarda, guarda ... rifatti gli occhi! -
- Con chi ce l'hai? - le chiede Hicham.
- Con un signore italiano che abita nell'immobile qui davanti ... guarda sempre dentro le mie finestre. E' un vecchio guardone! - dice Marie mantenendo la sua posizione e mettendo le mani sui fianchi. Poi completa l'esibizione gonfiando il petto quasi che voglia far esplodere il seno nudo.
- Come fai a sapere che è italiano? -
- Un giorno l'ho incrociato qui di fronte ... parlava la sua lingua con un altro suo connazionale. -
- Lascialo perdere e vieni qua , accanto a me. Ti prego. -
La giovane svogliatamente si stacca dal riquadro della finestra e si siede sul letto.
Accarezza la testa del suo amante e si meraviglia di quel gesto affettuoso, quasi materno.
- Quando parti? - chiede.
- Domani, l'aereo per Amman parte domani ... -
Adesso Marie l'accarezza con le due mani e gli tira i capelli leggermente sulle tempie. Gli occhi di Hicham s'assottigliano prendendo una forma orientale.
- Perché, vai a combattere con quelli lì? Tu sei un uomo dall'animo gentile ... lo capisco da come fai l'amore. -
- E con chi dovrei andare a combattere? Col macellaio di Bashar al-Assad? -
- Ma quelli sono integralisti? ... tu non mi sembri ... -
- Sono tutti integralisti da quelle parti ... io ho solo voglia di battermi. Stare qui a guardare non mi piace, mi sembra di restare fuori dal mondo ... andrò lì e cercherò di capire ... da qui non capisco niente. Ci dicono quello che vogliono farci credere ... intanto vado ad Amman ... poi vedrò ... -
Marie gli tira la pelle sulle tempie e sorride.
- ... hai l'aria d'un cinese ... è buffo un cinese con la pelle olivastra! -
Anche lui sorride e le prende i capezzoli fra le dita, glieli stringe leggermente.
La giovane socchiude gli occhi presa da quella sensazione indefinita fra il piacere ed il dolore.
- ... vedi anche tu, quando provi piacere, sembri una cinese ... e non ho bisogno di tirarti la pelle! - e Hicham ride.
La gatta Lucie irrompe fra di loro. Si lecca i baffi mentre comincia a fare le fusa.
- Impertinente! - le dice Marie prendendola fra le braccia.
La posa fuori dalla stanza e chiude la porta.
I due giovani si guardano e sorridono.
- Lo sai una cosa? - dice Hicham - Se io non dovessi tornare ... spero che non ti scorderai di me tanto presto ... promettimi che mostrerai ancora le tette al vecchio italiano e che quando lo farai penserai a me! -
- Promesso ... - e Marie si mette davanti alla finestra.
- Ma che fai? Vieni qua, ancora non sono partito! -
La donna si siede sul letto e fissa negli occhi Hicham.
Il giovane le tocca il seno e poi giù fra le sue gambe accarezzando con le dita il suo piacere.
- Adesso ti faccio venire gli occhi da cinese. -
Marie non sorride, i suoi occhi sono inespressivi.
Fra non molto quelle mani avrebbero ucciso ... forse.