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martedì 14 ottobre 2014

Sopra i tetti di Parigi


Le mattine sono ancora tiepide.
Lascio le imposte aperte. Il sole e l'aria frescolina entrano nel mio appartamento insieme ai radi rumori della via, una via tranquilla.
Non ho voluto mai mettere le tende alle portefinestre, non temo che mi si guardi ed, in ogni caso, osservato mi sento meno solo nel mio appartamento.
Non m'importa che la gente curiosi nella mia vita ... io lo faccio nella loro. E come potrei fare altrimenti? Sono uno che racconta storie ... sono un scrivestorie ... e siccome non posso sempre raccontare le mie devo andare ad attingerne qualcuna nella vita degli altri.
Non c'è bisogno di molto, solo che la gente si faccia osservare ... poi m'ingegno io ad inventare qualcosa che sia più o meno veritiero.
Spesso m'affaccio alla portafinestra e guardo la vita scorrere sulla via o nelle abitazioni di fronte.
Lo so, un giorno scriverò una storia su madame Jeanne, la mia robusta dirimpettaia dallo sguardo dolce, oppure sulla giovane donna che si alza presto la mattina per andare a lavorare ma che nel fine settimana tarda ad aprire gli scuri svelando ogni volta la presenza d'un nuovo giovane amante. Potrei anche inventare delle storie sulla signora di mezz'età d'origine marocchina che fa la baby sitter per i bambini dell'immobile dove vivo, oppure del signore pelato che d'estate, quando la moglie è in vacanza, riceve nuove e svariate amiche. Perché non parlare allora del ragazzo spilungone che sta studiando per fare il concorso di vice commissario di polizia? Attende il gran giorno facendo il portinaio nella casa a fianco.
- In fin dei conti è bello essere un scrivestorie! - penso mentre stendo la biancheria ... è un lavoro che odio, ma preferisco fare il bucato il giorno prima che Cristina, la mia badante portoghese (Che c'è da ridere? Si può avere una badante anche a 58 anni ed essere in piena forma! Cosa c'è di male?), sbarchi nel mio appartamento relegandomi nei due metri quadrati da cui non ho alcun diritto di muovermi mentre lei sbriga le faccende domestiche. Oggi, sabato, sarebbe dovuto essere il suo giorno ma un impegno l'ha trattenuta ed eccezionalmente verrà domani, domenica.
Uhé, terrun ... dove sei? -
Resto paralizzato con delle mutande umidicce in mano. 
Chi ha parlato? In casa sono da solo.
Guardo fuori dalla finestra, magari c'è qualche italiano che passa dalla via sottostante.
Uhé ... ma non mi dire che ti nascondi! -
No, la voce proviene da dentro l'appartamento. Dal soggiorno per la precisione.
Lascio la stanza degli ospiti che, in loro assenza, funge da stireria. Senza rendermene veramente conto prendo con me il ferro da stiro. M'affaccio nella stanza da dove proviene quella voce un po' sgraziata.
Resto interdetto ...
- Biagio, che ci fai qui? -
Il mio amico gabbiano mi guarda appollaiato sulla ringhiera della portafinestra.
- Io mica sono come i terrun ... mica li dimentico gli amis! -
- Sei venuto dalla Normandia fino a qui per venirmi a trovare? Non ti credo! -
- Ma certo che no! Baluba! ... c'era una gabbianella che non aveva mai visto Parigi ... ma dai, che ti ci porto io! ... le ho detto ... facciamo finta di fare un volo di nozze! ... ah, ah, ah ... l'è piaciuta l'idea e domani la porto ad Eurodisney! -
- Beh, grazie d'esser venuto a trovarmi, allora! -
- Siamo amis, no? ... se passi in Normandia non ti fermi a Ètretat ? -
- Sì, posso anche fermarmi, ma dove ti trovo? Mica hai un indirizzo? -
- Basta che vieni sullo stesso promontorio dove ci siamo conosciuti ... io sono sempre là a farmi fotografare dai turisti ... che poi, mi danno anche da mangiare! -
- Ok, allora, te lo prometto! -
- Ma lo sai che sei proprio un terrun! Mi tieni qui sulla ringhiera e non mi fai neanche entrare! -
Sembra proprio indispettito per la poca cortesia e per dimostrarlo solleva la testa, punta il becco in alto e, dopo essersi messo di fianco, mi guarda fisso col suo occhio in modo altezzoso.
- Scusa, non sono abituato a ricevere dei gabbiani ... soprattutto Lombardi! Prego entra accomodati. –
Biagio fa un saltello ed apre leggermente le ali per planare sulla tavola del soggiorno … ancora un piccolo volo ed atterra sul pavimento mettendosi a camminare sculettando. Per lui lo spazio è angusto.
- Uhé … ma te lo pagano lo stipendio a te? Non c’è molto in questa casa! –
- Vivo da solo, non ho bisogno di molto … la mia vera casa è in Sicilia! –
- …eh sì, tu sei terrun … guarda che scherzo! –
- Sì, scherza, scherza … è dallo scherzo di quelli come te che nascono le guerre! Quando un uomo dice ad un altro uomo che è differente solo perché è nato in un luogo diverso dal suo si cominciano a creare i nazionalismi! –
Aiutandosi con un accenno di battito d’ali si mette sul bracciolo della poltrona.
- Ma che mi dici? Eppoi io sono un uccello quindi ti posso ben dire che sei un terrun senza alcun rischio di farmi prendere per un nazionalista! –
- Sì, certo sei un uccello ma … un po’ particolare! -
- Ma va là! … guarda che io sono Biagio l’anarchico … e quando scherzo, scherzo … fa no il pirla te! Se ti dico che sei un terrun vuol dire che sei terrun e non certo che io sia un nazionalista … terrun si nasce, non si diventa! Io sono un gabbiano perché sono nato gabbiano e tu non potrai mai esserlo … ma ciò non vuol dire che io sia un nazionalista … sei diverso ed io t’accetto! Ecco, è tutto. Mica tutti gli esseri viventi possono essere fortunati! T’è capì? Accetta il tuo destino. Fa no il pistola! –
- Bah, per fortuna che sei così magnanimo! -
- Certo che t’accetto … t’accetto come uomo e quindi anche come terrun … siete voi uomini che non v’accettate fra di voi … siete dei pirla, te l’ho già detto! … siamo noi uccelli che non abbiamo frontiere … che voliamo sopra di voi, sopra le vostre stupidate …  sopra Parigi … ma perché non ti prendi un appartamento all’ultimo piano? Saresti più vicino al cielo ed io verrei a trovarti più facilmente! –
Mi siedo sulla poltrona di fronte a lui.
- Un trasloco? Per carità!… sto bene, dove sto! –
Accavallo le gambe.
- Bravo, ma per me è difficile planare … la tua via è stretta … mica sono un passerotto! … se tu avessi almeno un balcone! –
- Se mi prometti di passare a trovarmi spesso … potrei lasciarti la finestra della cucina sempre aperta, il davanzale è abbastanza largo! –
Mi guarda e scuote la testa … sta riflettendo, i gabbiani lo fanno spesso.
- Ok … mi fermerò da queste parti per un po’, allora! Ti verrò a trovare più spesso! –
- … e se la tua gabbianella vuole tornare in Normandia? –
- Me ne trovo un’altra … uhémi sun lumbard, sono la qualità … e le gabbianelle francesi lo sanno riconoscere, mica son … -
- Terrun! –
Biagio ride di gusto abbassando ed alzando il capino!
- Uhé, Italo, bisogna che torni dalla gabbianella sennò quella se ne va con un altro … non c’hai mica niente da portarle da mangiare? –
- Che ne so? Che vuoi? Una fetta di pane? –
- Barbun! … quello me lo posso trovare da solo anche in un cassonetto! –
Mi alzo e vado in cucina.
- Aspetta qui, torno subito! –
Rientro dopo poco in soggiorno.
- Ti va questo qua? –
- Uhé, ma questo è da vero sciur … prosciutto cotto! Grazie Italo, non ti chiamo più terrun … ma solo per due giorni! –
Mi strappa quasi col becco la prelibatezza e saltellando s’avvicina alla portafinestra. Lo seguo e prima che spicchi il volo, gli do una carezza sul capino.
- Torna presto … ciao! –
Si libra nel vuoto e con dei robusti colpi d’ala prende quota fino a quando, incuneandosi fra due edifici, lo vedo puntare verso la Senna.
Affacciandomi alla balaustra lo saluto agitando la mano e prima che sia troppo lontano …
- Ciao Biagio … -
Diventa un punto che ben presto sparisce.
Mi sento emozionato ed improvvisamente solo.
Abbasso lo sguardo e scorgo che dall’edificio davanti, attraverso i vetri, madame Jeanne mi guarda perplessa! Anche dei passanti col naso all’insù mi osservano.
Indietreggio e cerco di sparire nella penombra del mio appartamento.
Sul bracciolo della poltrona scorgo le tracce fangose delle zampette di Biagio!
- Ma che minchia! … chi glielo dice domani a Cristina che è stato un gabbiano? -