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sabato 20 settembre 2014

... lettera d'un anziano amico di mio padre ...


Caro Cesare,

in questo momento non ci sono più, sono andato via da questo mondo e non so dirti dove sarò, se sarò da qualche parte. Devo dire che in questo frangente, mentre ti scrivo, non m'interessa molto rifletterci.
Non mi resta molto tempo per sviscerare un problema che, da quando l'uomo esiste, ancora non è riuscito a rivolvere. Quindi inutile perdere tempo su un argomento arcano. Se tu ci pensi bene tutto questo riflettere su cosa viene dopo la vita terrena non serve a molto se non a creare dei rompicapi filosofici e religiosi ... le religioni (poi, quelle!) non hanno mai saputo far di meglio che elaborare ipotesi su cui ti chiedono, alla fine, di credere ciecamente e d'aver fede! L'uomo dovrebbe concentrarsi più sul suo percorso di vita piuttosto che sul post mortem sulla cui meditazione non ricava alcuna risposta ma solo delle insicurezze.
Secondo me ciò che ci porta a riflettere molto sul nostro futuro non terreno è la nostra presunzione. Ci si sentiamo eletti e non accettiamo la morte, destino che ci accomuna agli altri esseri viventi. Se invece fossimo un po' più modesti ed avessimo più rispetto verso le altre creature, che hanno anch'esse un inizio ed una fine, forse vivremmo meglio e le nostre energie sarebbero spese più saggiamente. Mi rendo conto che scrivendo questo nego la storia dell'uomo che è stata pervasa da credenze religiose e da presunte superiorità non solamente sulle altre specie ma anche sugli altri esseri umani. Guarda quello che sta succedendo adesso! Abbiamo rispolverato le guerre di religioni non avendone abbastanza delle guerre etniche!
Mah ... da un po' non leggo più i giornali anche perché non mi dicono niente di nuovo e per noi, che abbiamo vissuto nella nostra giovinezza una guerra mondiale cosa vuoi scoprire di più sulla capacità delle nefandezze dell'uomo?
Ti ho mai raccontato che nel quarantatré durante l'avanzata delle truppe alleate rimasi bloccato nei pressi di Frosinone mentre tentavo d'attraversare le linee?
Forse no, perché non ne ho mai parlato volentieri.
Ne uscii vivo per miracolo perché riuscii a nascondermi in una soffitta mentre, non lontano da dov'ero, le truppe franco-marocchine sventravano la donna che mi aveva ospitato e nel contempo ne violentavano la figlia di dodici anni che in seguito sgozzarono come un agnello. Certo, si tratta di crimini di guerra, ma li fecero i vincitori (od almeno quelli che si proclamarono tali) ed all'epoca non era possibile dare risonanza a tali fatti come si fa adesso. Solo Moravia ne parlò e Sofia Loren vinse l'Oscar ... ma, e tu mi puoi credere, tutto ciò non fu abbastanza per descrivere l'orrore di quei giorni!
Le immagini ce le ho ancora vivide ed ho vissuto in prima persona l'orrore di cui l'uomo può rendersi capace! Ma adesso che sto morendo non voglio pensarci, non voglio morire con quelle immagini negli occhi. 
C'è di meglio nella vita.
C'è stata mia moglie che ho amato sempre e mio figlio ... certo, mio figlio.
Comunque non è per snocciolarti delle nostalgiche tristezze che ti scrivo e ti dedico questa lettera post mortem! No, di certo!
Prima d'andarmene volevo scriverti che sei un rompicoglioni!
Il re dei rompicoglioni incazzoso!
Non è una novità, noi amici te l'abbiamo sempre detto ... ma adesso che me ne sto andando (e fra un po' te ne andrai anche tu! E' inutile che tu faccia degli scongiuri: è statisticamente comprovato che sulla soglia dei novant'anni si abbiano maggiori probabilità di morire!) te lo voglio ribadire. Non volermene te ne prego, ma sappi che il tuo comportamento è sempre stato motivo di delizia per noi perché, forse senza che tu te ne rendessi conto, ci hai sempre divertito. Tu non sai i ricami che noi, "gli amici", abbiamo fatto sulle tue esternazioni ed i tuoi moti d'ira! Anzi per essere sincero fino in fondo, certe volte ti abbiamo provocato perché tu reagissi. Registravano mentalmente le tue reazioni e dietro le tue spalle erano che dei frizzi e dei lazzi.
So che leggendo ciò che ti ho appena scritto t'incazzerai ma devi capire che il nostro comportamento dissacrante nei confronti delle tue incontenibili manifestazioni caratteriali è uno strumento di difesa, altrimenti come ti si potrebbe stare vicino?
Ci conosciamo da tanto tempo e ti posso dire senza alcuna possibilità d'essere contraddetto che hai rotto i coglioni a tutti nella tua vita ma ... alla fine t'abbiamo voluto bene anche e soprattutto i tuoi congiunti che, malgrado le tue angherie, ti sono rimasti sempre vicini.
Sono disteso su un letto d'ospedale, Cesare.
Nella stessa stanza con me ci sono altri due pazienti. Un triste separé color ocra mi divide da loro. Sono ospite di questo edificio da diverse settimane e conosco ormai tutte le procedure che vengono messe in atto quando sei ormai sulla soglia della porta d'uscita. Ho intravvisto anche il prete mentre mi guardava con lo sguardo del venditore di spazzole che deve avvicinare il suo prossimo cliente.
Sopra di me le gocce trasparenti che fuoriescono da una bottiglietta scandiscono il tempo che ormai s'accorcia sempre di più. Dentro quel liquido c'è la morfina, lo so ... non c'è bisogno che me lo si dica. Spero d'andarmene in maniera dignitosa senza fare smorfie e spero d'essere solo. Non voglio dare spettacolo.
Ricordo quando se n'è andò la povera Anna ... fece degli ansimi e dei gemiti appena percettibili ed alla fine dalla sua bocca uscì un ultimo respiro liberatorio. Ero a fianco a lei, le tenevo la mano e pensai che stesse avendo un orgasmo perché si comportava proprio come quando facevamo l'amore.
- Ma Anna! - dissi stupito e solo dopo qualche secondo capii che era morta. Chiamai il suo nome ancora ma il mio tono ormai era disperato.
Provai vergogna, tanta ... ed ancora me ne voglio.
Forse sbaglio, forse è proprio così ... un orgasmo, un estasi ... come quelle che scolpiva Bernini.
Mah! ... lo saprò fra non molto!
Nella mia famiglia me ne vado per ultimo ... prima mio figlio, poi mia moglie ... così è andata! Non è bello sopravvivere ai propri congiunti ... devi lottare sempre contro la tristezza perché non prenda il sopravvento mentre cammini solo lungo il viale alberato!
Beh, adesso concludo questa mia. Non voglio che il mio appuntamento arrivi prima e la lasci incompiuta. Invierò questa lettera all'indirizzo internet di tuo figlio, pregandolo di leggertela quando sarà ben sicuro che non ci sono più. Tu internet non sai neanche cos'è ... sei troppo pigro per impararne l'uso.
Grazie Cesare, per i pranzi del mercoledì quelli "degli Acciaccati"!
Ci hai offerto della convivialità in tutti questi anni e tutti assieme ci siamo fatti compagnia. Grazie per le risate che, a tua insaputa, ci hanno dato il buonumore ... guarda che ti vogliamo bene!
Ti prego continua a fare l'anfitrione ed il mio posto dallo a qualcuno che sia simpatico ed allegro. Non pensate più a me perché io non penserò più a voi.
Sopra di me, una crepa attraversa il soffitto ... non voglio morire guardandola ... chiuderò gli occhi ed attenderò e lascerò che nella mia mente scorrano le immagini della mia vita ... mi soffermerò su quelle più belle, non sulla guerra, non sulle violenze ... no, solo sulle cose belle.

Ciao Cesare.