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venerdì 29 agosto 2014

Fottutissima Sicilia


Come al solito non riesco a mantenere i miei propositi di lettura.
Sono partito per le vacanze d'agosto con sei libri e ne ho letti solo due!
Quando torno in Sicilia sono distratto dalla vita e dai ritmi locali ... tutto sembra scorrere più lento e pare che il tempo si dilati, forse per il caldo.
Non ho neanche scritto molto, anzi decisamente poco.
Beh, me l'aspettavo ad essere sincero! Trascorrere un po' di settimane in Sicilia m'aiuta a fare il carico di sensazioni ed occupo il tempo riempiendo la mia bisaccia che poi porto con me quando lascio l'isola. Una volta lontano, quando il lavoro non m'assorbe, frugo nel sacco dei ricordi e ne tiro fuori uno, alla rinfusa. Me lo tengo un po' dentro per alimentare la nostalgia e quando questa diventa insopportabile mi metto a scrivere.
Li centellino io i ricordi, perché non si consumino subito.
Una volta riportati su un foglio evaporano e non ritornano più nella bisaccia. Volano come uccelli migratori e forse tornano in Sicilia ... anzi, ci tornano di sicuro perché mi accolgono festanti appena il mio piede tocca il suolo isolano.
Tante volte sono partito e tante volte sono tornato più ricco d'esperienze nuove ... conoscenze che m'aiutano a capire meglio la mia terra. Sì, perché la Sicilia io la capisco guardandola dal di fuori. Se fossi rimasto non avrei compreso probabilmente tante cose come accade a molti siciliani che, pur non avendo mai oltrepassato lo Stretto, credono d'aver capito tutto, incluso ciò che accade nella loro isola.
Quest'anno ho avuto una botta di presunzione e penso d'aver capito qualche cosa anch'io.
La cartina di tornasole mi è stata data da un pamphlet scritto da un siciliano D.O.C., un signore che non conoscevo ... Pietrangelo Buttafuoco (mi scuso con lui, ma da più di dieci anni vivo all'estero). L'ho cercato su Wikipedia: sembra un signore con un buon curriculum anche se le sue origini politiche, che sono missine, mi hanno deluso un po' ... ma chi si ricorda oggi del M.S.I.? Io ho fatto il liceo al Berchet quando ci si picchiava con quelli del M.S.I, poi s'è passati alla spranga e s'è finiti alla P38!
Brutti tempi, anche quelli!
Comunque il signor Buttafuoco ha una prosa "caustica" che scortica vivi, un vero lanciafiamme! Forse per questo che non si chiama Mangiafuoco anche se, in qualche fotografia, ne ha l'aspetto soprattutto quando lascia che la barba cresca.
Ma cosa c'entra il signor Buttafuoco con il mio lento evolvere nella comprensione delle vicende siciliane? C'entra, perché ha scritto "Buttanissima Sicilia" (attributo che uso anche io certe volte scrivendolo con la "u" ed altre con la "o" secondo il contesto). Nel suo pamphlet riporta tante cose che condivido ed altre che hanno fornito delle conferme su dei miei sospetti.
Che cosa sospettavo?
Che il Governatore della Sicilia fosse un pallone gonfiato (posso usare quaquaraquà, signor Buttafuoco?), per esempio!
Incominciai a pensarlo quando lessi per caso un articolo su di lui sul The New York Times. C'inciampai all'aeroporto, in attesa d'un volo.
- Minchia, ma guarda quanto è spacchioso questo Crocetta! Avevamo Superman e non lo sapevamo! -
Dopo aver letto l'articolo che era intitolato "Can a gay, catholic liftist actually squelch corruption in Sicily?" ("Un omosessuale cattolico di sinistra può reprimere la corruzione in Sicilia?". Non preoccupatevi non ho una così buona memoria: sono appena andato a cercarmelo di nuovo!) pensai come ogni buon siciliano:
- Ma come mai nun ci spararu a chistu (come mai non l'hanno ammazzato a questo)? - 
E mi venne il sospetto che forse qualcosa d'anomalo c'era, perché in Sicilia i Superman non vengono uccisi dalla Kryptonite ma ammazzati da proiettili o dinamite (inutile che vi riporti dei nomi, sono più o meno sono noti a tutti!).
E questo pensiero fu sufficiente per rendermi diffidente nei confronti dell'immagine di salvatore della patria (della regione) che il nostro Governatore vuole propinare.
Lo so, sono malfidente ma sempre siciliano sono e ... scusate, non è poco!
Quindi, signor Buttafuoco, penso che la sua Crociata contro Crocetta (questo gioco di parole non sono riuscito a trattenerlo. Mi è sgusciato fra i polpastrelli!) mi sembra giustificato poiché dalle parti nostre lo si definirebbe tutto spacchio e pirita (mi lancio in una traduzione non letterale: tutto fumo e niente arrosto!)
Quanto a lei, signor Governatore, non interpreti queste mie parole come un richiamo all'estremo sacrificio (la autorizzo a toccarsi  i suoi attributi maschili!) ma giusto un'invocazione all'understatement (uso l'inglese. Lei, che è poliglotta, potrà capire!) del suo protagonismo che scade nella comicità di un cabarettista di bassa lega. E la situazione in Sicilia è tutto tranne che comica ... anzi diciamolo ... è tragica! Forse più di quanto Eschilo (che pure la nostra isola la conosceva bene!) avrebbe mai potuto immaginare!
Ma c'è un altro argomento che condivido in toto col signor Buttafuoco: l'abrogazione dello statuto speciale della regione siciliana!
Se mi permette, novello Catone siciliano, aggiungo una freccia nella sua faretra!
Qual'è la giustificazione storica che fu messa alla base dell'autonomia della regione siciliana?
Eh già, perché l'autonomia la si da quando ci sono delle tradizioni radicate culturali, linguistiche e d'indipendenza storica. Sennò come giustificarla?
Non c'è alcuna giustificazione perché la Sicilia ... ma che minchia d'indipendenza ha mai avuto?
Siamo stati sempre dominati e forse bisogna risalire a prima dell'arrivo dei siculi per registrare una presenza autoctona, ma già si parla di preistoria! Poi, sono arrivati tutti ad occuparci: siculi, fenici, greci, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi, spagnoli ... per finire con i borboni ed i piemontesi che, guarda caso, fecero l'Italia.
Perché ci fu data l'autonomia (che è una forma d'indipendenza foraggiata) allora? ... perché fu compiuto il primo accordo Stato-mafia (ma sì, che la smettano di babbiare dichiarando che lo Stato ha fatto accordi con la mafia solo negli anni novanta!) per dare un contentino agli indipendentisti, che sparacchiavano a destra ed a manca, ed ai latifondisti a cui si volevano togliere i privilegi feudali. La Sicilia era, inoltre, una bella riserva di voti e quindi la si lasciò in mano alla mafia chiedendo che non si rompessero più i santissimi al resto del paese! Ed i siciliani che non sono mai stati abituati a governarsi, che hanno fatto in questo mezzo secolo d'autonomia (la costituzione della regione siciliana è antecedente a quella dello Stato italiano)?
Minchiate, solo grandissime minchiate!
Quale senso d'unità possono possedere i siciliani che per millenni hanno fatto del futti, futti cu Signuri pedduna a tutti (fotti, fotti che tanto il Signore t'assolve!) il loro grido di battaglia!
Si sono comportati come dei bambini che da niente sono diventati proprietari d'una Ferrari! Non sapendola condurre l'hanno ben sbatacchiata ammaccandola e rovinando anche la meccanica. Ed adesso? ... adesso stanno puntando dritti verso il precipizio. Cosa fare? Togliere la Ferrari, portarla dal meccanico e lasciare che la guida sia assistita non ... autonoma!
Insomma ... stop, time out!
Lasciamo che le nuove generazioni abbiamo il tempo di formarsi, di generarsi e di spogliarsi di paludamenti isolani che ne impediscono i movimenti, che s'affranchino dalle colpe dei padri! Sì, il problema è proprio questo!
Ultimamente ho parlato con alcuni giovani, miei conterronei.
- Eh sì, la vostra generazione è stata fortunata! Vi prendevate la laurea che serviva, avevate i concorsi, c'erano i finanziamenti! - mi hanno detto ... (mi scusi, signor Buttafuoco, chiedo venia ma adesso vorrei rivolgermi ai più giovani.)
Forse tutti questi vantaggi c'erano, per i soliti furbi ... ma a che prezzo?  ... ed in ogni caso, a cosa serve ricordarlo? Forse per giustificare quella sensazione di sentirsi sconfitti senza neanche aver cominciato la vera pugna? Dandosi perdenti già alle prime scaramucce perché si soffre della ineluttabilità d'un destino ingrato? ... basta, per favore, non inoltratevi su questo sentiero che fete (puzza) dell'immondizia di noi, vostri padri, vostri nonni!
Rimpianti d'un passato felice? Ma di cosa parlate? D'illusioni. Del polo petrolchimico di Augusta, di Gela o della Fiat a Termini Imerese?
Che cosa è restato o cosa resterà di tutto ciò ben presto?
Degli impianti arrugginiti e rischiosi a causa della mancanza di manutenzione, delle bellissime spiagge e dei siti naturali ed archeologici irrimediabilmente inquinati e sottoposti a scempio.
Questo sviluppo industriale ha fermato l'emigrazione? L'assistenzialismo? No, non li fermò.
Quindi nessun rimpianto, ve l'assicuro.
Forse sorriderete leggendo quello che scrivo ma voi, se lo volete, avete un vantaggio rispetto a noi: siete liberi! Liberi da legacci e legacciuoli che tutte quelle false promesse hanno rappresentato impedendo qualsiasi movimento e che, alla fine, hanno portato ben poco beneficio all'isola.
Non crediate che la generazione che vi ha preceduto e che s'è illusa di vivere nel benessere, l'abbia veramente conosciuto. Coloro che vi hanno preceduto sono stati dei mendicanti del posto fisso, degli illusi. Voi potrete effettivamente vivere nel benessere, se sapete crearvelo!
Forse è arrivato il momento che anche in Sicilia si parli di sostenibilità (lo so è una pessima traduzione del termine inglese sustainable, ma ormai è entrata nel linguaggio corrente!) .... gl'investimenti sopracitati sono stati tutto tranne che sostenibili ed i fatti lo dimostrano. Cos'è sostenibile?
Il suolo sopra cui camminate, la vostra terra è la vostra ricchezza, è bella e piena di tesori.
Il mondo non aspetta altro che conoscere la Sicilia, ma la Sicilia non è ancora abbastanza ospitale. Bisognerebbe che voi ci crediate di più  ... che vi convinciate che in Sicilia le bellezze naturali, i panorami, le chiese dimenticate, le vestigia del passato abbandonate e trascurate, i palazzetti vetusti e mezzo diroccati, l'alto potenziale agro-alimentare, la ricca cucina, il bellissimo mare, l'artigianato ... sono le cose veramente sostenibili ... ce l'abbiamo da secoli!
Quanto lavoro può portare il turismo?
Tanto, soprattutto se ad esso associamo l'indotto per risistemare strade (inutile ricordarvi della Catania Gela, è deprimente!), restaurare case, palazzi, rendere accoglienti gli aeroporti, gli alberghi, pulire le città, sviluppare i servizi.
- Bravo, ma i soldi? Chi finanzia tutto ciò? -
Non la Regione (non ha neanche i soldi per comprarsi la corda che servirebbe ad impiccarsi!), non lo Stato Italiano (non ha neanche più gli occhi per piangere!) ma gli stranieri. Sì proprio loro! Quelli che vivono lontano della Sicilia ... in altri paesi ed in altri continenti. Bisogna venderla un po' questa Sicilia, tanto non ve la possono portare via! Devono metterci solo un po' di soldi per renderla più bella e per poi goderne i frutti e voi con loro!
Non bisogna scoraggiarli, ma motivarli ed attrarli con moine accattivanti proprio come le buttanissime!
- Signor Itolo, un'ultima domanda: la mafia, dove la mette la mafia? -
La mafia siamo noi se continuiamo ad accettare futti, futti cu signuri pedduna a tutti perché, l'onorata società vive e germoglia dove non c'è il senso del rispetto comune ... ed inoltre ama l'arricchimento veloce e rapido.
Ciò che io auspico è un investimento sul lungo periodo, sostenibile per l'appunto. Il vostro lavoro gioverà a voi, ai vostri figli, ai nostri nipoti. Voi dovete essere capaci di fare quello che noi non abbiamo fatto, non per incapacità ma perché non ci abbiamo nemmeno tentato ... abbiamo preferito la vita facile quella del posto fisso, della Forestale, del sussidio per la disoccupazione ... quella di chi s'accontenta d'un piatto di lenticchie.
Quando c'era qualcuno che prospettava il ponte sullo stretto di Messina, la mafia si fregava le mani. A chi sarebbe servito questo caspita di ponte?
Non certo agli stranieri che per venire da noi non t'attraversano mica tutto lo Stivale. Un volo, qualche ora ed hop ci siamo!
No, il ponte era la solita minchiata che avrebbe arricchito la mafia ed assicurato migliaia di voti ai politici!
... ma adesso ritorno verso di lei signor Buttafuoco perché tutti questi mea culpa mi rendono triste!
Adesso, lo sa, capisco meglio anche il titolo del suo j'accuse ... Buttanissima Sicilia!
Infatti penso che la Sicilia debba di nuovo vendersi come le buttane, come ha sempre fatto! Siamo pratici: cosa c'è di male?
Cerchiamo d'essere storicamente realisti: mi dica chi ha fatto bella la Sicilia?
I suoi clienti.
Quelli a cui s'è sempre prostituita: fenici, greci, romani, arabi, normanni e spagnoli! Sono loro che l'hanno ingioiellata! E lasciamo che continuino a farlo! ... alla faccia dello stupido e declamato "onore" che non abbiamo mai avuto.
Attenzione ... gli stranieri devono essere "clienti" e non sfruttatori perché (e qui ci metto un po' d'orgoglio, eh che minchia!) proprio buttana, buttana non deve essere ... ma piuttosto "cortigiana" anzi, visto che ci siamo diciamo escort!
Che ne dice signor Buttafuoco?
Le piace?
Ok ... e sia! ... Escortissima Sicilia!

giovedì 28 agosto 2014

Il parrucchiere


In genere si dice che si tratta solo d'una pennichella.
- Vado giusto a farmi cinque minuti di sonno. Il caldo ed il tempo passato in barca mi hanno spossato! -
Erano le tre di pomeriggio.
- Papà, prima che tu vada a letto, ricordati di venirmi a prendere dal parrucchiere in paese, voglio farmi tagliare un po' in capelli. -
- Tagliare i capelli? Perché? Ho sempre sognato una figlia con i capelli lunghi come Rita Hayworth! -
- Giusto qualche centimetro per pareggiarli! -
- Non può venire tuo fratello a prenderti? -
- No, lui mi ci porta. Poi va a Siracusa. -
- Ok, dov'è questo parrucchiere? -
- Vicino alla chiesa del Carmine. Sta dentro una palazzina verde cinabro, non ha bottega. Lavora in nero perché ancora non ha la licenza. Ma dicono che sia molto bravo! -
- Sì, dicono tutti così  per non pagare le tasse! Come si chiama? -
- Pippo Amutanna ! -
- Ma stai scherzando? -
- Perché? Lo conosci? -
- No, ma a mutanna  significa "le mutande" (in siciliano si può dire al singolare; nota del traduttore)! -
- Che ne so io? Mica sono siciliana. La figlia di Corrado (che va da lui) mi ha detto che si chiama così! -
- Eh certo, tu non sei siciliana ... sei nata nel continente! Ok, verrò a prenderti. A che ora? - sentivo le forze mancarmi tanto il sonno m'annebbiava i sensi.
- Verso le cinque e mezza. Qui sono un po' lunghi! ... ricordati la palazzina verde cinabro! -
- Sì, certo la palazzina verde! Non ce ne saranno mica ventimila a Noto! La troverò! -
Non so perché, forse per essere ben sicuro d'addormentarmi, ma lessi tre righe d'un noioso libro in inglese che m'ostinavo a voler terminare e piombai dentro un buco nero che sembrava senza fondo. Precipitai fino al centro della terra.
La risalita fu faticosa, quasi disperata e raggiunsi la sommità del pozzo dopo esser rimasto nell'oscurità giusto per qualche minuto.

Spalancai gli occhi e dalle persiane notai che la luce proveniente dall'esterno era meno feroce.
Guardai l'orologio: le cinque e mezza! Alla faccia della pennichella!
Mia figlia, il parrucchiere, Pippo Amutanna, la casa verde cinabro (cos'è il cinabro?), la chiesa del Carmine. Sì, ma dove esattamente?
Recuperai il mio "marchingegno" tuttofare e chiamai mia figlia. Non rispose e dopo vari tentativi m'accorsi che lei non aveva "campo". Sempre con lo stesso "coso" cercai sulle Pagine Bianche Pippo o Giuseppe Amutanna  residente in Noto... inesistente!
Ma che scemo! ... avrei dovuto immaginarlo a mutanna è l'nciuria ... il soprannome! 
- In Sicilia tutti ce l'hanno, ma come ho fatto a non pensarci! Se lo racconto in giro faccio morire dal ridere anche i polli! -
Telefonai a Corrado, di sicuro lui l'avrebbe saputo!
- Ah, ciao Itolo. Mi sembri un poco addummisciuto (addormentato; ndt). Manciasti pisanti (hai mangiato cose difficili da digerire; ndt)? ... ah, vuoi sapere dove sta Pippo a mutanna? ... io non lo frequento tanto ... pare che sia ricchione (omosessuale; ndt) ... io non ci vado, alla mia età vuoi che vada con i ricchioni? ... ma che mi sei finito nell'altra sponda? ... ti sto scherzando ... ho capito, hai fretta ... mi pare che stia vicino alla chiesa del Carmine in una palazzina verde cinabro. Mia figlia Concetta, lo deve sapere ... aspetta che la chiamo ... vieni Cettina che c'è Itolo che ti deve chiedere una cosa. Ciao Itolo, ci vediamo. -
Trascorse giusto qualche secondo.
- Pronto signor Itolo, buon giorno ... ah, vuole sapere dov'è Pippo a mutanna? Dove c'è la chiesa del Carmine ... ah, lo sa già! Vuole sapere la via? ... A fianco della chiesa, in via Ruggero Settimo ... sulla sinistra a cinquanta metri c'è una casa  verde cinabro ... sì, verde cinabro, si ricordi. Arrivederci, arrivederci. -
Non sopporto arrivare in ritardo e quindi mi precipitai giù dalla collina dove abito, rischiando di rompere la coppa dell'olio lungo la trazzera che m'immetteva sulla strada provinciale.
Entrai in Noto e miracolosamente trovai posto non lontano dalla chiesa del Carmine.
Le sei e venti.
Seguii le indicazioni di Concetta/Cettina.
Trovai la casa verde, anzi ne trovai quattro ... quattro palazzine verdi ognuna con una tonalità differente.
- Ma che minchia è il verde cinabro? Mai sentito. Da dove esce fuori?  ... dove lo trovo adesso Pippo a mutanna? ... qua sembra che tutti conoscano il verde cinabro ... mi sento così stupido! Come posso aver vissuto fino ad adesso senza conoscerlo? -
M'avvicinai ad un signore anziano seduto su una seggiola fuori dell'uscio evidentemente in attesa che l'aria del vespero s'intiepidisse.
Per nascondere la mia ignoranza mentii.
- Buonasera, sono daltonico. Posso chiederle una cortesia? -
L'uomo aveva gli occhi chiari ed i capelli canuti. La pelle del viso era percorsa da una fitta rete di rughe probabilmente originate dalle lunghe esposizioni al sole. Da giovane doveva esser stato un contadino. Si alzò  in piedi e mi porse la mano. Gliela strinsi.
- Piacere, sono Giuseppe Sinatra. Come posso servirla? - si presentò.
- Piacere mio. Sono daltonico ed avrei bisogno d'un piacere. -
- Certo, signor Daltonico, mi dica. -
- No, non mi chiamo Daltonico ... sono daltonico! -
- Ma che? Mi sta babbiando? -
Ormai, dovevo uscire da quel tardo pomeriggio surreale e tagliai corto.
- Sto cercando Pippo a mutanna. -
- Ah, mio nipote! ... parlano male di lui, ma è tutta invidia! -
- Certo, ma dove lavora? -
- Qui di fronte, nella palazzina verde cinabro. -

Mi svegliai disperato e tutto sudato.
-  ... no, adesso basta! ... i peperoni arrostiti mi restano sullo stomaco ... non li digerisco più! -
Guardai l'orologio: le cinque e mezza!


P.S.: questo post lo dedico a Maria Gabriella, mia ex-moglie, vera ispiratrice del racconto.



domenica 24 agosto 2014

Un giorno, sul finire d'agosto


Sono seduto su una panchina in ferro alla villa che per i siciliani è il giardino pubblico.
Ti ci portano da bambino alla villa, a giocare con gli altri bambini. Quando sei più grandicello ci vai a fare nascondino, a scambiare le figurine ed a spiare le coppiette. (forse, sto scrivendo di cose che non esistono più. Parlo di mezzo secolo fa).
Poi da adulto non ci vai più.
Ci torni quando sei vecchio. Ti siedi ed entri in un trance contemplativo dove l'occhio si perde fra il fitto fogliame degli enormi ficus e la mente fra i ricordi.
E lì aspetti.
Aspetti che il tempo passi ed è come se tu fossi in attesa d'un autobus in un viale solitario.
Io ci faccio qualche passeggiata alla villa e poi, quando trovo una panchina libera, mi siedo. Guardo un po' lo strascicato procedere dei rari visitatori, ascolto il vociare dei bambini e comincio a leggere.
Oggi sto seguendo il medesimo cerimoniale.
Qualcuno si siede accanto a me ma non alzo lo sguardo.
- Io non ho tempo per morire ... - dice una voce rauca, vecchia.
Non alzo la testa, ma muovo gli occhi e vedo delle scarpe da tennis verdi.
- Io non ho tempo per morire ... -
Ok, hai vinto! Ti guardo.
A fianco a me un volto d'un uomo vecchio, incurvato,con la pelle abbronzata, grinzosa, i capelli canuti e sul naso sono ancorati degli occhiali dalle lenti spesse.
- Io non ho tempo di morire ... ho 89 anni e sono nato nel 1916. -
- Impossibile ne avrebbe 98! - cado nel tranello.
- Sì, ne ho 89 però all'incontrario sono 98! - è tutto contento e mi rivolge un sorriso mostrandomi una bella dentiera.
- Lei è del nord? - aggiunge.
- Sono siciliano e vivo al nord. -
- Dove? Di Milano? -
- Sì. - inutile raccontargli tutta la mia storia - Ma lei ha veramente 89 anni? -
- Certo che ce li ho 89! -
- Complimenti. -
- Io non ho tempo per morire ... per questo sono ancora vivo. -
- E cosa fa per essere occupato? -
- Cammino ed parlo con i cristiani, come faccio con lei. Ogni mattina mia moglie si sveglia alle 4, mi fa il caffè ed io mi alzo e lei si corica. Io esco e cammino ... cammino e cammino. Parlo e parlo e frego la morte perché mi vede occupato e mi lascia in pace. Dormo poco, sennò mi frega quando sono a letto. Queste cose me le hanno insegnati gli antichi. Lo vuole sapere cosa metto nel borsello? - me lo mostra.
Non rispondo e gl'indirizzo un sorriso del tipo: faccia lei!
- Niente ci metto, solo le foto ... -
Le estrae. Sono datate ed inserite in bustine di plastica che le proteggono.
Vecchie immagini sbiadite.
- Questa è mia madre buonanima. Lo zio Carmelo, andò in California e non tornò più. Mio padre con mio nonno che era carabiniere. La vede la medaglia? Ammazzò un mafioso ... -
I colori sono un po' sbiaditi, virati seppia. La mamma dell'occhialuto ha un volto dai tratti fini ma con occhi un po' selvatici di contadina appena diciottenne, lo zio Carmelo aveva un aspetto da vero mafioso e mi domando perché il nonno ne avesse ammazzato uno annoverando già un membro dell'onorata società in famiglia.
- Belle foto. - gli dico.
- Le porto sempre con me, così quando non parlo coi cristiani parlo con i miei morti. -
- Certo, una bella maniera per essere occupato! -
Sto per chiedergli di cosa parla ai morti ma mi mordo la lingua, vorrei continuare la mia lettura. Io capisco che deve tanto parlare per mostrare che non ha tempo di morire ma, fra tutti i concittadini ed i turisti d'agosto, proprio me deve sconcicare!
- Beh, vado dal barbiere ... grazie per la conversazione! -
- Non c'è di che ... piacere mio! - e penso che uno dei suoi morti deve avergli suggerito di togliersi dai piedi. Che sia stato zio Carmelo? Mah!
Osservo il vecchietto allontanarsi con passo dondolante come se si trovasse sul ponte d'una nave in balia dei marosi. Ho un leggero senso di colpa mentre il mio sguardo si fissa sul suo borsello porta-morti.
Provo a concentrarmi sulla pagina che stavo leggendo ma ho difficoltà a reperire la riga su cui ero concentrato quindi il mio sguardo si volge in alto per osservare le fronde di una delle poche palme risparmiate dal punteruolo rosso. Ormai penso ad altro.

Ieri sono andato a fare un giro con la mia barca Libertà e mia figlia m'accompagnava. Il vento caldo entrava dai finestrini della vettura mentre ci recavamo a Marzamemi. In genere non usiamo l'aria condizionata per i piccoli viaggi, a noi piace così!
La macchina che ci precedeva lentamente s'arrestò e cominciò a far lampeggiare le luci di stazionamento. Io feci lo stesso.
- Ci sarà un incidente! - ipotizzò mia figlia - Qui guidano come dei pazzi! -
- Speriamo di no! -
La fila avanzava lenta ma a velocità costante.
Un uomo con un gillet arancione (ma si dice smanicato in italiano?) ed armato di una bandierina deviava il traffico. Poco più lontano le luci azzurre di quattro auto dei carabinieri. Si percorreva una sola corsia a senso unico alternato.
Ero pronto ad assistere ad un orribile spettacolo con magari dei corpi sull'asfalto bollente coperti da sudari.
Invece no.
Seduti su un muretto in pietra tutti in fila all'ombra di ulivi vi erano  una quarantina di persone. Fra loro diverse donne ed alcuni bambini. Avevano tutti un cartello attaccato sul petto, una specie di tesserina. Parlavano fra di loro e sembrava che fossero contenti. Ridevano. Sembravano che andassero ad un'allegra scampagnata.
Dei migranti, ecco cosa erano: dei profughi sbarcati da poco e sopravvissuti all'ultimo viaggio da incubo! Erano approdati finalmente sulla terra promessa! Ce l'avevano fatta! Dovevano provenire dal medio-oriente, forse dalla Siria: i vestiti delle donne e la loro guisa di portar il fazzoletto sul capo ne tradivano l'origine. Erano in attesa del mezzo che li avrebbe portati in un campo.
Noi, per la maggior parte vacanzieri, sfilavamo davanti a quella gente che fuggiva da vicende ben tragiche: due realtà stridenti messe una davanti all'altra.
Mia figlia ed io siamo rimasti attoniti ad osservarli ed io provai la spiacevole sensazione di trovarmi dentro un reportage televisivo.
- Che impressione, essere così vicino a quei poveri disgraziati! Quanta distanza c'è fra noi e loro, papà? - chiese mia figlia. Sapevo cosa intendeva: non la distanza geografica ma quella relativa alla qualità di vita.
- Tanta. Troppa. -

Le foglie delle palme ondeggiano al vento caldo proveniente dall'Africa.
Torno a leggere le ultime pagine del libro "Lettres sans Frontières": una raccolta di lettere di volontari dell'organizzazione non governativa Médecins sans Frontières. Gente generosa che, ognuna con motivazioni diverse, ha voluto annullare quella distanza. Gente anonima, brava gente.
- Oggi è lunedì ed il barbiere è chiuso ed io non ho tempo per morire ... -
Osservo le scarpe verdi davanti a me ... è strano essere condannato ad essere logorroico per sfuggire alla morte!
- Che sta leggendo? - mi domanda.
- Lettere senza frontiere. -
- Cosa? Giochi senza frontiere? Lo fanno ancora alla televisione? Lo sa che la città di Noto ha partecipato? -
M'arrendo. Sospiro ed alzo lo sguardo sul vecchietto che mi sorride trionfante.
- Me la fa vedere ancora la fotografia di zio Carmelo quello che andò negli Stati Uniti? -
Sì, è una resa senza condizioni.

venerdì 15 agosto 2014

Io e Libertà


Giro la manopola ed il motore s'arrabbia perché lo faccio ruggire a vuoto. Ha ragione: è stato concepito per far rotear l'elica e non per far del frastuono! 
Osservo lo spruzzo d'acqua uscire dalla scatola che ingabbia gl'ingranaggi ... bene, il sistema di raffreddamento funziona. Abbasso i giri del motore ed innesto la marcia indietro. Scivolo fra le barche ed osservo il molo allontanarsi. Metto la marcia in avanti Facendo un'ampia curva e mi dirigo verso l'uscita del porticciolo. La prua della Libertà si alza pronta ad aggredire le ondine del mare d'agosto. Passo accanto alla minuscola casa color porpora su cui il fratello di Vitaliano Brancati  fece costruire una casa che divenne il rifugio dello scrittore. M'inchino allo Spirito dell'autore del "Paolo il caldo" e mentre la barca mi fa guadagnare il largo.
Il frastuono del fuoribordo accompagna quella passeggiata solitaria. Se quel ruggito, che adesso è divenuto rauco, continuerà costante vorrà dire che il motore funziona e mi riporterà indietro.
Il sole s'è alzato da poco ed i suoi raggi colorano l'orizzonte d'un colore giallognolo. Ben presto sentirò la loro carezza sulla pelle, dapprima saranno tiepidi poi sempre più caldi fino a diventare quasi cocenti. Come la mano d'una amante focosa. Per adesso lascio che la brezza fresca del mattino mi procuri dei tenui brividi, forse di piacere.
Respiro e lascio che i polmoni si riempiano di salsedine.
Il mare sotto la prua biancheggia.
Sulla sinistra s'estende la striscia di terra dove pallida s'intravvede giacere Noto ... sulla destra l'agglomerato di case di Portopalo e l'isolotto dominato dalla piazzaforte spagnola.
Dove vado?
Verso Noto ... un giorno andrò oltre, fino a Siracusa.
Libertà è un grosso gozzo di legno, un barcone L'ho fatto costruire otto anni fa. Da un carpentiere tunisino sposato con una siciliana. Un tipo strano, un po' scorbutico. Mi consegnò la barca senza calatafatura ed appena messa in acqua, disperato la vidi affondare come se fosse il Titanic.
Ci misi un po' a capire quanto complicato fosse possedere una barca in legno ma malgrado ciò ancora non riesco a condividere il piacere di coloro che possiedono delle imbarcazioni di vetroresina.
Io sono affezionato alla mia Libertà.
Cerco di renderla sempre bella e la vezzeggio come se fosse una bella donna. Ha bisogno di mille attenzioni. Lei è solida ed anche se non è veloce avanza in quel fazzoletto di mare come se fosse una regina indifferente a tutti quegli yacht e motoscafi di vetroresina con la linea aggressiva.
Io le voglio bene e lei ne vuole a me.
Inutile volermi convincere del contrario: Libertà ha un'anima!
Non costeggio l'ampio golfo della riserva di Vendicari ma seguo una rotta lineare e punto in direzione del promontorio mettendo la prua fra Noto ed Avola, così  facendo m'allontano dalla terraferma. 
Poi, cambio idea e mi riavvicino alla costa. M'approssimo verso l'isoletta di Vendicari, una briciola di terra rocciosa e sabbiosa perennemente percorsa dalle brezze marine.
Tengo la barra con la sinistra mentre con la mano destra accarezzo il bordo di grezza fattura della barca come se fosse un grosso mammifero.
Abbiamo un appuntamento io e Libertà.
Da qualche giorno non ci rechiamo all'incontro. Solo io e la mia barca sappiamo di cosa si tratta. Se oggi non dovessimo presentarci al rendez-vous avremmo pochi argomenti per giustificarci. Il mare è talmente calmo che pare fatto d'olio, giusto qualche increspatura.
Raggiungiamo l'isoletta e dopo aver disegnato una larga curva do la poppa alla terraferma e mi dirigo verso il largo, verso levante. Solo un gabbiano assiste a quella manovra. Ci guarda simulando indifferenza, appollaiato su un improbabile cartello piantato sul desolato isolotto dalla Forestale, deputata alla protezione di quella riserva.
Avvito la rondella che assicura la velocità costante del fuoribordo lascio la barra e mi alzo in piedi ... davanti a me il sole s'alza lentamente. L'aria si fa un po' più tiepida, forse si sta alzando in vento di levante, quello africano.
Dietro di noi la terra s'allontana ed i promontori s'assottigliano.
Lontana, sulla dritta si profila il disegno d'un veliero. La sagoma si delinea sempre di più, un vecchio veliero certamente ... in legno. Sento che Libertà è percorsa da un fremito.               
La mia barca prova un profondo rispetto per i velieri in legno. La sento curiosa e vorrebbe avvicinarsi per fare un inchino.
- La troveremo ed andremo a salutarla. Sta facendo rotta su Marzamemi, vicino al nostro porticciolo. - le do qualche pacca su fasciame per rassicurarla.
All'improvviso il fondo del mare diventa meno scuro e dalle profondità risale qualche riflesso verde. Siamo sulla secca. Stacco il contatto ed il motore, dopo aver borbottato, si spegne.
Solo il suono argentino dello sciabordio disturba la quiete. Delle piccole onde solleticano la pancia di Libertà.
Mi lascio cullare dal mare, mentre la mia barca mette la prua in direzione dell'anziano veliero che per avanzare s'ostina a raccoglie la leggera brezza con le vele dei due suoi alberi.
M'affaccio oltre il bordo e scruto in basso. Con la mano scuoto l'acqua. Arriveranno.
I raggi del sole rimbalzano sulla superficie ed impediscono di vedere oltre. Dalla stretta cambusa ricavata nella prua dell'imbarcazione fuoriesco un secchio con un fondo in vetro. Me lo sono costruito appositamente per meglio curiosare dalla barca il fondo del mare che in certi punti di quella secca può essere basso fino a dieci metri.
Eccoli che arrivano, sono centinaia ... ce ne sono molte di più, forse migliaia. Ma io non riesco a vederle tutte.
Sono delle meduse. In questo periodo dell'anno stazionano sempre su questa secca portate da una misteriosa corrente che fa il giro del Mediterraneo.
Lente e maestose, come velieri sottomarini dalle violacee trasparenze, risalgono dai fondali e circondano Libertà. Sembra quasi una festa, ben presto non ho più bisogno del mio secchio per vederle. Molte sfiorano con la loro cupola la superficie del mare. Danzano ed i loro movimenti sono come quelli delle odalische ma le movenze non possiedono alcuna sensualità, solo melanconia.
Chiunque s'allontanerebbe, ma io e Libertà sappiamo che non si tratta di semplici meduse ma di Spiriti, Spiriti del mare, del Mediterraneo.
Alcuni sono vecchi di migliaia d'anni, altri più recenti ... troppo recenti e provenienti dalle terre africane.
Io sono in contatto con uno fra i più anziani, rispettato da quella numerosa popolazione. Era stato un marinaio di Ulisse. Perì nella tempesta che affondò la nave del re di Itaca prima che lui giungesse nell'isola della ninfa Calypso. Anche lui come i suoi compagni aveva mangiato la carne del gregge di Helios ed era stato punito. Si chiama Ariarate e nacque in Cappadocia, un po' lontano da Itaca. L'anno scorso lui mi disse che Ulisse lo arruolò sotto le mura di Troia.
Lo riconosco per delle grosse macchie violacee che maculano la sua cupola.
Allungo la mano e tocco la testa gelatinosa, lui lascia fare.
Lo sento e lui sente me. Ci trasferiamo sensazioni.
E' di natura gioviale ed allegra ... per questo gode d'una certa reputazione fra la popolazione degli Spiriti. Riesce ad attenuare l'umore cupo dei suoi consimili da poco aggiuntisi alla comunità. La maggior parte fra essi hanno conosciuto una esistenza drammatica ed una fine tragica ... difficile d'essere allegri!
Eppure Ariarate riesce ad esserlo ed ogni tanto comincia a girare e gira come i danzatori dervisci ... gli altri lo osservano e si lasciano ammaliare.
Gli chiedo di danzare per me ed Ariarate comincia a roteare. La sua danza è magica perché attira su di sé tutti i pensieri tristi dei suoi simili.
Mi lascio ipnotizzare dalle sue giravolte che diventano sempre più vorticose.
Invece di svuotarsi la mia testa si riempie d'immagini ... gente disperata, su barconi, silenziosa, nel mezzo della notte, le onde alte, il fumo della stiva ed alcuni che affondano nell'acqua rapiti da una morte inattesa, il loro ultimo sguardo attonito alla superficie del mare che s'allontana insieme alla vita. Devono essere le cupe visioni degli ultimi Spiriti, gli ultimi arrivati.
Ariarate è una specie di terapeuta fra le meduse.
Continua a girare come una trottola e nuove immagini si sovrappongono alle prime ... bambini che ridono, lo sguardo d'una donna innamorata, il fiore in un campo in primavera, il vento che scuote le cime degli alberi, la carezza d'una madre, una passeggiata al calar del sole, il volo disordinato d'una farfalla, un pasto con i propri cari ... immagini di vita. Semplicemente la vita, quella senza affanni, quella che vorremmo tutti.
Ariarate è capace d'attrarre con la sua danza i tristi ricordi e sostituirli con quelli d'una esistenza serena.
Provo un subdola emozione che mi commuove ... sento la melanconia degli Spiriti.
Distolgo lo sguardo e lo dirigo verso l'orizzonte oltre il quale c'è l'Africa.
Sospiro ma, quasi per scuotermi, il mio gozzo beccheggia anche se non sollecitato da nessun moto ondoso.
Libertà ha ancora la sua prua in direzione del veliero che ormai, passandoci davanti, è alla nostra dritta. Sento che la mia imbarcazione smania.
-Ariarate, ti devo lasciare ... ho fatto una promessa a Libertà. Tornerò a salutarti prima del mio rientro in Francia ... te lo prometto ... tu ricomincerai il tuo giro per il Mediterraneo a raccogliere gli Spiriti poi ci vedremo il prossimo anno ... se tutto andrà bene. -
Le meduse s'allontano dall'imbarcazione. Schiaccio il pulsante dell'accensione. Svogliatamente il fuoribordo ricomincia il suo fracasso. Prima d'innestare la marcia controllo che tutte le meduse siano di nuovo affondate, non voglio certamente frullarle con la mia elica!
Dietro di noi lasciamo una scia spumosa. Guardo  il fondo del mare. I riflessi verdognoli svaniscono. Lasciamo la secca e sotto di noi c'è di nuovo il blu cupo degli abissi.
Il vento caldo m'avvolge mentre rifletto sugli Spiriti del Mediterraneo: vivono in branco, non sono solitari come quelli della terraferma.
Libertà è contenta e sembra andare più veloce del solito.
Il veliero ha ammainato le vele e deve navigare con la forza del motore.
Avvicinandoci ne distinguo meglio il colore: è blu ma certe sue linee sembrano essere dorate. Ha una prua acuminata come l'aculeo d'una vespa e mostra una linea elegante, quasi maestosa.
Anche se la mia imbarcazione possiede l'alterigia di chi ritiene d'avere nobili origini di fronte a quella presenza regale è travolta da una sentita ammirazione.
Forza Libertà, mia rozza cavalcatura lignea, andiamo ad inchinarci a chi si merita questo omaggio! Galoppa, galoppa!


sabato 2 agosto 2014

Voci ...


- Ma come cavolo è possibile? -
- Di cosa parli? - chiedo di rimando a Giovanni.
- Di come ancora in Francia la restaurazione anti-rivoluzione non sia finita? -
- Continuo a non capire. -
- Ma non lo vedi che qui tutte le leve del potere sono tenute da un oligarchia che cerca di trasferire il comando da una generazione all'altra? -
- Certo che lo vedo, siamo in Francia ... la classe dirigente ha fatto les Grandes Ecoles. Non è mica una scoperta? Per arrivarci si devono sostenere delle selezioni molto dure e solo i più dotati arrivano fino in fondo. -
- Questo è quello che vogliono far credere a te! -
Oggi Giovanni è girato male. Siamo seduti su una panchina nel giardino dell'Ile de Neully, all'ombra d'un platano, circondati dalle grigioverdi acque della Senna. Di fronte a noi i grattaceli della Défense.
- A me possono far credere quello che vogliono, tanto non me frega niente! ... scusa, ma cosa c'entra con la rivoluzione? -
- Ma non l'hai capito: sono una casta ... chi ha fatto il Politecnique ci manda il figlio che per essere ammesso alla selezione deve fare le migliori scuole. Per frequentare le migliori scuole bisogna vivere nei migliori quartieri e si deve iniziare già dalle elementari, sennò non ti fanno entrare nelle buone medie che ti aprono le porte per i buoni licei. Quindi alla fine si raggruppano fra di loro, negli stessi arrondissement, nei medesimi quartieri ed affollano le stesse vie. Si ghettizzano ed alla fine cominceranno a sposarsi fra di loro ... come i nobili! -
Ho in tasca del pane che mi sono portato apposta ... adoro dare da mangiare agli uccelli! Preferisco i passerotti ma dopo un po' arrivano sempre i piccioni.
- Ogni paese ha il suo schema per creare le sue oligarchie ... cosa credi che negli Stati Uniti sia tanto diverso? Ed in Italia? -
- No, in Italia ... e diverso. Tutto funziona per cooptazione ... -
- Vuoi dire raccomandazione. Nel nostro paese c'è il mito della raccomandazione, del clientelismo ... se dovessi scegliere preferisco ancora il modello francese ... eppoi anche noi siamo stati capaci di creare delle oligarchie ... lascia perdere i "boiardi di stato", figli del clientelismo di cui sopra ... ma ricordati dei tempi di Cuccia ... ormai molti hanno dimenticato, ma io me li ricordo tutti gli adepti del club "Gemina" ... piazzetta dei Filodrammatici, dietro la Scala ... il potere economico degli oligarchi italiani. Ed il club "Agnelli"? ... lo sapevi che l'avvocato Agnelli ha creato una stirpe di manager procreandola direttamente con tante donne della buona società torinese ... le trombava e le metteva in cinta ed i cornuti dei mariti erano ben felici di fornire il loro cognome. Alcuni dei nomi noti della nomenclatura economica e finanziaria italiana sono discendenti naturali del grande Avvocato! Ormai sono vicini alla pensione, ma hanno avuto questa origine! -
Giovanni mi guarda. Mentre lancio un pezzetto di pane in mezzo ad un gruppo di passerotti che se lo contendono. Un grosso piccione arriva e s'appropria del cibo destinato ai piccoli litigiosi.
- Era un gran scopatore, allora! -
- Sì  ... non è un caso che abbiate il nome in comune! -
Ride.
- Non ci avevo mai pensato. Ma tu come le sai tutte queste cose? -
- Voci ... voci alquanto ben accreditate! -
- Io  invece, raccolsi delle voci a proposito del fratello ... Umberto. Lui amava i giovani calciatori ... -
- Voci ... -
- Sì, voci ... mi passi un po' di pane? -
- Me n'è rimasto un pezzetto. Tieni ... e tu come vai con la tua attività sessuale? Hai scoperto nuovi confini? -
Prende il pane, ne fa diversi pezzetti e li lancia in contemporanea fra i passerotti.
- Ecco, così  non litigate, stupidi! ... niente di nuovo ... sempre le solite cose. Sai che ti dico? Incominciano ad annoiarmi. -
- Ti credo poco, da quando ti conosco che non sai tenere fermo quel tuo pisello! ... notizie delle nostre ex-fidanzate? -
- Irrimediabilmente lesbiche. -
I passerotti sono ormai volati via ... è rimasto solo il piccione in attesa.
- ... e noi chi siamo? Cosa facciamo qui? - mi domanda all'improvviso.
- Non siamo nessuno e non apparteniamo a nessuno ... siamo uomini liberi. -
Poco lontano dai nostri piedi atterra un passerotto.
- Troppo tardi ... uccellino ... mi spiace. - dico al volatile.
Giovanni lo guarda e mettendosi le mani dietro la testa s'allunga e comincia a canticchiare un motivetto che era in voga fra noi bambini quando ascoltavamo lo Zecchino d'oro.
- Un passerotto ... Col fiocco rosso ... Mi è volato sulla mano ... Poi saltellando ... Tra dito e dito ... Mi ha beccato piano piano ... Il passerotto ... dal culo rotto ... -
... prevedibile!