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domenica 27 luglio 2014

Io e le tenebre


Un giorno scesi nel parking sotterraneo.
Uscii dall'ascensore e capii che qualcosa non andava: il pianerottolo era rischiarato dalla luce d'emergenza.
Entrai nel grande locale dove dormivano le macchine. La luce non s'accese. Ero nel buio assoluto. Un senso di profonda inquietudine mi prese, di paura. Chiusi la porta dietro di me e feci qualche passo in avanti.
- I miei occhi s'abitueranno all'oscurità. - pensai.
Attesi ma il buio rimase buio senza alcuna possibilità d'essere penetrato d'alcun chiarore. Aspettai che il senso d'ansia diminuisse.
- Devo padroneggiarmi. Non sono un ragazzino. -
Qualcosa mi prese alla gola e non voleva lasciare la presa ... un senso di panico ingovernabile. Non avevo più alcun riferimento e fu come se fossi in compagnia dei miei incubi più profondi.
Ristetti come una statua, deglutii e sentii dei pezzi di piombo scendermi giù per l'esofago.
- Dio, che vergogna! -
Eppure sentivo la paura attanagliarmi.
- Perché ... ? -
Dentro la tasca dei pantaloni cercai il telecomando della macchina. Lo trovai e schiacciai il pulsante.
La mia macchina mi segnalò la sua presenza con un bip ed io le fui grato. Fece lampeggiare le luci e mi mostrò dov'era. Non affrettai il passo anche se avrei voluto. Con una finta calma mi diressi verso essa provocandone di nuovo l'accensione delle sue luci attraverso il telecomando.
Entrai dentro come se fosse il grembo materno.
- Perché ... ? -
Quando uscii dal parking la luce del sole mattutino m'accolse e quasi m'accecò. Era una una mattina di fine giugno ... la luce del sole illumina quasi fino alle dieci di sera qui a Parigi. Magnifico!
La luce.
Non pensai più al buio. Ascoltai un po' di musica per consolarmi mentre mi confondevo nel traffico cittadino.
Quando tornai dopo non più di due ore mi presentai di fronte al parking dell'immobile. Col telecomando ne azionai l'apertura. La larga saracinesca si sollevò lentamente come se fosse l'enorme bocca che nascondeva una grande gola ... buia. Avevo dimenticato che il sistema d'illuminazione non funzionava.
- Ma che fa il portiere? Non ha provveduto ... - mi dissi nascondendo la mia angoscia.
Come Giona e Pinocchio anch'io entrai nel ventre dell'enorme pachiderma.
- Ma che diamine! -
I fari della macchina mi guidarono ed illuminarono le rampe che in spirale mi portarono al secondo piano interrato del parking. Trovai il mio posto e parcheggiai.
Tolsi i contatti e ripiombai nel buio.
Non osai scendere.
- Così è la morte ... -
Rigettavo il senso di paura che sentivo nascere in me ... ripensai a mia madre ed alle sue ultime parole vedendoci tutti intorno al suo letto:
- Ah, che bello ... siete tutti qui! -
- Chissà se avrò anch'io la stessa fortuna? ... no, non voglio che mi stiano tutti attorno ... non è bello vedere morire qualcuno. - mi dissi.
Lentamente sentii che il senso di panico stava dissolvendosi ... sì, lentamente.
Prove, generali d'una morte annunciata.
- Dicono che prima di morire, tutta la vita passa davanti agli occhi. Chissà s'è vero? -
Feci una prova e lasciai scorrere nella mente il mio film.
- Ma che minchia, no, no ho ancora tanto da fare ... non ora, ma che ci sto a fare qui? ... sto perdendo il mio tempo! ... in culo il buio, la paura e la morte! -
Una porta davanti a me s'aprì facendo entrare un torrente di luce su cui si stagliò un'ombra femminile. Rimase interdetta di fronte a quell'oscurità profonda.
Osservai il suo profilo muliebre ... era alta e, malgrado che avvolta da un leggero vestito estivo che le fasciava il corpo dalle indubbie forme femminili, emanava una forza quasi virile. I lunghi capelli biondi erano raccolti sulla nuca in studiato disordine.
L'avevo già intravvista un paio di volte. Aveva una macchina tedesca da città parcheggiata non lontano dalla mia, per arrivarci avrebbe dovuto attraversare il mio campo visivo. Era una di quelle donne da cui sono irrimediabilmente attratto ma a cui non oso avvicinarmi. Vanno guardate con rispetto come tutte le bellezze che allietano la vita ... un giorno il tempo corromperà la loro beltà ma che importa? Nessuno guarda una rosa pensando che un giorno appassirà. La si guarda e basta.
Quando le incrocio mi domando sempre a che razza di uomo s'accompagnano.
Anche a lei quell'improvvisa oscurità dovette sorprenderla ed un po' spaventarla. Non fece un passo. Poi, armeggiando sotto la porta del pianerottolo dei garage riuscì a bloccarla consentendo alla luce di rischiarare l'antro. Finalmente con passo sicuro mi passò davanti.
Potei meglio osservare il profilo quando anche lei, come me, s'aiutò a rischiarire ancor di più l'ambiente usando le luci della macchina.
Mi sembrò un angelo ... 
- Se al momento della dipartita mi viene a prendere una così ... -
No, non era venuta per me ...
Camminava con andatura decisa quasi marziale contenta d'aver sconfitto le tenebre.
Se m'avesse notato di sicuro l'avrei spaventata ...
M'accucciai sul sedile e posizionai lo specchietto retrovisore in modo da poterla guardare mentre entrava nell'abitacolo. Non, avrei mai osato osservarla così se fossimo stati in piena luce e se fossi stato visibile!
Aveva un viso che non avrei mai smesso di guardare ... era già amore!?
Eh sì, amore e morte ...
Sentii la sua macchina passare dietro la mia. Mi sollevai sul sedile e vidi arrancare l'auto sulla salita. Dentro, rischiarato da un debole luce, l'angelo volava via.
Rimasi di nuovo da solo e, dopo un po', anche il riverbero del pianerottolo degli ascensori si spense.
Non chiedetemi perché ma sentii d'amare la vita.
- Ancora ... il momento non è venuto ... - mi dissi uscendo dalla macchina ed in mezzo alle tenebre camminai di nuovo fra i miei timori.
Gli angeli aiutano a vincere le paure. 
Per questo, un giorno ne verrà uno e ci aiuterà a volare.