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giovedì 22 maggio 2014

Sayonara, Italo San


- Attento alla testa. Italo San -
Mi dice il direttore dello stabilimento.
Mi chino per entrare nel buco aperto sulla parete.
Malgrado che esegua la manovra con attenzione ci sbatto contro, per fortuna sono protetto dal casco.
Entro nel forno svuotato, è come infilarsi dentro la pancia vuota d'un piccolo vulcano. Al posto della lava c'era del vetro fuso.
Fa effettivamente impressione entrare in quell'antro dove le temperature hanno superato gli 1200 gradi. Il capo ingegnere, un francese alto e dinoccolato, mi indica le pareti di refrattario consunte dopo 10 anni d'uso continuo di quel forno.
- Dove erano stati acquistati i refrattari? - chiedo.
- In Francia. -
Domanda cretina. Dove vuoi che vada acquistare i refrattari una società d'un conglomerato francese che anche li fabbrica?
Sono sempre a disagio quando visito delle strutture industriali, la mia incompetenza tecnica mi rende molto maldestro ed ho il timore di non mostrare a quelle persone, che passano la propria vita a far funzionare gl'impianti, mai abbastanza rispettoso interesse per il loro lavoro. Lo so, i miei nonni, tutti e due ingegneri, devono rivoltarsi nella tomba ogni volta!
- Oggi pomeriggio la squadra di demolizione comincerà lo smantellamento dei refrattari. Abbiamo aspettato che tu arrivassi prima di cominciare. - mi dice Tanguy in francese.
Gl'indirizzo un sorriso di ringraziamento ma mi rendo conto che sono obbligato a parlargli perché colla maschera e gli occhiali di sicurezza sfido chiunque a comunicare  utilizzando l'espressione del viso.
- Grazie. Apprezzo molto ... mi sento in imbarazzo quando ricevo certe attenzioni, lo sai. - ci conosciamo da più di tre lustri. I nostri primogeniti portano lo stesso nome. Lui però è più giovane di me d'almeno dieci anni.
- Una fotografia, Italo San? -
- ... e famoce 'sta fotografia! -  malgrado il mio italiano corrotto dal romanesco, tutti capiscono ed io vado in fondo all'antro e mi metto in posa.
Gli altri mi seguono.
Il direttore di stabilimento scatta due foto per essere sicuro che la visita sia immortalata.
Ma chi ci riconoscerà mai?
- Arigatò - dico mostrando tutta la mia contentezza col tono della voce.
... ... ...
La giornata è finita, il programma della visita è stato intenso. Gl'incontri sono stati numerosi. Quattro giorni di tour de force. Torno in Europa. Spero di dormire in aereo.
Mentre la macchina mi porta verso l'aeroporto guardo sfilare dal finestrino la campagna giapponese: tante casette di contadini modeste ma pulite ed ordinate. 
Attorno ad esse dei piccoli appezzamenti di terreno coltivati e sfruttati fino all'ultimo centimetro giungono al bordo della strada a scorrimento veloce. Molti contadini percorrono le loro proprietà con un trattore che lascia dietro di sé una striscia di plastica nera. Da essa, ad intervalli regolari, fuoriescono delle piantine. Ma come caspita fanno? Certamente una diavoleria giapponese.
Vorrei chiedere cosa piantano. Ma non ho il coraggio: Tanguy ed il suo direttore finanziario Tomomi Hagiwara mi stanno parlando del mercato giapponese e della sua evoluzione nei prossimi tre anni. Mi vogliono convincere a sostenerli nel loro progetto d'un nuovo investimento.
- Fatemi una relazione, la studierò e poi ne parlerò con i grandi capi. - dico.
Sembrano soddisfatti.
Non sono sicuro che la loro proposta passerà, a Parigi sono restii ad investire in questo momento in Giappone.
In lontananza sovrastando le case dei contadini, vedo avvicinarsi la silhouette della gigantesca statua del Buddha di Ushiku. Si staglia con la sua nera ombra contro il cielo che comincia a colorarsi d'arancione.
E' il quarto viaggio in Giappone in vita mia. L'unica volta che potei apprezzare il breve soggiorno fu quando tutti i ciliegi nelle strade di Tokio erano fioriti. Ricordo che mi svegliavo presto per prolungare il più possibile il percorso fra l'albergo e l'ufficio.
E' strano ... qui i fantasmi, quelli veri, sono discreti, non si fanno sentire. Forse sono troppo occidentale per essere di loro gradimento.
Penso a mio figlio che, sapendo del mio viaggio in Giappone, mi disse: beato tu che vai a mangiare della vera cucina nipponica!
Non avrò mai il coraggio di dirgli che a pranzo m'hanno offerto dei tramezzini!
Ormai è quasi buio e l'aeroporto non deve essere lontano.