Translate

venerdì 9 maggio 2014

Quando soffiava l'aria del continente - 2



Un giorno, quando i ricordi degli anni universitari s'erano ormai sbiaditi, la segretaria di Alberto (ex Turi) gli annunciò al telefono:
- Mi scusi, avvocato, ho una comunicazione per lei. Non so chi sia. Non mi ha detto il nome. Dice di essere un suo amico.-
- Insista, si faccia dire chi diavolo è! -
- Ci ho provato, avvocato, ma non riesco a farmi dire niente! Vuole farle una sorpresa! -
Spinto dalla curiosità accettò la telefonata.
- Pronto Turi, come stai? - disse una voce lontana nel tempo.
- Ciccio, dove sei!? - Turi Alberto riconocobbe il suo amico.
- Sono qui a Milano. La banca mi ha mandato a fare un corso d'aggiornamento.-
Furono entrambi molto contenti di risentirsi dopo molti anni ed in nome dei vecchi tempi il Lanzafame invitò Ciccio a cena nella propria casa.
Si diedero appuntamento di fronte ad un noto caffè in via Montenapoleone.
Turi-Alberto rimase stupito di come gli anni avessero cambiato il suo ex compagno d'università: era notevolmente ingrassato e parecchi capelli l'avevano abbandonato lasciandolo quasi completamente calvo.
Ciccio s'era infine sposato con il suo amore giovanile ed aveva già tre figli.
- Io ne ho uno solo - disse il Lanzafame - ha sei anni e si chiama Michele. –
Il bancario trovò il suo amico in magnifica forma.
Mentre a piedi raggiungevano l'abitazione dell'avvocatol'amico catanese gli chiese:
- Sei contento qui a Milano? -
- Sì, sono felice. E'ormai la mia città. Non potrei vivere in nessun altro posto. -
Luisa accolse l'ospite siciliano con molta cordialità e da subito dimostrò molto affetto nei confronti dell'amico di vecchia data del marito.
- Questo è Michele. Mio figlio. - disse il Lanzafame presentando un bel bambino dagli occhi chiari.
- Alberto ne è orgogliosissimo. - disse Luisa mentre abbandonava il salotto per avvertire la cameriera che la cena poteva essere servita.
- Chi è Alberto? - domando Ciccio al suo amico.
- Alberto sono io. - rispose il Lanzafame.
- Ma come tu?! - esclamò meravigliato il Pappalardo. Enfatizzò it suo stupore agitando la mano grassoccia che, con le punte delle dita unite, sembrava una pigna capovolta.
- Ma sì! Non ricordi? E' il mio secondo nome! A mia moglie piace chiamarmi così! -
L'amico lo guardò senza nascondere la propria perplessità.
- Ma io posso chiamarti ancora Turi ? -
- Ma certo! Che fai? Scherzi? -
Quasi con sollievo Pappalardo disse:
- Meno male! Se avessi dovuto chiamarti Alberto mi saresti apparso un'altra persona!... Ma tu sei sempre lo stesso? -
- Sempre lo stesso! -
Fimminaro? -
Turi Alberto sorrise sornione.
- Disgraziato ! - disse ridendo Ciccio che con fare cameratesco agitò ancora la mano facendo il gesto della sculacciata.
- E' pronto. A tavola. - annunciò Luisa.
Dopo che la cameriera servì la prima pietanza, la padrona si rivolse all'ospite:
- Hai visto Antonietta, la nostra cameriera? Me la sono portata con me quando mi sono sposata. E' una cosi brava donna! E' bergamasca. La strapaghiamo, ma meglio così piuttosto che una delle solite meridionalotte. -
A Turi per poco non andò di traverso il boccone.
- Chi sono le meridionalotte, mamma? - chiese it piccolo Michele.
- Sono ragazze che vengono dal Sud. - rispose la madre. Poi rivolgendosi all'ospite - Vuoi fare il bis, Ciccio? -
- Ciccio!? Lei si chiama come il cane del mio amico Andrea. - disse il bambino.
- No, il mio nome e Francesco. Ciccio è solo un diminutivo! -
- Ah sì! Io credevo che lei avesse quel nome perché è grasso.-
- Michele! Che sfrontato! - lo riprese la madre guardandolo con occhi di fuoco.
Turi Alberto domandò:
- Sei sempre intenzionato a restare a Catania? -
Sì -
- Non t'interesserebbe vivere qui a Milano, è una città cosi mitteleuropea! - asserì Maria Luisa.
Ma Michele impedì al Pappalardo qualsiasi risposta poiché chiese il significato di mitteleuropeo.
- Michele, non fare domande e lascia parlare il nostro ospite. - disse Luisa al figlio, poi, per scusarlo agli occhi dell'amico siciliano, aggiunse - Il nostro bambino studia in una scuola che adotta il metodo Montessori. Viene stimolata la sua voglia di conoscere. Adesso, però, Michele è divenuto un piccolo ficcanaso. -
Pappalardo sorrise e, dopo aver scompigliato la zazzera del bambino che sedeva accanto a lui disse:
- Non m'interessa Milano. Ho già vissuto qui qualche anno ed avrei dovuto cominciare a lavorare per ottenere cose che già possedevo a Catania: la casa, la stima, dei miei conoscenti e tanti altri mille piccoli benefici. -
- Quali per esempio? - lo provocò Turi Alberto.
- Il mare, il sole. - rispose Ciccio.
- Ma questo è un luogo comune! - osservò Luisa.
- Forse. Ma a Milano il primo elemento non esiste ed il secondo in inverno ed autunno scarseggia. Il milanese per permetterseli deve essere abbastanza ricco per potersi acquistare una casa al mare e finanziarsi costosi week-end. Rimanendo qui a Milano avrei dovuto lavorare anche per conquistare qualcosa che ho già in Sicilia. Sarebbe stato assurdo! -
- Ma non è questo il punto! - disse con voce alterata Turi Alberto - Milano è da preferire perché è il motore d'Italia. Vivere qui ti da l'impressione d'essere fautore di tutto ciò che avviene nella nazione. -
- Sì, anche delle tangenti! - disse ironico Ciccio Pappalardo.
- Ma le tangenti sono un fenomeno di tutta l'Italia. Il pregio di Milano è che proprio in questa città è nata la volontà di farne pulizia e non altrove! Quante tangenti ci sono in Sicilia ed ancora i responsabili non sono stati neanche indagati!? Certo, in Sicilia c'è la mafia! -
- La mafia c'è anche qua! -
- Certo, importata dai siciliani disonesti! -
Ben presto una vecchia polemica si rianimò.
Ciccio cominciò a parlare con voce strozzata e la sua pelata divenne rossa, Turi, invece, manifestava la propria stizza con un leggero tic che gli tormentò l'angolo dell'occhio sinistro. Si era quasi giunti alla frutta quando:
-  …io comunque penso che sia inutile girare attorno al problema e che la questione Nord Sud possa solo risolversi con una separazione almeno fiscale, per questo mi sono iscritto alla Lega! -
- Turi, ma che mi dici? Alla Lega? … ah, ti conosco ! Ti serve per le tue relazioni! Immagino che in questo momento senza la Lega e Berlusconi non si faccia niente a Milano! Madre Santa, ti sei venduto! -
Il padrone di casa sbatté il pugno sul tavolo:
- Ciccio, ma che minchia dici! -
Quella parola di genere femminile che in siciliano, curiosamente, indica l'attributo maschile, provocò un doppio disappunto in Luisa. Infatti, odiava le parole volgari ed ancor più quelle meridionali.
La donna riconobbe in tempo lo strano lampo negli occhi del figlio che, lei sapeva, immediatamente premonitore di quesiti. Quindi, più preoccupata per la domanda imbarazzante del figlio che per allentare la tensione, disse:
- Alberto, il bambino è stanco! -
Infatti, per un’abitudine ormai consolidata, il piccolo Michele veniva portato a letto ogni sera dal padre.
Baciata la mamma e salutato l'ospite il bambino, accompagnato da suo padre, lasciò la stanza.
- Alberto, ti aspetteremo in salotto per prendere il caffè. - disse Luisa al marito.
Michele indossato il pigiamino, andò in bagno per lavarsi i denti. Ogni sera veniva seguito lo stesso cerimoniale. Turi Alberto era orgoglioso di questo incarico familiare, lo faceva sentire importante agli occhi del figlio e meritevole del suo affetto.
Ritornato nella sua stanzetta, il bambino gli chiese:
- Perché devo lavarmi i denti se poi mi cadranno? -
Benedetta scuola montessoriana!
- Perché sì! - tirò corto il padre.
Mentre si ficcava sotto le lenzuola il bambino domandò:
- Papà, chi sono i terroni? -
- Sono gli uomini che sono nati nel sud dell'Italia. - Michele non aveva sonno.
- Papà, quel signore pelato che si chiama come il cane di Andrea è nato nel sud? -
- Sì. -
- Allora è terrone? -
Turi Alberto assentì con la testa.
Papa ,io e mamma siano nati a Milano nel Nord? -
- Sì. -
- Tu sei nato nella stessa città di quel signore? -
- Sì. Però adesso dormi! Va bene?! -
Turi Alberto rimboccò le coperte al figlio, lo baciò sulla fronte e si diresse verso l'uscita della stanzetta.
- Papà, ma allora tu sei terrone! -
Turi spense la luce.