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venerdì 23 maggio 2014

One day ... in Seul



Al riparo, attraverso la finestra che dà sulla via sottostante, osservo una pozzanghera.
Riceve le gocce di pioggia dal cielo dai colori cangianti che alternativamente passano dall'azzurro intenso al grigio cupo. In lontananza avanza della nuvolaglia carica di grandine.
Sono seduto davanti al mio tavolo del soggiorno, stordito ancora per il cambio di più fusi orari asiatici in quattro giorni.
Un viaggio di routine ... beh, incominciano a pesarmi!
Mi lascio ipnotizzare dai cerchi concentrici delle gocce che cascano sul laghetto in mezzo al marciapiede.
E' domenica mattina ... domani parto per la direzione opposta: Stati Uniti.
Il mio corpo ha imparato a difendersi da tutti questi cambiamenti orari. So che non bisogna resistere ai colpi di sonno quando arrivano durante i trasferimenti, i voli o le soste nei lounge degli aeroporti. Certe volte bastano cinque minuti e ci si riprende dal torpore. Certo, quando i colpi di sonno arrivano durante le riunioni bisogna tener duro. La gente parla ed ha lavorato per preparare le presentazioni, non è bello addormentarsi davanti a tutti!
Il battesimo del fuoco lo ebbi in occasione d'una missione a Seul, sedici anni fa. Facevo parte della squadra che doveva negoziare la costituzione di una Joint Venture fra la mia società ed un riccone locale dal pelo sullo stomaco lungo dalla Terra fino alla galassia di Andromeda. Non dormii durante il volo di dodici ore fra Francoforte e Seul. Quando arrivammo a destinazione un autista ci attendeva. Giusto un'ora per docciarsi e radersi e subito in sala di riunione. Avete mai trattato un'operazione finanziaria con dei coreani?
Come definirla? Surreale? ... vi mettono in uno stanzone con una pletora di altri coreani che occupano la maggior parte del tavolo di riunione. Ben presto venite sommersi da bigliettini di visita e d'inchini. Poi, si mettono a parlare fra di loro. V'ignorano per due ore mentre il loro capo li cazzia tutti ... dopo, lo stesso fa una proposta in inglese (il signore col pelo sullo stomaco lungo anni luce ha studiato ad Harvard). Poiché la richiesta è improponibile voi rispondete di no ... e si ricomincia con i cazziatoni in coreano. Alla fine della giornata dopo aver assistito a tutte quelle performace da Full Metal Jacket, il tipo vi fa la stessa domanda voi rispondete ancora una volta no e lui alla fine vi propone d'andare a mangiare. Siete stanco per ventiquattro ore passate senza dormire e cercate di sottrarvi all'invito.
Per me non fu possibile.
Il mio capo missione mi guardò con sguardo assassino: non puoi rifiutarti, imbecille!
Accettai anche perché scoprii che ero la star della serata poiché l'uomo con lo stomaco peloso (e sergente maggiore nei film di Kubrick) mi volle avere a fianco durante la cena per comunicare la sua insofferenza nei riguardi dei miei colleghi francesi. Io ne fui lusingato. Ah, la vanità è sempre cattiva consigliera!
Cenai con accanto il cazziatore con lo stomaco peloso il quale continuava a versarmi del liquore nel mio bicchierino asserendo che l'usanza locale voleva che lo bevessi tutto d'un colpo. Non vi dico in che stato ero alla fine della cena!
Dopo, i coreani vollero che li seguissimo in una birreria dove ciascuno si fece un boccalone di birra ed alla fine ... alla fine ci portarono in un bordello! Per la star della serata (cioè io) era pronta una peripatetica stile coreano che parlava italiano! In un bordello a Seul!
Ci crederete voi?
Le chiesi dove aveva appreso l'italico idioma e lei mi rispose che aveva frequentato per quattro anni la facoltà di medicina a Bologna.
Ci crederete voi?
Io no, però l'italiano un po' lo parlava ed io alla fine, attraverso lei, riuscii a fuggire eludendo il controllo dei coreani che finalmente, piuttosto di curarsi del sottoscritto, erano concentrati ad ubriacarsi ed ad intrattenersi con qualche signorina che di coreano aveva proprio niente. Io feci un sacco di complimenti alla mia studentessa di medicina comparando la sua parlata a quella di Sofia Loren che, in quell'occasione, spacciai per bolognese. La supplicai, quindi, di trovarmi un taxi e di dare le istruzioni all'autista per riaccompagnarmi in albergo. Prima di salire dentro la macchina, le diedi una carezza e lei mi sorrise. Mi parve di cogliere un'espressione triste nei suoi occhi ma forse mi lasciai suggestionare dai fumi dell'alcol e dalla stanchezza del fuso orario.
Inutile ricordare la cronaca degli altri quattro giorni trascorsi a Seul: fu la stessa del primo giorno senza bordello, però!
Guardo ancora la pozzanghera che adesso non riceve più nessuna goccia e sembra uno stagno in miniatura.
Sono passati sedici anni ed io mi ricordo ancora di lei, della mia salvatrice ... che strana che è la vita!

P.S.: Potete non credermi, ma quando i miei figli mi mostrarono su Youtube PSY  l'anno scorso, credetti di riconoscere il riccone col pelo sullo stomaco: