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martedì 6 maggio 2014

Mrs Robinson (2)


Un cancello di ferro battuto nero, ben verniciato e di magnifica fattura m'impedisce d'entrare. Al lato, su una colonna anch'essa in ferro e con foglie di vigna intrecciate risplende una larga targa in ottone "Maison Foch".
Non hanno grande fantasia poiché mi trovo in Avenue Foch.
Faccio qualche passo indietro per vedere meglio l'immobile seminascosto dalla lunga ed imponente recinzione.
Uno stile che mischia lo stile Haussmann con quello dell'Art Nouveau. Almeno cinque piani.
- Cu salute! - penso - Alla faccia dell'ospizio! Ma questo è meglio d'un grand hotel! -
Mi riavvicino alla cancellata e timidamente schiaccio il pulsante sotto la targa.
- Bonjour, cosa posso fare per lei? - mi chiede una voce metallica da un citofono ben dissimulato fra le foglie di vite.
- Bonjour, sono Italo Persegani. Ho un appuntamento con madame Fournier. -
- Un moment, s'il vous plait. -
Mentre attendo, indietreggio per vedere il lussuoso palazzo ... caspita! Mi dico.
Un click metallico ed il pesante cancello si apre.
Attraverso un largo giardino, ben curato con delle panchine anch'esse in ferro battuto.
Il battente si chiude dietro di me e il sordo rumore delle macchine s'infrange contro di esso. Mi sembra d'essere entrato in un luogo magico ... forse l'anticamera del paradiso.
Tutto è perfetto, niente sembra fuori luogo. Degli anziani, chi in coppia chi solitario, sparsi in quel luogo dove il profumo della primavera si spande e riempie l'aria, mi scrutano mentre attraverso un vialetto coperto di ghiaia immacolata.
Una signora mi viene incontro. Tailleur chiaro, elegante, gonna attillata ai fianchi, più giovane di me ma certamente ha superato la cinquantina.
Mi porge la mano mentre si presenta:
- Bonjour. Madame Fournier. -
Gliela stringo.
Ha i capelli tinti di biondo oro e quando sorride le rughe attorno agli occhi s'accentuano aggiungendo del fascino al suo aspetto.
- Enchainté, Italo Persegani. -
- Vuole seguirmi? -
Mi precede.
Entriamo nel sontuoso edificio.
Ho l'impressione d'essere dentro una hall d'un albergo di gran lusso.
Madame Fournier mi legge nel pensiero.
- Era un Grand Hotel una volta adesso è una casa di riposo. -
- Penso che qui ci verrebbero volentieri a riposarsi molte persone, anche se non per forza anziane! -
Nessun commento.
Entriamo in un ufficio che farebbe invidia al presidente della mia società. Della boisserie copre le pareti e dietro la scrivania una libreria ospita dei libri. Non mi meraviglierei se fra essi trovassi dei codici medievali.
Madame Fournier m'indica la poltroncina di fronte alla scrivania. Attendo che lei si sieda prima di farlo anch'io.
Traffico dentro la mia giacca fino a quando tiro fuori il mio cellulare e lo poggio fra noi.
- Ecco il messaggio che ho ricevuto almeno dieci volte ieri. -
Schiaccio il pulsante che aziona il viva-voce.
- Bonjour sono Madame Robinson. Io sto bene e l'albergo è di buon livello. Da un po' di giorni non vedo Pierre ed allora mi sono detta che fosse opportuno di telefonare al gabinetto d'avvocati Leroux-Normant. Pierre m'ha detto che devo telefonare in caso di bisogno. Spero che abbiate la gentilezza di chiamarmi. Bonne journée. -
- Sì, è proprio la voce di madame Robinson. -
- Come fa ad avere il mio numero? -
- Non lo so. Può darmelo? Faccio una prova. -
Glielo do e lei guarda sullo schermo d'un computer.
- Ecco, scoperto l'arcano ... lei ha lo stesso numero del figlio di madame Robinson. Solo l'ultimo cambia: un sei al posto d'un otto. - mi gira lo schermo - E' probabile che continuerà a chiamarla ... madame soffre d'Alzheimer. -
- Capisco ... non sarebbe possibile dirle che il mio numero non è né quello di suo figlio né quello dello studio d'avvocati? -
- Sarebbe inutile ... se lo scorderebbe dopo appena qualche secondo. Forse le converrebbe bloccare il numero così  non sarà più importunato. Je suis navrée (sono dispiaciuta; nota del traduttore). -
- Sì, certo ... lo farò ... poverina, posso vederla? -
Madame Fournier mi studia con gli occhi.
- Certo. - deve essere in giardino con gli altri ospiti.
Mi lascio accompagnare.
- Ma chi è Pierre? Suo figlio? - chiedo.
- No, è suo marito morto da tre anni, ma lei non lo sa. -
- Capisco. -
Usciamo fuori nel giardino col vialetto in ghiaia in mezzo a quei vecchietti ricchi.
- Eccola. -
E' seduta su una panchina in ferro battuto d'eccellente fattura. Il braccio appoggiato sul bracciolo. E'minuta, ma di alta statura, vestita con un abito chiaro. E' dritta sulla schiena, lo sguardo dei suoi occhi chiari si perde fra gli alberi del giardino, in un punto indefinito. Ha i capelli bianchi come la neve raccolti con cura. Doveva essere stata una bella donna, molto elegante.
- E' stata una grande viaggiatrice ... il suo primo marito era un diplomatico americano. - quasi mi sussurra la mia accompagnatrice.
- Ah, capisco ... beh, non è così poverina! Ho conosciuto delle persone che con la stessa malattia hanno penato e fatto penare prima d'andarsene ... in fin dei conti essere ricchi è sempre un vantaggio ... ci sarà bene una ragione perché tutti lo vogliono diventare! -
Madame Fournier mi guarda sorpresa, quasi allarmata ed i suoi occhi dicono: oddio, un comunista!
- Metterò l'opzione nel mio telefono per impedire che madame Robinson possa ancora chiamarmi. - dico facendo un sorriso rassicurante mentre mi dirigo verso l'uscita.
Quando arriviamo al cancello, che separa l'anticamera del paradiso col resto del mondo, porgo la mano.
- Au revoir, madame Fournier, bonne journée. -
- Bonne journée, monsieur. -
Fra un mese sarò in India. Lì la gente aspetta la morte differentemente ... in un altro contesto ... non certo nel pieno centro chic di Parigi!
Cammino per avenue Foch accompagnato dal suono delle vetture che percorrono la larga strada.
Chissà perché son voluto venire qui?
Forse per vedere com'era madame Robinson.
Quand'ero giovane sognavo d'incontrarne una ... l'ho fatto ma adesso io sono cinquantottenne e lei ultraottantenne.
Tornerò in ufficio a piedi, ci metterò un po' ma dentro la testa ho una certa musichetta di Simon & Garfunkel.
Infilo le mani in tasca e fischietto.