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martedì 13 maggio 2014

Il naso (omaggio a Gogol) - 3



L'aria era frizzante e mi pizzicava il viso. 
Camminando mi sarei riscaldato e non avrei avuto bisogno d’un soprabito. Sentivo il rumore dei miei passi sul marciapiede. Guardai le mie scarpe che, come provviste di volontà autonoma, mi portavano a zonzo. Immersi le mani nelle tasche dei pantaloni e cosi girovagai.
Lo sferragliare di un tram mi fece alzare la testa. Lo vidi avanzare verso di me dondolando, gioioso, quasi scanzonato. Era uno di quelli vecchi, non ancora sostituito. Un dinosauro.
Sembrava essere tornato da un lungo viaggio dall'infinito. Era luminoso. Raggiunsi la fermata e l’attesi. Con allegro fracasso s'arrestò ed io vi salii.
Non v'era alcun passeggero. Occupavamo la vettura solamente io ed il manovratore nascosto dietro un pannello di legno.
Il tram riprese a muoversi correndo lungo il viale alberato. Cercai sopra i finestrini, tra le locandine pubblicitarie, il cartello della lega anti-blasfema. Era una vecchia abitudine. Non lo trovai più.
Incontrai invece la striscetta di metallo con su scritto "vietato sputare". Avevano cambiato i copri lampadina. Mi ricordai quelli di vetro bianco, con il bordo ondulato, quasi come l'orlo d'una gonna di Ginger Rogers danzante ... peccato ... Da quanti anni avevano sostituito il bigliettaio con la macchinetta timbratrice?
Notai lo specchio in alto sulla destra del manovratore. Serve a controllare i passeggeri. Lui guarda l’umanità che trasporta e loro guardano lui. Lo vidi riflesso, sembrava un omino piccolo, forse un meridionale.
Quel tram forse mi portava dalla dimensione in cui avevo voluto insediarmi.
Decisi di scendere alla fermata successiva. Non volevo essere costretto a dividere il vuoto di quella vettura con qualcun altro. Era meglio che anticipassi l'arrivo di chiunque. Pigiai il pulsante rosso del campanello. Dopo un po', quasi di malavoglia, rollando il vecchio tram s’arrestò e con il rumore d'uno schiaffo s'aprirono le porte a soffietto. Discesi in Via Coni di Zugna. Ma non vi abitava Laura? Ripresi a camminare senza meta.
Allegro, mezzo forte.
- Teseo, ma cosa ci fai qui? -
Mi voltai udendo la voce arnica.
Adagio, mezzo piano.
- Ciao Luigi. -
Andante, piano.
- Come mai sei qui? -
- Mi ci ha portato un vecchio tram. E tu? -
- Ho appena accompagnato a casa Laura. -
Adagio, pianissimo.
- Dov'è la tua macchina? -
- Là. -
- Bella serata, eh? -
Allegro, piano.
- Come va la tua pancia? -
Vivace, piano.
- Adesso? Come un orologio. –
Un uomo avvolto in un ampio cappotto attendeva, un po' più avanti, sull'altro lato del viale l'arrivo del tram.
Vivace, mezzo forte.
- Ma non potevi trattenerti?... -
Mi sorrise.
Allegro, forte.
- Però, che fragore! -
- Eh, eh... sì.-
Forte.
- Sono rimasti tutti allibiti! -
Risi.
- Ah, ah! -
Allegrissimo, forte.
- Ah, ah, ah... Giovanna ha detto che non ti credeva co buzzurro. L'ho sentito mentre lo diceva a Melania! 
Allegrissimo, fortissimo.
- Ah, ah, ah... che stronza!... Ah ah ah! -
- Ah ah, Giovanni, sulle scale, ha detto che sei proprio un terrone. Quello stronzo sannita! Ah ah ah! -
- Ma no! -
- Ma sì! -
Presto, fortissimo.
- Ah, ah, ah, ah. -
- Ah, ah, ah, ah. -
Più che fortissimo, sforzato.
Non invitai più nessuno a casa. Continuo a convivere col mio naso.
Adesso mi piace e non lo cambierei neanche con quello di George Clooney ... (the end)