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lunedì 12 maggio 2014

Il naso (omaggio a Gogol) - 2




Gli ospiti invasero ben presto l'appartamento ma solo Luigi si complimentò.
Mi diede una pacca sulla spalla ed a mezza voce disse:
- Cristo! Teseo, qui ci facciamo delle cosciosissime orge! -
Mi strizzò l’occhio. Lui non scrutava, non esaminava. Era un espansivo cronico. 
Lo ritenevo un vero amico, il più genuino di tutti! Caracollò verso il divano e vi sprofondò.
Ognuno poggiò i propri glutei dove ritenne più opportuno. Offrii le bibite ed i liquori. Gli amici cominciarono a conversare e le loro frasi s'incrociavano e si scontravano in modo caotico, come in un autoscontro.

Hai fatto bene a mettere il parquet. C'era gia quando hai acquistato l'appartamento? Sì. Così ben conservato? Ma che fortuna! Come stanno le tue cugine di Codogno? Bene. Chi ha più vista Teresa? Io. Cosa fa? Ha vinto iI concorso di ricercatrice e lavora con quel matto di Donizzesi. Quello non è un matto, è un somaro! Ma se lo chiamano in Francia a tutti convegni! Beh, allora è un âne. Ah ah! Ho letto il libro di Schumacher, a me è piaciuto molto! Ma chi è? Un miniaturista! Ah ah! Lo sapete che Luciano s'è iscritto a Forza Italia. Ma no! Ma sì! Ma non era socialista! Il trasformismo, Il trasformismo, vecchia storia niente di nuovo per l'Italia! Italiani, stessa faccia, stessa razza! A me i film comici fanno vomitare! A Parigi bevo solo panachet. Paolo è tornato da Boston e mi ha portato una maglietta dell'em-ai-ti. Domani dovrebbe uscire il mio articolo.

La grappa mi piaceva e ne trangugiai parecchia. Sbottonai il bottone del colletto ed allentai il nodo della cravatta.
Quello era il mio mondo?
Certo, io fra quella gente dovevo sentirmi a mio agio!
Presi ad ascoltare le conversazioni ed ogni tanto ad intervenire.
Non v'era bisogno che io sostenessi la serata, ognuno aveva le stesse cose da dire, vantare o millantare. Il rito era quello. Il mio cervello sembrava bearsi in quell'atmosfera e mi sembrò che, complice la grappa, fosse avvolto da una strana foschia. Socchiusi gli occhi e provai ad osservare attraverso le ciglia la gente che mi circondava. Vestivano tutti con gli stessi colori: grigio, blu scuro, rosso cupo. Nessuno indossava abiti con colori gialli, verdi, azzurri o rosso vivo.
Anche a Luigi piaceva la grappa. Gli altri invece preferivano parlare.
Sentii degli strani movimenti nel mio ventre seguiti da gorgoglii e brontolii sospetti.

La nouvelle vague francese, la new wave americana e la nuova ondata italiana? Quest'anno non ho fatto la settimana bianca. Io sono andato a Pontedilegno. Lo sapete che Giancarlo ha ancora cambiato posto? Ah sì, e dov'è andato? Adesso lavora con gli americans. Ieri alla radio l'annunciatrice s'è impappinata ed ha detto Pelizza dal bel pelo. Ah ah! Ma no! Ma sì! Pelizza da Volpedo, Pelizza dal bel pelo. Chi è Pelizza da Volpedo? Un impiccato. Ah ah! Avete visto la rassegna dei film albanesi. A me i films albanesi fanno vomitare. Film, si dice film, no films. Ma scusa, non è plurale? Ma sì! Nella lingua italiana va scritto e detto al singolare. Lo sapete che Cecilia non si sposa più? Ma no! Ma sì! Come mai? Lui s’è messo con una cinese. Una cinese!!! Sì, una di quelle che dice plego e glazie. Come sta il tuo amico socialista? Bene, adesso è simpatizzante di Berlusconi. Beh, diciamocelo, questo Berlusconi non è poi così malaccio. Avrei bisogno di parlargli. Chi, a Berlusconi?! No, al tuo amico, ma se riuscissi a parlare anche a Berlusconi sarei contento lo stesso! Ma no! Ma sì! Ma su che giornale deve apparire il tuo articolo?

Le parole, le virgole, i punti interrogativi ed esclamativi si confondevano nell'aria di quel soggiorno.
Ed ecco arrivare di nuovo la fitta dolorosa.
Feroce ed inopportuna.
Avevo bevuto troppa grappa. Non avrei dovuto con le mie viscere già tormentate fin da quel mattino! Cambiai posizione diverse volte sulla poltrona. Ero stordito. Non seguivo più la conversazione. Avrei dovuto alzarmi, ma mi sentivo troppo pigro. Eppure i dolori divennero sempre più acuti e quasi insopportabili. Tentai una fuga ma troppo tardi: nello sforzo di sollevarmi dalla poltrona mi liberai da quelle fitte alla maniera di Panurge. 
Insomma scoreggiai senza trattenere l'aria che mi gonfiava le viscere. Il suono che produssi fu lungo e straziante espressione d'un dolore la cui intensità non era più possibile dissimulare.
Silenzio.
Luigi mi rivolse un sorriso ebete, alzò il bicchiere a mo' di brindisi.
- Ed elli avea del cul fatto trombetta. - poi con una stonata intonazione cantò - Come un colpo di cannonnnn! -
Rise e ciò, nella mia ebbrezza, m'incoraggiò. Dovetti fare anch'io un sorriso d'ubriaco.
Lo feci di nuovo, ma questa volta fu una scoreggia di protesta.
Silenzio. Qualcuno tossicchiò.
Altri recitavano l'indifferenza.
Lentamente la conversazione riprese ad animarsi ma s'avvertiva l'imbarazzo che regnava nell'aria. Che importava ormai! Mi versai un po' di grappa nel bicchiere e lo alzai all'indirizzo di Luigi, gli feci un sorriso d'intesa. Lui rispose allo stesso modo.
I primi ad accusare contemporaneamente un violento mal di testa furono Mariateresa e Giovanni, fu l'inizio di un'emicrania generale. Ognuno adduceva una causa diversa. L'unico che godeva d'ottima salute era il mio alleato di bevuta. La festa era finita e molti manifestarono it desiderio di andarsene. Mi alzai e con le gambe molli andai a prendere i loro soprabiti.
- Luigi dai, andiamo anche noi! -
Era Laura, si sarebbero dovuti sposare quanta prima.

Ciao, ciao. Grazie ancora Teseo. Complimenti per la casa. Ci sentiamo. Sì, sì. Telefonami. Grazie d’essere venuti, ragazzi. Ciao. Buona notte. Salutami Paolo se lo vedi. Sì, non ti preoccupare. Ciao.

Chiusi la porta e m’appoggiai contro. Volli osservarli mentre uscivano dall'edificio. Mi diressi verso la finestra che dava sulla strada e, dietro le tende, spiai.
Camminavano in fila a coppie, quasi in processione ed attraversavano il vialetto del piccolo giardino condominiale. Sentii cigolare il cancello aperto dalla prima coppia. Gli ultimi ad oltrepassarlo furono Luigi e Laura. Lui gesticolava e parlava animatamente. Tutti si salutarono frettolosamente come se si volessero allontanare al più presto da quel luogo. Udii lo sbattere delle portiere, l'accensione dei motori e vidi le vetture muoversi.
Aprii i battenti della finestra. A quell'ora i rumori della città come dei fantasmi persi nella notte e mi giungevano confusi, lontani, come un unico suono. Ogni tanto qualche ombra passava nella strada sottostante: una macchina, una coppia, un ciclista ed un uomo fischiante alla notte. Cercai una sigaretta nella tasca della giacca, la trovai, l'accesi, aspirai e soffiai in faccia al buio il fumo opaco.
Li avevo disorientati.
Non mi avrebbero mai perdonato. Sapevo tutto ciò.
Giovanna … mi piaceva ed avevo cominciato a corteggiarla.
- Ma che importa! – dissi spegnendo la sigaretta sul davanzale. Guardai il mozzicone.
Richiusi la finestra. Desiderai confondermi nella notte della città.
- Allora caro naso, puoi essere contento! Era questo che volevi? Desideravi irridermi e ci sei riuscito! Di sicuro ti sei accordato con il mio ventre! Quanto prima ti sottoporrò ad un intervento plastico. Ti renderò normale ed insignificante! Cosi la smetterai di deridermi! –
Chiusi la porta d'ingresso a doppia mandata e scesi i quattro piani di scale. 
Non avevo voglia di restare a casa ... (to be continued)