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mercoledì 21 maggio 2014

Ho Chi Minh City


- Ma lei ha qualche ricordo della guerra? -
- Quale guerra? - mi domanda di rimando Nguyen Zhu senza neanche voltarsi.
E' venuto ad accogliere in albergo Christophe e me, adesso ci accompagna negli uffici della società dove avremo la prima business review (relazione sull'andamento degli affari: nota del traduttore) della giornata. Siamo in macchina e Nguyen occupa il posto accanto all'autista.
Siamo circondati da motorini e da motociclette.
Già, quale guerra?
- Quella con gli americani. -
- Non molto ... ero piccolo, allora. -
Sento che non ne vuole parlare ... certo, ma perché faccio certe domande?
Forse perché penso ai racconti che mi ha fatto in ufficio Mai, una delle superstiti delle Boat People ed adesso segretaria vicina alla pensione. Approdò in Francia negli anni 80 dopo un lungo esodo.
Da due giorni sono nel sud-est asiatico. Sento dei fantasmi che m'inseguono, che vorrebbero parlare ma io non capisco ... altre lingue, altre culture.
Vorrei ascoltare le loro storie, vorrei tanto ...
Stamattina mi sono svegliato in anticipo ed ho sbagliato fuso orario. Mi sono preparato con calma. Ho controllato se nella notte avevo ricevuto dei messaggi dall'Europa ed ho inviato dei saluti ai miei figli.
Prima d'andare a fare colazione ho dato uno sguardo dall'ampia vetrata della camera del mio albergo alla città che si estende sotto i miei piedi. Gli alti edifici crescono come alberi d'alto fusto in una foresta di mangrovie.
Sono andato a fare colazione nel salone, era gremito da turisti francesi. In attesa che mi portassero il caffè ho sfogliato il giornale locale in lingua inglese.
"Dien bien Phu la battaglia che cambiò il mondo" dichiara con orgoglio il titolo della prima pagina ricordando l'evento storico.
Sessant'anni fa furono cacciati i francesi ma dopo due anni arrivarono gli americani!
Tutti sanno come finì. Cazzuti, questi vietnamiti!
No, non penso che altri giornali al mondo abbiano dato la stessa enfasi alla ricorrenza!
La giornata scorre velocemente fra presentazioni e visite alla fabbrica.
Il tempo è deliziosamente caldo umido a me non da fastidio lo preferisco a quello che troverò a Parigi dove piove e fa freddo. In lontananza un temporale tropicale sembra voler restare a rispettosa distanza e non volersi avvicinare. 
La sera, ci ritroviamo tutti al solito ristorante (è la terza volta che vengo nella ex-Saigon. Mi portano sempre nello stesso locale dall'arredamento tardo-coloniale. Ah, la nostalgia!). Tutti chi? Sette uomini e Theresa, unica donna ammessa alla cena e responsabile marketing del Vieth-Nam.
Almeno mi hanno risparmiato il ristorante italiano.
Tavola rotonda. Ci si affida a Peter e Theresa per il menù, mentre Julien, raffinato avvocato, s'occupa della scelta del vino.
Rappresentiamo cinque differenti paesi: Christophe, Rodolphe (responsabile del Vieth-Nam) e Julien, Francia; Theresa e Nguyen, Vieth-Nam; Ricardo (capo di tutti tranne di Julien e di me), Spagna; Peter, Cina; Italo, Sicilia (ops, Italia!).
Da quale parte della Sicilia tu provieni? -
- Dalla provincia di Siracusa. -
- Ah, bella! Ci sono andato quindici anni fa.-
T'è piaciuta? -
- Sì, un po' trascurata. -
- Come tutta l'Italia ... potessimo avere la stessa cura che voi avete della Francia! -
- La Spagna è molto più bella dell'Italia! - s'intromette Ricardo.
Tutti lo guardiamo per comprendere se si tratta d'una spiritosa provocazione o d'un discorso più serio.
Purtroppo si tratta d'una vera rivendicazione.
Dio bono!
Ricardo tira fuori tutta la fierezza dell'hidalgo spagnolo e Julien tenta di difendere lo Stivale e mi guarda. Io, che m'annoio tremendamente quando mi si vuole coinvolgere in discussioni imbecilli, taglio corto:
- Io me ne frego di quello che dice Ricardo, tanto sono siciliano! -
Solo i vietnamiti non ridono.
- La Sicilia è un'isola che appartiene all'Italia. -
I due continuano a guardarci senza capire di cosa parliamo.
- Avete visto il film "il Padrino"? ... ecco quelli sono i siciliani! -
- Mafiosi? - chiede con un sorriso timido Therese.
Tutti ridono ... ma che minchia, quando si smetterà d'associare la Sicilia con la mafia?
Lascio il ristorante dopo aver ben mangiato. Salgo su una macchina dai vetri oscurati. Mentre ci dirigiamo all'aeroporto guardo le case dell'ex-Saigon scorrere attraverso il finestrino. Sono sempre circondato da centinaia di scooter.
Le immagini di decine di film e di vecchi reportage s'affollano nella mia mente. Sembra che facciano parte della fantasia e che non siano mai appartenute ad alcuna realtà. Eppure ... eppure i fantasmi che inseguono la mia macchina nera malamente mi dicono che tutto ciò è avvenuto. I vivi preferiscono dimenticare le sofferenze del passato proprio come fa  Nguyen Zhu.
Le guerre sono così: chi perde ricorda i propri morti, chi vince tende a celebrare le vittorie per lenire il ricordo delle sofferenze ... ma alla fine si tratta sempre di qualcosa di sporco.