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lunedì 19 maggio 2014

C'era una volta ... in Sicilia (forse una favola?) - 5



Nei giorni che seguirono, spirò lo scirocco. Il vento africano, invece di soffocare l'ardore del giovane magistrato, lo riaccese proprio come se soffiasse sulla brace. 
Il sostituto si rinchiuse nel suo ufficio e s'immerse nel lavoro. Eseguì molte telefonate, anche all'estero, e ricevette documentazioni e rapporti provenienti da Palermo, da Roma e dall'Interpol. Fece anche dei viaggi: si recò spesso a Palermo e ne fece diversi a Roma. Motivò le trasferte con esigenze private e li eseguì usufruendo di giorni di ferie in modo da non dover fornire alcuna giustificazione a nessuno dei suoi superiori. Chi soffrì maggiormente di questo periodo febbrile e d'intensa attività fu l'appuntato Petralia che vide drasticamente sospendere le gite in barca infrasettimanali.
In un giorno di fine settembre, cogliendolo alla sprovvista dietro alle spalle mentre era intento ad eseguire un complicato cruciverba, il magistrato gli gridò con tono divertito:
- Allora ce la facciamo un giro in barca o no? -
La chiglia fendeva la superficie del mare. Petralia, alla barra, governava la piccola barca. Guardava preoccupato il suo superiore che, seduto a cavalcioni sulla prua, gli volgeva le spalle. Dalla loro ultima gita il dottor Cascitta sembrava essere diventato un'altra persona: serio, irritabile e scontroso.
Il giovane guardava l'orizzonte ed era immerso nei suoi pensieri.
- Sarà stanco, forse! Speriamo che l'immersione gli ridia un po' di buon umore. - pensò l'agente.
Il Cascitta chiese a Petralia:
- Ma cosa si dice in paese di Domenico Melino? -
- Poco. Qui ne parlano tutti bene. Dicono che sia un benefattore, un galantuomo. Era molto amico del suo predecessore, il dottor Alfonsi. Cenavano spesso assieme all'Oasi.-
- Hai controllato che l'aria delle bombole sia di quella buona? -
- Certo ero presente mentre gliela caricavano! -
Il giovane funzionario guardò con aria indagatrice il poliziotto e poi tacque.
Non ci volle molto e la barca raggiunse la secca, meta abituale delle loro escursioni.
Petralia aiutò Cascitta nella vestizione, poi quando il sostituto era già immerso nell'acqua, gli passò la torcia. Il subacqueo con una capovolta puntò deciso verso le profondità marine. L'agente l'osservò inabissarsi fino a quando la nera sagoma non si confuse nel blu del mare. Dalle profondità per un po' pervennero ad intervalli regolari le bolle d'aria. Il palloncino rosso di segnalazione a cui era collegato il magistrato s'allontanò lentamente dalla barca.
Petralia armeggiò intorno alla lenza per prepararla alla pesca.
Vide in lontananza un gozzo rosso ed azzurro avvicinarsi.

L'acqua, all'inizio limpida, s'andava intorbidendo progressivamente mentre Michele Cascitta s'avvicinava al fondo. Dovette pinnneggiare parecchio prima di trovare i riferimenti che lo aiutassero a trovare l'ingresso della grotta marina. Non senza provare una certa ansia ed  aiutato dalla potente luce della torcia percorse i meandri di quell'antro
Quando passò davanti alla tana della murena Ianuzza si guardò bene dal verificare se l'inquilina l'abitasse.
Era ormai prossimo allo slargo in cui si era svolto quel fantastico incontro.
- Ora finalmente saprò se era stata un'allucinazione! - pensò con una certa trepidazione.
- Ciao! Ormai disperavamo di poter ricevere una tua nuova visita! -
La cernia Adelina con il suo muso ingrugnito galleggiava placida in mezzo alla grotta. A poca distanza seminascosta in un anfratto stazionava l’arnica Ianuzza che, con i suoi occhi terribili, osservava il giovane funzionario.
- Il mare mosso mi ha impedito di fare immersioni. Non lo sapete che per noi umani è rischioso provare a sfidare il mare agitato?! – rispose il magistrato con una bugia, non avrebbe mai immaginando di fornire delle giustificazioni ad una cernia.
- Ma quale mare agitato! Non ho mai visto le acque così calme come in queste ultime settimane! Devi aver avuto qualche altra cosa che t'ha interessato più di noi lassù, nel tuo mondo in superficie. Non devi mica giustificarti! - asserì la cernia con una punta di risentimento – Certo, per voi umani il mare mosso è estremamente pericoloso! Ne ho visti io di annegati! Avete sempre l'aria stupita come se morire nell'acqua sia l'ultima cosa che voi vi possiate aspettare! Ianuzza, non hai avuto anche tu la medesima impressione? -
L'amica murena rispose con il linguaggio dei pesci, agitando la coda.
- Ma voi non avete una seconda uscita di fuga? - domandò incuriosito Cascitta.
- Certo che ce l'abbiamo una uscita di fuga: guarda dietro di me. - la grossa cernia si scostò lasciando intravvedere un largo buco. Era la via d'uscita nel caso che l’attacco provenisse dall'entrata principale.
- Noi cernie, ed anche le murene, siamo delle buone predatrici, quindi conosciamo i modi più efficaci per catturare le nostre prede, ma sappiamo anche proteggerci dai nostri nemici. -
- A proposito di predatori - l'interruppe il Cascitta - ho conosciuto il subacqueo che tanto vi spaventa: quello con tre dita! -
- Ah certo, Tredita ... hai sentito Ianuzza? -
La murena dimenò la coda.
- In questi giorni ho lavorato parecchio e sono arrivato a scoprire su di lui cose importantissime ... -
- E' malvagio anche in superficie? - domande la cernia.
- Sì, ed anche dei peggiori. Ho scoperto che è un mafioso! -
- Cosa vuol dire mafioso? - domandò Adelina
- Appartenere ad un gruppo di uomini malvagi ed assassini! -
- Bene! Allora devi stare attento! Devi trovarti una tana sicura in cui nasconderti, con uscite di sicurezza, proprio come questa! -
- Ma io non devo e non posso nascondermi, sono un magistrato. Devo catturare i malvagi. Sono loro le mie prede! -
- Cosa aspetti allora? Perché non ci togli dalle pinne Tredita?! - propose la cernia, mentre la murena continuava a dimenare la coda.
- Da noi non è così semplice come negli abissi! ... -
Il Cascitta provò a spiegare quali erano i principi che regolano la vita fra gli uomini.
Al termine l'uomo chiese:
- Allora, avete capito? -
La murena non dimenò la coda.
- No, non abbiamo capito molto! - rispose indispettita la cernia - Forse è meglio che tu provi a riprendere l'argomento la prossima volta quando tornerai a trovarci. Una cosa io e Ianuzza l'abbiamo capita: voi uomini siete cosi complicati! -
- Beh, sì … è vero!  Certe volte me lo dico anch’io! -
- C'è poco da fidarsi di voi uomini. Fate tanta confusione! Per noi pesci tutto è molto più semplice: conosciamo i nostri nemici e li combattiamo. Se sono più forti di noi, sappiamo che dobbiamo fuggire. Ognuno sa chi sono le prede e chi sono i predatori, chi può predare e da chi può essere predato. ... Voi umani combattete fra di voi  e non si capisce chi siano le prede ed i predatori! -
Dietro la maschera il sostituto sorrise alla cernia saccente.
- Ho scoperto che il signor Tredita proviene dal Venezuela … un paese lontano. In quelle terre egli è proprietario d'immense ricchezze che la sua famiglia ha accumulato trafficando con la droga. La polizia venezuelana m’ha confermato ogni cosa! -
- Cos'è la droga? -
- E' un veleno che è usato per uccidere migliaia di persone! -
- Ma cos'è venuto a fare in Sicilia? Vuole avvelenare altra gente qui? -
- Sta aprendo un nuovo canale per utilizzare la Sicilia come scalo intermedio della droga che dovrà affluire nel nord dell'Europa … altre terre lontane dal mare freddo … gli è stata assegnata questa come zona di operazioni in quanto è ritenuta neutrale da tutte le famiglie mafiose dell'isola che concordemente partecipano a questo nuovo traffico. Ma adesso insieme ad altri colleghi di Palermo  … una città non molto lontana da qui … stiamo tendendo una rete da cui non potrà scappare, vi rimarrà impigliato proprio come un pesce! -
- Uhm, similitudine infelice! Che complica la tua storia! - commentò la cernia - Ma perché hai dovuto ricorrere ai tuoi colleghi di Palermo? -
- Perché sospetto che quelli locali, attraverso sotterranei collegamenti, lo proteggono e quindi di loro non mi fido! -
- Fai bene ad essere così diffidente! Fra di voi non è mai il caso di fidarsi! -
- Ma toglimi una curiosità: perché hai lasciato che io ti avvicinassi? -
- Perché qualcosa dentro di me, una specie d'istinto, mi ha suggerito che tu sei un uomo buono. Anche per me è stata la prima volta e devo dire che sono contenta d'aver fatto la tua conoscenza... Sssst, sento dei rumori! Deve essere un altro subacqueo! Anzi, forse sono più d'uno! -
Il Cascitta arrestò il respiro per non essere disturbato dal ribollio dell'erogatore e fece in tempo ad udire dei rumori lontani attutiti che s'interruppero poco dopo.
Trascorse qualche istante e due nere e minacciose figure umane apparvero nell'antro. Una di esse, la più massiccia, nella mano destra aveva solo tre dita. Per evitare di farsi annunciare dal rumore degli erogatori se n'erano privati insieme alle bombole. Stavano nuotando in apnea.
La cernia e la murena fuggirono dall'uscita secondaria.
- Presto, scappa con noi! Seguici! Questi sono venuti per uccidere! -
Ma il giovane preso alla sprovvista fu incapace di reagire se non quando i due subacquei erano ormai prossimi. Tentò di sgusciare dall'uscita secondaria, ma le bombole che portava sulla schiena gli furono d'impaccio. I due sicari lesti come due squali l'affiancarono e l'afferrarono per le braccia.
Qualcuno aveva tradito, qualcuno aveva parlato.
Fu spinto contro la volta rosa dell'antro e sbatté il capo con violenza. Provò un dolore acuto e lancinante. Tentò anche di reagire dibattendosi, ma fu inutile. Le mani dei due assalitori gli serrarono le braccia come delle morse e, poggiando i piedi sul fondo, lo spinsero contro la volta con ancora maggior violenza.
II sostituto svenne e Iaffio Tredita gli strappò dalla bocca l'erogatore. La sensazione si soffocamento fece rinvenire il giovane ma, implacabili i due assassini lo spinsero con violenza contro la roccia ed egli perse nuovamente i sensi e, dopo una breve agonia, la vita.
I due sicari abbandonarono quel luogo e pinneggiando tornarono da dove erano venuti. Trascorse qualche istante ed il rumore dei loro erogatori prese nuovamente ad echeggiare nei meandri marini.
Dopo qualche secondo il suono asmatico s'attenuò per poi spegnersi completamente nelle profondità.
Qualcuno da Palermo aveva diffuso la notizia che il dottor Cascitta stava svolgendo accurate indagini su di lui giungendo financo a prendere contatto con autorità venezuelane.
I movimenti convulsi e la breve lotta avevano sollevato dal fondale parecchia sabbia che aveva intorbidito l'acqua. Lentamente quella nebbia si diradò.
La torcia del magistrato giaceva abbandonata sul fondo ed il suo fascio di luce illuminava la volta dell'antro. Il giovane sembrava un manichino sospeso nel vuoto.
La breve colluttazione gli aveva fatto perdere la cintura con i piombi ed il suo corpo senza vita. Aveva le gambe divaricate e le braccia aperte come in attesa di un abbraccio, il viso, con gli occhi socchiusi e parzialmente coperto dalla maschera, mostrava stupore.
Così lo trovarono Adelina e Ianuzza al loro ritorno nell'antro.
- Che ti avevo detto? … era lui la vera preda! – disse la cernia senza nascondere la propria amarezza.
Un’orata, loro vicina di tana, vide scomparire le due amiche nel blu di quelle profondità.
Di loro non s’ebbero più notizie e neanche del sostituto e dell'appuntato Petralia.

No, non è una favola da raccontare ai bambini per farli addormentare.