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domenica 18 maggio 2014

C'era una volta ... in Sicilia (forse una favola?) - 4



- Antipasto di mare, spaghetti alla pescatora, calamari fritti con insalata, vino bianco ghiacciato ed al resto ci penserò dopo. – disse al cameriere con la faccia di piteco.
Mentre sorseggiava del vino attendendo d’essere servito, un uomo s’avvicinò al suo tavolo. Aveva già passato da un pezzo i sessant'anni, ma non dimostrava la sua età: sembrava più giovane di almeno una decina d'anni. Era alto, aveva spalle larghe, la faccia abbronzata ed i capelli grigi. Indossava una camicia bianca a maniche corte ed i pantaloni cachi erano tenuti su da due larghe bretelle. Camminava zoppicando e s'aiutava appoggiandosi su un nodoso bastone: era Domenico Melino detto anche Mimmu u sciancatu.
- Quale onore, dottore! Da quando è arrivato in paese è la prima volta che degna della sua presenza il mio locale. Posso farle compagnia? -
Cascitta sorridendo acconsentì ed invitò a sedere il notabile che ben presto cominciò a parlare dei più svariati argomenti non dando alcun segno di volersi arrestare.
Il sostituto divertito lo ascoltò in silenzio mentre continuava a cenare. Ditanto in tanto annuiava.
Più per interrompere quel fiume di parole che per effettiva curiosità riuscì a chiedergli:
- Cosa l'è successo alla gamba? -
- La guerra. - rispose u sciancatu lieto che, ancora una volta, gli fosse offerta l’occasione per raccontare una vicenda di cui si sentiva particolarmente fiero - La guerra. I tedeschi. Mio padre era guardiano del faro, quello poco distante dal paese, sa dov'è? Bene, io allora era picciotto … un bel picciotto. Nel quarantatré, poco prima che vi fosse lo sbarco degli anglo americani, i tedeschi misero dei soldati di guardia al faro. Io vivevo con la mia famiglia in una casetta vicina. Spesso andavo a trovare i tedeschi che mi rifornivano di sigarette. Una sera un soldato mi mise la mano fra le gambe. Era un porco aricchiuni ed io gli detti un pugno. Lui s'arrabbiò e mi minacciò con la pistola. Lottammo ed io l'uccisi. Scappai e mentre correvo, mi spararono dietro. Mi presero alla gamba. Io riuscii, però a nascondermi ed a non farmi arrestare. Mio padre fu imprigionato perché non volle rivelare il mio nascondiglio. Morì in Germania. Tutto accadde per colpa di un maledetto pederasta! Un puppo! -
La storia raccontata dal notabile era contenuta nel dossier del sostituto.
Dopo la guerra fu istruito un processo sull'accaduto e Domenico Melino ne uscì quasi come un eroe. Riuscì persino a sfruttare così bene quella vicenda da spacciarla, nelle sue campagne elettorali, come antesignana della lotta di Liberazione! La decenza fortunatamente gl'impedì di presentare richieste per ottenere onorificenze.
- Allora dottore, l'è piaciuta la cena?
- Complimenti! La cucina del suo locale non ha niente da invidiare ai ristoranti segnalati dalle guide più rinomate! -
- La ringrazio. S'intende che la cena è offerta dalla casa. - disse Melino afferrando con atteggiamento amichevole un braccio del Cascitta e guardandolo negli occhi.
- Non se ne parla nemmeno! Io pago come tutti gli altri clienti! -
- Ma non mi faccia questo torto! Lei è un cliente di tutto rispetto! Almeno la prima volta! -
- Insisto! Signor Melino, lei non vuole che venga ancora a trovarla nel suo locale? -
- Ma ci mancherebbe...! -
- Bene, allora mi faccia pagare! - 
- Come preferisce!... - disse con tono arrendevole Mimmo u sciancatu che poi aggiunse - Oh, guardi chi arriva, dottore! Un mio caro amico! Iaffio Santoro. Un bravo giovane, suo padre risiede in Venezuela. Me lo mandò perché voleva fargli conoscere la sua terra d'origine: la Sicilia. Ormai è da due anni che è qui e non se ne vuole più andare. E' rimasto affezionato alla nostra bella isola! -
Dalla porta che immetteva nella veranda del ristorante era apparso un giovane gigante bruno con le guance tormentate dai butteri. Senza ricevere alcun invito, il giovane prese posto al loro tavolo.
Il sostituto notò che al giovane mancavano due dita della mano destra: il mignolo e l'anulare.
- Lei, per caso, è pescatore subacqueo? - 
- Sì, il migliore. - rispose il Melino - Quando torna dalla pesca facciamo certi pranzi! Un giorno inviteremo anche il dottore, non è vero Iaffio? -
- Sì, certamente. Mi scusi, dottor Cascitta, ma come ha fatto a capire che sono subacqueo? - domandò Iaffio che non riusciva a nascondere l'accento spagnolo.
Il magistrato tardò a rispondere.
- Mi è stato detto. - rispose secco il funzionario.
- Iaffio, non fare domande stupide. Il sostituto fa il suo mestiere: deve raccogliere notizie. Avrà i suoi informatori. - disse Domenico Melino e poi, di nuovo rivolgendosi al giovane funzionario - Guardi la mano destra di Iaffio, è senza due dita. Gliel'ha staccato con un morso una grossa murena. -
Il sostituto tracannò un bicchiere colmo di vino ghiacciato.
Per provare che non stava sognando, si pizzicò la coscia.
Intanto Mimmo u sciancatu riprese a parlare.
- Questo è un paese tranquillo. La sua circoscrizione è la più quieta di tutta la Sicilia. Se ne renderà conto anche lei. Non riscontrerà alcuna forma di delinquenza. Qui siamo tutti delle persone tranquille, lavoratori ed ognuno pensa ai casi suoi. Col tempo saprà apprezzare quest'angolo dell'isola ed i suoi abitanti. Tutti i suoi predecessori trasferiti ad altri incarichi hanno sempre rimpianto il loro soggiorno qui. Se ha bisogno di qualche consiglio, d’un aiuto, venga a trovarmi. Troverà in me una persona amica. Le presenterò un po' di gente del paese su cui lei potrà riporre la sua incondizionata fiducia. Vedrà: fra noi lei si troverà bene e ci saprà apprezzare. -
Il sostituto ascoltava senza mostrare alcuna emozione mentre, di tanto in tanto, lanciava occhiate alla mano di Iaffio priva delle due dita.
- Inoltre, sa cosa penso, dottore? Che i giovani come lei, sicuramente intelligenti e meritevoli, vanno aiutati. Il primo compito di noi politici è mettere in luce gli uomini onesti, leali e fedeli servitori dello stato. Certo, bisogna che lei faccia carriera! Lo sa meglio di me che è necessario crearsi delle maniglie per tirarsi su... Eh sì, questo è il mondo! Io nel mio piccolo, potrei offrirle tutto l'appoggio necessario perché vedo che lei è una persona come si deve, proprio come il suo collega che l'ha preceduto. Ha saputo quale incarico di prestigio ha ricevuto? ... beh, io conosco molto bene il suo superiore, il dottor Passanisi ed il procuratore generale. So che hanno per lei la più alta stima. -
Michele Cascitta ben intese le profferte d'amicizia e di collaborazione anche se fin allora s'era mostrato un ascoltatore quasi distratto.
Fu forse a causa del vino che perse il controllo di sé.
- Mi spiace, signor Melino! Crede d'impressionarmi con le sue conoscenze? Devo deluderla poiché delle sue amicizie in seno alla magistratura sono poco interessato … non sono qua per fare una villeggiatura ma per adempiere i doveri di magistrato. Anzi, su un argomento desidero essere molto categorico: amici non ne voglio … meglio, se ne avrò, preferisco scegliermeli da solo senza accettare offerte! -
Irritato, s'alzò da tavola e nell'impeto fece cadere una posata sul pavimento. Si diresse verso l'interno del locale e lasciò la veranda.
Ormai l'ultimo chiarore della giornata era da tempo svanito e l'ambiente era illuminato da lampadine che, nascoste in piccole nasse, pendevano dalla tettoia di canne.
- Ma quello è matto! - disse Iaffio.
- No, è solo ubriaco! - rispose Melino guardando un punto lontano nella notte - Se fosse matto bisognerebbe tenerlo a bada. Potrebbe combinare dei pasticci... E' giovane, ha ancora in testa l'aria del continente. Ma col tempo lo scirocco gliela porterà via. –
- Alla fine, il conto non l’ha neanche pagato. –
Una coppia di giovanotti fece il suo ingresso nella veranda e s'accomodò ad un tavolo.
- Per me, quello di destra è un puppo! - disse il notabile.
Iaffio, battendo sul tavolo la mano orfana di due dita, rise. (to be continued)