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sabato 17 maggio 2014

C'era una volta ... in Sicilia (forse una favola?) - 3


Il subacqueo scorse una lunga fessura nella la bassa parete rocciosa che si delineò di fronte a lui. 
La curiosità lo spinse ad esplorarla e pinneggiando si diresse verso il nero antro. Avvicinandosi scoprì che era più largo di quanto potesse apparire.
Con circospezione s'infilò dentro.
Impugnò la potente torcia che fino ad allora gli pendeva dal braccio. Il fascio di luce attraversò l'antro e colpì il soffitto. Era ricoperto da una folta colonia di piccoli coralli di un colore rosso marcio. Il fondale era sabbioso e percorso da una serie di graziose piccole dune.
Quella grotta era inaspettatamente grande e le pareti rosa, impreziosite da ricci e stelle marine, confluivano in una gola la cui oscurità era impenetrabile anche al potente fascio di luce. 
Si lasciò rapire dal fascino di quelle tenebre. 
Riuscì ad insinuarsi a malapena a causa della bombola che ingombrava i movimenti nello spazio angusto. La gola era lunga quasi cinque metri e mentre l'attraversava notò su una parete un pertugio largo almeno trenta centimetri. Vi cacciò dentro la torcia per far luce.
Le fauci orrendamente spalancate d’una murena lo fecero sobbalzare e terrorizzato istintivamente tirò indietro la torcia. Ma il serpente marino con un guizzo s'avventò su di lui e per impedire di riceverne il morso frappose a quell'attacco la macchina fotografica. Il mostro gliela strappò via.
Il panico, invece di farlo indietreggiare, lo spinse a scappare in avanti verso uno slargo. Ansimante cercò di recuperare la calma.
Se non trovava un'altra via di uscita sarebbe stato obbligato a passare davanti alla tana dell’orripilante murena. Esplorò quel luogo con un fascio di luce.
Un’enorme cernia bruna, dal brutto muso, lo fissava tranquillamente con la stessa aria di una placida mucca ruminante su un prato.
Quella visione così improvvisa fece ancor di più aumentare i battiti del cuore.
- Ma dove sono capitato? - si domandò cercando di contenere la terribile ansia che lo attanagliava. Guardò meglio il placido bestione - Perché non scappa? Cristo, peserà almeno cinquanta chili! -
- Sessantuno chili e mezzo. - precisò una voce femminile. Cascitta si guardò attorno e fece scorrere lungo le pareti dell'antro il fascio di luce alla ricerca d’una presenza umana.
- Di chi è questa voce? - si domandò.
- Mia. - gli rispose qualcuno.
Pensò d'essere ubriaco e che la miscela d'aria che respirava gli stava provocando delle allucinazioni. Fece ancora roteare il fascio di luce nell'antro. In quel posto non v'era nessuno, solo la cernia.
- Ma non è possibile! - pensò il subacqueo.
- Ѐ possibile. Ѐ possibile, si chiama telepatia. -
Lo stupore quasi stordì il giovane. Mille pensieri gli attraversarono la mente vorticosamente. Puntò il fascio di luce contro la cernia, l'unico essere presente insieme con lui in quell'antro.
- Sei confuso, eh? Posso anche comprenderlo. Non tutti i giorni è facile incontrare un pesce parlante. – disse la voce.
Il sostituto aspirò dell’aria dall'erogatore quasi per cercare in esso del conforto dallo spavento. Si convinse che qualcosa nell'aria caricata nelle bombole gli provocava l'allucinazione e pensò che fosse più prudente lasciare quel luogo prima che le conseguenze dell’immersione potessero divenire nefaste.
- No, l'aria che respiri è buona e tu non hai nessuna allucinazione. Come vedi io leggo i tuoi pensieri come tu puoi leggere i miei. -
Il Cascitta esaminò  il grosso pesce che lo continuava a guardare placidamente mentre muoveva le pinne laterali. Poi, facendosi coraggio e superando la diffidenza che provava per quell'assurda situazione, provò a rivolgere il proprio pensiero alla cernia.
- Ma com'è possibile che noi due riusciamo a comunicare? -
- Non lo so. - rispose il pesce senza dimostrare molto interesse al problema - Comunque, se vuoi, possiamo presentarci, io mi chiamo Adelina e tu? -
Il giovane subacqueo si sentì ridicolo.
- Io sono Michele... Ma tu non hai paura di me? Perché non scappi? -
- Perché sono vecchia, perché non hai il fucile e perché nella mano destra hai tutte e cinque le dita. –
- E con ciò?  -
- Al più sanguinario subacqueo di questo mare gli mancano due dita nella mano destra. Uccide per il piacere di farlo. E' un essere brutale. Tutti i pesci dei dintorni sono terrorizzati da lui. –
- Ah d’accordo! … e perché ha solo tre dita? –
Ma che caspita stava facendo? Parlava con una cernia?
- Due gliele ha strappate con un morso la mia migliore amica, guardiana e vicina di tana, Ianuzza la murena. Immagino che tu l'abbia incontrata poco fa visto il modo con cui ti sei precipitato qua dentro! Come hai fatto a non essere morso da lei? -
- Gli ho dato in pasto la mia macchina fotografica. -
- Sei stato fortunato poiché in genere non sbaglia quando attacca. Che stia invecchiando anche lei ?! -
- Con me non c'e bisogno d'attaccare. Io non m'immergo per uccidere. -
- Lo so, lo leggo nella tua mente. Anzi adesso chiamo Ianuzza e le dico di restituirti ciò che ti appartiene poiché tu sei un amico! -
La murena, serpeggiando nell'acqua, fece il suo ingresso nell'antro. Le sue fauci stringevano ancora la macchina fotografica.
La cernia riuscì a convincere l’arnica murena che il subacqueo era inoffensivo. Il sostituto riebbe il suo amato apparecchio segnato dagli acuminati denti del pesce. Superata ormai l'incredulità, provò a scattare qualche fotografia alle due amiche che scambiando con loro qualche frase. Poi, sgusciò via volendo lasciare quel luogo al più presto.
- Che maleducato! Neanche saluta! - disse Adelina.
Una volta riemerso e risalito sulla barca, il giovane si guardò bene dal riferire l'accaduto al suo accompagnatore.
- Petralia, ma dove hai fatto caricare l'aria delle bombole? -
- Dal solito ricaricatore. C'era qualcosa che non andava? Perché? L'aria non era buona?-
- No, era buona. Buonissima. Sembrava aria di montagna! Digli che la prossima volta faccia più attenzione. - mentre così diceva Michele notò le tacche lasciate dai denti della murena sulla sua macchina fotografica.
Il cielo era tinto d'arancione dai raggi del sole che tramontava dietro dei neri scogli. Il Cascitta ripensò alla cernia.
- Vienimi a trovare quando passi da questi fondali! - 
Quella notte il magistrato dormì pochissimo.
Quando si fece stampare le fotografie, controllò più volte le immagini e solo quelle scattate nell'antro erano tutte nere.
- Troppa poca Luce. – gli disse il commesso del negozio fotografico. Ma lui era sicuro che il flash s’era attivato. (to be continued)