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giovedì 15 maggio 2014

C'era una volta ... in Sicilia (forse una favola?) - 1

La mosca si posò sulla cornice della stampa raffigurante un drappello di carabinieri a cavallo, passeggiò lungo il legno dorato e quindi s'arrestò. Cominciò a strofinare le zampine anteriori, poi se le passò sul capino e riprese a fregarsele. Quando le sembrò che la toilette fosse durata abbastanza, spiccò il volo. Roteò varie volte nello spazio della stanza che già ben conosceva ed infine planò sulla testa del sostituto Cascitta.
Il giovane funzionario non avvertì subito che la sua fronte era divenuta un ampio marciapiede su cui passeggiare, ma dopo un po’ percepì le zampine della mosca, che da più di un'ora lo tormentava. Sbuffando e con rabbia sbatté la mano contro la fronte, ma la mosca ridendo era già volata via. Il dottor Cascitta grugnì arrabbiato. Quello stupido insetto lo distraeva dalla lettura del dossier e guardò con odio il puntino nero che svolazzava nella stanza.
La mosca, ormai paga di quel gioco, dopo un ampio giro, puntò alla finestra e volò fuori.
Una rondine che passava casualmente da quei paraggi la catturò e la portò come preda ai suoi piccoli affamati ed in trepida attesa.
Il dottor Michele Cascitta posò gli occhiali sulla scrivania e richiuse la cartella che conteneva il dossier riguardante Domenico Melino detto Mimmo u sciancatu.
L'orologio da tavolo ticchettava.
Il sostituto senza fare rumore scostò la sedia e s'avvicinò alla porta socchiusa del suo ufficio. Vi spiò attraverso.
Nella stanza attigua l'appuntato Petralia con impegno ed ostinazione stava cercando con il dito una preda all'interno del suo naso.
- Petralia, mi sono stufato! Andiamo al mare! - quasi gridò il magistrato spalancando la porta.
Il giovane, senza togliere il dito dal naso, si voltò. Pareva che l'indice gli fosse rimasto incastrato nella narice. Il funzionario divertito lesse nei suoi occhi prima la sorpresa, poi la vergogna ed infine l'imbarazzo. Ma finalmente l'agente trovò la forza d'allontanare il dito dal naso.
- Subito, dottore! –
Il sostituto quasi distrattamente chiese:
- Allora l’hai trovato? –
- Che cosa, dottore? –
- La grossa spigola che c’hai dentro il naso! –
L’agente con aria imbarazzata guardò la punta del dito come se quest’ultimo gli dovesse suggerire qualcosa.
- Era per passare il tempo, dottore! –
- … per passare il tempo! Che non ti do abbastanza da fare? –
- No, ecco volevo dire … una pausa, ecco sì … una pausa volevo dire! –
- Ma per favore! … su andiamo … lavati le mani prima! … una pausa! -
Erano entrambi giovani. Il sostituto aveva trentatré anni, Petralia ne aveva venticinque. Trascorrevano parecchio tempo insieme. Erano accomunati da una passione: la barca a motore. Con essa, dopo le ore di servizio, prendevano il largo e, ad una certa distanza dalla costa, il poliziotto cominciava a pescare con la sua lunga canna, mentre il magistrato, con la muta e le bombole, s'immergeva per fotografare le profondità del mare.
Il Cascitta era un discreto subacqueo. Ma le fotografie erano il pretesto per giustificare le immersioni. A lui piaceva la solitudine del fondo marino dentro cui pinneggiava indolentemente per isolarsi dal mondo intero: ogni volta era come immergersi nel liquido amniotico. Per prolungare il più possibile quello stato fetale, raggiungeva basse profondità così da non perdere tempo nella risalita e nella decompressione.
A circa cinquecento metri dalla costa, Petralia e Cascitta avevano trovato una vasta secca che era possibile raggiungere immergendosi per soli venti metri di profondità. Quello era il loro pezzo di mare. Anche in quel pomeriggio se ne impossessarono. La barca a motore la noleggiavano da un vecchio pescatore che, ormai troppo malandato per i numerosi acciacchi, aveva rinunciato da tempo ad andare per mare. I soldi del noleggio gli facevano comodo per arrotondare la magra pensione. Da tempo Cascitta meditava d’acquistare quel piccolo legno.
Il mese di agosto offriva ancora lunghe giornate. Salirono sulla barca e si diressero verso la secca quattro ore prima che il sole tramontasse.
Mentre indossava il suo equipaggiamento, Cascitta pensò alla sua famiglia.

Era nato a Milano da genitori che si erano trasferiti da diversi anni nella capitale lombarda. Entrambi erano originari di Sortino. Emigrarono nel nord a bordo di un camion che fu l'origine della loro fortuna. Con esso, infatti, papà Cascitta cominciò la sua attività di trasportatore. Gli inizi non furono facili, ma in quegli anni il nord ribolliva di lavori e, prima o poi, qualche occasione gli si sarebbe offerta.
Un giorno conobbe il capo magazziniere di una grossa fabbrica della Brianza che, come lui, era nato a Sortino.
Simpatizzarono subito ed il padre del futuro magistrato divenne in breve il trasportatore esclusivo di quell'azienda. I soldi così guadagnati furono investiti per espandere l'attività. La ditta Cascitta divenne in pochi anni l'azienda di trasporti fra le più conosciute del capoluogo lombardo. Il giovane Michele, ultimo di tre figli, fu dispensato dal seguire lo stesso lavoro del padre. Studiò giurisprudenza.
Avuta la laurea riprese gli studi per passare il concorso di magistrato.
Era cresciuto udendo storie della mafia. Il vecchio nonno, quando veniva a trovarli a Milano, gli parlava spesso del prefetto Mori e del rispetto che incuteva presso tutti i siciliani. Il padre sentenziava:
- Noi siciliani siamo il miglior popolo del mondo... se non avessimo la mafia! -
Che cosa fosse quel fenomeno il giovane Cascitta non riuscì mai a comprenderlo pienamente. Capì, però, che dietro il nome mafia vi fosse qualcosa di oscuro che doveva essere combattuto, estirpato ed annientato con lo stesso eroismo che pervadeva l'animo dei cavalieri delle leggende medievali. Questo ideale giovanile motivò la sua scelta di divenire magistrato.
Nominato paladino della giustizia cercò di farsi assegnare il primo incarico a Palermo. Anche papà Cascitta manovrò, all'insaputa del figlio, per frenarne la discesa verso il sud. Ci riuscì ed il giovane s'arenò a Roma. Trascorse qualche anno ed a sorpresa Michele inoltrò un'altra domanda di trasferimento. L'agognata Palermo stava per essere conquistata quando il signor Cascitta riuscì, sempre con la massima segretezza, a deviare il dardo dal bersaglio. Al giovane magistrato fu assegnato un incarico come sostituto procuratore in un paese della Sicilia sud orientale, sul lato opposto di Palermo, una zona alquanto tranquilla. 
Solo da cinque mesi aveva preso possesso della nuova funzione. (... to be continued).