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sabato 15 marzo 2014

Sotto i ponti della Senna - III


Ho atteso che la riunione finisse.
- Vado a fare quattro passi. - ho detto alla mia segretaria.
Cammino sullo stretto marciapiede lungo les Quais. Le macchine sfrecciano con incessante frastuono. Mi libero di quel fracasso solo quando scendo le scale che mi portano giù, sulla banchina bagnata dalla Senna.
La vedo in lontananza, è ancora lì, al solito posto. Sotto il ponte.
Mi sorprendo ad affrettare il passo.
- Bonjour. - 
- Bonjour. - 
Le stringo la mano, ha le dita fredde.
Non è sorridente come il giorno prima.
Sotto il ponte non ci sono più le sue coperte e neanche il carrello del supermercato.
- Stanotte sono venuti i flic (la polizia; nota del traduttore). Io sono scappata prima ... li ho sentiti arrivare. Non si può stare sotto i ponti. Lo so ... hanno portato tutto via. Anche il mio libro di Fifi Brindacier. -
La guardo e faccio un profondo sospiro.
- Da quanti anni fa questa vita? -
- Da due. -
- Non è stanca? -
Fa spallucce.
Le porgo i due pacchetti di sigarette che ho portato con me.
- Ah bravo, dentro il carrello c'erano anche le sigarette. -
- Adesso dove va? -
Non risponde e sembra distratta come se aprire un pacchetto di sigarette, prenderne una ed accenderla necessitasse molta concentrazione.
Oggi la Senna sembra avere delle acque limacciose, forse a causa del cielo che ha perso l'azzurro dei giorni scorsi.
- Perché è tornata qua? -
- Perché lei è tornato? - soffia via il fumo.
- Che domande? Per portarle delle sigarette! -
- Ed io per prenderle! -
- Non ha nessuno da cui andare? -
- Lei parla del portiere arabo? -
Sorrido.
- No. Qualcuno che le vuole bene, che possa prendersi cura di lei? -
Guardiamo entrambi l'altra sponda. Facciamo sempre così, parliamo senza guardarci.
- Che ci fa lei in Francia? - mi domanda. E' una campionessa dell'elusione.
- Ci lavoro. -
- Da quanto? -
- Quasi dieci anni. -
- Non ha perduto l'accento. -
- Mission impossible. Nessun posto dove andare? -
Un mio zio d'origine napoletane diceva ch'ero capa tosta
Butta il mozzicone nel fiume. Poi accende un'altra sigaretta.
- Nessuna amichetta francese? Un uomo come lei! -
- Mission impossible. Troppo misogino. Nessun posto dove andare? -
- Se vuole vengo da lei. Ripulita non sono mica male ... magari rassomiglio proprio a quella là ... come si chiama?  Julie Christie. -
Ci guardiamo e nei suoi occhi c'è un'espressione di sfida.
- Bene, penso che dovrà ricominciare a procurarsi da sola le sigarette. -
Mi sento sconfitto, m'allontano. Torno in ufficio. Son triste, tanto triste. Ma cosa avrei voluto?
Mentre cammino penso che mi mancano i miei figli.
- C'è mia sorella a Marzamet non lontano da Carcassone ... non mi vede da quando ho deciso di sparire. - grida - Sono stanca. - poi aggiunge con tono più basso.
Arresto la mia mesta ritirata e mi giro. Si sta asciugando le lacrime con la manica del suo soprabito sporco.
- E' nel sud della Francia? -
- Certo che è nel sud della Francia!  ... dove sennò? -
- Ce la porto sabato ... si faccia trovare qui. -
- A che ora? - me lo chiede fra i singhiozzi.
Sono felice.
- Presto, la mattina. Facciamo alle sei. -
Un gabbiano che si lascia trasportare dalla corrente del fiume ci guarda.
- E se io non volessi? -
Certo, l'ultimo tentativo di resistenza prima della resa.
- Lei vorrà. -
- Perché così presto? -
Il gabbiano vola via.
- Perché la strada è lunga e poi voglio che faccia una doccia ... sennò m'impuzzolentisce la macchina! -
Adesso ride ed io con lei.
- Ma tutti gl'italiani sono così idioti? -
- No, non tutti! C'è di meglio.-