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venerdì 21 marzo 2014

Sabato Grasso


Correva l'anno 1982. Vincemmo i mondiali.
Milano, carnevale Ambrosiano.
Antonio camminava in mezzo alla gente che sembrava uscire dai rifugi dopo un bombardamento. Uno lungo, durato più d'una decade.
Sembrava che gli anni settanta fossero finalmente finiti.
Anni cupi, dove le anime scure s'aggiravano per le vie della città in qualunque ora del giorno e della notte. Dove tutto si fermava alle 8 di sera per un coprifuoco non dichiarato, dove uno schiocco che poteva far pensare ad uno sparo allertava i sensi. Milano, la città che più aveva sofferto in quelli che saranno ricordati gli anni di piombo. Milano, che aveva dato l'avvio a quel periodo con la bomba esplosa in piazza Fontana. Milano, che sarebbe presto diventata la città da bere. Milano, che viveva il dominio dei socialisti. Milano, che avrebbe visto esplodere la protervia economica di Berlusconi, nato dalla costola di Bettino Craxi.
Milano.
Antonio camminava in mezzo alla folla che finalmente s'assembrava senza pensare che nessuno avrebbe attentato alla loro vita. Finite le bombe, finiti gli spari, le cariche della polizia, l'odore acre dei lacrimogeni ... the end.
Antonio camminava e pensava a Luciano. Pelle costantemente pallida, con qualche neo, faccia lunga, labbra sottili ma che sapevano esprimere un sorriso gentile ed occhi sempre umidi come se dovessero piangere da un momento all'altro.
Ricordò quel giorno di quasi dieci prima quando tornavano assieme a casa dal liceo dopo una giornata di scuola. Pioveva.


Antonio aveva con se un largo ombrello nero. Scendendo dall'autobus propose a Luciano d'accompagnarlo a casa. Avrebbe approfittato della protezione offerta dal parapioggia ed avrebbe proseguito poi, fino a casa.
In serata non pioveva più. Qualcuno suonò alla porta. Antonio andò ad aprire:
- Ciao Luciano. -
- Ciao, ti ho riportato l'ombrello. Grazie per il passaggio. -
- Chi è? - chiese dalla cucina la madre.
- Luciano ... un mio amico. -
La donna apparì dietro la schiena del figlio.
- Piacere Luciano. - si presentò il ragazzo e porse la mano.
La madre gliela strinse.
- Antonio, fai entrare il tuo amico. -
- Signora, devo andare mio padre e mio fratello m'aspettano per la cena. -
Il giovane tentò di disimpegnarsi ma la padrona di casa aveva deciso, difficile fare il contrario.
Luciano non solo entrò ma anche cenò con loro.
Mentre mangiavano il padre d'Antonio disse alla moglie scherzando.
- Un altro ragazzo a tavola, che bello! Forse avremmo dovuto avere fare un quarto figlio. -
- Certo.- la donna sorrise - Sei un bravo ragazzo, Luciano. Devi essere il cocco di tua madre! -
- Non lo so ... forse ... è morta un anno fa. -
Non era triste quando lo disse ... lo divennero tutti gli altri commensali.
- Tieni, mangia ancora questa minestra ... vedo che ti piace. - disse la madre come se con quel mestolo pieno di brodo, pasta e legumi avesse il potere di dare l'oblio.
- Proprio un bravo figlio educato. - commentò la donna dopo che il ragazzo tornò a casa.
Si frequentarono per quasi un anno. Luciano che era più grande, prese la maturità prima ed andò al Politecnico ed i loro incontri si diradarono, le loro strade si separarono.
Trascorsero cinque anni Antonio, frequentava l'università.
Era una sera d'estate, fine giugno. Tornava a casa dopo i corsi, in groppa alla sua vecchia vespa. S'era attardato a studiare in biblioteca.
All'altezza di Parco Ravizza il suo mezzo tossicchiò prima di morire.
- Cazzo, la benzina! -
Benzinai chiusi a quell'ora. L'unica cosa da fare era assicurare col catenaccio la vespa ed andarla a riprendere il giorno dopo nella speranza che nella notte qualche ladro sfigato non decidesse di prendere dei pezzi.
La trascinò dietro una fila di alberi ravvicinati. Avrebbe cercato di dissimularla il più possibile e d'assicurarla ad uno di essi.
Sentì dello stridere di pneumatici ... lontano ... poi sempre più vicino.
- Cazzo succede? - pensò.
Tutto avvenne troppo rapidamente perché potesse realizzare cosa stesse accadendo.
Una macchina arrivò sul viale principale ma prese male la curva, sbandò e si schiantò contro un albero. Ne scese un uomo alto, dinoccolato che corse via ... verso di lui. Lo vide arrivare ed anche se era nella penombra s'avvide della pistola.
No, gli occhi non erano più umidi come se dovessero piangere, ma freddi come quelli d'una fiera, una fiera braccata. I due giovani si guardarono per qualche secondo e si riconobbero ... Antonio accennò ad un sorriso ma Luciano l'aveva già sorpassato.
Altri pneumatici stridettero, altre macchine arrivarono, altri uomini armati ne scesero.
- Fermo o t'ammazzo. - gli disse uno.
Lo buttarono a terra e gli puntarono una pistola alla nuca.
- Hai visto dov'è andato quel figlio di puttana di brigatista. -
- Non so, cosa volete? Stavo chiudendo il lucchetto della mia vespa ... poi non ho capito più nulla! -
Lo portarono alla centrale per accertamenti. Lo rilasciarono alle otto di mattina. i suoi genitori vennero a prenderlo. Sua madre piangeva ... ma lui non le disse che aveva visto Luciano.
Passarono altri tre anni e gli dissero che era morto durante uno scontro a fuoco con la polizia a Corvetto. Era stato ucciso da ragazzi che avevano la loro stessa età. Ragazzi della Digos.


La gente passeggiava a Brera per festeggiare quel carnevale improvvisato, la gente ballava perché era uscita da un incubo. Nessuno l'aveva detto ma tutti lo sapevano.
- Luciano, ma a cosa è servita la tua morte ... perché? ... a quest'ora saresti anche tu qui. E' stupido cercare la morte da giovani ma è ancora più stupido morire quando è inutile!-
27 febbraio, fra poco qualche settimana sarebbe arrivata la primavera. C'era il sole ma la giornata era ancora fredda. Ai milanesi poco importava.
Una ragazza gli buttò una manciata di coriandoli sul viso. Uno gli entrò nell'occhio.
La giovane se n'accorse.
- Mi dispiace. - disse avvicinandosi - Lacrimi. Non volevo ... ti sto facendo piangere ... oddio, a carnevale ho fatto piangere! - disse rivolgendosi all'amica.
No, non era a causa del coriandolo ... non solo.
La ragazza, per scusarsi volle fare un gesto gentile, affettuoso. Era Carnevale, che diamine!
S'avvicinò e con la mano gli pulì il viso togliendogli i coriandoli che erano rimasti appiccicati.
Antonio le sorrise.
Milano.