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martedì 25 marzo 2014

Riflessioni provocate da un ulivo regalato



Stamattina un mio collega, arrivando in ufficio, mi ha portato un regalo: un piccolo ulivo.
Parlo talmente tanto degli ulivi in ufficio che tutti conoscono la mia passione per quest'albero.
Il gesto di Lounis, così si chiama il mio collega, è un segno di stima e d'affetto.
Certo, fa piacere soprattutto quando l'atto è spontaneo e viene dal profondo del cuore!
Mi lusinga ed al contempo mi spaventa poiché mi carica di responsabilità.
Quando la gente m'esterna il suo rispetto e mi dedica delle manifestazioni d'affetto resto imbarazzato ed ho paura di me stesso. Temo infatti che si possa avere delle aspettative troppo alte e che alla fine io possa deludere.
No, non è timidezza e neanche modestia ma solo vigliaccheria. Sono un vigliacco, perché non voglio farmi carico delle attese positive che la gente ha verso di me. Riuscire a vincere l'istinto della fuga e cercare di tenere il passo è una sfida che rinnovo ogni giorno. Il giorno in cui farò una stupidata è quello che temo di più. Gli psicologhi direbbero che sono oppresso dal Super-ego.
Bisogna restare se stessi senza temere la delusione di chi ti stima, perché altrimenti si subisce un condizionamento che toglie la libertà.
Facile a dire ma non a fare soprattutto quando si vorrebbe avere tutto: libertà di comportamento ed il rispetto degli altri. Chi, gli altri?
Coloro che ti vedono come portatore d'elementi positivi e quindi chiedono che tu continui a dare la parte migliore di te stesso..
Bisogna trovare il giusto equilibrio tra l'Essere ed il Dare.
Come sempre.
Il "net" è pieno d'aforismi che circolano nei "social network" e che servono ad attirare il gradimento verso coloro che li pubblicano. Poco male, anche se le frasi non sono autentiche, l'importante è che la gente si confronti su qualche cosa e che ne discuta.
Proprio oggi ne ho letto uno di cui ho preso nota:
Il valore d'un uomo dovrebbe essere misurato in base a quanto dà e non in base a quanto è in grado di ricevere. (Albert Einstein).
Concordo.
Non sono condizionato dai valori cristiani (inoltre è nota a tutti  la religione di Albert) ma ritengo che dare è progresso, prendere è regresso.
Quindi vincere la mia vigliaccheria che mi trattiene dal continuare a dare e mi fa fuggire dalle mie responsabilità vuol dire farmi partecipe, nel mio piccolo, del progresso.
Abbandono queste valutazioni su di me, perché alla fine sono noiose per tutti compreso per me stesso, e mi trasferisco su una domanda che staziona nella mia testa da più giorni.
Perché l'Europa è lontana dai cittadini? Perché c'è un forte ripensamento sulla nostra appartenenza alla Comunità Europea?
Perché l'Europa non dà.
Non è vero, può dire qualcuno, si è dato e si è dato tanto ... anzi gli esempi sono sotto gli occhi di tutti basti pensare a quanti finanziamenti sono stati elargiti!
Certo, e c'è stato qualcuno che ne ha approfittato a man bassa.
Ma l'Europa s'è comportata come quel genitore che per dimostrare il bene al figlio gli dà dei quattrini, scoprendo dopo qualche tempo che non ha alcuna spina dorsale. La reazione qual'è allora?
Per il tuo bene smetto di darti dei soldi!
Il figlio/a viziato/a non capisce e si sente rifiutato.
E' quello che sta accadendo oggi.
Meglio si sarebbe fatto se invece di creare delle istituzioni di tecnocrati e dispensatrici di soldi ci si fosse impegnati a dare una vera coscienza d'appartenenza, facendoci sentire veramente membri d'una stessa famiglia ... sì, come ... come dei fratelli e delle sorelle (non sorridete, per favore).
Non si sarebbe trattato di distruggere il sentimento della diversa nazionalità ma d'associare ad esso quello di un legame culturale più ampio.
Non sono fra coloro che dicono che il contadino siciliano non ha niente da spartire col pescatore di salmoni norvegese. Io dico che qualcosa c'è, basta fare lo forzo (molto piccolo) di trovarlo. Ma questo sforzo non c'è stato e s'è alimentata invece la competizione fra membri della stessa famiglia. Si sono dati soldi, non cultura.
Alla fine, i burocrati hanno intrapreso il percorso più facile nutrendo l'illusione che creando una sola moneta avrebbero fatto l'Europa. Nulla di più falso. Nessun atto amministrativo può portare alla solidarietà se questa non è sentita.
(Apro la parentesi: non si può instillare il rispetto per la Donna imponendo solo una percentuale in parlamento, lo si può fare facendo cultura. Chiudo la parentesi).
Se, invece, si fosse lavorato per diffondere principi etici e di solidarietà non si sarebbero alimentati rancori ma favorita la comprensione.
Forse è arrivato il momento di ripensare non solo alla politica ma anche alla filosofia comunitaria incamminandosi su sentieri più difficili ed impegnativi ed abbandonando quelli su cui ci siamo inoltrati perché, nel migliore dei casi, non portano a nulla e, nel peggiore, conducono verso il baratro ... uahu ... e vai!

P.S.: chiedo ufficialmente di non regalarmi più degli alberelli d'ulivo ... altrimenti non sono più responsabile delle mie divagazioni!