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sabato 22 marzo 2014

Le Dîner de Cons



Schiaccio il pulsante con sopra stampato "21".
L'ascensore mi porta sul piano dove si dovrebbe svolgere la riunione per discutere ciò che, in gergo aziendale, si chiama "People Review".
Di che si tratta?
Un meeting dove si disserta sulle carriere degli altri e si giudicano le persone per valutare se possono o no occupare determinate posizioni. Insomma riunioni dove uno sparuto numero di persone decide la vita di tante altre. Chi ci crede può inebriarsi d'una sensazione d'onnipotenza. Chi ci crede ... per l'appunto!
... ... ...
Quando cominciai ad essere ammesso nel circolo esclusivo si andava tutti al ristorante, in generale (anch'esso!) fra i più esclusivi di Parigi. Insomma era un vero e proprio cenacolo. Venivano affittate delle salette private dove si serviva dell'ottimo cibo accompagnato da un'ancor migliore vino. Sembravamo tutti dei membri d'una setta segreta legata alla massoneria (non è improbabile che qualcuno fra noi lo sia) e gli eventi mangerecci venivano chiamati Le Dîner des Financiers (la cena dei finanziari; nota del traduttore) ma io li avevo battezzati Le Dîner de Cons (Le cene degli Imbecilli; ndt) prendendo in prestito il titolo da un famoso film. Avevo creato anche una cartelletta con questo nome dentro cui archiviavo gli appunti presi durante il cenacolo.
Alla testa del circolo esclusivo c'era un signore, adesso è in pensione, che s'occupava della gestione dei dirigenti. Si chiama Gilbert Trenet. Io non sono mai riuscito a prenderlo sul serio fin dal primo momento che lo conobbi. Infatti nel primo colloquio che ebbi con lui, avendo io recriminato sulla pochezza del mio stipendio, mi disse:
- Quando si lavora per la nostra società non lo si fa per il salario ma per l'onore d'esserci dentro! -
Lo guardai e con gli occhi gli dissi:
- Ma tu sei scemo! -
Non so se lo capì  perché i miei occhi sono italiani, anzi siciliani, e lui francese!
Forse di qualcosa si rese conto perché per me ha sempre nutrito una certa diffidenza. La stessa che parroco nutre nei confronti del bambino irrequieto che fa schiamazzi nel cortile della parrocchia. La similitudine non è del tutto fuori luogo in quanto Gilbert Trenet era (è) un fervente cattolico e sembra che si recasse a messa ogni mattina prima di venire in ufficio. Ma questa forse è una leggenda metropolitana come quella secondo la quale, ogni volta che entrava una bella donna nel suo ufficio, si metteva una mano in tasca per gingillarsi fra le gambe.
Ripeto, leggende metropolitane.
Adesso, come ho scritto, è in pensione e sembra che si sia messo a fare lo scrittore (ho sempre detto che per fare questo mestiere bisogna essere un po' strani!).
L'ho incontrato qualche mese fa in un cocktail dato in onore d'un altro pensionato e lui mi ha chiesto:
- Ma perché non leggi i miei libri? -
Lo guardai come qualche decennio prima e con gli occhi gli dissi:
- Ma tu sei scemo! -
Penso che nel frattempo abbia dovuto prendere dei corsi d'italiano, anzi di siciliano, perché mi tenne il broncio per il resto della serata.
Ma vi è un'esperienza che accomuna tutti i dirigenti del nostro Gruppo che hanno superato la cinquantina: i colloqui periodici a cui ci sottoponeva.
Ci lasciava parlare ma ogni tanto dovevamo sospendere per dargli modo di prendere appunti. Certe volte la sospensione poteva durare anche qualche minuto perché gli appunti venivano presi su quaderni con la copertina damascata ed utilizzando una elegantissima penna stilografica. Ma fin qui, poco male. Ciò che rendeva particolare quella scena erano le annotazioni prese il bella calligrafia e riportando frasi d'una lunghezza che neanche Celine si sarebbe mai sognato di scrivere. Infine, per evitare le macchie d'inchiostro su quei fogli, la cui perfezione formale mai nessun amanuense nella storia dell'uomo è riuscito ad eguagliare, ogni frase veniva asciugata con la carta assorbente.
Un mio collega d'origini napoletane dopo aver passato un'ora con lui venne a trovarmi in ufficio
Mi raccontò che durante il colloquio vennero disturbati da una telefonata. Per rispondere l'intervistatore lasciò  il tavolo di riunione e si posizionò dietro la scrivania. Il mio amico curioso allungò la mano per prendere e guardare da vicino quella leggendaria penna.
Gilbert mise la mano sulla cornetta per non farsi sentire nell'altro capo del filo.
- Non tocchi mai la mia stilografica! - disse fulminandolo con occhi spiritati - Può toccare tutto, anche mia moglie, ma non la mia stilografica. -
- , Italo, ma che questo qua è proprio tutto sciemo! - esclamò il mio collega ancora spaventato mentre con la mano faceva il gesto di chi stia svitando una lampadina (mi sono sempre chiesto perché si associa questo movimento della mano con la pazzia)
 - A Napoli, la camorra - aggiunse - unno come questo qua lo mette a fare il killer di professione. Ma che è? Uno psicopatico? -
Cercai di calmarlo.
Dopo la crisi del 2009 les Dîner de Cons ... ops ... des Financiers non si fanno più. Un po' di decenza, e che diamine!
... ... ...
Entro dentro la sala di riunione, c'è già qualche membro della congrega.
Scelgo il mio posto e sul tavolo poso il quaderno degli appunti.
Poi vado alla finestra e guardo giù la gente che va e viene dagli uffici ed i gruppetti di fumatori che stazionano davanti alle entrate.
- Finalmente la primavera! - mi dice Bernard che s'è messo anche lui a guardare fuori.
- Già. -
Gli sorrido. Gli voglio bene, ha qualche anno più di me.
Anche noi siamo valutati da una "People review" ed entrambi sappiamo che la nostra età ci spinge giù nella graduatoria. E' normale, è giusto che sia così.
- Quando vai in pensione? - mi chiede.