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lunedì 31 marzo 2014

I mal di schiena non sono uguali per tutti


Era un giorno di primavera inoltrata ed anche in Lorena il sole splendeva.
Faceva caldo nella sala riunione ed io attendevo che le presentazioni terminassero presto per potermi dedicare alle mie e-mail che attendevano d'essere lette.
Alcune erano importanti ed i mittenti attendevano da me delle risposte.
Ma la regola di buona creanza aziendale impone che quando la gente parla in una riunione non si usa Outlook e si presta attenzione ... o si fa finta ... sì, si fa finta soprattutto quando l'argomento sai che non genererà delle domande dei capi su argomenti che ti riguardano
E' provato che l'attenzione mediamente prestata nelle riunioni non va mai al di là di mezz'ora. Dopo, la mente vaga. Io purtroppo abbasso la media perché la mia mente vaga dopo qualche minuto. Lo diceva l'insegnate a mia madre: è sempre distratto, è intelligente ma non s'applica!
Non sono riuscito ad essere diverso in 58 anni di vita come potrei farlo adesso che il tempo restante s'accorcia sempre di più? Ad un certo momento bisogna rassegnarsi ed accertarsi per quello che si è. Ho provato ad applicarmi ma proprio non ce la faccio! Vedo i miei colleghi disciplinati che prendono appunti ... soprattutto i francesi. C'ho provato anch'io ... un disastro! Dopo qualche minuto mi metto a disegnare teste di cavallo ed aeroplanini!
Mi sono quindi rassegnato e, non potendo mostrare la mia propensione alla distrazione (in fin dei conti mi danno uno stipendio anche per giocare un certo ruolo) adotto, dopo un po', il comportamento di chi è attento.
Scrivere comportamento è un po' esagerato perché nella parola è insito un concetto d'azione, di movimento, io, invece, m'immobilizzo fissando ipnotizzato le immagini proiettate ed elaborate in Power Point.
Se qualcuno mi pone una domanda a cui non so rispondere ritorno con la mente nella sala di riunione e cerco comunque di rassicurare l'interlocutore dicendo:
- Uhm ... sì , penso di sì ... ma appena torno in ufficio verifico e ti so dire! -
Metto in opera la legge della probabilità e se per caso non mi riesce il colpo posso sempre dire che dovevo verificare!
Perché scrivo tutto ciò? ... ah sì, ero in una località in Lorena e stavo assistendo ad una riunione. 
Prima che i miei pensieri cominciassero a vagare, il locale responsabile del personale illustrò con tanto di statistiche come la maggior parte d'assenteismo per malattie da lavoro era dovuto al mal di schiena. Poiché anch'io soffro del medesimo disturbo fui attirato dalla notizia e mi sentii solidale con le maestranze lorenesi.
Due giorni dopo ero in una località a due ore di Kuala Lumpur.
Trovai un caldo umido che faceva sudare anche quando si sbattevano le ciglia!
Ero seduto in un ufficio rinfrescato da un condizionatore che rombava come un Boeing in fase di decollo. Ma poco m'importava. Davanti avevo una signora d'origine cinese, piccolina ma graziosa. Suo marito, un vecchio riccone, le aveva delegato la gestione degli affari mentre lui s'ostinava a colpire una pallina su un campo da golf. Il mio Gruppo, che voleva penetrare nel mercato del sud-est asiatico, aveva comprato una società del riccone golfista e ci aveva tenuto la signora cinese piccola ma graziosa per la gestione dei primi anni della nostra succursale, giusto il periodo necessario a farci conoscere il mercato malese.
Una politica intelligente, pragmatica.
La donna cercò in tutte le maniere di darsi daffare per rendere interessante quella visita e, per mettermi a mio agio, programmò la mattinata (nel pomeriggio dovevo prendere l'aereo per proseguire il mio giro) piena di presentazioni volendo imitare gli usi ed i costumi dei nuovi azionisti.
Poveretta ... non sapeva quanto io fossi allergico a quel tipo di cerimoniale!
Per cortesia, non diedi alcun segno d'insofferenza e come era mio costume immobilizzai lo sguardo sulle slide, ondeggiando meccanicamente la testa per mostrare il mio assenso. Finalmente la tortura terminò e mi propose d'iniziare la visita dello stabilimento. Uscimmo ed io cominciai a boccheggiare.
Da veder c'era poco in quanto la produzione era quella di base. Quella società c'interessava per entrare nel mercato e non per accedere ad un know-how peraltro inesistente. Il caldo era così appiccicoso che anelavo di rientrare dentro la sala equipaggiata col motore Boeing e sorbirmi un'altra presentazione piuttosto di sciogliermi lì fuori.
Ma ad un certo momento m'arrestai.
Un uomo, le cui spalle erano protette malamente da un sacco di iuta aperto, ne prendeva sulle spalle altri pieni di cemento che gli venivano caricati da due compagni in piedi su un camion. Chino a causa di quel peso faceva qualche passo e lo scaricava su un pallet. Eseguiva quel lavoro con velocità impressionante incurante del caldo. I suoi poveri vestiti erano intrisi dal sudore ... non ne vedevo il volto poiché il sacco di iuta gli copriva ala testa a mo' di cappuccio. Altri uomini, forse autisti di altri camion, lo guardavano indifferenti. 
Il caldo, la polvere ... 
Mi chiesi se di fronte a me avevo una scena dell'inferno dantesco.
- Ma cosa fa quello? - chiesi alla signora cinese, piccolina ma graziosa.
- Scarica il camion! - mi rispose rivolgendomi uno sguardo del tipo "maseiscemononlovedi?.
- Ma non è un lavoro troppo pesante? -
- Da quando lo paghiamo a cottimo, lui scarica più camion e guadagna di più. Noi aumentiamo la produttività. - questa volta lo sguardo era "maseiscemoafarequestedomande?".
Mentre nel primo pomeriggio l'autista mi  accompagnava in macchina all'aeroporto di Kuala Lumpur, pensai al mal di schiena degli operai lorenesi che si lamentavano per raccogliere una chiave inglese ... ed anche al mio ... no, non era giusto ... proprio no! Decisi che dovevo espiare, almeno un po'.
- Può spegnere l'aria condizionata? - chiesi all'autista della signora cinese, piccolina ma graziosa.
Lui alzò la temperatura di qualche tacca.
- Le ho detto di spegnere. -
L'uomo lo fece ma dallo specchietto retrovisore mi lanciò uno sguardo del tipo "maseiscemoquisimuoredicaldo!".