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mercoledì 19 marzo 2014

Educazione sessuale ad Augusta - 3



Cominciai a frequentare il bar Grasso quando andavo in quarta ginnasio.
Era un locale bazzicato soprattutto da liceali.
Io ci entrai come matricola e mi sembrò ormai d'essere un adulto quando ci misi piede.
Si giocava a carambola od a boccette fumando e parlando anche di donne. Insomma ci si comportava come dei veri uomini.
All'inizio me ne stavo un po' in disparte non per timidezza, ma per discrezione in modo che i "grandi" potessero abituarsi alla mia presenza ed infine accettarmi.
Inoltre avevo degli argomenti che mi avrebbero aiutato: le sigarette.
Mio zio, che era pilota di porto, ne portava a profusione a casa quando tornava dopo i turni trascorsi sulle navi americane ed io me ne riempivo le tasche prima d'andare al bar Grasso.
Scroccandomi le sigarette mi presero a ben volere ed alla fine feci parte del loro gruppo.
Imparai a giocare a carambola, gioco che adoro ancora.
All'inizio non fu facile perché non trovai mai un vero maestro ed appresi ad usare la stecca soprattutto osservando. I giocatori che frequentavano quei tavoli non erano dei maestri e quindi io non lo divenni. Appresi i rudimenti che mi permisero d'essere accettato nelle partite malgrado che fossi "piccolo". Seppi così come dare l'effetto alla bilia in modo di guidare la sua traiettoria ... a destra, a sinistra ed a "sucare" che in siciliano vuol dire succhiare e che, in realtà, indica la rotazione che s'imprime alla palla provocandone l'arresto quando colpisce un'altra.
Passavo molto tempo al bar Grasso, forse troppo e ciò comportò  un calo del mio rendimento scolastico.
Ma di ciò me ne resi conto troppo tardi e terminai l'anno rimandato in latino.
Come ho accennato prima, l'interesse per quel luogo non risiedeva solamente nella carambola ma anche nei discorsi da "grandi" che naturalmente comprendevano le donne o meglio "i fimmini". Esseri sconosciuti ed oggetto d'un  altrettanto sconosciuto desiderio!
Ma il mistero, quello vero, era quello che portavano in grembo!
Nel mio percorso d'adolescente ancora non avevo avuto l'occasione d'avere visivamente la minima idea, ginecologicamente parlando.
Il famoso "Caballero", la rivista erotica che tanto aveva aiutato a meglio comprendere come fosse fatto il corpo d'una donna non era troppo esplicito. In effetti le "fimmini" erano nude ma fra le gambe possedevano sempre quella folta peluria che impediva la piena visione della loro anatomia.
Avevo qualche vago ricordo di come poteva essere avendo una sorella e tante cugine, ma si trattava di ricordi infantili ed in ogni caso pensavo che da le donne adulte avessero qualche cosa di più di quella pieghetta!
I "grandi" del bar Grasso erano per la maggior parte navigati od almeno dicevano d'esserlo e per mostrarlo favoleggiavano di mirabolanti pastiate (pomiciate; nota del traduttore) con le ragazze. Alcuni raccontarono che erano riusciti ad infilare le mani in quel tanto fantasticato luogo.
- Com'è? - chiesi facendomi coraggio.
Qualcuno mi diede uno scappellotto affettuoso e mi disse:
- Che vuoi sapere tu che puzzi di latte! -
- Chiedilo alla mamma che te lo fa vedere (in siciliano il sesso femminile è di genere maschile; nda)! -
Un pomeriggio sfaccendavo di fronte al bar insieme ad un mio coetaneo, anche lui mascotte di quella combriccola. Doveva essere un giorno di fine primavera perché c'era già il sole accecante che accompagna la Sicilia durante l'estate.
Qualcuno ci chiamò da dentro il bar.
- Ehi, voi due! -
Solerti entrammo credendo che ci volessero per fare numero in una partita di carambola.
Dentro una delle sale da biliardo ci attendevano quattro "grandi" che mal celavano un sorriso.
- Ce l'avete delle sigarette da offrirci? - ne avevano già tutti una in bocca ed il locale era già saturo di fumo.
Facemmo cenno di sì con la testa.
- Lo volete vedere uno sticchio? -
Ripetemmo lo stesso gesto affermativo.
- Allora offriteci prima una sigaretta! -
- Due. - corresse uno.
Mentre le distribuivo pensavo a mio zio. Malgrado il numero di stecche che portava a casa non capiva come le sigarette terminassero così in fretta.
- Iano, faccelo vedere ai picciotti! -
Il suddetto Iano tirò fuori dal portafoglio un foglio d'una rivista più volte piegata su se stessa. La porse al mio amico. La sua espressione cambiò osservando la fotografia, gli occhi si spalancarono e le palpebre sbatterono più volte.
Gli astanti adesso ridevano.
- Passala all'amico tuo, no? -
Era una fotografia in bianco e nero.
Si vedeva il viso d'una donna ridente ed un po' sfuocato. In primo piano mostrava il suo sesso che lei divaricava con le dita come se si trattasse delle fauci d'una fiera dalla bocca sdentata.
Il mio senso estetico si rivoltò.
- Che schifo! -
Tutti smisero di sorridere ed ad uno gli cadde addirittura la sigaretta dalla bocca.
- Minchia, finocchio è! -