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domenica 23 marzo 2014

Briscola in cinque (racconto fantastico)



Il mare, la scogliera.
Le piccole onde infrangendosi con mille spruzzi morivano contro le rocce brune di quel paesaggio così simile a quello della Terra. Nell'aria vagava una tenue e dolce musica. Il cielo era colorato d’un azzurro diafano e delle nuvolette rosa e gialle vi galleggiavano in mezzo.
In una fresca pineta adiacente alla riva, un fringuello, forse perché era felice o forse perché così gli andava, cominciò a cantare.
- Scopa! - tuonò una voce entusiasta.
L'uccello s’interruppe spaventato. Guardò giù dal ramo.
Cinque Spiriti erano seduti attorno ad un ampio tavolo rotondo, solo quattro disputavano un'appassionata partita di scopone scientifico.
Poco lontano da essi, sempre sotto l'ombra dei pini marini, s’ergeva una piccola costruzione di legno sulla cui entrata v’era la scritta "Ristoro".
Intorno alla casupola, come satelliti di un pianeta, erano disseminate decine d'altri tavolini privi d'avventori.
Il fringuello riprese a cantare, ma lo schiocco violento di una carta da gioco scagliata sul tavolo ed il grido trionfale "scopa!" lo interruppero ancora. L'uccello pensò che chi non apprezzava la sua arte non doveva goderne. Quindi, decise di volar via in un'altra pineta poco lontana.
Lo spirito Algol guardò con aria da vincitore i suoi avversari Deneb e Merak, schiacciò l'occhio con fare complice al suo compagno di gioco Alpherat che per di rimando gli lanciò un'occhiata preoccupata. Algol pensava di avere già la partita in mano.
Ma i suoi avversari, urlando come dei forsennati, in breve tempo accumularono il punteggio necessario alla vinttoria. 
Felici Deneb e Merak s'abbracciarono e si fecero i complimenti.
- Algol, sei proprio un asino! - tuonò livido per la rabbia Alpherat - C'era proprio bisogno di gettare quel cavallo di bastoni! Avevamo quasi vinto la partita! -
- Sei proprio una bestia! - gli disse di rimando il suo compagno di gioco - Non avevo nessun'altra carta da giocare! -
- Su, su, smettetela di litigare! - intervenne Kokab che era stato escluso dalla partita ed aveva osservato fino ad allora i suoi amici - Ogni volta che giocate assieme bisticciate e v'insultate! Che ne dite se cambiassimo tipo di gioco, così posso prendervi parte anch'io? Io proporrei la cinquina! - 
Tutti assentirono.
- Io proporrei di fare un brindisi con della "Riserva Speciale"! - propose Algol.
Dalla casupola di legno uscì un 'Npala che reggeva un vassoio appoggiato sulle corna; sopra traballavano cinque coppe metalliche colme della rossa bevanda. S'avvicinò al tavolo dei giocatori e agilmente piegandosi sulle sottili zampe offrì il vino dolciastro, senza versare una goccia. Gli spiriti cominciarono a brindare.
Lo 'Npala con la sua voce calda e cortese disse:
- Non voglio rovinare l'allegra libagione delle Vostre Spiritualità, ma ho appena ricevuto una comunicazione urgente da parte dell'Entità Suprema che desidera che si effettuino due viaggi. Purtroppo la vostra partita a carte dovrà essere sospesa! -
- Uffa, proprio adesso che avremmo iniziato a giocare a cinquina! - si lamentò Kobab.
- Le Vostre Spiritualità sanno benissimo che le partenze disposte dall'Entità Suprema non possono essere discusse! - ricordò lo 'Npala - Sua Spiritualità Algol dovrà partire con urgenza, mentre Sua Spiritualità Kobab dovrà attendere cinque anni. Per entrambi il viaggio finirà fra trent'anni! -
- Trent'anni! Bene, non sarà un'assenza troppo lunga! - disse Algol contento.
- Vi aspetteremo bevendo qualche bottiglia di "Riserva Speciale". - annunciò Alpherat.
- Se dovremo essere di nuovo qui fra trent'anni, possiamo ritornare alla pineta assieme! Sei d'accordo Algol? - propose Kobab.
- Certamente, anzi, se vuoi ti cercherò poco prima della fine del viaggio, così faremo ritorno al nostro tavolo di gioco insieme e potremo finalmente cominciare la nostra partita a cinquina. - disse Algol.
- Sua Entità Suprema desidera che lei, Sua Spiritualità Algol, parta subito. - ricordò lo 'Npala.
- Va bene, va bene! - disse spazientito Algol alzandosi dal tavolo - 'Npala sei un aguzzino!... mi raccomando amici, quando torneremo, inizieremo la nostra partita! -
Poi, prima di scomparire fra i pini marini gridò:
- Ricordati, Kobab, non tornare dal viaggio senza di me, passerò a chiamarti! –

L'afa estiva di quel giorno d’agosto non accennava ad attenuarsi neanche al calar del sole ed Antonio decise che aveva lavorato anche troppo in quei locali ormai deserti. In più l'aria condizionata era stata spenta da un pezzo. Ripose nei cassetti i suoi fogli di lavoro ed uscì dall'ufficio. Lo attendeva una calda notte solitaria.
Le vie di Milano, popolate da qualche raro passante, lo immalinconirono.
Sua moglie ed i due figli avevano seguito l'esodo estivo. Il maggiore era stato perseguitato nei mesi invernali da una fastidiosa bronchite. Il medico aveva consigliato una lunga vacanza al mare.
Salito in macchina Antonio Sciontino si premurò ad abbassare i vetri. L'aria condizionata non funzionava. Girò la chiave d'accensione ma il motore tossicchiò: da più di un mese si riprometteva di farlo controllare.
Diversamente dal solito, non ebbe difficoltà a trovare il parcheggio sotto casa.
L'ascensore, forse anche lui infiacchito per il caldo, impiegò più del solito a portarlo al quinto piano.
Aprì la porta dell'appartamento e la calura stagnante accumulata in una giornata assolata quasi lo soffocò. Buttò la giacca su una poltrona e s'affrettò ad aprire le finestre. Era necessario far circolare un po' d'aria.
Una doccia gli avrebbe di sicuro fatto bene. All'inizio l'acqua gli sembrò troppo fredda sul corpo accaldato, ma poi gli procurò una dolce sensazione di benessere. Avrebbe voluto attender lì la fine dell'estate.
Si vestì con dei bermuda ed una camicia di cotone.
Accese il televisore e con l’aiuto del telecomando passò in rassegna i programmi: niente che l'interessasse.
Dentro il frigorifero trovò la cena fredda. Aprì una lattina di birra. Mangiò velocemente, quasi meccanicamente, senza che alcun pensiero gli tenesse compagnia. Giocherellò con un bicchiere. 
Avrebbe ben volentieri lasciato la città.
- Pronto Marta, sono Vittorio. - disse quando sua moglie rispose al cellulare.
Lei gli fece il resoconto della giornata e poi gli chiese:
- Cosa fai adesso? -
- Vado a fare una passeggiata ... mi sgranchisco le gambe. -
- Ah, bene. -
- Tanti baci a te ed ai bambini. Ti amo. -
- Anch'io ti amo. Tanti baci. -
Uscì
Accese una sigaretta quando fu fuori. Poco lontano le insegne azzurre di un bar lo attrassero.
Un cameriere attempato, con i gomiti appoggiati sul bancone, guardava le immagini di un televisore appeso in un angolo del locale.
- Una birra, per favore. - chiese Antonio.
L’uomo, senza staccare gli occhi dal video, si chinò per prendere una bottiglia ambrata, la stappò e insieme ad un alto bicchiere la pose sul bancone di fronte al cliente.
Antonio riempì il bicchiere avendo cura di non far straripare la schiuma. Socchiudendo gli occhi bevve un lungo sorso provando refrigerio. Poi si guardò attorno.
Tutti i tavoli del bar erano senza avventori, tranne uno occupato da una giovane donna che, dopo avergli concesso una rapida occhiata, s'immerse nella lettura di un libro.
Antonio, invece, la osservò bene. 
Capelli lunghi e lisci colorati d'uno biondo cenere ... una leggera camicetta nera sostenuta sulle spalle nude da due nere cordicelle ... fianchi e le cosce fasciati da una bianca gonna ... uhm ...  gambe affusolate ... scarpe aperte sul davanti. 
La mano affusolata della donna accompagnò dietro l'orecchio il ciuffo corvino scoprendo finalmente il volto. Possedeva degli occhi dalle lunghe ciglia. Gli zigomi pronunciati le davano un'espressione orientale.
Abbandonò il bancone ed anche le sue titubanze e, con il bicchiere in mano, s'avvicinò al tavolo della giovane sconosciuta.
- Salve. - disse con fare impacciato.
La donna sollevò la testa dal libro e due occhi verdi lo guardarono:
- Salve. - 
- Mi chiamo Antonio ... trent'anni. So di non averla mai conosciuta, però ho la netta impressione d'averla già vista. Io lavoro in un ufficio di corso Vercelli. Per caso anche lei ...? -
- No. -
- Forse lei gioca a tennis? -
- No. -
Antonio si sedette al tavolo della ragazza.
Lei chiuse il libro.
- Restare in casa stasera sarebbe stato insopportabile. Sono uscito quasi per la disperazione. Dopo esser rincasato dal lavoro m'è sopraggiunta un'ansia!... son dovuto uscire! - confessò Antonio.
- Ha una sigaretta? –
- Sì, forse dovremmo uscire, allora. - 
- Certo. -
Lasciarono il bar dall'insegna azzurra ed il cameriere, che non sembrava soffrire molto la solitudine, non li degnò neanche d’uno sguardo. Decisero di passeggiare.
- Suoni? -
- Sì, un po' la chitarra. -
- Io non so suonare nemmeno un fischietto! ... hai l'aria di chi suona. Mi sono ripromesso d'imparare un giorno! –
- Che domande del cavolo! - pensò Antonio che inoltre si chiese che diavolo stesse facendo.
- Se si desidera fare qualcosa non bisogna farla! Attendere sarà sempre troppo tardi! Mai avere rimpianti! -
- Hai ragione. Certe volte mi do per sconfitto prima ancora di aver deciso di combattere ...! -
- Perché? -
- Non so ... sono già arrivato ai miei problemi esistenziali! -
- Deve essere una tecnica d’abbordaggio! -
Risero.
- Ho avuto l'impressione d'averti già conosciuta! Ti giuro. -
- Ma va! Raccontala ad un’altra! -
-  … che fai nella vita? -
- Faccio ciò che desidero, studio quello che m'interessa, ballo, il lavoro al negozio non mi sfianca molto, mi occupa solo mezza giornata. Per il futuro non ho programmi, anche se mi rendo conto che dovrei cominciare a costruire qualcosa. -
- ... forse un po' mi sarebbe piaciuto fare anch'io così ...  io ho fatto solo ciò che desiderano gli altri! -
Noemi lo guardò, sorrise.
- Non so spiegarmelo ma mi sento contento. Domani ... la solita giornata noiosa. -
- Per adesso prova a non pensarci! -
Un leggero venticello scese dai tetti di Milano e mise in fuga per qualche istante l'afa. Antonio disse all'improvviso quasi per dare voce ai suoi pensieri:
- … lo so, ho l’aria sempre un po’ malinconica! –
- No, non sei malinconico … solo imbranato … niente di grave … si guarisce ! -
Noemi sorrise ed anche lui.
Erano in corso di Porta Ticinese ... sembrava che andassero ad un appuntamento.
La strada era deserta e ci camminarono in mezzo come se ne fossero i padroni.
I loro passi risuonarono sul selciato della via deserta.
- Alla faccia della crisi! Qui a Milano non c’è proprio nessuno … tutti al mare … tutti al mare! –
All'improvviso lo stridio di pneumatici di un'auto di grossa cilindrata. 
Quasi che li attendesse sbucò da una via traversa. Il rumore improvviso fece sussultare i due che rimasero impietriti per lo spavento.
Il guidatore non possedeva una mano esperta ed eseguì una maldestra manovra.
Per lo spavento Noemi si strinse ad Antonio e le loro mani si allacciarono.
La macchina senza controllo salì sul marciapiede investendo dei pali della segnaletica ed un bidone della spazzatura. Poi, sbandò portandosi sull'altro lato della strada. Sembrava inarrestabile.
Antonio cercò di reagire e spinse la ragazza dentro un portone.
Il bolide impazzito si capovolse. 
Cominciò a rotolare come impazzito ed in mezzo ad un frastuono infernale travolse i due nottambuli prima che potessero trovare un rifugio.
 ... ... ... il giorno dopo il giornale riportò nella cronaca cittadina che una macchina condotta da un giovane ubriaco aveva investito due occasionali passanti.
Il cronista precisò che erano morti sul colpo.

Kobab ed Algol furono accolti da una festosa ovazione quando furono intravisti avanzare fra gli alberi della pineta dai loro compagni di gioco.
- Come promesso, eccoci di ritorno assieme! -
- Per fortuna trent'anni passano abbastanza presto! - disse Alpherat.
- Sono interminabili quei viaggi che durano oltre i settant'anni! - asserì Merak - Una volta l'Entità suprema me n'ha fatto fare uno di novantaquattro anni! Sembrava che non dovesse finire mai! -
- Dai, sedetevi, che iniziamo la nostra sospirata partita! - esortò Deneb rivolto ai due nuovi arrivati, poi, rivolgendosi al 'Npala ordinò - E tu, dannato rompiscatole, porta due coppe e un'altra bottiglia della "Riserva Speciale"! -
Quegli spiriti erano un po' burberi, ma sapeva che gli volevano bene!
- Allora, com'è andato questo viaggio?-
- Bene! Siamo rientrati come previsto. - rispose Algol che aveva già iniziato a mescolare le carte - .... abbiamo poco da dire. Prima di raggiungervi siamo passati dal deposito ed abbiamo consegnato tutti i nostri ricordi. Al ritorno dai viaggi non si può portare niente con noi. Il nostro accordo con l'Entità Suprema è chiaro. Chi ha disubbidito alla regola ha subito dure sanzioni che io mi guardo bene dal voler ricevere ! -
- Ma cosa ne faranno di tutti i ricordi che portiamo indietro dai nostri viaggi? - si domandò Kobab.
- Forse li distruggono, cosa vuoi che ne facciano? - osservò Merak.
- I ricordi possono essere pericolosi. –
- Ma cosa dici? -
- Certo, se ne possedessimo di belli, è probabile che non vorremmo più tornare. Invece, se dovessimo serbare brutti ricordi ci rifiuteremmo di rispettare l'impegno preso con l'Entità Suprema e non vorremmo più viaggiare. Personalmente penso che questa seconda alternativa sia la più plausibile. - ipotizzò Alpherat.
- Bene, iniziamo la nostra cinquina! - esortò Merak. Algol aveva terminato di distribuire le carte.
- Chissà perché l'Entità Suprema desidera farci viaggiare? - domandò Alpherat mentre ordinava le carte tenute a ventaglio con la mano sinistra.
Uno scoiattolo sopra le loro teste squittì.
Lo 'Npala servì la bottiglia di "Riserva Speciale" poi, un po' in disparte, si mise ad osservarli mentre giocavano. Aveva ricevuto un'altra comunicazione di viaggio per Merak e Deneb dall'Entità Suprema. Non era niente d'urgente, però. Non voleva interrompere il convivio delle Loro Spiritualità.
Certo, alcune volte gli davano l’impressione che fossero un po’ viziati 
Che incornate gli avrebbe dato! … ma se l’avesse fatto sapeva che l’Entità Suprema non sarebbe stata troppo contenta.
In fondo …. era un piacere osservarli giocare!
Avrebbe atteso la fine della partita prima d'informarli delle nuove partenze.