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lunedì 31 marzo 2014

I mal di schiena non sono uguali per tutti


Era un giorno di primavera inoltrata ed anche in Lorena il sole splendeva.
Faceva caldo nella sala riunione ed io attendevo che le presentazioni terminassero presto per potermi dedicare alle mie e-mail che attendevano d'essere lette.
Alcune erano importanti ed i mittenti attendevano da me delle risposte.
Ma la regola di buona creanza aziendale impone che quando la gente parla in una riunione non si usa Outlook e si presta attenzione ... o si fa finta ... sì, si fa finta soprattutto quando l'argomento sai che non genererà delle domande dei capi su argomenti che ti riguardano
E' provato che l'attenzione mediamente prestata nelle riunioni non va mai al di là di mezz'ora. Dopo, la mente vaga. Io purtroppo abbasso la media perché la mia mente vaga dopo qualche minuto. Lo diceva l'insegnate a mia madre: è sempre distratto, è intelligente ma non s'applica!
Non sono riuscito ad essere diverso in 58 anni di vita come potrei farlo adesso che il tempo restante s'accorcia sempre di più? Ad un certo momento bisogna rassegnarsi ed accertarsi per quello che si è. Ho provato ad applicarmi ma proprio non ce la faccio! Vedo i miei colleghi disciplinati che prendono appunti ... soprattutto i francesi. C'ho provato anch'io ... un disastro! Dopo qualche minuto mi metto a disegnare teste di cavallo ed aeroplanini!
Mi sono quindi rassegnato e, non potendo mostrare la mia propensione alla distrazione (in fin dei conti mi danno uno stipendio anche per giocare un certo ruolo) adotto, dopo un po', il comportamento di chi è attento.
Scrivere comportamento è un po' esagerato perché nella parola è insito un concetto d'azione, di movimento, io, invece, m'immobilizzo fissando ipnotizzato le immagini proiettate ed elaborate in Power Point.
Se qualcuno mi pone una domanda a cui non so rispondere ritorno con la mente nella sala di riunione e cerco comunque di rassicurare l'interlocutore dicendo:
- Uhm ... sì , penso di sì ... ma appena torno in ufficio verifico e ti so dire! -
Metto in opera la legge della probabilità e se per caso non mi riesce il colpo posso sempre dire che dovevo verificare!
Perché scrivo tutto ciò? ... ah sì, ero in una località in Lorena e stavo assistendo ad una riunione. 
Prima che i miei pensieri cominciassero a vagare, il locale responsabile del personale illustrò con tanto di statistiche come la maggior parte d'assenteismo per malattie da lavoro era dovuto al mal di schiena. Poiché anch'io soffro del medesimo disturbo fui attirato dalla notizia e mi sentii solidale con le maestranze lorenesi.
Due giorni dopo ero in una località a due ore di Kuala Lumpur.
Trovai un caldo umido che faceva sudare anche quando si sbattevano le ciglia!
Ero seduto in un ufficio rinfrescato da un condizionatore che rombava come un Boeing in fase di decollo. Ma poco m'importava. Davanti avevo una signora d'origine cinese, piccolina ma graziosa. Suo marito, un vecchio riccone, le aveva delegato la gestione degli affari mentre lui s'ostinava a colpire una pallina su un campo da golf. Il mio Gruppo, che voleva penetrare nel mercato del sud-est asiatico, aveva comprato una società del riccone golfista e ci aveva tenuto la signora cinese piccola ma graziosa per la gestione dei primi anni della nostra succursale, giusto il periodo necessario a farci conoscere il mercato malese.
Una politica intelligente, pragmatica.
La donna cercò in tutte le maniere di darsi daffare per rendere interessante quella visita e, per mettermi a mio agio, programmò la mattinata (nel pomeriggio dovevo prendere l'aereo per proseguire il mio giro) piena di presentazioni volendo imitare gli usi ed i costumi dei nuovi azionisti.
Poveretta ... non sapeva quanto io fossi allergico a quel tipo di cerimoniale!
Per cortesia, non diedi alcun segno d'insofferenza e come era mio costume immobilizzai lo sguardo sulle slide, ondeggiando meccanicamente la testa per mostrare il mio assenso. Finalmente la tortura terminò e mi propose d'iniziare la visita dello stabilimento. Uscimmo ed io cominciai a boccheggiare.
Da veder c'era poco in quanto la produzione era quella di base. Quella società c'interessava per entrare nel mercato e non per accedere ad un know-how peraltro inesistente. Il caldo era così appiccicoso che anelavo di rientrare dentro la sala equipaggiata col motore Boeing e sorbirmi un'altra presentazione piuttosto di sciogliermi lì fuori.
Ma ad un certo momento m'arrestai.
Un uomo, le cui spalle erano protette malamente da un sacco di iuta aperto, ne prendeva sulle spalle altri pieni di cemento che gli venivano caricati da due compagni in piedi su un camion. Chino a causa di quel peso faceva qualche passo e lo scaricava su un pallet. Eseguiva quel lavoro con velocità impressionante incurante del caldo. I suoi poveri vestiti erano intrisi dal sudore ... non ne vedevo il volto poiché il sacco di iuta gli copriva ala testa a mo' di cappuccio. Altri uomini, forse autisti di altri camion, lo guardavano indifferenti. 
Il caldo, la polvere ... 
Mi chiesi se di fronte a me avevo una scena dell'inferno dantesco.
- Ma cosa fa quello? - chiesi alla signora cinese, piccolina ma graziosa.
- Scarica il camion! - mi rispose rivolgendomi uno sguardo del tipo "maseiscemononlovedi?.
- Ma non è un lavoro troppo pesante? -
- Da quando lo paghiamo a cottimo, lui scarica più camion e guadagna di più. Noi aumentiamo la produttività. - questa volta lo sguardo era "maseiscemoafarequestedomande?".
Mentre nel primo pomeriggio l'autista mi  accompagnava in macchina all'aeroporto di Kuala Lumpur, pensai al mal di schiena degli operai lorenesi che si lamentavano per raccogliere una chiave inglese ... ed anche al mio ... no, non era giusto ... proprio no! Decisi che dovevo espiare, almeno un po'.
- Può spegnere l'aria condizionata? - chiesi all'autista della signora cinese, piccolina ma graziosa.
Lui alzò la temperatura di qualche tacca.
- Le ho detto di spegnere. -
L'uomo lo fece ma dallo specchietto retrovisore mi lanciò uno sguardo del tipo "maseiscemoquisimuoredicaldo!".

domenica 30 marzo 2014

La Senna, i filosofi ed il sole che mi bacia



Ieri sera alla televisione avevano annunziato una domenica sotto la pioggia.
Stamattina mi son concesso un'ora in più di sonno e sono rimasto a poltrire sotto le coperte.
Poi ho visto che attraverso le fessure delle persiane filtrava della luce e mi sono detto checifaccioquianonfarniente. Per me funziona come il supercalifragilistichespiralidoso di poppinsiana memoria.
In effetti fuori il sole aveva già inondato della sua luce le vie di Asnieres ed il cielo era azzurro.
Una rapida lettura al mio post giornaliero ... due o tre refusi ... quanti altri ancora? O mio Dio ... perché sono così distratto? ... poco male, i miei lettori sono comprensivi ... capiranno, fuori c'è il sole! Per una volta che le previsioni meteorologiche si sbagliano tanto vale approfittare! Magari il brutto il tempo arriva più tardi.
Una doccia ... la barba? ... chi se ne frega! ... domani, quando andrò in ufficio.
Mi vesto come piace a me ... metà cow-boy e metà G.I. ... sì, lo so ... sono un po' anacronistico, ma chi se ne frega!
Finalmente fuori ... fuori!
Vado verso la Senna. Raggiungo les quais. Attraverso lo stradone ... ci sono.
Il sole è ancora basso e l'aria fresca. Qualche corridore mattiniero mi supera. Entro nel piccolo parco. Che senso di benessere!
Ok, pensieri siete liberi ... fate quello che volete!
Ci sono coloro che la mattina portano a spasso i cani io, invece, i miei pensieri e dopo un po' li libero del guinzaglio ... ed ho un vantaggio: gli stronzetti dei pensieri non si vedono e non ho bisogno di raccattarli! Li lascio dove vengono depositati ... non imbratteranno le scarpe di nessuno.
Dunque ... dov'è che vi avevo lasciato ieri, nella scorrazzatina serale? ... ah sì, a Benedetto Croce.
Insieme a Gramsci il meglio del pensiero italiano del ventesimo secolo! Certo occupa posizioni diverse rispetto all'intellettuale comunista ma non per questo è meno acuto e stimolante.
Ho letto ultimamente un articolo che ricorda come il filosofo, parlando della storia umana, richiama il concetto del progresso cosmico. Un concetto che m'ha sempre affascinato e che mi suggestiona perché il pensare che tutti noi uomini siamo un insieme mi fa sentire bene e mi da dell'ottimismo. Sul finire della sua vita il Croce abbandonò questa visione, ma poco m'importa. La sua riflessione prende spunto da Hegel, anzi il padre ne è proprio lui!
Plotino, Spinoza ed Hegel ... le reminiscenze liceali mi frullano nella testa ... alla fine prediligevo sempre il pensiero hegeliano. Non ho mai letto le sue opere, sembra che non si capisca una beata fava di ciò che ha scritto ... quindi do fiducia a chi l'ha fatto per me ... se le mie rimembranze non mi tradiscono, il filosofo tedesco trova l'origine dell'Assoluto nella moltitudine (noi umani) che attraverso essa si compie. La Storia dell'uomo è dunque il suo divenire.
Non capisco le dispute fra i filosofi che si criticano fra di loro e dopo un po' mi perdo nelle loro diatribe ... preferisco informarmi sulla sintesi delle loro teorie trattenendo ciò che mi piace di più. Per questa ragione non faccio neanche lo sforzo di ricordare le critiche al pensiero hegeliano.
Ecco, il concetto che vede gli Uomini come un insieme mi piace e mi procura la sensazione di far parte di qualcosa che avanza ... è un pensiero positivo. Le religioni ed i pensieri che hanno separato Dio dall'Uomo hanno rappresentato il vero freno al progresso e sono stati, e lo sono ancora, la causa dell'oscurantismo (per convincersene basta soffermarsi alle guerre di religione, agli uomini che s'investono d'autorità richiamandosi a Dio ... ... ). Il singolo uomo, nel pensiero hegeliano, è parte dell'Assoluto, è parte di Dio.
Quando nella Storia è prevalso il senso della solitudine, l'Uomo è entrato nella palude e s'è battuto contro altri esseri considerandoli ostili, nemici.
Invece quando il genere umano s'è ispirato al sentimento d'unità è riuscito a progredire a velocità esponenziale ... a dispetto della barbarie, delle violenze, del sopruso e del non rispetto reciproco.
Che progressi siamo capaci di fare? Enormi malgrado tutte le distrazioni a cui il Male ci ha sottoposto ... basti pensare a dove eravamo solo duemila anni fa ... crocifiggevamo chi predicava l'amore, c'erano gli schiavi, le monarchie assolute, il sopruso faceva parte dell'agire normale, la maggior parte degli uomini viveva di superstizioni, il diritto umano era appena abbozzato ... adesso l'etica imperante rifiuta tutto ciò ... progressi ce ne son stati e sono trascorsi solo duemila anni ... non sono tanti ... se solo pensiamo a quando l'Uomo ha cominciato ad ergersi ed a camminare (centomila anni fa?) ... se poi lo confrontiamo alla nascita della terra ed a quella dell'universo, facendo le debite proporzioni, si tratta giusto d'un nostro battito di ciglia. Dobbiamo credere nell'essere umano, dobbiamo credere in noi, negli altri ...
Scrivo dei "pezzi" su un blog ... insieme a me migliaia, forse milioni di uomini e donne ... è il primo caso nella storia dell'uomo dove tutti gli esseri umani riescono a far confluire le loro voci fondendole e facendone alla fine una sola ... ci stiamo avvicinando al concetto pensato da altri uomini prima di noi ... gli idealisti.
Personalmente sono contro tutte le idee di coloro che creano separazioni e barriere (nazionalisti, leghisti e separatisti d'ogni risma) ... sono gli Anticristo del progresso cosmico.
Che ne dici, Benedetto?
In alto c'è ancora il sole ... adesso scalda quasi ... pensieri andate, ruzzolate, scodinzolate, annusatevi ... io intanto m'appoggio sulla ringhiera e guardo in basso i raggi del sole che tentano di schiarire la Senna ... scorrete, scorrete acque.




sabato 29 marzo 2014

... se questo non è amore ...


Mi ricordo d'un episodio che accadde diversi anni fa quando il mio primogenito aveva appena due anni ... Diobono! Già venticinque anni! ... beh, lasciamo perdere ...
Era una sera di prima estate ed a Milano già faceva caldo e l'afa era soffocante.
Avevamo invitato a cena una coppia di cari amici.
Dopo vari tentativi d'addormentare l'irrequieto infante ... (tutti e tre i miei figli hanno incominciato a capire che si doveva dormire la notte a partire dal terzo anno d'età!) decidemmo che l'avremmo lasciato libero di scorrazzare per casa, lasciando noi, gli adulti, liberi di cenare.
La serata s'annunziava piacevole e mio figlio si dimostrò oltremodo affezionato ai nostri ospiti tanto da portare dei doni nel corso della serata. Poiché ad ogni profferta Alessandro, il mio amico, mostrava il suo gradimento con pantomime caricaturali il nostro pargolo, che si divertiva un mondo, continuò ad offrire pupazzetti, caramelle, pezzi di carta ed altro ancora che recuperava per casa.
Noi tentammo d'arrestare quel gioco soprattutto per non approfittare della pazienza di Alessandro. Lo incoraggiammo ad ignorare nostro figlio ma l'amico continuò a fare il giullare per divertire il piccolo e noi non riuscimmo ad arrestare quella scenette divertenti.
Ci sedemmo a tavola e la cena attirò l'attenzione del nostro commensale che alla fine indirizzò dei ringraziamenti sempre più distratti a mio figlio che, invece, imperterrito proseguì ad offrirgli regali.
Noi cercammo di nuovo di far desistere il nostro primogenito dal giocare al piccolo re Magio dicendogli di smettere di disturbare il nostro amico.
- Ma no, lasciatelo fare ... lo gestisco io, non preoccupatevi. Mi vuole bene, lasciatelo fare. - disse conciliante.
E così fu ... mentre mangiava ogni volta che il piccolino s'avvicinava allungava la mano, prendeva l'oggetto e ringraziava.
- Grazie, grazie ... ! -
... fino a quando ...
- Grazie, bello ... grazie ... ma questa è cacca! -
Mio figlio, forse a corto di regalucci o forse per esprimere il suo incommensurabile amore, dopo aver messo la mano dentro il pannolino, offrì qualcosa che riteneva importante: la sua cacca!
Qualche giorno fa, scambiandomi degli e-mail con una mia amica, anche lei posseduta dalla mia stessa sindrome (ma lei è veramente capace di scrivere delle pagine sublimi!), dissertavo sulla motivazione di coloro che come noi decidono di offrirsi agli altri attraverso la scrittura.
Sostenevo, infatti, che il nostro era un gesto d'affetto nei confronti di coloro che altrettanto benevolmente dedicano un po' del loro tempo a leggerci.
Ecco ... il fatterello che trova protagonisti mio figlio e l'amico Alessandro m'induce ad azzardare un parallelo col rapporto che lega me a voi, ipotetici lettori!
Quindi se dovesse capitare che pubblico sul mio blog degli scritti che possono essere paragonati a della materia scatologica ... per favore, siate clementi! Non rifiutateli! ... lo faccio con amore!



venerdì 28 marzo 2014

Quel discolo di mio padre ...




- Caro papino, come stai? -
- Ma ti sembra normale che a quasi sessant'anni tu possa chiamare ancora tuo padre, papino? -
- Beh, papà, è un modo per far ringiovanire entrambi ... tu ne hai quasi novanta! -
- Appunto, non voglio sentirmi ridicolo alla mia età. -
Uhm, ho capito. Oggi gira male!
- Tutto bene, papà? -
- Sì, tutto bene. - sembra il ruggito d'un vecchio leone - Lo sai che ha fatto tuo fratello? -
Qualcosa che certamente non gli è piaciuta perché sennò l'avrebbe chiamato per nome od avrebbe detto "mio figlio". Quando qualcuno fa qualcosa che non aggrada appartiene sempre all'altro. La stessa cosa avviene con la mia ex-moglie, quando mi deve riferire sulle malefatte che riguardano i nostri figli usa sempre "tuo figlio" o "tua figlia" come se si trattasse d'un ripudio momentaneo.
- No, non so cosa ha fatto tuo figlio. -
- Mi ha nascosto le chiavi della macchina. -
Lo so, l'abbiamo concordato assieme.
- Forse, le hai perse papà ... -
- No, non le perse ... mica sono scemo! -
- Non dicevo questo ... capita a tutti di perderle. -
- Ti dico che non le ho perse ... ma io l'ho fregato! Perché ho tirato fuori quelle di riserva! -
Porco cane! Sì, è vero c'ha fregato!
- Uhm ... papà, non mi dirai che ti sei messo a guidare. -
- Certo che sì! Chi va al supermercato? -
- Ma se ti è scaduta la patente! ... non puoi guidare papà. Lo vuoi capire? -
- Tu sapevi che tuo fratello m'aveva nascosto le chiavi? -
Sì che lo sapevo. 
Avevamo cercato d'impedirgli d'usare la macchina staccando i fili della batteria nella speranza di poterlo convincere che l'auto avesse un guasto e quindi fosse inutilizzabile. Ma lui, che s'intende di meccanica tanto quanto io d'astrofisica, s'era fatto venire un meccanico di non esemplare onestà. Gli sostituì la batteria facendogli pagare 180 euro. Il primo impeto fu quello d'andare da quel signore e fargli notare quanto di bassa levatura  fosse il suo agire ma mio fratello preferì desistere per evitare che, soprattutto da parte mia, si potesse trascendere ed andare oltre alla semplice recriminazione.
Insieme decidemmo di cambiare strategia  e d'adottare lo stratagemma delle chiavi perse.
Vivendo io lontano dall'Italia lui dovette sobbarcarsi l'onere dell'esecuzione di quel piano diabolico.
- Sì, che lo sapevo che t'avrebbe nascosto le chiavi ... papà, lo facciamo per il tuo bene: ci vedi poco, soffri d'asma, hai il ginocchio che non ti funziona ed hai bisogno del bastone ... la patente t'è scaduta ... se ti succede qualcosa, che facciamo? Al supermercato t'accompagnano i tuoi nipoti. -
- Tradito dai miei due figli! -
- Papà, ma che tradimento! ... hai solo la testa dura ... ma ti rendi conto che puoi essere pericolo per te e per gli altri? -
- Ma fammi il piacere! -
- Non puoi aspettare che ti facciano la visita di controllo per il rinnovo della patente? - gioco l'ultima carta che mi resta a disposizione.
- Ma  ... è fra un mese! ... io devo fare la spesa ! -
- Per un mese! ... aspetti ... telefoni ai tuoi nipoti e ti fai accompagnare ... non succede niente per un mese! -
- Uhm ... -
- Dai, su ... il prossimo week end ti porto ... del foie gras e del bordeaux ... va bene? -
- Ok, va bene ... -
Finita la telefonata mando un e-mail a mio fratello per avvertirlo che nostro padre è in possesso delle chiavi di riserva e che ha promesso di non guidare fino ai risultati dell'esame di controllo per il rinnovo della patente.
... ... ...
La giornata è finita e bevo l'ultimo sorso di birra prima di sparecchiare.
Vibra il telefono. Il mio secondogenito.
- Ciao, come stai? -
- Bene, papà e tu? -
- Con una pizza bruciacchiata francese che galleggia, dentro la mia pancia, su trentatré centilitri di birra belga! - 
- ... uhm ... pas mal ... come t'invidio! -
- Spiritoso ... ah, prima che lo dimentichi: telefona a tuo nonno e chiedigli quando vuole che lo si accompagni a far la spesa. Sono riuscito ad ottenere che non guidi più fino a quando non otterrà il rinnovo della patente! -
- Sei sicuro? -
- Sicuro di cosa? -
- Che il nonno non guida più? Io, l'ho visto sfrecciare in macchina oggi pomeriggio! -
Benedetto uomo! ... da sculacciare!

giovedì 27 marzo 2014

... e prenditi un Prozac, senti a me!



Qualche giorno fa sono inciampato su un video in cui appariva Vittorio Sgarbi.
Quanto tempo! Esiste ancora? Mi chiesi.
Cercai di capire meglio se il video risaliva a qualche anno fa. No, era vecchio di solo qualche giorno poiché si parlava di Renzi primo ministro. E già, non può essere che attuale!
Ciò che non era recente ma ormai stantio, perché già visto centinaio di volte, era la volgarità, le urla, le grida e gli epiteti ripetuti ossessivamente che fanno di quel personaggio ... un personaggio che fa ancora share!
Nello spezzone di trasmissione che ho visto, cadendoci per caso su Youtube, nel bel mezzo dell'intervista s'è alzato e sbattendo le braccia come, un grosso uccello gobbo e magro che volesse librarsi in volo, ha cominciato a gridare nello studio in cui era ospite:
- A fanculo dovete andare! Va fanculo! Me ne vado! Non resto qui ... va fanculo! va fanculo! ... -
La scena sgradevole è stata interrotta con l'arrivo della pubblicità.
Quando il talk show è ripreso, lui era ancora seduto tranquillo come se niente fosse successo!
Ho pensato: ma questa è una forma di narcisismo, lo fa per attirare l'attenzione?
Quando lo vedevo ripetutamente proposto nella televisione italiana, dieci anni fa, mi sembrava un signore che avesse bisogno di buone dosi di Prozac ed un ricovero immediato per calmare il suo nervosismo. 
Un primato ce l'ha: quello d'essere stato un precursore dell'iracondia sul piccolo schermo. Ha avuto molti emuli che hanno cercato di seguirne le orme. Insomma Vittorio Sgarbi ha reso possibile l'affermarsi della "malaparola", dell'insulto gratuito, della violenza verbale ... terribile tanto quanto quella fisica.
Forse lui lo fa anche perché fa audience, ma quale esempio?! ... pensate se tutti ci comportassimo come lui? ... Grillo che ha preso in prestito un po' di quella volgarità deve riconoscere in Sgarbi un referente storico.
E' strano, ma io che in genere ho poca memoria, ricordo ancora come divenne popolare: invocando la morte di un altro critico d'arte come lui,  un certo Zeri mi pare!
Ma perché un personaggio, alla fine sgradevole e per niente simpatico, attira gl'italiani?
Perché è diventato una maschera, un personaggio della commedia dell'arte come Pulcinella, Arlecchino od il più moderno Totò. Vi ricordate Louis de Funes quando faceva l'iracondo nella "La grande vadrouille" ("Tre uomini in fuga" è il titolo in italiano, film cult per i francesi) od il Professor Kranz di Paolo Villaggio? Ecco Vittorio Sgarbi appartiene a questo genere.
Ormai questa maschera calca le scene televisive da troppo tempo ed inoltre, come ho già scritto ci sono molti emuli, quindi annoia.
Domanda: quando non riuscirà a fare più audience cosa farà?
S'abbasserà i pantaloni ed accucciandosi farà la cacca di fronte a tutti?
Oddio, forse gli sto dando delle idee!
La sua carriere iniziò come ospite d'un talk show di Maurizio Costanzo l'inventore della televisione trash in Italia ... oggi ho una memoria formidabile deve essere la mia dieta giapponese a base di pesce ... mi ricordo quando il presentatore col baffo pianse davanti alle telecamere. La ragione di quell'apparire era la richiesta di perdono ai telespettatori perché il suo nome risultò essere nell'elenco della P2. Insomma si rivelò anche lui massone. C'era anche Berlusconi là dentro, in quella lista, o mi sbaglio? Forse, chiedo troppo alla mia materia grigia.
Rimembranze.
Dio Santo, i ricordi riaffiorano tutti come delle bolle d'aria imprigionate nel fondo del mare!
Mi rammento, per esempio, di quando il Berlusca fece delle proposte che non si potevano rifiutare.
Un mare d'artisti migrarono dalla Rai verso Mediaset: Costanzo (per l'appunto), Mike Buongiorno, Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, Corrado, Pippo Baudo (fece diverse andate e ritorni) e tanti altri. Un esodo.
Sembrano secoli fa, eppure ... la circuizione degli italiani cominciò in quegli anni e dalla televisione democristiana si passò a quella dei Berlusconi boy's!
Dalla padella alla brace ... non si dice così ?
Un giorno qualcuno studierà questo periodo storico e riuscirà ad analizzarlo senza animosità di parte.
Io non ci riesco, almeno adesso ... non so, ma ho uno strana sensazione d'amarezza ... mi sembrano degli anni sprecati, inutili ... uno scialo ... o Vasco Pratolini!
Mi sento triste ... ho voglia di piangere ... o depressione maniacale che non m'abbandoni mai!
... e se prendessi un Prozac, anch'io?


mercoledì 26 marzo 2014

Gelosia


- Ciao papà. -
- Ciao figlia. Da quanto tempo! Certo adesso, da quando ti sei messa con Tiamotiamo, tuo padre non esiste più! -
- Smettila di chiamarlo così! -
- E come dovrei chiamarlo? -
- Col suo nome. Si chiama Filippo. Eppoi ho avuto molto da studiare in questi giorni! -
- Sì, vabbè ... come va il nonno? -
- Uhm ... bene. Ce l'ha con il presidente Napolitano in questo momento. -
- Perché? -
- Per invidia ... perché ha visto in una fotografia che accarezzava Laura Boldrini. Lo chiama vecchio pervertito -
- Ma se hanno la stessa età! -
- Certo, ma il nonno non può dare una carezza alla Boldrini mentre Napolitano sì! -
- Che forza, che è tuo nonno! -
- Tu sei come lui, tutti uguali voi Persegani! -
- Ma che dici? Non capisco. -
- Siete degli invidiosi: il nonno di Napolitano e tu di Filippo. -
- Ma che c'entra! Io stavo scherzando perché mi piace stuzzicarti. Eppoi non sei anche tu una Persegani? -
- Io parlavo dei maschi Persegani. -
- Prima di tutto si tratta di gelosia nei confronti della Boldrini e tuoi e non d'invidia! E poi cosa c'entrano i tuoi fratelli? Anche loro sono gelosi? -
- No, loro no ... sono giovani. -
- Non capisco cosa vuoi dire. Da vecchi si diventa gelosi? -
- Che ne so? A sentire te ed il nonno sembrerebbe di sì! -
- Ma io ti provoco e poi il nonno non bisogna prenderlo sul serio ... è sempre stato così: cerca sempre qualcuno con cui prendersela. -
- Ha detto che vuole votare Grillo così caccia Napolitano. -
- Hai visto che non bisogna pigliarlo sul serio! Te lo vedi tu il nonno votare Grillo? -
- C'è d'aspettarsi di tutto! Noi Persegani siamo un po' matti! -
- Ah bene, sei tornata in famiglia! -
- Non capisco! -
- Sei passata dal voi al noi! Che fai stasera? -
- Esco. Fra poco passa a prendermi Filippo. Andiamo a pub ad incontrare degli amici. -
- Ma sono le nove e mezza, non vai a scuola domani? -
- Torno presto, papà, giusto due orette eppoi domani non ho interrogazioni! -
- Uhm ... ti lascio andare! -
- Tanti baci, papà. -
- Tanti baci, figlia. -
Guardo la tele davanti a me. Rialzo il volume, ma non ascolto.
Rimugino.
- Vuoi vedere che quello lì non la fa studiare? -
Mi telefona il mio primogenito dalla Sicilia. Dopo un po' gli dico:
- Sono preoccupato per tua sorella penso che Tiamotiamo non la faccia studiare. -
- Papà, smettila di fare il geloso! -
Vorrei dirgli che non lo sono, ma è inutile. Nessuno ci crede!

martedì 25 marzo 2014

Riflessioni provocate da un ulivo regalato



Stamattina un mio collega, arrivando in ufficio, mi ha portato un regalo: un piccolo ulivo.
Parlo talmente tanto degli ulivi in ufficio che tutti conoscono la mia passione per quest'albero.
Il gesto di Lounis, così si chiama il mio collega, è un segno di stima e d'affetto.
Certo, fa piacere soprattutto quando l'atto è spontaneo e viene dal profondo del cuore!
Mi lusinga ed al contempo mi spaventa poiché mi carica di responsabilità.
Quando la gente m'esterna il suo rispetto e mi dedica delle manifestazioni d'affetto resto imbarazzato ed ho paura di me stesso. Temo infatti che si possa avere delle aspettative troppo alte e che alla fine io possa deludere.
No, non è timidezza e neanche modestia ma solo vigliaccheria. Sono un vigliacco, perché non voglio farmi carico delle attese positive che la gente ha verso di me. Riuscire a vincere l'istinto della fuga e cercare di tenere il passo è una sfida che rinnovo ogni giorno. Il giorno in cui farò una stupidata è quello che temo di più. Gli psicologhi direbbero che sono oppresso dal Super-ego.
Bisogna restare se stessi senza temere la delusione di chi ti stima, perché altrimenti si subisce un condizionamento che toglie la libertà.
Facile a dire ma non a fare soprattutto quando si vorrebbe avere tutto: libertà di comportamento ed il rispetto degli altri. Chi, gli altri?
Coloro che ti vedono come portatore d'elementi positivi e quindi chiedono che tu continui a dare la parte migliore di te stesso..
Bisogna trovare il giusto equilibrio tra l'Essere ed il Dare.
Come sempre.
Il "net" è pieno d'aforismi che circolano nei "social network" e che servono ad attirare il gradimento verso coloro che li pubblicano. Poco male, anche se le frasi non sono autentiche, l'importante è che la gente si confronti su qualche cosa e che ne discuta.
Proprio oggi ne ho letto uno di cui ho preso nota:
Il valore d'un uomo dovrebbe essere misurato in base a quanto dà e non in base a quanto è in grado di ricevere. (Albert Einstein).
Concordo.
Non sono condizionato dai valori cristiani (inoltre è nota a tutti  la religione di Albert) ma ritengo che dare è progresso, prendere è regresso.
Quindi vincere la mia vigliaccheria che mi trattiene dal continuare a dare e mi fa fuggire dalle mie responsabilità vuol dire farmi partecipe, nel mio piccolo, del progresso.
Abbandono queste valutazioni su di me, perché alla fine sono noiose per tutti compreso per me stesso, e mi trasferisco su una domanda che staziona nella mia testa da più giorni.
Perché l'Europa è lontana dai cittadini? Perché c'è un forte ripensamento sulla nostra appartenenza alla Comunità Europea?
Perché l'Europa non dà.
Non è vero, può dire qualcuno, si è dato e si è dato tanto ... anzi gli esempi sono sotto gli occhi di tutti basti pensare a quanti finanziamenti sono stati elargiti!
Certo, e c'è stato qualcuno che ne ha approfittato a man bassa.
Ma l'Europa s'è comportata come quel genitore che per dimostrare il bene al figlio gli dà dei quattrini, scoprendo dopo qualche tempo che non ha alcuna spina dorsale. La reazione qual'è allora?
Per il tuo bene smetto di darti dei soldi!
Il figlio/a viziato/a non capisce e si sente rifiutato.
E' quello che sta accadendo oggi.
Meglio si sarebbe fatto se invece di creare delle istituzioni di tecnocrati e dispensatrici di soldi ci si fosse impegnati a dare una vera coscienza d'appartenenza, facendoci sentire veramente membri d'una stessa famiglia ... sì, come ... come dei fratelli e delle sorelle (non sorridete, per favore).
Non si sarebbe trattato di distruggere il sentimento della diversa nazionalità ma d'associare ad esso quello di un legame culturale più ampio.
Non sono fra coloro che dicono che il contadino siciliano non ha niente da spartire col pescatore di salmoni norvegese. Io dico che qualcosa c'è, basta fare lo forzo (molto piccolo) di trovarlo. Ma questo sforzo non c'è stato e s'è alimentata invece la competizione fra membri della stessa famiglia. Si sono dati soldi, non cultura.
Alla fine, i burocrati hanno intrapreso il percorso più facile nutrendo l'illusione che creando una sola moneta avrebbero fatto l'Europa. Nulla di più falso. Nessun atto amministrativo può portare alla solidarietà se questa non è sentita.
(Apro la parentesi: non si può instillare il rispetto per la Donna imponendo solo una percentuale in parlamento, lo si può fare facendo cultura. Chiudo la parentesi).
Se, invece, si fosse lavorato per diffondere principi etici e di solidarietà non si sarebbero alimentati rancori ma favorita la comprensione.
Forse è arrivato il momento di ripensare non solo alla politica ma anche alla filosofia comunitaria incamminandosi su sentieri più difficili ed impegnativi ed abbandonando quelli su cui ci siamo inoltrati perché, nel migliore dei casi, non portano a nulla e, nel peggiore, conducono verso il baratro ... uahu ... e vai!

P.S.: chiedo ufficialmente di non regalarmi più degli alberelli d'ulivo ... altrimenti non sono più responsabile delle mie divagazioni!




lunedì 24 marzo 2014

Le cretine


Giornata magnifica.
Cammino lungo le sponde della Senna ... mi piace, mi piace.
E' ancora presto e l'Ile de France si sta risvegliando scoprendo che il sole riscalderà la giornata. Ieri il vento ha spolverato via lo smog accumulato nei giorni precedenti e la gente uscirà per le strade come i crastuni (le lumache dopo la pioggia; nota del traduttore).
Sulla riva del fiume non è sempre facile inoltrarsi. Alcune volte ci sono passaggi stretti e si rischia di rotolare giù se non si fa attenzione. Sull'altra sponda, dietro un viale alberato s'affacciano le case borghesi di Neully. Le peniche (chiatte galleggianti usate come abitazioni; ndt) s'allineano sulle banchine. Strano compromesso fra due concetti antitetici: fra la stabilità (casa) ed il movimento (imbarcazione).
Come al solito i miei pensieri vagano e per associazione d'idee le recenti vicende in Crimea mi riportano a Camillo Benso, conte di Cavour.
- Dio Bono, che statista!- mi dico.
Uomo con un disegno chiaro in testa e che ha saputo usare il suo intelligente cinismo per rendere l'insignificante regno di Piemonte una potenza europea. E' morto giovane ... se fosse vissuto di più che diavolo avrebbe combinato?
Opportunista come pochi, usò anche la cretina Contessa di Castiglione per i suoi scopi.
Sì, per me quella donna fa parte delle cretine.
Chi sono le cretine? Sono sempre esistite (come anche gl'imbecilli) accompagnano il progredire del genere umano e lo rallentano come se fossero delle zavorre. Difficile definirle. Mi aiuterò con degli esempi.
Una cretina può essere una donna belloccia che usa la sua avvenenza per diventare personaggio pubblico e sedere nelle assemblee regionali, provinciali se non addirittura parlamentari. Può esserlo anche una donna senza talento ma anch'essa belloccia (certo, una caratteristica necessaria ma non sufficiente per essere cretina è possedere il belloccismo. La bellezza è un'altra cosa, parte da dentro.) che sostenuta da un press agent diventa un personaggio popolare ma privo di contenuti. Sono sufficienti questi due esempi per comprendere di quale tipologia di personaggi parlo.
 In genere le cretine s'accompagnano agli imbecilli e capita che accoppiandosi generino dei figli. Terrificante. E' loro diritto, certo ... sennò si diventa razzisti.
Cammino lungo un punto stretto e con la pavimentazione sconnessa. Se cado giù ho un bell'argomento da raccontare. Faccio attenzione e non penso più alle cretine ed agli imbecilli per non fare io la figura dello stupido.
Sopra di me oltre al vialone, dove passano le macchine c'è Puteaux, vi morì Vincenzo Bellini.
Ecco, ho superato il pezzo più critico.
Perché ce l'ho tanto con le cretine e con gl'imbecilli? Perché sono vuoti e vengono spesso portati ad esempio dello stile di vita che si deve seguire. Ecco, per appartenere alla categorie delle cretine bisogna non solo praticare il belloccismo ma anche il vuotismo. Quindi le condizioni necessarie e sufficienti per essere cretine sono quelle d'essere bellocce e vuote.
E gl'imbecilli?  Poiché sono stati portati anche loro in causa, quali sono le condizioni per definirli tali? Una sola, il vuotismo. Gl'imbecilli non hanno bisogno d'essere bellocci, solo vuoti.
Ma se le due tipologie di parassiti hanno sempre fatto parte del genere umano, perché tanta veemenza nel rifiutarli?
Ordine, un po' d'ordine, per favore, sennò non si capisce niente.
Ritorno alla Contessa di Castiglione.
Come ho già scritto era una cretina perché priva di contenuti e solo piena di belloccismo tanto da dichiarare che il destino era stato crudele e non le aveva dato le buone opportunità altrimenti sarebbe diventata finanche Imperatrice di Francia (forse, Carla Bruni ha preso da lei ispirazione? Sono entrambe piemontesi.).
Certo, cretinerie.
Ma a quei tempi certe idiozie rimanevano circoscritte e non godevano della popolarità che hanno al giorno d'oggi. Infatti una frase del genere detta da una cretina fa in breve il giro del mondo e la rende popolare. Tali eventi autorizzano le altre cretine a dire altrettante cretinerie che circolando creano un vortice. In breve il mondo ne è avvolto, soffocato, esattamente come fanno le piante parassite quando prendono piede.
Per questo i mi dichiaro crociato contro le cretine e chiedo il sostegno del resto dell'umanità. Basterebbe solo un po' di censura dando meno eco a ciò che dicono.
Si cerca di celebrare la donna ed il suo sacrosanto ruolo imponendolo con percentuali nei parlamenti e nei consigli d'amministrazione (in Francia si cerca di fare anche questo) ma non si potrebbe cominciare a combattere le cretine (e gl'imbecilli) per celebrare le vere donne?
Com'è finita la Contessa di Castiglione?
In una casa di campagna senza specchi perché non era più belloccia e non voleva rassegnarsi. Infatti aveva perso il belloccismo e gli era rimasto il vuotismo. Visse da cretina ma morì da imbecille.

P.S.: si potrebbe obbiettare che le cretine sono in effetti furbe. No, la furbizia procura beneficio nell'arco intero d'una vita. L'agire delle cretine è fine a se stesso e si stempera dopo qualche tempo lasciando il vuoto, per l'appunto.



domenica 23 marzo 2014

Briscola in cinque (racconto fantastico)



Il mare, la scogliera.
Le piccole onde infrangendosi con mille spruzzi morivano contro le rocce brune di quel paesaggio così simile a quello della Terra. Nell'aria vagava una tenue e dolce musica. Il cielo era colorato d’un azzurro diafano e delle nuvolette rosa e gialle vi galleggiavano in mezzo.
In una fresca pineta adiacente alla riva, un fringuello, forse perché era felice o forse perché così gli andava, cominciò a cantare.
- Scopa! - tuonò una voce entusiasta.
L'uccello s’interruppe spaventato. Guardò giù dal ramo.
Cinque Spiriti erano seduti attorno ad un ampio tavolo rotondo, solo quattro disputavano un'appassionata partita di scopone scientifico.
Poco lontano da essi, sempre sotto l'ombra dei pini marini, s’ergeva una piccola costruzione di legno sulla cui entrata v’era la scritta "Ristoro".
Intorno alla casupola, come satelliti di un pianeta, erano disseminate decine d'altri tavolini privi d'avventori.
Il fringuello riprese a cantare, ma lo schiocco violento di una carta da gioco scagliata sul tavolo ed il grido trionfale "scopa!" lo interruppero ancora. L'uccello pensò che chi non apprezzava la sua arte non doveva goderne. Quindi, decise di volar via in un'altra pineta poco lontana.
Lo spirito Algol guardò con aria da vincitore i suoi avversari Deneb e Merak, schiacciò l'occhio con fare complice al suo compagno di gioco Alpherat che per di rimando gli lanciò un'occhiata preoccupata. Algol pensava di avere già la partita in mano.
Ma i suoi avversari, urlando come dei forsennati, in breve tempo accumularono il punteggio necessario alla vinttoria. 
Felici Deneb e Merak s'abbracciarono e si fecero i complimenti.
- Algol, sei proprio un asino! - tuonò livido per la rabbia Alpherat - C'era proprio bisogno di gettare quel cavallo di bastoni! Avevamo quasi vinto la partita! -
- Sei proprio una bestia! - gli disse di rimando il suo compagno di gioco - Non avevo nessun'altra carta da giocare! -
- Su, su, smettetela di litigare! - intervenne Kokab che era stato escluso dalla partita ed aveva osservato fino ad allora i suoi amici - Ogni volta che giocate assieme bisticciate e v'insultate! Che ne dite se cambiassimo tipo di gioco, così posso prendervi parte anch'io? Io proporrei la cinquina! - 
Tutti assentirono.
- Io proporrei di fare un brindisi con della "Riserva Speciale"! - propose Algol.
Dalla casupola di legno uscì un 'Npala che reggeva un vassoio appoggiato sulle corna; sopra traballavano cinque coppe metalliche colme della rossa bevanda. S'avvicinò al tavolo dei giocatori e agilmente piegandosi sulle sottili zampe offrì il vino dolciastro, senza versare una goccia. Gli spiriti cominciarono a brindare.
Lo 'Npala con la sua voce calda e cortese disse:
- Non voglio rovinare l'allegra libagione delle Vostre Spiritualità, ma ho appena ricevuto una comunicazione urgente da parte dell'Entità Suprema che desidera che si effettuino due viaggi. Purtroppo la vostra partita a carte dovrà essere sospesa! -
- Uffa, proprio adesso che avremmo iniziato a giocare a cinquina! - si lamentò Kobab.
- Le Vostre Spiritualità sanno benissimo che le partenze disposte dall'Entità Suprema non possono essere discusse! - ricordò lo 'Npala - Sua Spiritualità Algol dovrà partire con urgenza, mentre Sua Spiritualità Kobab dovrà attendere cinque anni. Per entrambi il viaggio finirà fra trent'anni! -
- Trent'anni! Bene, non sarà un'assenza troppo lunga! - disse Algol contento.
- Vi aspetteremo bevendo qualche bottiglia di "Riserva Speciale". - annunciò Alpherat.
- Se dovremo essere di nuovo qui fra trent'anni, possiamo ritornare alla pineta assieme! Sei d'accordo Algol? - propose Kobab.
- Certamente, anzi, se vuoi ti cercherò poco prima della fine del viaggio, così faremo ritorno al nostro tavolo di gioco insieme e potremo finalmente cominciare la nostra partita a cinquina. - disse Algol.
- Sua Entità Suprema desidera che lei, Sua Spiritualità Algol, parta subito. - ricordò lo 'Npala.
- Va bene, va bene! - disse spazientito Algol alzandosi dal tavolo - 'Npala sei un aguzzino!... mi raccomando amici, quando torneremo, inizieremo la nostra partita! -
Poi, prima di scomparire fra i pini marini gridò:
- Ricordati, Kobab, non tornare dal viaggio senza di me, passerò a chiamarti! –

L'afa estiva di quel giorno d’agosto non accennava ad attenuarsi neanche al calar del sole ed Antonio decise che aveva lavorato anche troppo in quei locali ormai deserti. In più l'aria condizionata era stata spenta da un pezzo. Ripose nei cassetti i suoi fogli di lavoro ed uscì dall'ufficio. Lo attendeva una calda notte solitaria.
Le vie di Milano, popolate da qualche raro passante, lo immalinconirono.
Sua moglie ed i due figli avevano seguito l'esodo estivo. Il maggiore era stato perseguitato nei mesi invernali da una fastidiosa bronchite. Il medico aveva consigliato una lunga vacanza al mare.
Salito in macchina Antonio Sciontino si premurò ad abbassare i vetri. L'aria condizionata non funzionava. Girò la chiave d'accensione ma il motore tossicchiò: da più di un mese si riprometteva di farlo controllare.
Diversamente dal solito, non ebbe difficoltà a trovare il parcheggio sotto casa.
L'ascensore, forse anche lui infiacchito per il caldo, impiegò più del solito a portarlo al quinto piano.
Aprì la porta dell'appartamento e la calura stagnante accumulata in una giornata assolata quasi lo soffocò. Buttò la giacca su una poltrona e s'affrettò ad aprire le finestre. Era necessario far circolare un po' d'aria.
Una doccia gli avrebbe di sicuro fatto bene. All'inizio l'acqua gli sembrò troppo fredda sul corpo accaldato, ma poi gli procurò una dolce sensazione di benessere. Avrebbe voluto attender lì la fine dell'estate.
Si vestì con dei bermuda ed una camicia di cotone.
Accese il televisore e con l’aiuto del telecomando passò in rassegna i programmi: niente che l'interessasse.
Dentro il frigorifero trovò la cena fredda. Aprì una lattina di birra. Mangiò velocemente, quasi meccanicamente, senza che alcun pensiero gli tenesse compagnia. Giocherellò con un bicchiere. 
Avrebbe ben volentieri lasciato la città.
- Pronto Marta, sono Vittorio. - disse quando sua moglie rispose al cellulare.
Lei gli fece il resoconto della giornata e poi gli chiese:
- Cosa fai adesso? -
- Vado a fare una passeggiata ... mi sgranchisco le gambe. -
- Ah, bene. -
- Tanti baci a te ed ai bambini. Ti amo. -
- Anch'io ti amo. Tanti baci. -
Uscì
Accese una sigaretta quando fu fuori. Poco lontano le insegne azzurre di un bar lo attrassero.
Un cameriere attempato, con i gomiti appoggiati sul bancone, guardava le immagini di un televisore appeso in un angolo del locale.
- Una birra, per favore. - chiese Antonio.
L’uomo, senza staccare gli occhi dal video, si chinò per prendere una bottiglia ambrata, la stappò e insieme ad un alto bicchiere la pose sul bancone di fronte al cliente.
Antonio riempì il bicchiere avendo cura di non far straripare la schiuma. Socchiudendo gli occhi bevve un lungo sorso provando refrigerio. Poi si guardò attorno.
Tutti i tavoli del bar erano senza avventori, tranne uno occupato da una giovane donna che, dopo avergli concesso una rapida occhiata, s'immerse nella lettura di un libro.
Antonio, invece, la osservò bene. 
Capelli lunghi e lisci colorati d'uno biondo cenere ... una leggera camicetta nera sostenuta sulle spalle nude da due nere cordicelle ... fianchi e le cosce fasciati da una bianca gonna ... uhm ...  gambe affusolate ... scarpe aperte sul davanti. 
La mano affusolata della donna accompagnò dietro l'orecchio il ciuffo corvino scoprendo finalmente il volto. Possedeva degli occhi dalle lunghe ciglia. Gli zigomi pronunciati le davano un'espressione orientale.
Abbandonò il bancone ed anche le sue titubanze e, con il bicchiere in mano, s'avvicinò al tavolo della giovane sconosciuta.
- Salve. - disse con fare impacciato.
La donna sollevò la testa dal libro e due occhi verdi lo guardarono:
- Salve. - 
- Mi chiamo Antonio ... trent'anni. So di non averla mai conosciuta, però ho la netta impressione d'averla già vista. Io lavoro in un ufficio di corso Vercelli. Per caso anche lei ...? -
- No. -
- Forse lei gioca a tennis? -
- No. -
Antonio si sedette al tavolo della ragazza.
Lei chiuse il libro.
- Restare in casa stasera sarebbe stato insopportabile. Sono uscito quasi per la disperazione. Dopo esser rincasato dal lavoro m'è sopraggiunta un'ansia!... son dovuto uscire! - confessò Antonio.
- Ha una sigaretta? –
- Sì, forse dovremmo uscire, allora. - 
- Certo. -
Lasciarono il bar dall'insegna azzurra ed il cameriere, che non sembrava soffrire molto la solitudine, non li degnò neanche d’uno sguardo. Decisero di passeggiare.
- Suoni? -
- Sì, un po' la chitarra. -
- Io non so suonare nemmeno un fischietto! ... hai l'aria di chi suona. Mi sono ripromesso d'imparare un giorno! –
- Che domande del cavolo! - pensò Antonio che inoltre si chiese che diavolo stesse facendo.
- Se si desidera fare qualcosa non bisogna farla! Attendere sarà sempre troppo tardi! Mai avere rimpianti! -
- Hai ragione. Certe volte mi do per sconfitto prima ancora di aver deciso di combattere ...! -
- Perché? -
- Non so ... sono già arrivato ai miei problemi esistenziali! -
- Deve essere una tecnica d’abbordaggio! -
Risero.
- Ho avuto l'impressione d'averti già conosciuta! Ti giuro. -
- Ma va! Raccontala ad un’altra! -
-  … che fai nella vita? -
- Faccio ciò che desidero, studio quello che m'interessa, ballo, il lavoro al negozio non mi sfianca molto, mi occupa solo mezza giornata. Per il futuro non ho programmi, anche se mi rendo conto che dovrei cominciare a costruire qualcosa. -
- ... forse un po' mi sarebbe piaciuto fare anch'io così ...  io ho fatto solo ciò che desiderano gli altri! -
Noemi lo guardò, sorrise.
- Non so spiegarmelo ma mi sento contento. Domani ... la solita giornata noiosa. -
- Per adesso prova a non pensarci! -
Un leggero venticello scese dai tetti di Milano e mise in fuga per qualche istante l'afa. Antonio disse all'improvviso quasi per dare voce ai suoi pensieri:
- … lo so, ho l’aria sempre un po’ malinconica! –
- No, non sei malinconico … solo imbranato … niente di grave … si guarisce ! -
Noemi sorrise ed anche lui.
Erano in corso di Porta Ticinese ... sembrava che andassero ad un appuntamento.
La strada era deserta e ci camminarono in mezzo come se ne fossero i padroni.
I loro passi risuonarono sul selciato della via deserta.
- Alla faccia della crisi! Qui a Milano non c’è proprio nessuno … tutti al mare … tutti al mare! –
All'improvviso lo stridio di pneumatici di un'auto di grossa cilindrata. 
Quasi che li attendesse sbucò da una via traversa. Il rumore improvviso fece sussultare i due che rimasero impietriti per lo spavento.
Il guidatore non possedeva una mano esperta ed eseguì una maldestra manovra.
Per lo spavento Noemi si strinse ad Antonio e le loro mani si allacciarono.
La macchina senza controllo salì sul marciapiede investendo dei pali della segnaletica ed un bidone della spazzatura. Poi, sbandò portandosi sull'altro lato della strada. Sembrava inarrestabile.
Antonio cercò di reagire e spinse la ragazza dentro un portone.
Il bolide impazzito si capovolse. 
Cominciò a rotolare come impazzito ed in mezzo ad un frastuono infernale travolse i due nottambuli prima che potessero trovare un rifugio.
 ... ... ... il giorno dopo il giornale riportò nella cronaca cittadina che una macchina condotta da un giovane ubriaco aveva investito due occasionali passanti.
Il cronista precisò che erano morti sul colpo.

Kobab ed Algol furono accolti da una festosa ovazione quando furono intravisti avanzare fra gli alberi della pineta dai loro compagni di gioco.
- Come promesso, eccoci di ritorno assieme! -
- Per fortuna trent'anni passano abbastanza presto! - disse Alpherat.
- Sono interminabili quei viaggi che durano oltre i settant'anni! - asserì Merak - Una volta l'Entità suprema me n'ha fatto fare uno di novantaquattro anni! Sembrava che non dovesse finire mai! -
- Dai, sedetevi, che iniziamo la nostra sospirata partita! - esortò Deneb rivolto ai due nuovi arrivati, poi, rivolgendosi al 'Npala ordinò - E tu, dannato rompiscatole, porta due coppe e un'altra bottiglia della "Riserva Speciale"! -
Quegli spiriti erano un po' burberi, ma sapeva che gli volevano bene!
- Allora, com'è andato questo viaggio?-
- Bene! Siamo rientrati come previsto. - rispose Algol che aveva già iniziato a mescolare le carte - .... abbiamo poco da dire. Prima di raggiungervi siamo passati dal deposito ed abbiamo consegnato tutti i nostri ricordi. Al ritorno dai viaggi non si può portare niente con noi. Il nostro accordo con l'Entità Suprema è chiaro. Chi ha disubbidito alla regola ha subito dure sanzioni che io mi guardo bene dal voler ricevere ! -
- Ma cosa ne faranno di tutti i ricordi che portiamo indietro dai nostri viaggi? - si domandò Kobab.
- Forse li distruggono, cosa vuoi che ne facciano? - osservò Merak.
- I ricordi possono essere pericolosi. –
- Ma cosa dici? -
- Certo, se ne possedessimo di belli, è probabile che non vorremmo più tornare. Invece, se dovessimo serbare brutti ricordi ci rifiuteremmo di rispettare l'impegno preso con l'Entità Suprema e non vorremmo più viaggiare. Personalmente penso che questa seconda alternativa sia la più plausibile. - ipotizzò Alpherat.
- Bene, iniziamo la nostra cinquina! - esortò Merak. Algol aveva terminato di distribuire le carte.
- Chissà perché l'Entità Suprema desidera farci viaggiare? - domandò Alpherat mentre ordinava le carte tenute a ventaglio con la mano sinistra.
Uno scoiattolo sopra le loro teste squittì.
Lo 'Npala servì la bottiglia di "Riserva Speciale" poi, un po' in disparte, si mise ad osservarli mentre giocavano. Aveva ricevuto un'altra comunicazione di viaggio per Merak e Deneb dall'Entità Suprema. Non era niente d'urgente, però. Non voleva interrompere il convivio delle Loro Spiritualità.
Certo, alcune volte gli davano l’impressione che fossero un po’ viziati 
Che incornate gli avrebbe dato! … ma se l’avesse fatto sapeva che l’Entità Suprema non sarebbe stata troppo contenta.
In fondo …. era un piacere osservarli giocare!
Avrebbe atteso la fine della partita prima d'informarli delle nuove partenze.

sabato 22 marzo 2014

Le Dîner de Cons



Schiaccio il pulsante con sopra stampato "21".
L'ascensore mi porta sul piano dove si dovrebbe svolgere la riunione per discutere ciò che, in gergo aziendale, si chiama "People Review".
Di che si tratta?
Un meeting dove si disserta sulle carriere degli altri e si giudicano le persone per valutare se possono o no occupare determinate posizioni. Insomma riunioni dove uno sparuto numero di persone decide la vita di tante altre. Chi ci crede può inebriarsi d'una sensazione d'onnipotenza. Chi ci crede ... per l'appunto!
... ... ...
Quando cominciai ad essere ammesso nel circolo esclusivo si andava tutti al ristorante, in generale (anch'esso!) fra i più esclusivi di Parigi. Insomma era un vero e proprio cenacolo. Venivano affittate delle salette private dove si serviva dell'ottimo cibo accompagnato da un'ancor migliore vino. Sembravamo tutti dei membri d'una setta segreta legata alla massoneria (non è improbabile che qualcuno fra noi lo sia) e gli eventi mangerecci venivano chiamati Le Dîner des Financiers (la cena dei finanziari; nota del traduttore) ma io li avevo battezzati Le Dîner de Cons (Le cene degli Imbecilli; ndt) prendendo in prestito il titolo da un famoso film. Avevo creato anche una cartelletta con questo nome dentro cui archiviavo gli appunti presi durante il cenacolo.
Alla testa del circolo esclusivo c'era un signore, adesso è in pensione, che s'occupava della gestione dei dirigenti. Si chiama Gilbert Trenet. Io non sono mai riuscito a prenderlo sul serio fin dal primo momento che lo conobbi. Infatti nel primo colloquio che ebbi con lui, avendo io recriminato sulla pochezza del mio stipendio, mi disse:
- Quando si lavora per la nostra società non lo si fa per il salario ma per l'onore d'esserci dentro! -
Lo guardai e con gli occhi gli dissi:
- Ma tu sei scemo! -
Non so se lo capì  perché i miei occhi sono italiani, anzi siciliani, e lui francese!
Forse di qualcosa si rese conto perché per me ha sempre nutrito una certa diffidenza. La stessa che parroco nutre nei confronti del bambino irrequieto che fa schiamazzi nel cortile della parrocchia. La similitudine non è del tutto fuori luogo in quanto Gilbert Trenet era (è) un fervente cattolico e sembra che si recasse a messa ogni mattina prima di venire in ufficio. Ma questa forse è una leggenda metropolitana come quella secondo la quale, ogni volta che entrava una bella donna nel suo ufficio, si metteva una mano in tasca per gingillarsi fra le gambe.
Ripeto, leggende metropolitane.
Adesso, come ho scritto, è in pensione e sembra che si sia messo a fare lo scrittore (ho sempre detto che per fare questo mestiere bisogna essere un po' strani!).
L'ho incontrato qualche mese fa in un cocktail dato in onore d'un altro pensionato e lui mi ha chiesto:
- Ma perché non leggi i miei libri? -
Lo guardai come qualche decennio prima e con gli occhi gli dissi:
- Ma tu sei scemo! -
Penso che nel frattempo abbia dovuto prendere dei corsi d'italiano, anzi di siciliano, perché mi tenne il broncio per il resto della serata.
Ma vi è un'esperienza che accomuna tutti i dirigenti del nostro Gruppo che hanno superato la cinquantina: i colloqui periodici a cui ci sottoponeva.
Ci lasciava parlare ma ogni tanto dovevamo sospendere per dargli modo di prendere appunti. Certe volte la sospensione poteva durare anche qualche minuto perché gli appunti venivano presi su quaderni con la copertina damascata ed utilizzando una elegantissima penna stilografica. Ma fin qui, poco male. Ciò che rendeva particolare quella scena erano le annotazioni prese il bella calligrafia e riportando frasi d'una lunghezza che neanche Celine si sarebbe mai sognato di scrivere. Infine, per evitare le macchie d'inchiostro su quei fogli, la cui perfezione formale mai nessun amanuense nella storia dell'uomo è riuscito ad eguagliare, ogni frase veniva asciugata con la carta assorbente.
Un mio collega d'origini napoletane dopo aver passato un'ora con lui venne a trovarmi in ufficio
Mi raccontò che durante il colloquio vennero disturbati da una telefonata. Per rispondere l'intervistatore lasciò  il tavolo di riunione e si posizionò dietro la scrivania. Il mio amico curioso allungò la mano per prendere e guardare da vicino quella leggendaria penna.
Gilbert mise la mano sulla cornetta per non farsi sentire nell'altro capo del filo.
- Non tocchi mai la mia stilografica! - disse fulminandolo con occhi spiritati - Può toccare tutto, anche mia moglie, ma non la mia stilografica. -
- , Italo, ma che questo qua è proprio tutto sciemo! - esclamò il mio collega ancora spaventato mentre con la mano faceva il gesto di chi stia svitando una lampadina (mi sono sempre chiesto perché si associa questo movimento della mano con la pazzia)
 - A Napoli, la camorra - aggiunse - unno come questo qua lo mette a fare il killer di professione. Ma che è? Uno psicopatico? -
Cercai di calmarlo.
Dopo la crisi del 2009 les Dîner de Cons ... ops ... des Financiers non si fanno più. Un po' di decenza, e che diamine!
... ... ...
Entro dentro la sala di riunione, c'è già qualche membro della congrega.
Scelgo il mio posto e sul tavolo poso il quaderno degli appunti.
Poi vado alla finestra e guardo giù la gente che va e viene dagli uffici ed i gruppetti di fumatori che stazionano davanti alle entrate.
- Finalmente la primavera! - mi dice Bernard che s'è messo anche lui a guardare fuori.
- Già. -
Gli sorrido. Gli voglio bene, ha qualche anno più di me.
Anche noi siamo valutati da una "People review" ed entrambi sappiamo che la nostra età ci spinge giù nella graduatoria. E' normale, è giusto che sia così.
- Quando vai in pensione? - mi chiede.

venerdì 21 marzo 2014

Sabato Grasso


Correva l'anno 1982. Vincemmo i mondiali.
Milano, carnevale Ambrosiano.
Antonio camminava in mezzo alla gente che sembrava uscire dai rifugi dopo un bombardamento. Uno lungo, durato più d'una decade.
Sembrava che gli anni settanta fossero finalmente finiti.
Anni cupi, dove le anime scure s'aggiravano per le vie della città in qualunque ora del giorno e della notte. Dove tutto si fermava alle 8 di sera per un coprifuoco non dichiarato, dove uno schiocco che poteva far pensare ad uno sparo allertava i sensi. Milano, la città che più aveva sofferto in quelli che saranno ricordati gli anni di piombo. Milano, che aveva dato l'avvio a quel periodo con la bomba esplosa in piazza Fontana. Milano, che sarebbe presto diventata la città da bere. Milano, che viveva il dominio dei socialisti. Milano, che avrebbe visto esplodere la protervia economica di Berlusconi, nato dalla costola di Bettino Craxi.
Milano.
Antonio camminava in mezzo alla folla che finalmente s'assembrava senza pensare che nessuno avrebbe attentato alla loro vita. Finite le bombe, finiti gli spari, le cariche della polizia, l'odore acre dei lacrimogeni ... the end.
Antonio camminava e pensava a Luciano. Pelle costantemente pallida, con qualche neo, faccia lunga, labbra sottili ma che sapevano esprimere un sorriso gentile ed occhi sempre umidi come se dovessero piangere da un momento all'altro.
Ricordò quel giorno di quasi dieci prima quando tornavano assieme a casa dal liceo dopo una giornata di scuola. Pioveva.


Antonio aveva con se un largo ombrello nero. Scendendo dall'autobus propose a Luciano d'accompagnarlo a casa. Avrebbe approfittato della protezione offerta dal parapioggia ed avrebbe proseguito poi, fino a casa.
In serata non pioveva più. Qualcuno suonò alla porta. Antonio andò ad aprire:
- Ciao Luciano. -
- Ciao, ti ho riportato l'ombrello. Grazie per il passaggio. -
- Chi è? - chiese dalla cucina la madre.
- Luciano ... un mio amico. -
La donna apparì dietro la schiena del figlio.
- Piacere Luciano. - si presentò il ragazzo e porse la mano.
La madre gliela strinse.
- Antonio, fai entrare il tuo amico. -
- Signora, devo andare mio padre e mio fratello m'aspettano per la cena. -
Il giovane tentò di disimpegnarsi ma la padrona di casa aveva deciso, difficile fare il contrario.
Luciano non solo entrò ma anche cenò con loro.
Mentre mangiavano il padre d'Antonio disse alla moglie scherzando.
- Un altro ragazzo a tavola, che bello! Forse avremmo dovuto avere fare un quarto figlio. -
- Certo.- la donna sorrise - Sei un bravo ragazzo, Luciano. Devi essere il cocco di tua madre! -
- Non lo so ... forse ... è morta un anno fa. -
Non era triste quando lo disse ... lo divennero tutti gli altri commensali.
- Tieni, mangia ancora questa minestra ... vedo che ti piace. - disse la madre come se con quel mestolo pieno di brodo, pasta e legumi avesse il potere di dare l'oblio.
- Proprio un bravo figlio educato. - commentò la donna dopo che il ragazzo tornò a casa.
Si frequentarono per quasi un anno. Luciano che era più grande, prese la maturità prima ed andò al Politecnico ed i loro incontri si diradarono, le loro strade si separarono.
Trascorsero cinque anni Antonio, frequentava l'università.
Era una sera d'estate, fine giugno. Tornava a casa dopo i corsi, in groppa alla sua vecchia vespa. S'era attardato a studiare in biblioteca.
All'altezza di Parco Ravizza il suo mezzo tossicchiò prima di morire.
- Cazzo, la benzina! -
Benzinai chiusi a quell'ora. L'unica cosa da fare era assicurare col catenaccio la vespa ed andarla a riprendere il giorno dopo nella speranza che nella notte qualche ladro sfigato non decidesse di prendere dei pezzi.
La trascinò dietro una fila di alberi ravvicinati. Avrebbe cercato di dissimularla il più possibile e d'assicurarla ad uno di essi.
Sentì dello stridere di pneumatici ... lontano ... poi sempre più vicino.
- Cazzo succede? - pensò.
Tutto avvenne troppo rapidamente perché potesse realizzare cosa stesse accadendo.
Una macchina arrivò sul viale principale ma prese male la curva, sbandò e si schiantò contro un albero. Ne scese un uomo alto, dinoccolato che corse via ... verso di lui. Lo vide arrivare ed anche se era nella penombra s'avvide della pistola.
No, gli occhi non erano più umidi come se dovessero piangere, ma freddi come quelli d'una fiera, una fiera braccata. I due giovani si guardarono per qualche secondo e si riconobbero ... Antonio accennò ad un sorriso ma Luciano l'aveva già sorpassato.
Altri pneumatici stridettero, altre macchine arrivarono, altri uomini armati ne scesero.
- Fermo o t'ammazzo. - gli disse uno.
Lo buttarono a terra e gli puntarono una pistola alla nuca.
- Hai visto dov'è andato quel figlio di puttana di brigatista. -
- Non so, cosa volete? Stavo chiudendo il lucchetto della mia vespa ... poi non ho capito più nulla! -
Lo portarono alla centrale per accertamenti. Lo rilasciarono alle otto di mattina. i suoi genitori vennero a prenderlo. Sua madre piangeva ... ma lui non le disse che aveva visto Luciano.
Passarono altri tre anni e gli dissero che era morto durante uno scontro a fuoco con la polizia a Corvetto. Era stato ucciso da ragazzi che avevano la loro stessa età. Ragazzi della Digos.


La gente passeggiava a Brera per festeggiare quel carnevale improvvisato, la gente ballava perché era uscita da un incubo. Nessuno l'aveva detto ma tutti lo sapevano.
- Luciano, ma a cosa è servita la tua morte ... perché? ... a quest'ora saresti anche tu qui. E' stupido cercare la morte da giovani ma è ancora più stupido morire quando è inutile!-
27 febbraio, fra poco qualche settimana sarebbe arrivata la primavera. C'era il sole ma la giornata era ancora fredda. Ai milanesi poco importava.
Una ragazza gli buttò una manciata di coriandoli sul viso. Uno gli entrò nell'occhio.
La giovane se n'accorse.
- Mi dispiace. - disse avvicinandosi - Lacrimi. Non volevo ... ti sto facendo piangere ... oddio, a carnevale ho fatto piangere! - disse rivolgendosi all'amica.
No, non era a causa del coriandolo ... non solo.
La ragazza, per scusarsi volle fare un gesto gentile, affettuoso. Era Carnevale, che diamine!
S'avvicinò e con la mano gli pulì il viso togliendogli i coriandoli che erano rimasti appiccicati.
Antonio le sorrise.
Milano.

giovedì 20 marzo 2014

Il primo giorno di primavera


Un po' di musica forse aiuta a rendere più digeribile il testo ... J



Ricordo ch'ero sul tram coi sedili 
in legno ed a mezzodì il sole forò 
le ultime opache nebbie mobili 
e con tocco lieve il volto mi sfiorò.

La felice speranza ancor tornava
dopo il troppo prolungato inverno
ché il sorriso ucciso pareva
come se fossi prossimo all'inferno.

Ricordo che provai la sensazione
d'uscire dal sentiero affollato
da nere sagome che prive d'azione
rendevano il cervello addormentato.

Avevo quindici anni che pochi
mi sembravano mentre io ancora
irrequieto, preso dai sacri fuochi,
mandavo sempre tutto in malora.

Ricordo che i miei sogni irreali
erano degli obbiettivi lontani,
alla vita volevo io metter le ali,
avere subito il destino nelle mani.

Anche oggi arrivata è la primavera,
dietro gli anni mi sembrano tanti
adesso ho perso quella sicumera
ché non so quanti ne avrò davanti.