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venerdì 28 febbraio 2014

Il Grecale




Si raccomanda d'accompagnare la lettura, ascoltando il seguente pezzo musicale:


Il vento m'accarezzava i capelli
io sugli scogli con occhi ribelli
l'azzurro del mare guardavo,
come gli antichi sognavo
il mondo oltre l'orizzonte
dove si nasconde Caronte.
Vedevo Ulisse sporco di  salsedine
navigare con gli eroi privi d'acredine.
Pensai che al loro fianco avrei lottato
e del Grecale divenni buon alleato.
Mi rapì da quelle rocce per volare
e sui campi di battaglia contrastare
lo stupido orgoglio degli dei malvagi
ero ragazzo e non temevo presagi.
Sembrava che la vita fosse infinita
senza alcuna possibilità di dipartita.
Adesso il vento m'accarezza i grigi capelli
e seduto sugli scogli guardo gli uccelli
chiedo di nuovo al Grecale di farmi volare
ma lui risponde che ha altre cose da fare.

Mio padre ed il grillo catartico



E' da qualche giorno che non parlo al telefono con mio padre.
- Pronto papà, come stai? -
- Chi sei?-
- Come chi sono? Sono Italo! -
- Hai la stessa voce di tuo fratello. -
Tutti e tre abbiamo la stessa voce.
- Come va il ginocchio? -
- Male. -
Uhmm, è di cattivo umore.
- Come vanno i tuoi amici? -
- Bene ... anzi uno sta meglio degli altri. E' morto. -
- Mi dispiace, papà. Chi era? -
- Capitanucci, l'ingegnere. Gli è preso un colpo mentre dormiva. Non ha sentito niente. -
- Beh, meglio così. Bella morte! - cerco di consolarlo.
- Sì, certo ... poveretto proprio adesso che la Yulia è libera! -
- Chi? La Tymoshenko? -
- Esatto. Secondo me ne era quasi innamorato. Era così felice quando l'hanno liberata! Ci siamo aperti un Sassicaia per brindare! -
- Papà, un Sassicaia! Ma non potevate farvi fuori come tutti un prosecchino? ... Beh, almeno è morto contento! -
- Che figlio scemo che ho!- ride divertito.
- Come va per il resto in Italia? -
- Sai, mi hanno annoiato ... anche questo Gianburrasca che è arrivato da qualche giorno mi sembra una zuppa riscaldata. -
- Qui, in Francia tutti mi fanno domande su di lui. -
- E tu cosa gli rispondi? -
- Cincischio, non m'espongo ... dopo tutti questi salvatori della patria ... Monti, Letta ... cosa vuoi raccontare agli stranieri?  ... alla radio sento che Grillo ed i suoi continuano a sbraitare ed a strillare. - 
- E' bene che sia così anzi quelli del Movimento 5 Stelle devono continuare a farlo perché nella società italiana giocano un ruolo terapeutico. Aiutano ad evacuare il cattivo umore degli italiani. Anzi ti dirò di più, Grillo opera una sorta di catarsi che è benefica per il popolo. Quando lo si vede gridare ed insultare magari ti mette un po' a disaggio ma alla fine ti senti bene. Lo fa lui per te! Grillo ti riporta la serenità non perché conosce il mestiere del comico ma perché ti libera della voglia d'inveire e d'arrabbiarti. Nei confronti di questa classe dirigente non hai mai avuto voglia di distribuire insulti? Apri la televisione, senti Grillo e ti senti più puro, meno aggressivo! -
- Interessante! ... sarebbe utile averne uno da tasca. Quando comincio a scaldarmi lo metto sulla tavola di riunione e lo lascio fare! -
- Bravo ... hai capito tutto ... ed in ogni caso non è più demagogo di tutti i politici che l'hanno preceduto e che hanno promesso tante cose che non si sono mai realizzate. Io penso che si possa capire la gente delusa ... quindici anni fa gli è stato detto: facciamo la moneta unica, vedrete sarà un vantaggio per l'Italia. ma dove? Nelle tasse, nella disoccupazione, nel degrado, nello stipendio che non ti permette d'arrivare a fine mese? -
- Papà, lo sai bene che le cose sarebbero andate diversamente se non ci fosse stata la crisi e se l'Italia intera non avesse fatto la cicala per tutti questi anni ... -
- Lascia perdere! Fregnacce! Tutto questo la gente non lo sa e non lo vuole sapere! Gli è stata promessa una cosa ed alla fine si sente turlupinata ... la gente si alza la mattina e non sa come sbarcare il lunario ... questo è il problema! -
- Come lo risolviamo? Con l'invettiva? -
- No, con qualcuno che sia talmente onesto di chiedere scusa agli italiani e che sappia dare fiducia mostrando col proprio esempio che non è un parolaio. Purtroppo il Gianburrasca di Firenze che dice una cosa e poi ne fa un'altra non è questo tipo d'uomo. Lo sai che la strada che dovete percorrere tu ed i tuoi figli è lunga e difficile? ... vi sfido a seguire un capo su cui non avete fiducia. Non lo farete mai. Gl'italiani, diffidenti per costituzione, sono ormai diventati dei cinici e non credono più a niente. -
- Come te, papà. - dico con l'aria di chi vuole sdrammatizzare.
- Sì, come me ... ma io sono vecchio, ne ho il diritto! Non lasciare che i tuoi figli siano cinici già quando sono ventenni. -
- Sì, papà. -
- Adesso devo andare a portare fuori il cane sennò mi fa pipì in casa. -
- Ciao papà, buona passeggiata con Billo! -
- Ciao figlio! -

giovedì 27 febbraio 2014

La sedia del barbiere



Qualche giorno fa, ero a Milano e decisi di camminare per la città che si svegliava. Era la mattina d'un sabato oppresso da una coltre nuvolosa ed opaca.
Camminai a zonzo e mi ripromisi d’arrestare il mio vagabondare nella prima bottega di barbiere che avrei trovato aperta. M'ero svegliato presto e non riuscendo a prendere sonno decisi che sarebbe stato bello vedere la città ridestarsi.
Quando sono in Italia, immancabilmente affido la mia grigia capigliatura ai figari nostrani.
Mi dispiace per i cerusici del resto del mondo ma i barbieri italiani sono insuperabili! Non riesco a nascondere il mio orgoglio quando dichiaro di venire dal paese che sa cosa vuol dire un taglio di capelli maschile. 
Perché l’Unesco non mette i figari italiani nel novero del patrimonio per l’umanità? 
Posso essere ancora più campanilista? Ecco i migliori sono quelli meridionali! Iniziano da piccoli scopando per terra.
... ... ...
Mi ricordo il mio primo barbiere … si chiamava Antolina, signor Antolina.
Il primo taglio me lo fece quando avevo tre anni. Mia nonna (allora vivevo con lei) lo fece venire a casa. Mi misero su una sedia, con dei cuscini sotto.
- Adesso il signor Antolina ti taglia i capelli, così diventi grande. – mi dissero per farmi star buono.
Mi tagliarono così i miei primi riccioli, quelli che avevo quando nacqui. Mia madre chiese che fossero conservati. Chissà dove saranno?
Il barbiere di una volta si recava a casa dei suoi clienti per tagliare i primi capelli e gli ultimi, quando si è pronti per entrare dentro la bara. Ti accompagnava per tutta la tua esistenza.
Crebbi.
Il signor Antolina smise di tagliarmi i capelli a casa. 
Cominciai ad andare nella sua bottega e mi misero a cavalcioni d'un seggiolone da cui spuntava la testa di cavallo in ghisa. 
Quando fui troppo pesante mi trasferirono sulla sedia degli adulti, mettendomi un cuscinone sotto. 
Un giorno me lo tolsero. 
Dopo qualche anno oltre a tagliarmi capelli mi fu rasata la peluria del viso. 
Trascorse un lustro e il signor Antolina chiese se potevo accucciarmi un po’ perché non ci arrivava con le braccia. 
Il giorno in cui cominciai a leggere il giornale mentre il cerusico lavorava non tardò ad arrivare.
Passarono diversi anni, qualche decennio lontano dalla Sicilia e quando tornai il signor Antolina era vecchio seduto su una sedia in un angolo della sua bottega. Il morbo di Parkinson gli aveva aggredito la mano. Mentre suo figlio con un gesto degno d’un torero, stendeva il bianco lenzuolo su di me i nostri sguardi s’incrociarono. 
Lui non mi riconobbe.
- Che taglio vuole? – mi chiese Antolina junior.
- Quello che mi faceva suo padre. –
... ... ...
In quel sabato  brumoso il mio errare s'arrestò non lontano dalla Stazione Centrale.
Quando entrai nella bottega del barbiere in via Vittor Pisani, mi resi conto che ero il primo cliente della giornata. 
- Buon giorno, dottore. – mi disse il proprietario venendomi incontro con un sorriso ruffiano.
Sì, ero in Italia.


mercoledì 26 febbraio 2014

Il valzer del commiato




Sopra Parigi il cielo è stellato.
Danzo, al suono strimpellato
D'un valzer nella gelida notte,
in compagnia delle anime corrotte.
L'Arc de Triomphe è lontano.
Danzo per l’essere umano,
Per la fuga dei miei anni.
Volteggio senza danni.
Danzo per il sorriso d'un bambino,
Per gli amori finiti in modo meschino.
Allargo le braccia e m'inchino ai miei fantasmi.
Danzo per lo strazio di chi soffre fra gli spasmi,
Per chi ha avuto una vita dura.
Danzerò per la morte duratura.
Ma non stanotte, l'ora verrà.
Piango da solo, poi si vedrà.

martedì 25 febbraio 2014

Educazione sessuale ad Augusta - 1


Arrivò la terza media.
Con mio grave disappunto ci trasferirono in un complesso nuovo e più moderno che ospitava diversi istituti. La nostra vecchia palazzina costruita sugli scogli fu dichiarata inagibile.
Dalla finestra della mia nuova classe vedevo il mare ma, chissà perché, aveva perso tutto il suo fascino.
Nella nuova classe trovammo tre nuovi compagni.
Per essere esatti dovrei dire che ci accolsero, infatti permanevano in terza media da due anni essendo stati ripetutamente bocciati. Erano più grandi di noi, avevano sedici anni.
Dei bravi ragazzi ma un po' svaniti.
Da quattro anni frequentavano le scuole medie ma l'ultimo anno rappresentava uno sbarramento troppo importante per loro. In realtà facevano già i manovali e le loro famiglie, già da quando erano bambini, avevano avuto bisogno delle loro braccia. Spesso erano assenti.
Uno era alto e dinoccolato con una faccia già smunta ed incartapecorita come se fosse appartenuta ad un quarantenne.
Noi lo chiamavamo il Gigante Buono.
Gli altri due erano più bassi ma non per questo senza delle caratteristiche che li rendevano unici. Il primo era dotato d'un fisico tanto possente e muscoloso che toglieva anche al più facinoroso alcuna voglia d'attaccar briga. Gli volevamo bene. Fu lui che c'iniziò al fumo ed a ben altro.
All'appello rispondeva come Gaetano Terragno ma lui si presentò come Tanino, noi lo chiamavamo Maciste.
Vi era poi Salvo che nei primi giorni fu considerato insignificante fino a quando si sparse fra i banchi di scuola che in effetti fosse scecchigno (ben dotato sessualmente; nota del traduttore).
Che nel mondo esistessero degli esseri forniti dalla natura d'una proboscide fra le gambe era una delle leggende che circolava fra noi ragazzi, ma che ce ne fosse uno nella nostra classe rendeva la novità più che interessante! Eravamo fieri d'averlo fra noi.
Ci credevamo invincibili perché nella nostro gruppo c'era il Gigante Buono, Maciste e il Ragazzo Proboscide. Ho sempre pensato che i personaggi della Marvel fossero stati ispirati dai mie compagni di classe!
- Ma tu hai mai ficcato (nel nord d'Italia si direbbe "trombato"; ndt)? - chiedevamo a Salvo.
- Una volta. -
- Dove? -
- Nel sottoscala di dove abito.-
- Con chi? -
- Con una picciotta? Con chi sennò? -
- ... e com'è stato? -
- ... come quando te la mini (nel nord d'Italia si direbbe "fai una sega"; ndt). -
- Male, gli hai fatto? -
Le domande si susseguivano insieme alle risposte laconiche. E l'interrogatorio era sempre lo stesso.
Ad Augusta esistevano tre cinema, uno il più grande, si chiamava Kursaal (molto meglio di quello che si vede in "Nuovo Cinema Paradiso", ma purtroppo ha seguito il medesimo destino). Quando fu proiettato il film "Helga" la mia classe fu attraversata da un fremito d'eccitazione, non per l'interesse didattico che la pellicola doveva provocare, ma per le scene di nudo integrale femminile che conteneva.
Solo i nostri Magnifici Tre poterono visionarlo poiché il film era vietato ai minori.
- Com'è stato? - chiedemmo.
- Bellissimo! Si vedeva il pacchio (il sesso femminile; ndt) da vicino! - risposero.
Nei giorni successivi ci rivelarono che s'erano masturbati più volte nei gabinetti del cinema: Maciste quattro, il ragazzo Proboscide tre ed il Gigante Buono solo una volta.
Durante l'intervallo d'una giornata di scuola qualunque Maciste annunziò:
- Domenica vado ad Agrigento col mio compare.-
Ma nessuno gli diede molto conto.
Il lunedì disse:
- Domenica sono stato ad Agrigento col mio compare e sia andati da una bottana. -
Subito si fece capannello intorno a lui.
- ... e com'è stato? -
- Bellissimo. Pulitissima era. Me l'ha pure lavata (qui si fa riferimento alla minchia che come si sa è di genere femminile)! -
- C'era bisogno d'andare ad Agrigento? Non potevi andare in via delle Finanze a Catania? - chiese chi era fra di noi meglio informato.
- Sono troppo vecchie a Catania eppoi ci vanno tutti in via delle Finanze! -
- Assai costò? -
E così di seguito ...
D'allora ogni volta che vado a vedere la Valle dei Templi, alzo lo sguardo sulla brutta Agrigento che domina quel luogo così magico e penso che da qualche parte, fra quelle vie, c'era una volta una giovane prostituta gentile.
Finì anche quell'anno scolastico ... fummo tutti promossi, tranne il ragazzo Proboscide che poi decise d'abbandonare definitivamente la scuola.
Storie ... vecchie di quarantacinque anni fa!


P.S.: Di storielle similari la mia bisaccia è ricca ma preferisco diluirle in più capitoli. Sennò la mia vena s'esaurisce e cosa vi racconto poi?

lunedì 24 febbraio 2014

Educazione sentimentale ad Augusta


Eravamo una classe con una trentina d'alunni.
Ci eravamo conosciuti tutti in prima media in un Istituto che si chiama ancora "Principe di Napoli".
L'edificio che ci ospitava era una brutta palazzina solitaria che s'ergeva quasi sopra gli scogli che danno sul golfo orientale di Augusta. La stessa orribile costruzione aveva ospitato negli anni addietro un ospedale, che divenuto angusto, era stato trasferito in altro luogo stimolando l'appetito di tutti i faccendieri locali.
Furono gli anni più belli della mia vita, in assoluto.
Le classi erano anguste e strette ed a malapena contenevano dei neri e massicci banchi di scuola su cui s'erano seduti dei giovani augustani da dopo l'ultima guerra. I graffiti e le incisioni lo confermavano.
Io ne occupavo uno che era a fianco d'una finestra da cui vedevo il golfo Xifonio che abbraccia un mare perennemente azzurro. Era il posto più bello del mondo e non l'avrei ceduto mai a nessuno.
Un giorno, ormai guarito d'una bronchite che mi relegò a casa per diversi giorni, tornai in classe e con disappunto scoprii che il mio posto era stato occupato da un altro. Con le buone e con le cattive riuscii a riprendermelo dopo una settimana. Feci attenzione a non ammalarmi più.
Fu in quel periodo che m'innamorai per la prima volta.
Si chiamava Rosaria ed occupava il banco di fronte.
Ho ricordi un po' confusi e non ho più presente le sue fattezze.
Mi rammento solo che era la più alta delle mie compagne di scuola e che aveva degli occhi con una forma affusolata, uno sguardo dolce ed al contempo malizioso  ed un naso impercettibilmente aquilino.
Mi sembrava che fosse la creatura più dolce e più bella del mondo.
All'epoca mi facevano indossare ancora i pantaloni corti, all'inglese dicevano.
Io mi lamentavo perché i miei compagni di classe portavano già quelli lunghi.
- Crescerai più robusto. - m'assicurava mia nonna.
Ma vi era qualcosa d'altro che mi dava dei complessi: il peso. 
Ero più che grasso ed adoravo il cibo.
Immaginatevi che illusioni potevo nutrire nei riguardi di Rosaria: grasso e per di più con quegli stupidi pantaloni all'inglese!
Il primo anno delle medie trascorse lasciando che la malinconia cullasse le mie pene sentimentali. Beh, forse do troppa enfasi ... diciamo che provavo solo qualche secondo di malinconia al mese a causa del mio amore frustrato!
Non so cosa avvenne durante l'estate ma il mio corpo decise che dovevo crescere ed allungarmi. Un miracolo! Il mio peso non cambiò molto ma si distribuì su un corpo di spilungone!
Evviva non ero più grasso! Ma mia nonna non si scoraggiò e mi comprò dei nuovi pantaloni all'inglese!
La seconda media la cominciai così: magro ma con le ginocchia sempre scoperte!
Evidentemente la crescita doveva aver svegliato in me certe velleità fin allora sopite ed il mio interesse per Rosaria aumentò proporzionalmente alla mia statura.
Avere una silhouette più sfilata dovette rendermi interessante agli occhi della mia compagna di classe. La sorpresi a lanciarmi degli sguardi.
Anch'io cominciai a fissarla facendole la corte con gli occhi. Un giorno le chiesi se potevo accompagnarla.
Ricordo che ero molto emozionato, non so lei. Tornai a casa sentendomi galleggiare nel cielo come una nuvola.
Fra i miei compagni di classe ve n'era uno molto simpatico e particolarmente irrequieto si chiamava Guido. Faceva scherzi a tutti e, spesso e volentieri, divertiva la classe con buffonate e lazzi.
Lui portava già i pantaloni lunghi.
Durante l'intervallo fra la seconda e la terza ora d'un giorno sul finire dell'anno scolastico, ricordo che stavo parlando con Rosaria quando Guido mi rovesciò sulla testa il cestino della carta straccia.
- ... e comprati un paio di pantaloni lunghi! - disse facendo ridere i miei compagni compresa Rosaria.
D'istinto reagii colpendo Guido e ne nacque una zuffa.
Fummo separati dal bidello che ci strattonò ben bene!
Non so cosa mi prese ma scoppiai a piangere davanti a tutti, davanti a Rosaria.
Tornato a casa annunciai che non volevo più andare a scuola.
- Ti compro i pantaloni lunghi. - mi concesse mia nonna ma io resistetti.
Accettai però i nuovi calzoni.
Nei mesi estivi, malgrado il caldo torrido, non abbandonai mai le agognate braghe, tanto che l'indossavo anche quando andavo a mare con i miei amici.
Speravo d'incontrare Rosaria. Ma il destino non mi fu favorevole.
La rividi il primo giorno di scuola della terza media ma seppi che durante l'estate s'era fatta zita (s'era fidanzata; nota del traduttore) con uno molto più grande di noi, uno che faceva l'ultimo anno del liceo. Io ero fuori gioco.
Mi sembra che poi con lui si sposò.
Rosaria non lo saprà mai, ma io ho sempre cercato i suoi occhi nelle donne.
Beh, così va la vita!
Storie ... vecchie di quarantacinque anni fa!

domenica 23 febbraio 2014

Forrest Gump a Brucoli.


C'è stato un periodo della mia vita in cui avrei potuto definirmi un lupo solitario.
Adoravo la solitudine.
Non fu un periodo molto lungo ma si è riproposto diverse volte nel corso della mia esistenza ed ancora, ogni tanto, mi capita di voler stare solo.
Chi mi circonda pensa che io sia contrariato od addirittura offeso ... no, voglio semplicemente appartarmi.
Forse dovevo avere undici o dodici anni quando decisi di trascorrere una giorno per i fatti miei girovagando nella campagna.
Era una giornata di fine maggio. La scuola era agli sgoccioli ed io inventai una scusa per non andarci. 
M'avventurai in luoghi che non esistono più, almeno così come li ricordo.
La costa era selvaggia e solitaria proprio come mi sentivo io in quel giorno d'agognata libertà.
Un vecchio pullman colorato d'un verde marcio mi depose nell'avamposto ancora conosciuto dalla civiltà. Era la fine d'una linea che collegava quello che gli augustanesi denominano ampollosamente "Monte" con il paese.
Alcuni attempati contadini scesero con me e si dispersero in solitari tratturi. Io attesi e guardai la dondolante sagoma del pullman che ad ogni cambio di marcia emetteva il suono d'un vecchio catarroso che si raschia la gola.
Rimasi solo, padrone assoluto di quei luoghi selvaggi. Camminai, camminai.
M'arrestai quando arrivai in una località che mi sembra si chiamasse Campolato. Nascosta fra la fitta vegetazione mediterranea c'erano i resti delle infrastrutture che ospitavano l'artiglieria costiera smantellata poco più di vent'anni prima.
Quando ripresi la passeggiata solitaria mi diressi verso Brucoli, frazione di Augusta e popolata allora da uno sparuto numero di pescatori e dalle loro famiglie.
Ci arrivai nel pomeriggio inoltrato, assetato e con i polpacci che mi facevano male.
Sarei rientrato ad Augusta in pullman, ogni ora ne passava uno dal colore verde marcio fratello gemello di quello che mi aveva depositato nella campagna a metà mattina.
Ero in anticipo e così  mi misi seduto su una spiaggetta a guardare il mare sul cui sfondo s'innalzava la scura sagoma piramidale dell'Etna.
Il vento mi portò l'acre odore salmastro delle posidonie morte sulla spiaggia.
Quell'odore lo cerco ancora nei miei sogni.
- Chi sei? - qualcuno mi domandò  (in realtà mi fu chiesto "Cu sì?").
Mi voltai ma dovetti schermarmi gli occhi con la mano per osservare chi mi rivolgeva la parola. Il sole era basso ed abbacinante!
Di fronte avevo un ragazzo della mia età, già abbronzato, con i riccioli imbionditi dalla salsedine e dal sole. Magro, con degli occhialini tondi come quelli di Gramsci. Non calzava scarpe, era a piedi nudi.
- Italo. -
- Italo? ... e che nome è? -
- Un nome. -
- Da dove vieni? -
- Da Augusta. - lo dissi come se fossi appena giunto da New York.
Mi alzai per mettermi di fronte al mio interlocutore ponendomi sotto la lunga ombra d'un eucalipto che mi proteggeva dall'aggressione dei raggi del sole.
- Io mi chiamo Mimmo ... e sono scienziato! -
- Scienziato? - 
- Sì, ma che fa? ... non lo sai chi è uno scienziato? -
- Certo che lo so! Ma già a questa età? - Mimmo aveva l'aria terribilmente seria. No, non stava scherzando.
- Sono nato così ... scienziato. E tu? -
Cominciai a sospettare che gli mancava qualche rotella.
- No, io non sono scienziato ... sono uno normale, come tutti! - 
- Vieni, ti faccio vedere la mia ultima invenzione! -
M'accompagnò sotto l'eucalipto che ci faceva ombra.
- Guarda! -
Due scarpe erano inchiodate sul tronco dell'albero.
Con lo sguardo interrogai lo scienziato.
- Ho inventato le scarpe che ti fanno camminare sugli alberi! - mi disse fiero.
Non seppi cosa dire e mi sentii un po' imbarazzato. Provai a stare al gioco.
- Ma come fai a camminare se le scarpe sono inchiodate? -
Mi guardò scuotendo leggermente la testa! 
- Ne schiodi una, poi la inchiodi un po' più in alto ... fai la stessa cosa con l'altra così sali piano, piano ... insomma cammini. -
Decisi d'assecondarlo.
- Ah capisco! -
- Tu mi credi pazzo! - mi disse adombrandosi - Tutti qui mi credono pazzo e mi lanciano le pietre! -
Sì,  anche per me era pazzo ma gli sorrisi mentre mentivo.
- No, non sei pazzo ... -
- Tu sei bravo ... io l'ho capito subito. Tu sei forestiero ed io parlo solo con i forestieri perché sono bravi. -
Mi prese per il braccio.
- Lo sai che ho inventato anche la bicicletta col razzo? -
- Ah sì?-
- L'ho provata con mia sorella. Le ho messo una spugna intrisa di benzina dietro la bicicletta e poi le ho dato fuoco. Il suo vestito si bruciò e mio padre s'incazzò! -
- E tua sorella? -
- Adesso, le hanno comprato un vestito nuovo. -
Risi divertito non osando pensare alle più serie possibili conseguenze di quell'invenzione.
La mia reazione dovette inspirargli fiducia.
- Lo sai che io parlo coi pesci? -
- E come fai? -
Spinse in avanti le labbra e dando una forma rotonda alla bocca la chiuse e l'aprì  più volte.
- ... e cosa gli dici? -
- Tante cose. Gli parlo delle mie invenzioni come faccio con i forestieri come te. Io non li mangio i pesci. Sono miei amici ... a mio padre dico che non mi piacciono e lui s'incazza perché pescatore è ... -
E Mimmo, lo scienziato, mi tenne compagnia raccontandomi delle sue meravigliose scoperte e delle incredibili invenzioni che la sua mente aveva potuto ideare.
Doveva sentirsi a suo agio. Mi sorrideva mentre spiegava come, secondo lui, si sarebbe dovuto costruire un potentissimo razzo.
- Se mi danno ascolto saranno i Siciliani i primi ad andare sulla Luna! -
Arrivò il pullman verde marcio.
- Devo andare Mimmo ... ci vediamo ... a presto! -
Aveva lo sguardo corrucciato mentre mi diceva:
- Vieni ancora ... la prossima volta ti faccio parlare con i pesci! -
- Sì, ci faremo una bella chiacchierata ... ciao Mimmo! -
Tornai a Brucoli dopo una settimana e chiesi di Mimmo.
Mi dissero che era partito al nord da dei suoi zii.
Un anno fa il caso mi portò a Brucoli. Molto è cambiato in quei luoghi ... ma mi ricordai di te, caro scienziato.
Ciao Mimmo ... Mimmu u'scinziatu!

sabato 22 febbraio 2014

Caterina de' Medici



- Ce l'ho fatta! L'ho beccata! - dico al mio secondogenito iniziando la nostra conversazione al telefono.
- Cos'è che hai beccato, papà? -
- Una perla d'una giornalista che ormai non sa più parlare l'italiano. -
- Non sarebbe niente di nuovo ... -
- Ma questa ha qualcosa di nuovo, di fresco ... una perla che forse nasconde il vezzo di mostrare una certa familiarità con l'inglese. -
- Dimmi ... -
- Parlando di Madonna che organizzava uno spettacolo con le Pussy Riot la giornalista ha detto che la cantante introdurrà il gruppo rock nel concerto di New York.! -
- ... ... ... -
- Non ti fa ridere? -
- No. -
- Ma come! ... in italiano non si dice introdurre qualcuno ma presentare qualcuno! To introduce è inglese!-
- Papà, ma di cosa ti scandalizzi? ... da quando vivi all'estero sei divenuto un purista della lingua! -
Ci penso un po' e poi dico:
- Sì, hai ragione ... -
- Non ti sto criticando, papà ... ma qui in Italia nessuno fa più caso a queste cose ... almeno fra noi giovani! -
- Beh, è un peccato! ... perché progressivamente perderemo tutti i nostri riferimenti culturali. Certo, questo è il risultato della globalizzazione ... tutto ciò che è piccolo e marginale verrà eliminato e fagocitato dal più grosso! Lo so è inevitabile, ma perché non ritardare il processo? Perché non resistere? Io sono sicuro che i tuoi figli non capiranno una parola quando parlerò in dialetto. -
- All'inizio anch'io avevo qualche problema a seguirti ... ma adesso va meglio. Capisco molto meno i tuoi interlocutori siciliani! -
- Ma almeno, tu hai sentito tuo padre parlare in dialetto! I tuoi figli ... forse sentiranno loro nonno ... se lo vedranno! -
Adoro fare la vittima.
- Papà ... -
- Comunque tutto sparirà ... prima il dialetto, poi l'italiano ed anche la cucina regionale italiana ... non so perché ma sono più dispiaciuto per quest'ultima ... la cultura culinaria d'un paese ne è quasi l'anima. Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei. Forse sopravviverà la pastasciutta e la pizza ... ma l'italiano qualcuno lo studierà come si fa adesso col latino ed il greco antico! -
- Che allegria! Ma che cosa hai oggi, papà? -
- Niente di particolare, ma non mi piace arrendermi senza combattere ... su questo dovremmo imparare dai francesi. Sono dei maestri nel difendere la loro cultura ed nel mostrarla come la migliore del mondo! Sono riusciti a far mettere dentro la lista del patrimonio culturale dell'Unesco la loro cucina! Ma io li prendo in giro perché dico che l'origine della loro cultura culinaria è italiana. -
- Non capisco. -
- Fu Caterina de' Medici che, quando fu data in sposa a colui che poi diventerà re di Francia, portò con sé, oltre che una cospicua dote che risanò le casse dello Stato, anche i cuochi toscani e la forchetta. Infatti i francesi mangiavano con le mani! -
- ... ed i francesi, quando dici questo che ti rispondono? -
- Incassano, perché è vero!-
- Beh, non te li fai amici ... ! -
- Dipende se ho di fronte a me degli imbecilli o meno. Comunque sappi che anche noi italiani, che tanto ci gloriamo dei nostri spaghetti, dobbiamo essere tributari di un altro popolo. -
- Di chi? -
- Gli spaghetti sembrano originari dalla Cina e furono portati in Italia da Marco Polo. Me lo ricordò un riccone coreano a Seul. Volle provocarmi, come io faccio adesso con i francesi a proposito della loro cucina! -
- ... e tu cosa gli rispondesti? -
- ... the Italians do it better! -

P.S.: Caterina de' Medici introdusse in Francia anche le mutande per le dame di corte! Tale innovazione consentì alle cortigiane d'andare di più a cavallo ...  e per questo motivo, adesso che gli equini non sono più usati per la locomozione, anche le mutande sono desuete ...


venerdì 21 febbraio 2014

Una grigia giornata milanese


Salgo sul taxi. Sono da poco atterrato a Linate. Il volo proveniva da Parigi.
Un giorno di riunioni e solo un'ora per incontrare mio figlio e mangiare qualcosa insieme a lui in un piccolo bar.
- Buon giorno, a Piazza Napoli, per favore. -
- Subito ... buon giorno. - mi dice il tassista.
La macchina è una giapponese di quelle che hanno il motore ibrido.
Lasciamo il parcheggio.
Il cielo è coperto da una coltre bianca con qualche sfumatura di grigio. Certo, sono a Milano.
Ripartirò stasera ... che tristezza! Sono così vicino ai miei figli ed ad i miei amici! Purtroppo ma non avrò molto tempo per loro.
Via Forlanini.
Mamma, che brutta! Eppure ci sono affezionato.
Guardo lo schermo del mio Blackberry per controllare se sono arrivati dei messaggi durante il tempo di volo. Un giorno me lo sostituiranno, lo so ... sono troppo affezionato a quest'oggetto! Ricordo che provai lo stesso rammarico quando dovetti sostituire il mio Nokia ... come si può essere così feticisti?
No, non si tratta di feticismo ... questi apparecchi diventano quasi delle nostre protesi tanto e dopo un po' ci è difficile immaginare di vivere senza.
- Come va in Italia? - chiedo guardando la nuca dell'autista. Non deve superare la quarantina.
In effetti lo so benissimo come va, ma domando così giusto per attaccare bottone.
- Come vuole che vada? Qui è tutta una schifezza! -
- Vediamo cosa sa fare Renzi. -
Viale Corsica.
- Buono quello! Ha sentito cosa gli ha detto Grillo? -
Ho sentito, ho sentito ... ma devo giocare il mio ruolo di disinformato fino in fondo.
- No. Cosa gli ha detto? -
- Gli ha detto quello che si meritava: che è un burattino nelle mani di De Benedetti !-
- Ah, bene ... -
In effetti non so cosa rispondere poiché non sono un simpatizzante né dell'uno né dell'altro.
Cerco solo di dire:
- Speriamo che non ricominciamo a perdere tempo fra insulti e polemiche sterili come abbiamo fatto in questi ultimi vent'anni! Siamo pochi, solo sessanta milioni d'abitanti contro almeno due miliardi di gente proveniente dai paesi emergenti che può fare i noi quello che vuole!-
- Sì, ha ragione dovremmo fare come la Svizzera e come il Regno Unito, farci i cazzi nostri! -
Non era quello che volevo dire, anzi era ben il contrario. Io auspico una maggiore unità con gli altri paesi europei dimenticando nazionalismi ed interessi locali.
Vorrei dirlo, ma poi mi trattengo.
Corso Ventidue Marzo.
Ho l'impressione che provare a esprimere le mie idee non serva a niente, forse a creare solo delle incomprensioni. Ciò che noi espatriati vediamo dall'esterno non sono le stesse cose percepite da chi vive in Italia. E non si tratta d'avere una maggiore od una minore istruzione ma d'una diversa percezione, o meglio, d'un angolo di visuale che non è lo stesso. Da fuori, l'Italia la si vede come un insieme, da dentro la gente percepisce ciò che è più prossimo, è normale,umano. Molte volte quando parlo ho l'impressione che i miei ascoltatori mi percepiscano un po' saccente! Quindi preferisco tacere.
Largo Marinai d'Italia, viale Umbria.
Il nostro è un paese tradito ... tradito ed illuso da noi stessi.
Grillo?
E' l'ultimo fustigatore dei costumi rimasto sulla scena. Cerca di sopravvivere e per farlo il più a lungo deve restare coerente con se stesso, non può mischiarsi con gli altri partiti, primo o poi lo fagociterebbero! L'Italia delle Cinque Stelle è quella di chi sente di più il tradimento e quindi soffre. 
Ma come spesso accade piegarsi su se stessi e concentrarsi sulla propria sofferenza non aiuta ad eliminarla.
Penso alle ultime elezioni ed a tutti i Savonarola che sono caduti come birilli (certuni anche in maniera poco gloriosa): Di Pietro, Ingroia, Giannino.
E' rimasto lui, il comico ... beh, adesso non mi fa più ridere!
Ce n'è uno, invece, che mi fa ancora ridere ... anche se si tratta d'un sorriso amaro ... Squinzi ... il presidente per caso! 
Sembra che non ci fosse di meglio e che si doveva mettere qualcuno un po' più rappresentativo della Marcegaglia a capo della Confindustria.
Pizzale Lodi.
Onestamente se i leitmotiv sono "abbassate i salari" e "togliete le imposte" io penso che non andremo lontano perché si chiedono provvedimenti che riempono subito la pancia solo a pochissimi ed in maniera effimera. E' come dire: procuratemi un'indigestione prima di darmi una morte lenta e sicura. Come l'ultima cena del condannato a morte!
Non sarebbe meglio invece pianificare qualcosa che ci consenta di mangiare per il resto della vita fornendo sostentamento anche alle generazioni future? 
Forse sarebbe più lungimirante chiedere: create infrastrutture e, attraverso una adeguata politica fiscale, indirizzate le risorse verso la ricerca, lo sviluppo e favorite l'aggregazione del capitalismo in grosse strutture che possano competere con i giganti mondiali!
Viale Isonzo.
L'autista non parla più da un pezzo ed io nemmeno ... sappiamo entrambi che il nostro sarebbe un dialogo fra sordi.
Piazza Napoli non è lontana.

giovedì 20 febbraio 2014

Un terrone a Parigi


Una magnifica giornata di sole oggi a Parigi.
Fa freddo ma il cielo è sgombro di nuvole. Il suo azzurro rallegra una città su cui per diversi giorni ha predominato il grigio.
Il cellulare lampeggia. Mio figlio primogenito.
Devo richiamarlo ... il costo della telefonata è sempre mia prerogativa. Neanche da discutere. Perché io quando chiamo mio padre non lo faccio pagare?
Chissà se i miei nipoti faranno pagare le telefonate ai loro papà?
- Ciao figlio, come stai? -
- Bene e tu? Com'è andata in Germania? -
Ieri ho fatto un'andata e ritorno da Francoforte.
- Non male ... non ho lasciato l'aeroporto. Le riunioni le abbiamo fatte lì, in una sala del Business Center. Pratico ed efficiente come tutto in Germania! -
- Ti piace la Germania, papà? -
- Non la conosco abbastanza, figlio. Ci sono stato diverse volte per lavoro e mi sono sempre trovato bene con i miei colleghi tedeschi. Credevo di trovarli arroganti ma non lo sono certamente di più dei miei colleghi francesi! Forse essere un italiano non è sempre un vantaggio nel mondo. Abbiamo una così cattiva reputazione e siamo preceduti dall'immagine d'eterni cialtroni. Quindi quanto parliamo d'affari ci troviamo davanti gente che ha sempre un atteggiamento un po' diffidente nei nostri riguardi perché s'aspetta la fregatura. Ci mettiamo un po' per ristabilire un clima di fiducia e di rispetto ... sai quante volte ho dovuto combattere contro l'idea che tutti gl'italiani fossero come il Berlusca? -
- Ti sei arrabbiato? -
- Certo che sì, ma poi ci fai l'abitudine ... è da quando ho lasciato la Sicilia che devo battermi contro il pregiudizio che si può essere siciliano senza essere mafioso od italiano senza essere un cialtrone. -
- Ma solo tu mi racconti queste cose, papà! Non è che sei un po' paranoico con questa storia di venire dal sud? -
- Paranoico? Hai mai sentito nei notiziari in Italia cosa dicono i giornalisti quando arrestano un delinquente? Specificano sempre la provenienza se ha origini siciliane, calabresi, pugliesi o campane. Ma in Italia non esistono furfanti che hanno una discendenza lombarda o veneta? Non ci sono delinquenti che provengono da famiglie che d'almeno quattro generazioni hanno vissuto in Val Tellina, nel bergamasco od a Cuneo? -
Ride.
- Sì, può darsi ma tanti tuoi amici, anch'essi meridionali, quando si parla di questo argomento non lo trattano nella stessa maniera! -
- ... ok d'accordo, se ti fa comodo sono paranoico! Mi ricordo che quando avevo la tua età ero un irrequieto e cambiavo in media occupazione ogni anno (all'epoca si poteva fare poiché la domanda di giovani con una buona laurea era sostenuta) quindi mi sottoponevo spesso a colloqui di lavoro. Un giorno ne ebbi uno con un head hunter (letteralmente cacciatore di teste, coloro che cercano talenti per il mondo del lavoro; nota del traduttore) che mi chiese: ma quando, lei è emigrato a Milano dal Sud? -
- Che scemo! -
- ... io gli risposi: ma io non sono emigrato, l'Italia è il mio paese e mi sembra che ci sia la libera circolazione! -
- Fosti gentile ... -
- Aspetta ... alla fine del colloquio mi diede la mano e quasi si scusò: forse, l'ho provocata un po' ma volevo vedere le sue reazioni! ... io gli risposi: non si preoccupi. -
- Sei stato un signore ... -
- Aspetta ... tornai indietro e gli dissi: mi scusi, stavo quasi per dimenticarlo, ma si ricordi di salutarmi quella prostituta di sua madre! Prima che reagisse aggiunsi: non se la prenda volevo solo vedere come reagisce alle provocazioni! -
- Ahahah ... papà sei forte! ... ma dicendo così tu l'insultasti! Lui t'aveva solo provocato! -
- Sì, hai ragione ma che vuoi? Noi terroni esageriamo sempre ... andiamo oltremisura! -
- Ma ti selezionarono alla fine? -
- ... tu che dici? -

mercoledì 19 febbraio 2014

Dentro la buca .....




Le bombe esplodevano intorno a noi.
- Stai giù, Italo ... tieni giù quella cazzo di testa! - qualcuno mi disse.
Eravamo dentro una buca, scavata da un obice esploso nel bombardamento del giorno prima.
Luigi, Giovanni, Pietro e Mario ... eravamo partiti da tre anni a combattere quella guerra di cui non si conosceva più il motivo ... il capitano aveva ordinato d'uscire dalla trincea e di partire all'attacco e noi l'avevamo fatto piangendo per l'angoscia e per la paura. Paura d'essere dilaniati da un una bomba o falciati dalle mitragliatrici. Paura di soffrire. Paura di morire nel dolore e nel fango.
Ma un attacco era un attacco e noi eravamo lì per quello come molti altri, molti del nostro stesso contingente.
Era l'inferno intorno a noi, dentro di noi.
Dietro, il suono acuto del fischietto prevalse sulle esplosioni. Un'altra ondata d'attacco. Altra carne da macello.
- Ma sono pazzi a mandarne altri ... qui ci ammazzano tutti! - gridò Mario.
- Forse lo fanno apposta ... ci vogliono tutti morti.- rispose Luigi tenendosi l'elmetto come se dovesse volar via da un momento all'altro.
Dietro delle grida. Urla di terrore, mischiate a quelle di rabbia e d'incitamento all'attacco. L'ufficiale continuava a soffiare nel suo fischietto per fare da riferimento alle truppe che lo seguivano correndo in mezzo alla nebbia del mattino ed al fumo delle esplosioni.
Noi cinque dentro la buca facevamo parte della prima ondata. Ma il nemico non s'era fatto trovare impreparato. Ci attese fino a quando fummo abbastanza allo scoperto dandoci il benvenuto con il bombardamento dell'artiglieria di campagna nascosta dentro un bosco.
Vedemmo i nostri compagni scagliati in aria dalle esplosioni e ricadere sul terreno fangoso dilaniati. Masse irriconoscibili di carne e sangue.
Ci buttammo dentro la buca ... inutile avanzare contro quel muro d'esplosioni e d'acciaio rabbioso.
Vidi le labbra di Giovanni muoversi freneticamente, pregava. Lui, inveterato edonista e libertino, non me lo sarei mai immaginato pregare. La guerra cambia.
Udimmo l'acuto suono del fischietto non lontano da noi. L'ufficiale che comandava doveva essere nei pressi.
Un'esplosione vicina ed assordante ci coprì di terriccio e di fango.
Ci liberammo dai detriti e ci cercammo con gli occhi. Eravamo miracolosamente tutti vivi ed illesi.
Dentro la buca c'era un nuovo ospite. Un cadavere, quello del capitano che poco prima soffiava dentro il fischietto. Lo stringeva ancora fra le labbra. Una scheggia d'obice gli aveva spaccato il cuore. Il resto del corpo era intatto.
- Porca puttana! - esclamò per primo Pietro. Quand'era civile era un alto funzionario di banca. Aveva cercato di sottrarsi alla leva adducendo a motivi di salute ma i suoi problemi di prostata non erano stati sufficienti per non avere lo stesso destino della maggior parte dei suoi coscritti.
Il cadavere dell'ufficiale che era piombato nella nostra buca doveva appartenere a qualcuno che veniva da una classe borghese benestante. Le sue mani, malgrado i mesi passati in trincea, avevano l'aria d'essere ben curate e non segnate da lavori manuali.
In quella buca eravamo tutti dei veterani, coscritti fra il 1955 ed il 1958.
All'improvviso il bombardamento s'arrestò.
Si sentivano solo le grida dei feriti intorno a noi.
Ci guardammo ancora. Giovanni piangeva come un bambino.
Pietro osservava la mano come ipnotizzato. Gli tremava. Cercò d'arrestare il tremore con l'altra.
Luigi tirò fuori dalla sua giacca, che ormai aveva il colore del fango in cui eravamo immersi, una foto ... quella dei suoi figli.
- Adesso, partirà il contrattacco- disse - ... non so come finirà ... porca puttana! Io sognavo di morire sul mio letto con i miei figli attorno ... se devo morire in mezzo in questa merda ... voglio che l'ultima cosa che i miei occhi vedano siano loro. -
- Anch'io non so come finirà ... ma non voglio che la mia vita finisca in questo buco come un topo. - dissi.
- Indietro non si può tornare ... appena usciamo la testa ci falciano con le mitragliatrici. Forse se aspettiamo la notte. - Pietro, ex funzionario comunale, era un ottimista.
- Ma lo vuoi capire che fra poco parte il contrattacco? ... ma quale notte vuoi attendere? - Mario, ex commercialista, ci fece ritornare nella realtà.
Non so cosa mi prese ma strappai il fischietto dalle labbra del capitano, uscii dalla nostra buca e cominciai a soffiarci dentro.
- Ma che fa? E' pazzo? Italo, dove vai? - gridò Giovanni.
- Dove cazzo vuoi che vada? A prendere l'autobus? - gli rispose Luigi.
Cominciai a correre soffiando come un ossesso dentro il fischietto.
Anticipare il contrattacco ... l'unica soluzione possibile per avere qualche possibilità d'uscirne vivi.
Davanti a me vedevo solo una linea. Un cumulo di terra rialzato ... la trincea nemica ... li avevo sorpresi. Mi spararono i primi tiri traccianti. Correvo a zig zag ... ma correvo, porca puttana, correvo!
Sentivo il mio ansimare mischiarsi col suono del fischietto.
Udii alcune urla d'incitamento alla battaglia levarsi attorno a me, poi altre ancora, i sopravvissuti al bombardamento avevano deciso di tentare il tutto per tutto ... mi seguivano, correvano con me verso la salvezza, verso la morte ... poco importava ... correvano.

Un sogno, un incubo ... non lo so. L'ho sognato stanotte.
Una cosa è certa, dovrebbero essere i vecchi a battersi per i giovani e non viceversa.


martedì 18 febbraio 2014

Il Pipa


No, non ricordo il suo nome. 
Noi lo chiamavamo " Il Pipa".
Era un signore alto, distinto che ogni giorno percorreva il viale alberato che collega gli uffici dell'Eni con un quartiere di San Donato.
Noi, dopo i compiti nel pomeriggio, occupavamo una panchina. Era il nostro punto di ritrovo. Cosa facevamo? Niente, o meglio, per usare un'espressione che non penso sia già desueta, cazzeggiavamo!
I nostri incontri pomeridiani sulla panchina erano quotidiani quando, in autunno ed in primavera, il bel tempo lo consentiva altrimenti ci rintanavamo nella casa di qualcuno del "gruppo". Ma la panchina era il nostro ritrovo per eccellenza.
Noi ci chiamavamo il "Mucchio Selvaggio". Eravamo un po' pochi, in verità, e tutti ragazzi. Qualche donzella s'aggiunse quando da ragazzi si divenimmo giovanotti.
La nostra postazione era unica e particolarmente apprezzata perché era un punto d'osservazione privilegiato. Infatti davanti vi passavano gl'impiegati dell'Eni che rientravano a casa dal lavoro.
Erano i personaggi della nostra Commedia dell'Arte ed ognuno aveva un nome, come ai tempi di Goldoni, quando vi erano  Arlecchino, Pantalone o Brighella..
I nostri si chiamavano il Tremens (l'avevamo visto arrabbiarsi un giorno e tremare come una foglia al vento), il Kisses (il cognome era Baci), il Kaiser (il cognome era Kruger), l'Atomo (era un signore di bassa statura e magro), il Ditafini (il riferimento alle sue mani era evidente), il Rimerculi (storpiatura del cognome Rimerani) , il Riga (un signore che aveva una scriminatura sempre dritta e perfetta) ma fra tutti emergeva il Pipa.
Possedeva qualcosa di speciale, di regale.
Non c'era intemperia, canicola o qualsiasi agente atmosferico avverso che poteva perturbare l'aplomb de il Pipa.
Non aveva niente fuori posto ... mai capelli spettinati ma rigorosamente corti e ben ordinati , neanche una giacca stropicciata ma sempre abbottonata, scarpe senza un granello di polvere ma tanto pulite da brillare anche nei giorni di scarso sole, una cravatta con un nodo perfetto (non di sghimbescio come quella d'Hollande) e delle camice impeccabili che rimanevano stirate anche in serata quando tornava dal lavoro.
Era memorabile la sua camminata: senza sbavature e con le braccia che oscillavano dritte, quasi rigide, come quelle dei soldatini di piombo.
In un giorno di tarda primavera che cominciò piovoso e terminò con un caldo sole, lo vedemmo avanzare lungo il viale. L'improvviso innalzarsi della temperatura l'aveva obbligato a togliersi l'impermeabile che l'aveva protetto durante il percorso mattiniero. Una persona qualsiasi lo avrebbe poggiato sul braccio invece, il Pipa, il soprabito lo portava appeso su due dita (per precisione: l'indice ed il medio della mano destra) come se l'avesse appena stirato e volesse riporlo dentro l'armadio.
Michele, che era colui che creava i personaggi ed imponeva i sopranomi, ci faceva morire dal ridere quando ricordava quella scena.
Perché quel soprannome?
Beh, perché aveva una caratteristica che lo rendeva inconfondibile: la pipa. Gli fuoriusciva dalla bocca dritta come lo sperone d'una nave ed era immancabilmente sempre spenta!
Non era di quelle torte o con forme fantasiose ed aggraziate ma aveva una linea dritta e squadrata. Il fornello formava un angolo di novanta gradi col cannello! Ma un altro elemento richiamava la geometria: la posizione del bocchino che rispetto alle labbra formava rigorosamente un angolo di quarantacinque gradi.
Qualcuno fra di noi azzardò l'ipotesi che il Pipa usava un goniometro per misurare la giusta angolatura!
Faceva parte del "Mucchio Selvaggio" un certo 'Tzesa (così l'aveva ribattezzato Michele senza mai fornire una spiegazione plausibile di quel soprannome), un ragazzo d'origini friulane con un carattere un po' introverso. Aveva una capacità che lo rendeva unico: ruttava in modo così rumoroso e prolungato che mai nessun'altro essere, che possa dirsi umano, è riuscito ad eguagliarlo!
In un pomeriggio autunnale quando la nebbia ormai faceva da padrona a San Donato Milanese ci annoiavamo e qualcuno, forse Michele, propose una sfida impossibile: il Pipa contro 'Tzesa!
Ci posizionammo, nascondendoci dietro gli alberi, lungo il viale predisponendoci a qualche metro l'uno dall'altro restando a portata visiva malgrado la nebbia e la luce che cominciava ad divenir fioca. 
I passanti erano radi e de il Pipa non v'era neanche l'ombra.
Forse non era andato in ufficio? Aveva avuto qualche impegno od era ammalato?
Inoltre faceva freddo e l'umidità entrava nelle ossa.
Finalmente la sentinella davanti a me fece il segnale: il Pipa stava passando!
A mia volta feci il gesto convenuto che fu ripetuto dagli altri amici fino ad arrivare a 'Tzesa nascosto nella nebbia ad una ventina di metri.
Ed il ragazzo friulano compì il suo capolavoro acustico: il rutto più potente ed al contempo più irrispettoso che mai potrà trovare eguali nella storia dell'uomo!
Chi era in prossimità del viale poté testimoniare: per la sorpresa il Pipa perse il suo aplomb e disse "per Dio!".
Mai una esclamazione fu così fatale! Aprendo la bocca l'uomo lasciò cadere il suo affezionato oggetto!
'Tzesa aveva vinto la sua sfida!
Son passati diversi decenni e sembrerebbe che 'Tzesa  faccia il veterinario da qualche parte nel mondo, mentre Michele è medico a Milano.
Con quest'ultimo mi vedo di tanto in tanto, almeno una volta all'anno. Ridiamo perché ricordiamo di quando eravamo giovani e membri del Mucchio Selvaggio.
L'ultima volta c'incomtrammo in un bar dove prendemmo un aperitivo assieme.
All'improvviso mi prese il braccio e mi disse:
- Ti ricordi de il Pipa? -
- Certo che me lo ricordo! -
- Bene... è morto! -
Rimasi un po' interdetto. Anche lui divenne serio e sembrò imbarazzato ... forse il rimorso per le tante risate.
- Ma ti ricordi del rutto di 'Tzesa? -
- ... minchia, come mi sono scompisciato quando gli cadde la pipa! -
No, non riuscimmo a trattenerci e ridemmo ... ridemmo di nuovo fino alle lacrime


lunedì 17 febbraio 2014

Internet ed i filosofi



In effetti, Internet è una bella cosa!
Domando venia se sono in ritardo coi tempi ma ho sempre utilizzato la rete per scopi professionali e non per quelli sociali, infatti fino a qualche mese fa ignoravo cosa fosse un blog e l'uso che se ne poteva fare.
I miei figli mi hanno introdotto in questo mondo che per diffidenza avevo tenuto lontano. 
La sensazione che dietro ci fosse il Grande Fratello mi rendeva piuttosto guardingo.
Ero frenato dalla paura che qualcuno potesse spiarmi.
Di sicuro c'è, ma alla fine mi sono detto: che me ne frega, che spiino pure ... tanto non ho niente da nascondere!
La privacy non esiste quando si devono esprimere delle idee o si deve dialogare con gli altri.
Mostrarsi, in genere, rende timorosi perché mettiamo a nudo anche le parti meno protette di noi stessi e quindi è più facile farci ferire. Può darsi ma ... dai ... fatevi sotto!
Scendere in campo senza paludamenti mi fa sentire più agile, mi muovo meglio, scanso le stoccate e (perché no?) se voglio posso attaccare.
Conosco gente che per proteggersi ha indossato diverse armature fino a soffocare nelle loro paure. Se nel 2014 l'arena in cui si deve scendere è Internet, allora io scendo ... forse tardivamente!
Vi sono degli elementi nella rete che me la rendono interessante.
Vado con ordine.
Il primo è la quantità di materiale umano, immensa!
E' sufficiente ritornare indietro quasi vent'anni fa per comprendere che tutto quello che tenevamo nei cassetti adesso è dentro Internet ... in effetti abbiamo svuotato le nostre cassettiere ed abbiamo riversato tutto in un solo contenitore che sta diventando, se non lo è di già, la summa dell'espressione umana. Io me l'immagino come una grossa palla costantemente in movimento con correnti ascensionali e discendenti che s'incontrano e si scontrano. Una stella fatta di splendente materiale gassoso o, ancora usando un'immagine ancora più suggestiva, una specie di brodo cosmico primordiale, prodromo di non so quale evoluzione!
Dentro c'è tutto di noi: i nostri sogni, le nostre più alte aspirazioni, le nostre bassezze, le nostre virtù, i nostri peccati, i nostri orrori, i nostri splendori, i nostri ... forse c'è semplicemente l'essere umano! 
Una cosa è certa: il detto latino scripta manent, verba volant ( gli scritti restano, le parole volano; nota del traduttore) su internet non è più valido ... anche le parole scritte volano ... come le farfalle in una foresta tropicale.
Il politico che scrive sui social network e poi si contraddice il giorno dopo può farlo perché sa che su Internet tutto vola via. O meglio, evapora come le sue parole vuote durante un comizio. I personaggi che fanno politica sono coscienti di ciò, per questo twittano tanto. Chi andrà mai a controllare cosa ha scritto nei giorni precedenti?
Mi sono posto il problema di dove vadano a finire i miei scritti.
Avevo un nonno, in comune possedevamo il nome, si chiamava Italo.
Negli ultimi anni della sua vita trascorse mesi interi a scrivere delle storielline buffe sui personaggi mitologici o storici. Si chiudeva nel suo studio e nessuno sapeva esattamente cosa facesse se non che scriveva.
- Non fate rumore che il nonno scrive! - mi dicevano mentre tiravo le trecce di mia sorella.
Alcuni mesi fa, aprendo una vecchia valigia trovata in cantina, i quaderni di mio nonno sono riapparsi dopo più di quarant'anni.
Non so se fra qualche decennio i miei scritti, frutto delle strimpellature sulla tastiera del mio computer, saranno riesumati! Sicuramente no.
Poco m'importa poiché sono contento d'essere un piccolo atomo all'interno del brodo primordiale.
Per me, che sono appassionato dello scrivere, vivere in questa nuova dimensione m'esalta, mi sento come in un bosco incantato, vorrei trascorrervi più di tempo. Il mio problema è il tempo ... ne ho poco ... lavoro poiché ... tengo famiglia!
Il secondo elemento è la facilità dell'uso aperto a tutti (anche a mio padre se non fosse più diffidente di me nei riguardi delle "cose"! Così  chiama tutto ciò che a che fare con l'informatica.). 
Nei social network la possibilità d'espressione è estremamente semplice: mi piace, non mi piace. Si tratta d'un linguaggio binario, quello stesso alla base dei primi computer, uguale a quello dei bambini che hanno la capacità di fare scelte elementari.
Con i social network su Internet noi regrediamo negli anni e la vita appare più facile poiché diventiamo come "il buon selvaggio" tanto caro a Jean-Jacques Rousseau. Il filoso francese sarebbe entusiasta della rete.
Il terzo elemento è la facilità d'accesso. 
Infatti su Internet noi abbiamo la possibilità non solo di riversare i contenuti dei nostri cassetti ma anche d'accedere all'informazione fornita da altri. Insomma tutto diventa più facile, anche l'informazione! Tale caratteristica renderebbe felice anche Denis Diderot , illuminista ed ideatore dell'Encyclopédie, amico e poi nemico di Rousseau. Sembrerebbe che la loro inimicizia sia dovuta all'amore per una donna.
Poco importa, Internet potrebbe far riappacificare due delle più grandi menti del pensiero del diciottesimo secolo, un tardo romantico ed un illuminista! Un primato d'attribuire a Internet!
Un avvertimento: bisogna solo imparare a verificare le informazioni su più fonti perché stiamo parlando di brodo e non di pasta al forno!
Ci sono altre caratteristiche che rendono la rete estremamente attraente, ma io mi fermo qui anche perché non sono uno specialista in materia e rischio di scrivere delle imbecillità se non l'ho fatto fino ad adesso.


P.S.: inoltre ... non ho tempo per troppo dissertare perché, come ho già scritto, devo ... andà a fatigà pecché tengo famiglia!                                                                                                                                                                                                                                                                                                          

domenica 16 febbraio 2014

Hanno ucciso la Storia dell'Arte



- Papà, hai saputo? -
- Cosa, figlia mia? - 
- Hanno tolto Storia dell'Arte dall'insegnamento del liceo. -
Sono seduto ad un tavolo d'un ristorante a Porte Maillot. Attendo un collega brasiliano. Ogni volta che vado nel suo paese la sera mi scorrazza nei migliori ristoranti di San Paolo a bere caipirinha ed ad ingrassarmi con churrasco. Mi sento in obbligo di ricambiare con una cena a base di frutti mare.  
Sono in anticipo e, mentre parlo attraverso il microfono coll'auricolare, guardo le auto fare il carosello intorno all'immensa rotonda della piazza.
- Non è una bella notizia! Sei sicura? -
- No, ma se fosse confermata sono d'accordo con te: sarebbe un disastro ... già si conosce poco delle opere d'arte presenti nel nostro paese adesso se ne conoscerà ancora meno! - bella tosta, mia figlia!
- Lo sai come si dice in Sicila? U Signuri nci duna pani a cu nun avi renti! -
- E che vuol dire? -
- Il Signore da il pane a chi non è provvisto di denti! -
- Quindi ... -
Davanti a me è seduta una coppia, qualche anno più di me bei tipi: lui doveva esser stato un atletico giovanotto e lei una bella bionda. Sono eleganti ma non appariscenti. Hanno l'aria dei borghesoni benestanti. Penso che loro il ristorante in cui siamo devono esserselo permesso da sempre, io solo adesso e giusto perché posso mettere la ricevuta nelle note spese!
- Quindi vuol dire che gl'italiani sono un popolo di sdentati! - dico.
Mia figlia ride.
- Come il nonno, allora! -
- Sì, certo. Ma almeno lui porta la dentiera ... quello che più mi da fastidio è che non ci curiamo di quello che abbiamo ed al contempo ci gloriamo di possedere buona parte del patrimonio d'arte mondiale! Ieri sera stavo prendendo un caffè presso un bar ed ho ascoltato senza volerlo una conversazione fra due francesi. Uno di loro asserva che Venezia non fa parte dell'Italia e che appartiene a se stessa. L'altro gli ha risposto che era una fortuna che fosse così perché altrimenti chissà come sarebbe stata degradata dagli italiani stessi! -
- Non è bello sentirsi dire questo! -
- Beh, certo ma che vuoi? ... all'estero non si può pensare diversamente visto il degrado dei nostri edifici storici! -
La bella signora bionda si alza, forse per andare a rifarsi il trucco.
Trentacinque anni fa, quando venni la prima volta a Parigi non avevo molti soldi, anzi ne avevo pochissimi. Lavoravo presso un'azienda che mi pagava con un basso stipendio. Era il primo che ricevevo in vita mia ed io mi sentivo Creso. La sera mi permettevo un panino prosciutto e brie (formaggio francese; nota dell'autore) ed una birra pression (alla spina; nota del traduttore). Il pasto a base di steak et frites (bistecca alla griglia e patatine fritte; ndt) me lo forniva la mensa della società e quindi ne ero privo durante il fine settimana!
- Non ci sono soldi! - mi dice mia figlia.
- Certo, ma basterebbe anche un po' d'educazione civica e di voglia di valorizzare ciò che abbiamo. Pensa che una volta visitando l'Inghilterra mi fermai con tua madre a visitare una torre d'avvistamento sulla costa orientale. Annesso all'edificio c'era un museo. La curiosità ci spinse a pagare due sterline per ciascuno per visitarne le sale ... anzi ad essere precisi di sala ce n'era una sola! In una bacheca c'era una strana cosa che aveva la forma d'un ratto morto. Chiesi cos'era e il custode mi confermò che si trattava della carcassa d'un topo mummificato trovato durante degli scavi nelle fondamenta dell'edificio. Insomma fuori dell'Italia anche un roditore morto fa museo! -
- Ah, ah ... sei sicuro che voi non foste in Scozia! Pur di fregarti quattro sterline sono capaci di tutto! -
Ridiamo insieme.
La signora bionda ritorna. Incrociamo lo sguardo.
Ricordo che una volta mi fermai difronte alla vetrata d'un bel ristorante. Avevo appena finito di mangiare il mio panino ma avevo ancora fame. Guardai oltre la vetrata. Tutta gente ben vestita e distinta. Fra quei tavoli ebbi la percezione netta che una ragazza bionda mi guardasse. Mi fece ricordare Virna Lisi. Mi bastò ciò per rincuorarmi e farmi passare la fame. Forse la giovane era lei, la signora che si sta sedendo nel tavolo di fronte a me. Cosa non potrebbe immaginare la mia mente d'aspirante romanziere?
- Comunque, anche se giustificano la soppressione della Storia dell'Arte come una necessità legata al taglio dei costi, l'intervento che hanno fatto denota come al solito la confusione fra la causa e l'effetto! -
- Non capisco. -
- Siamo sinceri con noi stessi. Quanto è noiosa la Storia dell'Arte insegnata nelle scuole? -
- Sì, in effetti non è appassionante ... ma ... -
- Hanno soppresso la materia che è ritenuta non utile (ci sarebbe molto da dire anche sull'ora di religione!).
Ma è meno utile perché è insegnata male! Perché non attira l'attenzione degli studenti che la rifiutano invece  d'interessarsi ad essa. Insegnanti demotivati e libri di testo poco stimolanti hanno fatto il resto. -
- Sì, ma dov'è l'effetto e dov'è la causa? -
- Una Storia dell'Arte mal insegnata e mal valorizzata è la causa. L'inutilità di quelle ore è la conseguenza. Eliminandola si è agito sull'effetto. Ma il vero problema è che pur avendo tanto pane noi non abbiamo i denti. Potremo riempirci la pancia se sapessimo utilizzare meglio le nostre ricchezze, invece di depauperarle! -
- Quando penso che la gente viene a Parigi, solo per andare a Disneyland! -
Rido.
- Non solo, non esageriamo! Visitano anche il traliccio Eiffel e vanno al Louvre per vedere Monalisa. Ma è ben qui l'intelligenza dei francesi che noi non abbiamo: hanno una bellissima città, ebbene la sfruttano mischiando cultura e divertimento! La gente paga per questo! Chapeau! -
- Papà, ma il tuo ospite è arrivato? -
- Veramente no ... sai i brasiliani sono molto simpatici ... ma non brillano in puntualità! Ma va bene così perché davanti a me c'è una bella signora bionda che penso d'aver conosciuto quasi trentacinque anni fa. Rassomigliava ad una delle più belle attrici italiane ... fu una storia breve ed intensa! -
- Ma dai! ... racconta! -
Che bello inventare storie!

P.S.: sembra che l'abolizione della Storia dell'Arte sia una "bufala". Meglio così! In ogni caso le mie considerazioni sullo stato del nostro patrimonio artistico non cambiano ... potrebbe essere l'ancora di salvezza per l'Italia e per il futuro delle generazioni future, se solamente ci credessimo di più!