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martedì 28 gennaio 2014

Screensaver


Sono seduto in una terrasse d'un bar che s'affaccia sul Trocadero. 
Di fronte, il grande traliccio della Tour Eiffel.
E' una giornata fredda ma con sole. Delle alte stufe a forma di fungo scaldano gli avventori, per lo più turisti.
Il rumore dei pneumatici sul pavé si confonde col brusio della gente.
Ancora due mesi e poi la primavera, penso.
L'anno scorso, nello stesso periodo, il lavoro mi aveva portato a Buenos Aires. Per gli argentini era la fine dell'estate ed io non avrei più voluto ripartire. Adoro Buenos Aires. Ci ho soggiornato, non molto, solo qualche giorno in tutta la mia vita, il ricordo che mi porto appresso è però molto gradevole.
Se potessi vorrei andarci a vivere! Dove? Che ne so, nel Barrio Palermo Viejo, giusto per non perdere le mie origini isolane. E' una città piena di fantasmi, come piace a me. La sento.
- Ciao Italo, finalmente! Da quanto tempo! -
- Ciao Pasquale, che bello vederti! - lo stavo aspettando, c'eravamo dati appuntamento.
Ci baciamo e quindi riveliamo le nostre origini venendo riconosciuti senza appello alcuno come italiani meridionali.
Quel saluto affettuoso ha dovuto far fugare ogni residuo dubbio anche fra coloro che ritenevano le nostre origini svedesi.
Ci sediamo.
- Non sei cambiato per niente. - ci diciamo.
Non è vero.
Lui è ingrassato, ha meno capelli. Quelli che sopravvivono si sono anche ingrigiti. L'aria del buontempone gli è rimasta, però!
Anch'io sono ingrassato, ho la pappagorgia e sono decisamente brizzolato. Dentro? Sono stanco, disincantato.
Cominciamo a parlottare, a ricordare i vecchi tempi.
Il solito cameriere scorbutico viene a prendere le ordinazioni.
- Ma che è? T'ha morso la tarantola? - domanda Pasquale con forte accento all'indirizzo dell'uomo di fronte a noi. Lui naturalmente non capisce.
Quando il cameriere s'allontana, ridiamo.
Il mio amico, vecchio collega, è barese. Un pugliese ed un siciliano, è tutto dire!
I rapporti sono sempre stati buoni ed anche cordiali ma non abbastanza da far fugare l'atavica diffidenza che esiste fra i siciliani e gli altri meridionali dello stivale.
Non lo so perché, ma è così. Noi siciliani restiamo diffidenti nei confronti dei calabresi, napoletani e pugliesi. Di fondo noi li consideriamo poco affidabili. Perché? Onestamente non lo so ma ho il sospetto che tale atteggiamento sia imputabile alla ingiustificata e deprecabile superbia di noi siculi. Ne sono conscio.
C'informiamo sullo stato di salute dei figli e della loro evoluzione.
- Ma tu non ti sei risposato? Stavi con una con due zinne così! - mi chiede all'improvviso. Evidentemente i pettorali della mia ex-compagna devono averlo impressionato. Se lei lo sapesse ne trarrebbe grande soddisfazione, anche perché s'era sottoposta ad una operazione per produrre quell'effetto sugli uomini.
- Non, quella è una storia lontana, finita. Adesso sono solo ed ho deciso di restare tale. Sto bene così! -
- Ma non mi sarai divenuto finocchio? - ride battendomi la mano sul braccio - Eh sì, tu sei una persona seria! Se fossi io al posto tuo ... qui libero ... a Parigi! -
Sì, è proprio lui, Pasquale.
Mentre lui parla lo guardo e mi chiedo se devo raccontare un piccolo fatto che risale ad almeno ad una quindicina d'anni fa.
... ... ...
Lavoravamo insieme io e Pasquale, a Milano nella stessa società, nello stesso immobile. Io, come sempre, m'occupavo di finanza, lui dell'attività commerciale.
Un giorno, per ragioni che riguardavano il nostro ambito professionale, mi recai nel suo ufficio per parlargli.
La segretaria, che in generale, faceva barriera era assente.
Bussai. Nessuno rispose. Entrai e trovai l'ufficio vuoto.
L'unica cosa che dava l'impressione d'essere in vita era lo schermo del computer. Dentro di esso, come i tentacoli fluorescenti d'una medusa, delle linee continuavano a generarsi ed a roteare aggrovigliandosi ... sono le immagini che appaiono quando il computer è inutilizzato. Screensaver, si chiamano.
Certe volte agisco senza troppo riflettere e lo feci anche quella volta.
Come ipnotizzato m'avvicinai alla scrivania e cominciai ad usare il mouse e la tastiera.
Dopo aver eseguito la mia azione uscii.
L'indomani incontrai Pasquale che parlava in corridoio col responsabile dell'informatica:
- Voi non sapete cosa m'è successo ieri! Sono arrivato in ufficio col dottor Severini, uno dei miei più importanti clienti. Dovevamo discutere d'una grossa ordinazione. Quando sono andato alla mia scrivania per mostrargli l'andamento degli ordini sullo schermo ... non ho fatto in tempo a toccare il mouse che è apparsa una donna! Il suo viso era in primo piano e stava facendo un bocchino ad un tizio con un coso gigantesco! Ma che figura di merda! -
La mia capacità di dissimulazione raggiunse l'eccellenza perché assunsi l'aria stupita. Risi solo quando l'informatico, che aveva origini partenopee, disse:
- Ma dottò, è sicuro che prima non era andato su un sito porno e se l'era dimenticato? -
... ... ...
No, non glielo racconto. Meglio di no.
Voglio che continui a conservare la mia immagine di siciliano austero.