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venerdì 31 gennaio 2014

The holes in Aleppo - 3


La battaglia durò solo un'ora e si domandarono perché i governativi avessero sospeso il fuoco.
Solo Jaffar, un marocchino che sognava la primavera araba per il suo paese, fu ferito di striscio alla testa. Era stato colpito da un pezzo di calcinaccio schizzato da un muro colpito da una granata.
Sanaa, la moglie del comandante, prontamente lo medicò.
Era l'unica donna presente in quella postazione.
Le bombe lanciate dagli aerei di Bashar Al Assad le avevano ucciso i figli e lei aveva deciso di seguire il marito. Combatteva con lui ed era diventata una temibile cecchina. Occupava sempre l'ultimo piano degli immobili. La chiamavano la Signora dei quartieri alti.
Ahmad si meravigliò di vederla fra gli altri combattenti, era molto riservata.
Da una settimana erano fermi lì. Il colonnello aveva ordinato che dovevano difendere quel crocicchio ed era quello che facevano. Fino a quando non arrivavano i carri armati tutto andava bene.
La polvere sollevata dalle granate ancora non s'era depositata e vagava nell'aria mischiandosi alla leggera foschia mattutina.
- Volevano capire quanti siamo e come siamo armati. Ecco perché hanno provocato questo finto attacco. Fra poco ci manderanno i carri ... Ahmad! -
Il ragazzo arrivò strascicando i piedi. Aveva le orecchie che gli fischiavano poiché non lontano, da dove s'era rintanato con Mohamed ed Abdel, era esplosa una granata. I calcinacci erano ricaduti su di loro ed istintivamente ognuno aveva controllato di non essere ferito.
- Sì, comandante. -
- Vai dal colonnello e digli che ci aspettiamo un attacco. -
Le comunicazioni erano assicurate da staffette. I ribelli erano diffidenti a causa delle intercettazioni sugli apparati elettronici.
Il comandante era un bravo uomo, fervente credente. Lui, come la moglie, non avrebbe toccato un arma se quella guerra non gli avesse portato via i figli. Prima della guerra aveva insegnato matematica al liceo americano di Homs.  Era severo con i suoi uomini nella giusta misura e crudele col nemico come era necessario essere. Ahmad, a differenza del suo amico, lo stimava.
- Dove vai? - gli chiese Abdel.
- Dal colonnello.-
- Stai attento ai cecchini. - gli disse preoccupato, gli faceva da fratello maggiore.
- Non ti preoccupare, passo dai buchi.-
I "buchi" erano i passaggi aperti a colpi di mazza fra una casa e l'altra. Sfondando i muri si i ribelli s'erano procurati delle aperture che permettevano d'avere dei percorsi al riparo dei cecchini.
Ahmad s'infilò in un casa e passando dal "buco" entrò in quella a fianco e poi in un altra ancora.
Quante abitazioni! Sembrava di penetrare e d'uscire nelle vite degli altri. Le stanze che attraversava erano abitate fino a qualche mese prima da famiglie. Adesso erano vuote ma al contempo piene di fantasmi. La guerra aveva violato quei luoghi, li aveva sporcati ma non era riuscita a togliere del tutto l'atmosfera d'intimità della vita familiare. Ahmad sapeva che gli oggetti, i mobili abbandonati dai proprietari in fuga avevano accompagnato l'esistenza degli abitanti ed erano rimasti ancora impregnati della loro vitalità. Il giovane sentì la vita e provò una forte nostalgia. Gli mancava la sua casa. Quel sentimento ormai s'era insediato nel suo animo da diverse settimane.
Non l'aveva confessato neanche ad Abdel.
S'arrestò dentro un salotto dalle poltrone in pelle. Si sedette ed estrasse dalla tasca della giacca la foto ricevuta il giorno prima. Sua sorella ed Angelina Jolie.
Se fosse rimasto a Ruwaished! Anche lui avrebbe... era stanco. Chiuse gli occhi voleva sognare ... solo qualche secondo ... forse qualche minuto.
Si ridestò di soprassalto e senza neanche guardare l'orologio si gettò dentro il "buco".
Gli ci vollero quindici minuti prima di raggiungere il comando del colonnello. Riferì il messaggio affidatogli.
- Dì al tuo comandante che arriviamo a dargli man forte.- assicurò l'ufficiale di grado superiore.
Riprese la strada del ritorno.
Dopo non molto, mentre attraversava il salotto d'una casa borghese, udì il crepitare delle armi automatiche.
Poi, riconobbe l'inconfondibile rumore delle pale rotatorie. I governativi attaccavano dall'aria con gli elicotteri Mi25.
Li sentì passare nel cielo diverse volte avvicendandosi negli attacchi. Dopo un po' s'allontanarono.
Non passò molto ed fu assordato dal ruggito degli aerei che volavano a bassa quota. Erano dei Mig.
Le bombe arrivarono dopo qualche secondo ed il loro fragore s'accompagnò alle onde d'impatto. Ahmad si buttò sotto un pesante tavolo.
La postazione occupata dai suoi compagni era stata duramente attaccata ed i governativi avevano voluto non correre rischi preferendo lanciare un attacco aereo per sfiancare ogni resistenza.
Aveva dormito, non sapeva quanto ma aveva dormito forse il tempo che gli mancava per essere con loro.
Non era con i suoi compagni.
Forse al crocicchio avevano bisogno di lui.
Forse Angelina Jolie l'aveva salvato.