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sabato 4 gennaio 2014

Facci i Pala. Una storia del secolo scorso.


Puntualmente, a metà settembre, il vento di tramontana si presentava al suo convegno annuale. Quell'anno però si fece attendere ed arrivò i ritardo di quasi una decade. Giunse con precipitazione come per farsi scusare. Ma quando arrivò sull'alta scogliera disturbò la quiete dei vecchi ulivi e, fu così maldestro, che abbatté il più vetusto di tutti.
I suoi compagni per protesta smisero di frusciare al suo passaggio e solo così il vento comprese che tanta foga non piaceva proprio a nessuno. Quasi all'improvviso si chetò mantenendo però quel soffio bastevole ad allontanare le nuvole ed a lasciare il cielo terso.
Il mare, colpito da tanta irruenza, trasformò le abituali onde in giganteschi cavalloni che, testardamente per quasi due giorni, s'infransero contro i bianchi scogli indifferenti a quel parapiglia. Ma gli sconvolgimenti non finirono ed in seguito a quel trambusto, la distesa marina col cambio di stagione abbandonò il verde smeraldo e preferì il più elegante blu zaffiro.
Due occhi tanto vecchi che il tempo aveva ridotto a poco più che delle fessure, osservavano la quiete ristabilita. Le pupille dietro le palpebre socchiuse si muovevano vivaci osservando lo spettacolo che, sempre soggetto a varianti ma fedele al solito canovaccio, era replicato da sempre.
L’anziano era seduto su un sedile di pietra che la gente delle mie parti chiama bizzolo, la sua figura era immobile e la schiena, per niente gravata dagli anni, era eretta. Le mani poggiavano su un nodoso bastone puntato sopra il pavimento di cotto. Un berretto sovrastava il volto abbronzato, inciso da rughe profonde, ed il naso piccolo e schiacciato dava al viso un aspetto curioso: quasi piatto.
Quella fisionomia dava al vecchio Domenico un aspetto certamente singolare.
Aveva vissuto tutta la vita scrutato dalla curiosità della gente e se da giovane ciò lo infastidiva, con la maturità era subentrata l'abitudine. In ogni caso quel viso cosi particolare era all'origine del suo nomignolo oltraggioso e sarcastico che in quelle contrade é chiamato 'ngiuria e spesso viene utilizzata in sostituzione del nome tanto che s’è conosciuti più per essa che per il proprio nome di famiglia! Anzi, alcune volte si sono create delle dinastie, dove il sopranome viene tramandato da padre in figlio. Come un titolo nobiliare.

L'ngiuria di Domenico era facci i pala.
Gli era stata attribuita nel millenovecentoventitre quando il vecchio ed il suo amico Sebastiano avevano sedici anni. Quel giorno, dall'alto del promontorio, accovacciati su una roccia contornata da folti grovigli di fichi d'india, guardavano il mare di settembre già colorato di blu. Aspettavano d'assistere al passaggio dei tonni scortati dai delfini. In quegli anni, nella giusta stagione, se si era fortunati, era possibile seguire le loro rotte dalla terraferma.
I due amici, attenti, scrutavano l'orizzonte e con sottile piacere aspiravano a turno una sigaretta confezionata con tabacco di mozziconi ed avvolta in un pezzetto di foglio di giornale.
Erano talmente rapiti da quell'azione di vedetta che neanche si accorsero del passaggio su un sentiero adiacente di Pippo ed Enzo, due ragazzotti loro coetanei che li avvicinarono attratti da quella puzzolente sigaretta.
- Ce lo fate fare un tiro? -
Domenico trasalì ed indispettito rispose:
- Andatevene! Non è cosa per bambini! -
I due intrusi s’offesero e si guardarono. Poi, Enzo con sarcasmo:
- Ma guarda chi parla! Facci i pala! -
Sebastiano, che stava per inspirare it fumo, allontanò dalla sua bocca la sigaretta e guardò l'amico che taceva offeso. Poi con il viso congestionato per la rabbia disse:
- Che hai detto, scimunito?
- L'amico tuo ha una faccia talmente piatta che non si riesce a distinguerla dalla pala di un fico d'India. Dipingilo di verde e mettigli qualche spina qua e la e vedrai che saranno identici! -
Sebastiano saltò giù dalla roccia e colpì con un violento pugno il viso di Enzo. Ne nacque una zuffa che coinvolse in men che non si dica Pippo ed il vituperato Domenico. Lo scontro fu tale che tutti e quattro ne uscirono col viso insanguinato ma i due provocatori ebbero la peggio ed abbandonarono il campo.
Ansimanti, ma felici per la vittoria, riguadagnarono la cima della roccia.
- Bastardi! - inveì Domenico ma poi, afferrando il braccio  dell'amico ed indicando un punta nell'orizzonte, disse:
- Guarda! -
I tonni stavano passando di fronte a loro a poco più di mezzo chilometro dalla scogliera, imbiancando con spruzzi il mare. Il loro transito appariva come la parata di un esercito inoffensivo e gioioso. Gli acrobatici salti ed il continuo affiorare d’alcuni branchi di delfini resero quella esibizione più festosa. La guardarono rapiti.
Quella visione lentamente sparì dietro una punta rocciosa e fino a quando non parve loro d'intravedere l'ultima bianca spuma prodotta dall'allegro corteo, rimasero in silenzio quasi, per non disturbare lo spettacolo a loro offerto. La straordinaria apparizione li lasciò attoniti ed al contempo emozionati.

Dopo quel giorno tanti ne trascorsero e tante cose si compirono e tante mutarono.
Il passaggio dei tonni si fece sempre più raro fino a scomparire.
Molte persone non c'erano più e da più di trent'anni era giunta la notizia che Sebastiano si era perso nel ghiaccio e nella neve al ritorno da una guerra in un paese lontano, dove nessuno ha mai visto i tonni migrare.
Il vecchio facci i pala scrutò l'orizzonte, chissà forse un giorno sarebbero tornati.