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mercoledì 31 dicembre 2014

I perdenti


Non so perché, ma da un po' di giorni mi dico che voglio scrivere un pezzo sui perdenti. 
Perché? 
Perché mi piacciono. 
Ho una naturale simpatia verso i perdenti. Non per questo aspiro ad essere tale, anzi sono sicuro che nessuno vuole esserlo. Eppure si è perdenti e nel mondo sono più numerosi coloro che appartengono a questa classe che a quella dei vincenti.
Ma chi sono i perdenti?
Coloro che non vincono, semplice, no?
Allora lo siamo tutti, non si è mai completamente vincitore nella vita, anzi non lo è nessuno perché, alla fine, moriamo ed anche i vincitori che nulla possono contro la morte. 
Discorso chiuso, direte voi!
Ed invece no, perché in questa vita noi ce ne freghiamo della morte e facciamo tutto come se non esistesse, come se riguardasse gli altri, non noi.
Provate a pensare alla morte e tutto vi sembrerà caduco: la carriera, il lavoro, i soldi, la bellezza ... eh sì, anche l'arte! La mia cara ed amata arte! Concentratevi sull'opera più bella che, secondo il vostro gusto e la vostra inclinazione, un uomo abbia mai eseguito. 
Per quanto bella possa essere, per quanto sublime rimane vacua di fronte alla ineluttabilità della morte.
Hominem te esse memento! Memento mori! (Ricordati che sei un uomo! Ricordati che devi morire!),sussurravano all'orecchio dei generali gli schiavi che li accompagnavano nella loro marcia trionfale.
Diciamocelo: la morte è una minchia di problema a cui tutti gli uomini, da quando sono esistiti, si son dovuti confrontare.
Tutte le religioni e tutte le filosofie che gli esseri umani hanno concepito avevano il fine ultimo di spiegare la morte o quanto meno di giustificare la vita. Certo, che d'energie fantasiose ce ne abbiamo profuse! Ma il problema è ancora lì ed ogni spiegazione e giustificazione, alla fine, ha sempre almeno una falla.
Quindi non sarà certamente da queste quattro povere righe che uscirà la risposta all'annoso problema.
E poiché si tratta di qualcosa d'irrisolvibile preferisco ignorarlo, proprio come voi tutti fate.
Quindi torniamo a noi, cioè ai perdenti.
Perché ci sono i perdenti? Perché gli esseri umani spinti da una forza irrazionale devono lottare sempre contro qualcosa o qualcuno per finire vinti o vincitori. Quando vincono si trovano un'altra sfida ... e così via, l'avventura ricomincia.
Personalmente se il processo fosse rivolto solamente verso le "cose", la "natura crudele"o  le malattie non mi sentirei capace di dare alcun giudizio negativo alla lotta per la ricerca della vittoria. Così non è quando invece l'uomo ha bisogno di lottare e di vincere per sottomettere altri uomini.
Ecco, in questo caso il mio pensiero si ribella.
Posso ribellarmi quanto voglio ma così è se vi pare o no!
Gli esseri umani trascorrono la maggior parte del loro tempo a battersi fra di loro cercando d'affermarsi gli uni sugli altri. Ciò avviene in qualsiasi ambito ma quello che restano i principale sono l'accumulazione della ricchezza e la presa del potere. Su questi due campi di battaglia chi s'impone può permettersi di proclamarsi vincitore assoluto ed s'inebria così tanto da illudersi d'essere al di sopra degli altri. Non più tardi d'un secolo e mezzo fa esistevano monarchi che si dicevano re od imperatori per volontà divina! Adesso nessuno si proclama asceso al trono per volere di Dio (sì, ce n'è uno: il papa!) ma sono intimamente convinto che, fra i potenti della terra, vi siano coloro che lo pensano anche senza confessarlo!
Ricordate Charlie Chaplin quando faceva giocare Hitler col mappamondo? Beh, chi mi dice che al chiuso d'una stanza non ci sia qualcuno che faccia la stessa cosa?
La ricerca dell'affermazione, del successo, la volontà di scalare una piramide fatta di essere umani per arrivare fino alla cima e sedercisi sopra, sembra essere l'istinto che condiziona l'agire di ogni uomo o donna. Ce lo insegnano nelle scuole fin da quando siamo piccoli e c'infarciscono d'ammirazione per uomini come Alessandro Magno, Cesare, Augusto, Carlo Magno, Tamerlano, Solimano, Gengis Khan, Napoleone ... tutte vite su cui si basano i modelli di riferimento della nostra società. Spesso si ripetono i loro aforismi (spesso banali) citati come frasi dal contenuto divino neanche se fossero estratti dalle tavole dei dieci comandamenti. Non sono più umani, ma super-uomini ... dei, insomma! Per me restano e rimangono dei psicopatici (con le dovute eccezioni!) disposti a tutto pur di salire in cima della piramide umana.
Siamo impregnati dalla cultura del successo perché si ritiene che questa sia il motore dell'umanità. Tale concezione è talmente radicata che è diventata un'ossessione tanto che in alcuni paesi dell'estremo oriente (Cina e Corea, per esempio), l'hanno adottata come modello per educare le ultime generazioni che dovranno diventare le prossime classi dirigenti.
Da quelle parti, nei paesi cosiddetti emergenti cercano d'emulare quello che viene mostrato dai paesi occidentali come il modello sociale  che dovrebbe renderli finalmente emersi!
Fra questi quello che conosco meglio, dopo l'Italia, è la Francia. I cisalpini hanno un sistema scolastico molto selettivo che mira a selezionare una ristretto numero di persone che dopo dovrebbero essere i funzionari dell'apparato statale. Tale organizzazione, detta delle "Grandes Ecoles", fu concepita (manco a dirlo) da Napoleone.
In realtà, nel secondo dopo guerra i grossi gruppi hanno attinto da queste università per cooptare nelle loro strutture i futuri grandi "manager". A partire da certi livelli di dirigenza, li trovate dappertutto, nelle grandi aziende e, spesso, oltre al loro curriculum scolastico sono legati da solide connessioni massoniche. Ciò che m'impressionò quando cominciai a vivere in Francia fu scoprire come la predestinazione al "successo" nelle giovani generazioni fosse già stabilita a ventiquattro, venticinque anni e come questi individui si sentano già vincenti, socialmente parlando, in giovane età. Com'è possibile che la nazione che ha prodotto la rivoluzione dei perdenti più famosa del mondo (il quarto stato), abbia ricreato dopo duecento anni un sistema dove esiste ancora una classe (quella dei burocrati) che domina sugli altri?
Che la controrivoluzione non sia ancora finita in Francia?
Mah!
Comunque sia, la società organizzata fra vincitori e vinti, fra dominati e dominanti è ancora imperante e rappresenta un elemento di frustrazione per chi non riesce ad arrivare ai vertici della piramide ma resta alla base.
Ultimamente ho pranzato con un signore che può essere considerato fra coloro che hanno fatto una invidiabile e brillante carriera nell'ambito di grossi gruppi industriali francesi (è stato a capo di tre delle più importanti aziende cisalpine). Purtroppo una malattia ha arrestato il suo progredire e malgrado che i suoi problemi di salute siano stati sconfitti lui ormai è fuori dal "grosso" giro!
L'ex-grand'uomo aveva l'aria un po' mesta, forse avvilita.
- Che fa adesso? - gli chiesi.
- Mah, vorrei dare una mano ad altri capi d'azienda per far crescere ancora di più le loro società! -
- Insomma, vuole fare il consulente ... il consigliori. -
- Il cons ... chi? -
- Sa, io sono siciliano ... nelle strutture mafiose ci sono coloro che consigliano ai capi ... gli advisor ... i consigliori, per l'appunto! -
- Ah, capisco. -
- ... e se invece la piantasse lì? ... invece di ronzare attorno al potere e di fare come gli ex-fumatori che sniffano il fumo delle sigarette degli altri ... girasse le spalle a tutto ciò e si dichiarasse finalmente "vinto"? Noi due abbiamo grosso modo la stessa età, se le statistiche hanno ragione, con un po' di fortuna dovremmo vivere ancora vent'anni. E lei vuole ancora stare lì a giocare a fare il manager? Perché? -
Non so se si toccò i suoi attributi sotto il tavolo (l'uomo ha vissuto diversi anni in Italia) ma non rispose. 
- E' bello essere della parte dei vinti ... - dissi forse ispirato dal buon Bordeaux - Noi siamo tanti, siamo quelli che facciamo l'umanità siamo alla base, senza di noi la piramide non esisterebbe neanche. Noi esisteremo sempre, magari in incognito, coloro che sono in cima non ci saranno più, sono destinati ad essere ricambiati, rimpiazzati ... anche noi lo saremo  individualmente ma la  nostra classe è solida e forte in quanto siamo un blocco unico, siamo anonimi e quindi duraturi. Noi, quelli della base, possiamo avere la mia faccia, quella dei miei figli, dei miei nipoti ma esisteremo sempre anche se ignorati. Son quelli come noi, che hanno costruito le città, i ponti, le muraglie Cinesi. Siamo noi che diamo la vita a questo mondo. Siamo in maggioranza, siamo quasi sette miliardi e per questo siamo i più forti. I vincitori fanno quello che vogliamo noi, loro non lo sanno ma sono i perdenti che fanno la storia. I perdenti restano, sopravvivono, i vincitori no e spesso spariscono nel mare magnum dei perdenti. E' solo una questione di tempo. -
L'ex grand'uomo mi guardò e non rispose.
Io alzai il calice che conteneva ancora qualche goccia di vino rosso.
- Brindiamo, brindiamo ai vinti ... brindiamo a noi! -
Continuò a guardarmi senza favellare, perplesso.
- ... io brindo ai perdenti ... che alla fine non perdono mai ... lei, lei faccia la minchia che vuole! -

... e così sia.







lunedì 22 dicembre 2014

Un altro decollo da rue de Nanterre



... e Gina vola. Vola nella notte su Parigi appesa a duecentocinquanta gabbiani.

L'italiano l'aveva convinta ed aveva piano piano corroso la sua diffidenza. 
Quando sull'ampia terrazza dell'immobile di rue de Nanterre trovò tutti quelli uccelli ad attenderla, le sembrò di sognare e di trovarsi dentro un film di Hitchcock.
Era surreale essere su quella terrazza ed era straordinario vivere quella esperienza incredibile.
L'italiano le abbottonò l'imbragatura collegata con i fili a ciascun gabbiano.
- Quando vuoi cambiare direzione dillo a Biagio, ti ricordi l'abbiamo conosciuto insieme sulle scogliere di Etretat? C'è un altro gabbiano che parla italiano, si chiama Pasquale e viene da Procida ma quello si lamenta e basta. -
Quando si sollevò vide allontanarsi il pavimento della terrazza e l'italiano farsi sempre più piccolo. Le mancò quasi il respiro. Non aveva il coraggio di guardarsi attorno e cominciò a farlo quando lo stormo fece un largo giro intorno alla Mairie.
- Dove andiamo? - le chiese Biagio.
- Portami sopra Parigi. -
- Giro turistico? -
- Giro turistico. - gridò Gina che avendo vinto la costernazione ormai era in preda ad una irrefrenabile eccitazione.
- Bau, bau. - abbaiò il cavalier King Charles Wilson che attraverso i vetri di una delle case di rue de Nanterre vide quello spettacolo volante.
- Ma che ha? - esclamò la sua padrona destata nel pieno della notte.
- Vai a cuccia Wilson! - gli ordinò gridando dalla stanza da letto il suo padrone - Sta diventando nevrastenico, bisognerà farlo accoppiare. - commentò poi.
- Sesso, sesso, sesso ... da quando Freud ve l'ha raccontata voi umani spiegate tutto col sesso. Anche voi abbaiereste se vedeste tutti quei gabbiani trascinare in aria una donna! - pensò Wilson che brontolando ma ubbidiente, dopo aver fatto due giri su se stesso, s'accucciò sul suo giaciglio.
S'addormentò rilasciando un leggero guaito e sognando, ben presto, di volare anche lui con i gabbiani.

- Hai freddo? - le chiede Biagio.
- No, va bene così ... mi sono ben coperta ... solo un po' di aria gelida sulla faccia. -
- Muovi le gambe, come se andassi in bicicletta.  Così fai circolare il sangue. -
Gina comincia a pedalare nel vuoto.
- E se incontrassimo Babbo Natale? - domanda poi divertita.
- Perché dovremmo incontrarlo? - chiede Pasquale, il gabbiano campano.
- Beh, siamo a ridosso delle feste e Babbo Natale vola su un carro trainato dalle renne! -
- Le renne non volano! -
- Ma quando mai hai visto tu delle renne a Procida, te? ...che ne sai delle renne? Ma pensa te? - interviene Biagio.
- Ohè ... ma che tieni? Mica stavo parlando con te! Ma che stai girato male? -
- Dai su, vola ... tasi e vola! ... che poi ti manca il fiato! -
Gina li ascolta appena, i suoi pensieri volano con lei e la portano ben lontano, non sopra a Parigi, ma nei pressi del vulcano Etna, a Misterbianco dove la sua vita è cominciata.
Gina, la transessuale, si ricorda quando era un ragazzino.

- Luigi è na' fimminedda! Luigi è na' fimminnedda! - gli gridavano i suoi coetanei maschi.
Un giorno lo circondarono e cominciarono a girargli attorno come facevano gl'indiani nei film. L'avevano spiato e l'avevano sorpreso calzare le scarpe con i tacchi di sua madre.
Luigi li guardava fissi negli occhi uno ad uno. Cosa s'aspettavano che abbassasse lo sguardo o che piangesse proprio come una fimminedda?
I suoi assalitori mal sopportarono quella sfida e Itano, il più grande di tutti che già aveva sparato con la pistola di suo fratello maggiore, propose:
- Portiamolo nella casa sdirrubata e viremo se vergine è.-
Lo immobilizzarono e lo trascinarono via nella casa diroccata. Luigi lasciava che facessero, nei suoi occhi non c'era paura o vergogna ma semplicemente il niente.
Sembravano solo una numerosa banda di monelli che giocava nelle polverose strade di Misterbianco in mezzo a case senza intonaco e cassonetti stracolmi di maleodorante immondizia che il caldo di quel giugno inoltrato ne accelerava la putrefazione.
Lo spogliarono e lo violentarono col manico di una scopa e lui lasciò che facessero forzandosi di non piangere malgrado il dolore. Si fermarono solo quando lo videro sanguinare.
- Ora non sei più vergine, la bottana puoi fare. - disse Itano.
Luigi ebbe un emorragia e dovette essere ricoverato ma quando fu interrogato dal poliziotto la vergogna gli suggerì una menzogna e  disse d'essersi fatto male cascando su una pietra.
Ritornato a casa non uscì per settimane neanche quando sua madre gli chiedeva d'andare a comprare il pane. Disegnava, tracciava linee su linee e sui fogli apparivano case sempre più belle, sempre più fantasiose.
Un giorno sua madre insistette più del solito perché uscisse a comprare il pane e lui varcò l'uscio di casa facendosi accompagnare dalla sorellina come se quella bambina che teneva per mano potesse proteggerlo.
Appena girato l'angolo, davanti a lui si parò Itano.
- Allora bottana che fai? Sparisti ... che fai non travagli? Luigi ... anzì no Luigina, Luigina la bottana. Per gli amici Gina. - rise per la sua facezia.
Luigi lo guardò fisso, inespressivo. Strinse solo un po' di più la mano di sua sorella.
- La viri chista? - Itano alzò leggermente il bordo della sua maglietta abbastanza per mostrare il calcio di una pistola - Io sparo a tutti nella tua famiglia e comincio con la picciridda - disse indicando la bambina che con la mano libera si schermava gli occhi feriti dai raggi del sole.
- Ma che vuoi? Lasciami in pace! - Luigi era terrorizzato ma si sforzava per non darlo a vedere.
- Che cosa voglio? Che tu travagli pi mia come bottana. Ho già dei clienti ... stasera t'aspetto alla casa sdirrubata ... vieni, sennò ammazzo ta soro! Fatti bella, Gina la bottana! -
E Luigi quella sera andò.
Quando tutto fu finito, Itano gli disse:
- Tieni, cinquemila lire: mille per cliente! Accattati la ciungamme! - rise l'aguzzino sprezzante.
No, Luigi non comprò la chewing gum ma nascose i soldi e continuò a farlo finché prese il diploma di geometra. Quello stesso anno Itano morì ammazzato nella zona del porto a Catania, aveva voluto allargare il giro senza chiedere permesso.
Luigi si pagò un biglietto ferroviario ed il treno si fermò a Parigi, lì cominciò a studiare architettura.

... e Gina vola, vola nei cieli di Parigi.
Ormai da tempo è divenuta la sua città.
Accarezza la metropoli con lo sguardo e l'abbraccia perdonandole la durezza delle prove che ha dovuto sostenere. Per Gina, Parigi è come una bella donna ingioiellata di luci nella notte, algida e severa ma che sa essere anche accogliente in maniera discreta, forse troppo.
In essa ha lottato e s'è riscattata continuando a fare il lavoro per tanto tempo praticato sulle pendici dell'Etna. Col vecchio mestiere s'era pagata gli studi fino a quando ricevette il titolo di architetto.
Era la più bella, Gina la sicilienne la chiamavano al Bois de Boulogne.
Eccolo lì lontano, il Bois de Boulogne, racchiuso fra le luci della periferia ed il lento scorrere della Senna, come un inguine femminile pieno di mistero e di sensualità.
Sì, Gina, vola ... e sorridi a Parigi!
Certo, lei ricorda tutto anche quando decise d'uscire dal bozzolo e il corpo di crisalide maschile si trasformò in quello d'una farfalla, una vera farfalla donna che cominciò a volare dopo un anno di sofferenze.
- Allora, Gina? Ti piace il giro turistico? - le chiede Biagio.
- Certo che mi piace! Mi piace tutto ... e mi piacete anche voi, cari gabbiani! ... v'assicuro che vi farò fare una scorpacciata di cibo così che non vi potrete più alzare in volo! -
Tutta quella popolazione cosmopolita di volatili rispose in gabbianese. I gabbiani infatti conoscono il significato della parola "cibo" in tutte le lingue del mondo anche se provengono da paesi differenti.
- Ohè guagliò e statevi citti, zitti ... non sia mai che, con tutto questo casino, qualcuno da sotto ci senta! - dice Pasquale cercando di calmare gli animi.
Gina ride felice ... ha un'altra ragione per farlo: quel giorno stesso ha ricevuto dal notaio l'atto d'acquisto della casa sdirrubata di Misterbianco.
Sì, la restaurerà e la farà maestosa come un tempio del dolore ormai lenito ma non ancora dimenticato.
Ma al contempo sarà bella, la più bella casa di Misterbianco.

venerdì 12 dicembre 2014

... come eravamo?


Mi scuso con chi ama solo i miei racconti, ma ogni tanto ho bisogno di scrivere quello che penso ... ed oggi ho proprio voglia di lasciar libero l'italopensiero!

Tesi

Se vogliamo uscire dall'impasse economica sociale in cui siamo bisogna ritornare al modello italiano, quello che ci ha fatto rinascere nel dopo guerra quando l'industria di Stato ha trainato la crescita.

Premesse Storiche

Circa vent'anni fa distrussero l'industria di Stato in nome del liberismo nell'illusione che, prendendone l'eredità, sarebbe stato rimpiazzato da grandi gruppi privati che avrebbero promosso la crescita e favorito la ricerca. Ma gl'italiani non sono animato dallo spirito del capitalismo protestante, siamo cattolici. La maggior parte degli imprenditori italiani puntano all'arricchimento veloce, per investire su se stessi e sulla loro famiglia.
Perché siamo così ? Individualismo? Forse sì, ma io cerco di spiegarlo frugando nella nostra storia e nell' osservazione della morfologia geo-politica del bel Paese per più d'un millennio e mezzo.
Nei secoli l'Italia è stata frantumata in staterelli, la cui esistenza era favorita dalla Chiesa che mal vedeva un potere temporale tanto forte da poterla opprimere. Abbiamo avuto molti principi (con buona gloria di Machiavelli e Castiglione) con magnifiche regie e palazzi che hanno favorito l'arte e la cultura per abbellire le loro dimore ma nessuno ha veramente investito per rendere il suo dominio cosi potente da permettergli una politica espansiva necessaria per creare un grande stato. Si è dovuto aspettare la seconda metà del secolo diciannovesimo perché una casata decidesse, spinta da una classe borghese che voleva emulare quelle del nord Europa, di rendere lo stivale un solo paese.
Ma questo non è bastato per creare una vera classe imprenditoriale forte, anzi, per essere più precisi, una mentalità imprenditoriale capace di produrre gruppi industriali. Nella nostra storia recente (ultimi cento trent'anni, per intenderci) abbiamo annoverato tanti speculatori ma pochi industriali! Certo, abbiamo avuto degli esempi illustri soprattutto nel mondo della moda ma non sufficientemente imprenditori per divenire "capitani d'industria" su scala internazionale. Negli anni ottanta del ventesimo secolo ci sono stati degli imprenditori che hanno provato ad ingrandirsi e ad uscire dai confini nazionali (De Benedetti, Ferruzzi/Gardini e lo stesso Berlusconi. Li definirei comunque speculatori piuttosto che capitalisti industriali!) ma sono stati tutti ricacciati oltre le Alpi dopo esser stati ignominiosamente bastonati. Il caso Fiat è una storia a sé stante: l'evoluzione del gruppo non ci sarebbe stata se dietro non ci fosse stata l'Italia intera a sostenerlo ed a foraggiarlo fin dai suoi esordi e quindi se non fosse stato sostenuto dallo Stato (qualcuno si ricorda lo sforzo bellico della prima guerra mondiale, le casse integrazioni senza fine ed i finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno?).

Teorema

Insomma grosse multinazionali non siamo mai riusciti a crearle e se non ci fossero state società come l'ENI, l'IRI, la SIP, l'ENEL ... noi saremmo ancora al palo e, non avendo neanche le realizzazioni strutturali (autostrade, linee telefoniche, linee elettriche) eseguite nel secondo dopoguerra, saremo ancora a raccontarci che small is beautiful!
Forse parto da lontano ma tutto questo parlare e girare intorno al problema del rilancio dell'economia e della crescita comincia a saturarmi.
L'Italia è una nazione di sessanta milioni d'abitanti, tutti geniali e simpatici ma con la genialità e la simpatia non si mangia.
Anche altri paesi hanno le loro qualità e s'identificano con peculiarità che li rendono unici e rimarcabili. Ma di chi sto parlando? Della Germania (81 milioni d'abitanti), della Francia (66 milioni), della Gran Bretagna (60 milioni), della Spagna (47 milioni) ... e tutti gli altri. Ogni paese lavora per uscire da quella che viene chiamata crisi  (ma noi sappiamo benissimo che non si tratta d'una crisi ma d'un cambiamento strutturale dell'economia mondiale).
Domanda: ogni paese preso a se stante potrà venirne fuori? O meglio: la Germania potrà farcela contro un mercato mondiale composto da sette miliardi (meno ottanta) d'abitanti di cui buona parte appartengono ai paesi emergenti caratterizzati da un'economia che diventa sempre più organizzata e sufficientemente ricca per sostenere il proprio sviluppo? La stessa domanda è lecito porla all'Italia, alla Francia, all'Inghilterra, alla Spagna ed a tutti gli altri. No, ogni singolo paese non può farcela ed i governanti lo sanno bene, ma per convenienza politica non lo confessano. Per venirne fuori i paesi europei hanno solo una soluzione: divenire un tutt'uno eliminando ogni separazione sostanziale. La strada è la condivisione, il superamento degli egoismi e l'accantonamento di ogni sentimento di voler prevalere sugli altri.
Purtroppo si tratta d'un processo lungo che, osservando le dispute fra nazioni, sembra quasi un'utopia. Forse bisognerà che si tocchi il fondo del pozzo per arrivare ad una presa di coscienza?
Forse, non so ... ma il cambiamento di direzione non è certamente per domani.
Quindi, poiché non possiamo aspettare che l'Europa si faccia veramente (quando cadranno i nazionalismi e si bruceranno le bandiere?), dobbiamo di nuovo ricreare il modello economico che s'è rivelato adatto alla ripresa e che ci ha consentito d'emergere in pochi anni dalle macerie della guerra. In poche parole bisogna riesumare un ente per la ricostruzione e non affidarsi a capitali stranieri che non svilupperanno mai la ricerca in Italia. Perché il punto è proprio questo: vogliamo riprenderci? Bene, finanziamo la ricerca e investiamo nelle infrastrutture che cominciano ad essere obsolete. Le piccole e medie imprese non possono permetterselo, non hanno i mezzi. Solo lo Stato può reperire le risorse finanziarie per sostenere la ripresa in un contesto mondiale aggressivo ed agguerrito.
Ma l'Europa non lo permetterà mai attraverso il trattato di Maastricht.
Che si fotta l'Europa! ... intendo quella di adesso inconcludente e che polemizza ancora sulla supremazia delle diverse politiche economiche nazionali.
Mentre il vecchio continente segue il suo lungo processo di presa di coscienza, noi non possiamo rimanere con le mani in mano.
Per crescere abbiamo bisogno d'aumentare l'indebitamento? Ebbene aumentiamolo.
L'Europa non fa niente per aiutarci veramente e c'impone solo uno sviluppo che prende ispirazione da quello tedesco. Ma noi siamo italiani ed il nostro capitalismo non ha la stessa struttura di quello francese o quello tedesco, siamo semplicemente diversi perché allora non seguire un sentiero di ripresa che ci è più congeniale? In ogni caso per l'Europa stessa è bene che l'Italia sia forte economicamente ... certo non dobbiamo creare dei carrozzoni che sono stati poi all'origine dello smantellamento dell'industria di Stato. Dobbiamo tenerli lontani soprattutto dalla politica e governarli da un istituto al disopra dei partiti (presidenza della Repubblica?). Il nostro modello del dopoguerra è quello che ci consentirà d'intraprendere la via più breve evitandoci di svenderci al primo offerente. E' certo che di quel modello dovremo tenere vivo il buono (spirito imprenditoriale e strategie industriali) e disfarci del cattivo (maneggio politico e clientelismo).
In Europa non si è voluto creare nessun sentimento di solidarietà ma si sono continuati a nutrire dei "distinguo" che continuano a farci sentire italiani, francesi, tedeschi, spagnoli ... fino a quando non si bruceranno le bandiere e ci si scorderà dei nostri nazionalismi niente di positivo potrà prospettarsi davanti a noi ... nel frattempo? Bene nel frattempo bisogna arrangiarci (siamo italiani, giusto? ... eh, eh!), fermando l'autolesionismo anche perché (diciamocelo!) teniamo famiglia e chi da mangiare alle creature? Angelina Merkel?
Quindi inutile inoltrarci su altri sentieri sconosciuti e lasciarci andare al depauperamento volontario per entrare a far parte di coloro che si sono immolati sull'altare del liberismo.
Bisogna solo essere pragmatici e non aggrapparci a scuole di pensiero economiche che sono sterili.
Noi abbiamo bravissimi imprenditori di aziende medio piccole che in quanto tali si battono in un mondo dove (alla faccia del liberismo!) valgono le regole dei più forti e di coloro che occupano larghe fette di mercato. Questi sparuti capitani di ventura (fra essi non annovero gli sparvieri, gli speculatori e gli sfruttatori che spesso si autoproclamano imprenditori) non hanno protezione. Non sostengo il becero protezionismo ma la creazione di strutture industriali (e non) forti e trainanti un'economia che non si riprenderà mai se non avviene niente che cambi velocità e dia sicurezza ad una nazione agognante.

Constatazione finale

Forse abbiamo ancora bisogno di uomini come Enrico Mattei, Raffaele Mattioli, Guidi Carli ed Ugo la Malfa, personaggi che durante la loro vita sono stati a lungo osteggiati ed accusati di dispotismo. Sarà, ma erano dei visionari senza i quali lo stivale non avrebbe ricucito le sue profonde ferite e provocato la sua (ri)nascita !
Una cosa è certa: da quando sono spariti dalla scena, l'Italia non è stata più come prima ed a cominciato a spegnersi.

domenica 7 dicembre 2014

Le strane avventure dell'italiano di rue de Nanterre


L'italiano esce ogni mattina alla stessa ora per recarsi in ufficio.
Da un po' di tempo si sente osservato mentre attraversa rue de Nanterre. Già diverse volte, in questi ultimi giorni, ha sorpreso una sua dirimpettaia (deve essere madame Jeanne) osservarlo attraverso i vetri. Monsieur Régis, mentre apre la sua bottega di calzolaio, lo saluta e lo guarda con aria dubbiosa. Certo, s'è fatto ben pagare quegli oggetti di cuoio a forma di cono ma ancora non è riuscito a capire a cosa servissero! L'uomo gli aveva detto che erano dei copri bottiglie ... dei copri fiaschi ... non s'era spiegato bene, anzi, non aveva voluto essere chiaro, di questo ne era quasi certo!
Mah!
L'italiano è un po' ansioso. Quella mattina deve presentare le conclusioni d'un importante lavoro e quando deve parlare in pubblico si sente sempre a disagio. Per non angustiarsi cerca di pensare invece al suo straordinario potere. L'ha scoperto per caso ed ora ne è certo: ciò che accade ha una connessione con i voli dei gabbiani! Sì, una connessione, diciamo ... indiretta.
... ... ... ...
Non bisogna credere che l'italiano si sentiva appagato per quell'esperienza. Sapeva che avrebbe ripetuto lo straordinario volo al seguito dei gabbiani. Anche gli uccelli lo sapevano.
Quanto atterrò sul piatto tetto del suo immobile era felice e quasi non si reggeva più sulle gambe per l'emozione. 
Rifocillò i gabbiani affaticati, distribuendo gli avanzi di lavorazione dei macellai e salumai del vicinato raccolti nei giorni precedenti. Mentre eseguiva questa operazione cominciò a spogliare i gabbiani dei loro corpetti di cuoio su cui erano assicurati i fili a cui era appeso durante il volo.
Mentre passava davanti a Biagio, il suo gabbiano preferito, udì l'uccello ridere. 
- Uhé, sei tutto svuncio, terrun! Sei sporco! -
Anche gli altri gabbiani cominciarono a ridere sguaiatamente.
- Togliti la giubba. -
In effetti sulle spalle era tutto sporco d'escrementi.
- Io o saccio chi ha stato! ... Ingolf, u tedesco! - disse Pasquale, il gabbiano procidano - Chillo mangia delle schifezze e tene sempre male e panza! -
- Non ti preoccupare, porta fortuna. - gli disse Biagio.
- ... ma t'immagini quanta fortuna tiene adesso? ... con tutta quella merda vince pure la lotteria! -
Tutti i gabbiani risero senza ritegno.
L'indomani mentre attraversava la strada un ciclista quasi lo travolse ma riuscì a scansarsi all'ultimo istante.
- Ma vai a cagare! - gli disse in buon italiano.
Dopo qualche secondo il ciclista s'arrestò ed in mezzo alla strada, incurante dello sguardo dei passanti, s'abbassò  i pantaloni, s'accucciò e si mise a defecare!
- Ma che diavolo fa? - disse una signora stretta nel suo cappotto.
- La cacca! - rispose un bambino come se farlo in pubblico fosse la cosa più naturale del mondo.
Un ragazzotto riprese la scena col suo cellulare e la postò su Youtube, spopolando nella rete!
Passarono due giorni e l'italiano organizzò un altro volo su Parigi.
I gabbiani che (contrariamente a quello che si può credere) sono animali metodici, assunsero la stessa formazione della prima straordinaria impresa.
Avendo acquisito un po' più d'esperienza i volatili ed il loro passeggero eseguirono volteggi più azzardati e si concessero anche delle evoluzioni fra le torri de La Défense.
Quando atterrarono, alla fine del volo, l'italiano scoprì che la sua giubba era ancora tutta lorda.
- ... è stato ancora Ingolf! - annunciò Pasquale - ... e quello tiene sempre la cacarella! -
Per nulla contagiato dall'ilarità dei gabbiani che si divertivano un mondo per quelle goliardate scatologiche, l'uomo chiese a Biagio, in qualità di capo-stormo, di spostare la posizione di Ingolf nel prossimo volo evitando che fosse proprio sopra di lui.
L'indomani tutta l'Ile de France era bagnata da una pioggerellina che il tempo meteorologico, quando non vuole essere né buono né cattivo, asperge giusto per infastidire gli esseri viventi.
L'italiano aveva dormito poco ed era di cattivo umore.
Una signora maleducata, di quelle che, comunque vada il mondo, credono che gli altri umani siano solo di contorno, con la stecca dell'ombrello quasi gli cavò l'occhio e non si degnò neanche di scusarsi!
- Ma ficcatelo in culo! - mormorò fra i denti l'italiano.
Trascorse qualche secondo e la maleducata, nel bel mezzo del marciapiede, dopo essersi liberata degli indumenti che le coprivano il deretano, cominciò a praticare la sodomia con l'attrezzo che poc'anzi quasi aveva provocato l'accecamento dell'italiano.
Si scatenò il pandemonio ed anche il traffico s'arrestò e l'oscenità fu interrotta da due poliziotti che passando  di lì per caso trascinarono la forsennata dentro la macchina.
- Lasciatemi, lasciatemi! - gridava - Ma come vi permettete? -
- Ma che sta succedendo a questo mondo? Non si possono più lasciare i bambini camminare per le strade ... se ne vedono di tutti i colori! Pensi che alcuni giorni fa un ciclista s'è messo a far la cacca in mezzo alla strada! Vergognoso! - commentò  una signora che esterrefatta cercava di mettere una mano sugli occhi del bambino con cui era in compagnia.
L'italiano era sgomento.
Ma come era possibile? Sì, certo, doveva esserci una connessione fra i voli e quello strano potere che gli dava la possibilità di far fare alla gente delle cose anche umilianti!
Ne era convinto.
Qualche giorno dopo mentre effettuava il volo notturno con i suoi duecentocinquanta gabbiani, individuò chi sarebbe stato il malcapitato del giorno seguente. Una piccola vendetta, innocua ... per fare giustizia!
Dopo essere atterrato sulla terrazza, controllò ben bene che la sua giubba non fosse macchiata dalle evacuazioni del gabbiano tedesco.
- Che ti avevo detto? Hai visto che era Ingolf il responsabile? Adesso che non volava sopra di te non t'ha schifiato! In compenso ha beccato me una volta ... ho dovuto volare stando accorto a non farmi colpire dalle sue bombe ... questa è l'ultima volta che volo sotto di lui ... ma 'stu tedesco ce lo dobbiamo proprio tenere? - chiese Pasquale, il gabbiano campano.
- Uhé, ma ti sei mat? Sei matto? Certo che ce lo dobbiamo tenere ... sennò come facciamo senza l'unico "bombardiere" della squadriglia? - rispose Biagio, il capo-stormo.
Tutti i gabbiani fecero esplodere una sonora risata!
L'indomani mattina l'italiano incontrò un signore che gli stava antipatico, l'aveva visto una volta maltrattare un clochard sul gradino dell'uscio della sua abitazione. Era tarda sera e pioveva ed il mendicante per ripararsi occupava un angolino del portone, non dava fastidio a nessuno. Ma il signore, un omaccione alto e panzuto (era un ex-giocatore di rugby), lo cacciò in malomodo.
L'italiano volante incontrava il gradasso di tanto in tanto quando la mattina si recava in ufficio. Sarebbe stato lui la prossima vittima.
- Che ti possano cascare i pantaloni! - disse a mezza voce assaporando già il momento in cui avrebbe reso quell'omaccione ridicolo.
Ma i pantaloni rimasero ben saldi aggrappati alla vita del signore.
- Che ti possano cascare i pantaloni! - ripeté.
L'omone imperterrito continuò a camminare e l'italiano cercò d'esercitare il suo potere diverse volte ma invano. Infine il signore sparì dietro un angolo, salvandosi.
- Ma allora, si tratta solo di coincidenze! Tutte le azioni che ho visto non hanno nessun legame con i miei malauguri! ... ed ancor meno con i miei voli ... che stupido, sono stato! -
Mentre così pensava non pose attenzione su dove metteva i piedi ... ed avrebbe dovuto farlo perché calpestò un escremento di cane.
- Ma certo! - esclamò tutto contento - Non centrano i voli! ... io, i poteri, li ricevo da Ingolf! -
Un anziano signore incrociandolo pensò che gl'italiani dovevano essere un popolo ben strano se dopo aver pestato le merde dei cani avevano anche l'aria contenta!
... ... ... ...
L'italiano cammina  e fa ben attenzione: non vuole che un malaugurio gli scappi mentre si reca al lavoro, se lo vuole tenere per un evento che gli può capitare nel corso della giornata!
La sera prima ha effettuato il suo volo in compagnia dei gabbiani e, avendo richiesto che Ingolf volasse sopra di lui, s'era intabarrato dentro un pastrano di tela incerata con un cappuccio.
Durante il volo il gabbiano teutonico non l'aveva deluso, bombardandolo a tutto spiano!
- Oggi voglio sperimentare la mia teoria e verificare se effettivamente gli escrementi di Ingolf sono miracolosi.-
Mentre pensa giunge in prossimità dell'ufficio. Adesso deve concentrarsi sulla presentazione.
Uffa, che barba! Speriamo che passi presto!
Sale sul piano del suo ufficio, recupera la chiavetta con le slide e s'avvia alla sala riunione.
Forse a causa del freddo o forse della voglia d'attardarsi prima d'entrare nella grande stanza, gli sopraggiunge l'impellente desiderio d'andare a far pipì.
Quando urina davanti al vespasiano guarda sempre una rondella della valvola che regola l'uscita dell'acqua dallo sciacquone. Chissà perché? Da dieci anni che è in quell'ufficio e guarda sempre la stessa cosa. Forse semplicemente perché ce l'ha davanti. Mah! Certo è che far pipì nei bagni dell'ufficio senza osservare la rondella gli sembrerebbe strano ... molto semplicemente: non gli sembrerebbe d'essere in ufficio. La sua mente deve aver creato un legame ed un giorno quando vedrà una rondella uguale a quella che ha di fronte forse avrà voglia di far pipì od avrà nostalgia dell'ufficio? No, avrà voglia di far pipì!
- Allora, come sarà questa presentazione? - una voce dietro di lui.
- Semplicemente interessante. - risponde l'italiano riconoscendo il tono disseminato d'acuti del presidente, il capo più importante, il numero uno.
Ma non ha il suo bagno privato? Che ci viene a fare nei cessi del resto dell'umanità?
- Mah, speriamo ... vedremo! - esclama il grand'uomo. Non è un augurio ma una provocazione, la stessa che fa il gatto prima d'imprigionare il topolino fra i suoi artigli.
L'italiano si lava le mani mentre il presidente, facendo pipì di fronte ad un altro vespasiano, guarda il proprio pisello, non la rondella.
No, il sorcetto non ha voglia di fare la presentazione e di far divertire il gatto ... ed ecco il colpo di genio! Sì, il genio italico!
Mormora qualcosa ... una breve frase nel suo idioma.
- A fra poco. - dice poi uscendo dal bagno.
Il presidente non risponde.
La sala delle riunioni è gremita di gente. La solita, tutti con l'aria degli uomini grigi ... tutti con l'atteggiamento di chi si vuol mostrare d'essere il grande amicone degli altri colleghi ...
L'italiano sbuffa.
Tutti aspettano che il presidente arrivi, non si può iniziare senza di lui.
Aspettano ... in generale è puntuale.
Ma il tempo passa.
Qualcuno entra nella sala e parlotta col direttore generale.
Ben presto una voce si diffonde: il presidente ha avuto un malore in bagno ... forse deve essere trasportato in ospedale!
Un sorriso stira le labbra dell'italiano e tradisce un certo sollievo, una soddisfazione.
Lo rallegra la conferma della sua ipotesi: è Ingolf all'origine del suo potere!
Cos'ha detto l'italiano nei gabinetti del piano presidenziale?
Niente di cattivo, lui non aveva voglia di fare la presentazione, ecco tutto!
Osservando le spalle del presidente che teneva il pistolino con le due mani, come se fosse una manichetta antincendio, aveva solo detto:
- Spero che ti resti attaccato alle dita! -

venerdì 28 novembre 2014

Al bistrot di Porte Maillot




- Lo so che non mi credete, ma ve lo dico lo stesso. -
I miei tre amici continuano a parlottare. Forse il tono della mia voce è troppo basso.
- Ho da dirvi qualcosa d'incredibile ... -
Ma loro continuano ad ignorarmi.
- Ti dico che nella caponata bisogna metterci anche del sedano ... - dice Gina.
- Sì,  forse a Misterbianco si mette il sedano, ma a Catania no ... - gli risponde Giovanni.
- Cos'è la caponata? Una specie di ratatouille? - chiede Michel.
Silenzio intorno alla tavola del piccolo bistrot di Porte Maillot.
Ne approfitto:
- Forse non mi crederete ma ... -
- Ratatouille? - domanda Giovanni
- Ratatouille? - gli fa eco Gina alzando il tono della voce.
Michel sentendosi aggredito si schiaccia contro la spalliera della sedia.
- Come fai a chiamare la caponata ratatouille? ... ma ti rendi conto? - osserva sdegnato Giovanni.
- Lascia perdere, Michel! - taglio corto io - Stanno facendo del nazismo culinario! Piuttosto statemi ad ascoltare! -
Finalmente l'attenzione è tutta per me, tiro un sospiro come se il coraggio si potesse inalare.
Mi guardano in silenzio. Finalmente rompo gl'indugi.
- ... l'altro ieri notte ho volato su Parigi. -
Silenzio. Restano immobili. Solo Giovanni muove gli occhi da un lato e dall'altro come per controllare se gli altri due astanti hanno delle reazioni.
- ... ho volato appeso ad uno stormo di gabbiani! -
Giovanni si schiarisce la gola.
- In questi casi, soprattutto in questi casi ... non bisogna contraddirlo, anzi ... - dice fra il serio ed il faceto - Bisogna dargli corda ... quanti erano i gabbiani, Italo? -
- Duecentocinquanta. Il capostormo era Biagio ... ti ricordi del gabbiano che ti ho presentato a Ètretat, Gina? La mattina presto sulla scogliera mentre tutti dormivano! -
- Ah, adesso le presenti i gabbiani e non mi dici niente! Bell'amico che sei! Lo sai che Gina ha un debole per i gabbiani! ... che fai? Vuoi rendermi cornuto? Montare una tresca con un gabbiano? - inutile, il mio amico è scatenato. Insomma mi sta prendendo, per usare un'espressione prosaica, per i fondelli!
- Ma cosa dici, Italo? Io sono rimasta a letto e mi sono svegliata assieme a Giovanni, in quel mattino! - ma mentre lo dice mi fa uno sguardo d'intesa.
- Ok, sono pazzo. Va bene? ... ed invece no! Minchia! Io ho volato con i gabbiani ... perché non volete credermi? -
- Beh, non è facile ... dovresti comprenderlo. - dice Michel.
- Lo so, è difficile anche per me raccontarvelo ... ho avuto un'idea pazza ... ma poi l'ho realizzata e ce l'ho fatta ... è stato bello, se sapeste! -
Giovanni mi guarda con l'aria preoccupata.
- Ecco che cosa succede a non avere una vita sessuale regolare ... mi sei diventato scemo! ... quante volte te l'ho detto? Perché non hai seguito il mio esempio? Essere libertino fa bene alla salute del corpo e della mente! Non pensi più a niente, ti pulisci il cervello e la prostata e soprattutto non mi diventi matto! Tutto quello scrivere ti trasporta in un mondo immaginario e tu finisci per credere che sia reale! -
Taccio perché non so cosa rispondere. Che discussione sterile ne nascerebbe se gli dessi corda? 
- Ma non lo vedi che ci sta prendendo in giro? Italo, noi lo conosciamo bene! - Michel prende le mie difese.
- Non sto prendendo in giro nessuno ... al contrario cerco d'essere trasparente ed onesto con tutti voi ... dovreste essere i miei migliori amici ... vi sto mettendo a parte d'una cosa straordinaria che magari sarebbe bello che viveste anche voi! -
Giovanni adesso si mostra conciliante.
- Italo, prova ad immaginare la tua reazione se ti dicessi che sono andato sulla Luna in groppa ad un asino! -
- Ti chiederei: come hai fatto? -
- Bene, ... gli ho messo un razzo nel culo ... eh eh eh! -
- E' certo che non ti crederei ... perché sarebbe impossibile da realizzare! -
- Ma chi te l'ha detto? Basta trovare un asino che ama la penetrazione rettale! -
- Sei surrealista! -
- Chi? Io? ... ah, questa è bella! -
- Io ... come arrivare a volare trasportato da duecentocinquanta gabbiani l'ho studiato e con dei semplici accorgimenti ci sono riuscito! Li ho imbracati e legati a me con un robusto filo da pesca!-
- Ammettiamo il caso che tu abbia trovato il modo per farlo ... come hai convinto duecentocinquanta gabbiani a farsi imbracare? -
- Ci ha pensato il mio amico Biagio, il gabbiano lombardo conosciuto a Ètretat ... e s'è fatto aiutare da Pasquale, un altro gabbiano di Procida! -
Giovanni si batte le mani sulle cosce esternando la sua frustrazione per una resa disperata.
- Ok ... m'arrendo ... questo è completamente partito, irrecuperabile! -
- Scusate, tutto questo vino bianco m'ha fatto un certo effetto. - dice Gina alzandosi alla ricerca del bagno.
Fra noi tre nessuno vuole più parlare. Michel cerca di ristabilire un'atmosfera più rilassata ritornando sulla discussione che avevo interrotto!
- Allora, spiegami Giovanni ... perché non posso dire che la caponata è una ratatouille? -
Io mi assento col pensiero e mi chiedo che diavolo ci faccio in quel bistrot.
Sento il cellulare vibrare dentro la tasca. Un messaggio.
<< Ci sentiamo al telefono più tardi>> ... è Gina.
... ... ... ...
- Traditrice ... perché, non hai detto che hai conosciuto Biagio anche te? -
- Perché non mi avrebbero creduto ... eppoi Giovanni sta diventando molto geloso di te! E' sospettoso a causa della nostra complicità. Figurati che un giorno m'ha pure detto che c'era una tresca fra noi due! Se t'avessi appoggiato m'avrebbe fatto una crisi di gelosia. Sta attraversando un periodo difficile. - 
Dal cellulare sento la voce di Gina sincera.
- Ah, Giovanni! Quel sacramento di Giovanni! ... ma tu mi credi? - 
- Certo che ti credo! Ma come hai fatto? ... incredibile, che esperienza! ... vorrei farla anche io! ... dai, racconta! -
Beh, non mi faccio certo pregare!


martedì 25 novembre 2014

Un evento strano in rue de Nanterre


L'italiano finalmente ce l'ha fatta! 
I duecentocinquanta sottili fili sopra di lui sono ben tesi. Ha usato quelli da pesca che possono reggere fino a cinquanta chili.
Ha un po' freddo, l'italiano, ma solo sul viso.
E' stato previdente e s'è ben coperto con abiti di stoffa sintetica, non troppo pesanti ma che tengono caldi. Non ha voluto aumentare il suo peso.
L'italiano non sa se ridere o piangere. Ha il cuore in gola per l'emozione. Ce l'ha fatta! Che idea pazza!
Delle lacrime gli rigano il volto, forse il vento, forse il freddo ... la prossima volta si metterà degli occhiali da sci.
- Bisogna essere visionari! - dice sempre ai suoi figli.
Ma a quel punto, poi? Chi gli avrebbe creduto?
Ne avrebbe parlato in giro? Non lo sa. A qualcuno, fra i più intimi ... forse.
Ma adesso è poco importante perdersi in questi pensieri perché bisogna gustare l'emozione.
Sotto di lui, le luci della città.
Ha scelto una notte senza luna e s'è vestito di nero. Pure la faccia s'è annerita con del lucido da scarpe acquistato ma monsieur Régis, il ciabattino. Quanti soldi aveva speso da lui! Ma bisogna dirlo ... e che diamine! L'artigiano aveva ben lavorato ed aveva confezionato magistralmente i piccoli corpetti di cuoio che gli aveva commissionato.
L'italiano è sospeso nel vuoto. Sì, sta volando. 
Sopra di lui il battito delle ali di duecentocinquanta gabbiani che silenziosi lo trascinano appeso sotto di loro.
Hanno tutti lo stomaco pieno perché l'uomo dall'idee strane, per convincerli ad infilare il corpetto con sotto attaccato il filo da pesca, aveva distribuito a tutti dei pezzi di carne. I gabbiani, che per natura sono diffidenti (ma come potrebbero non esserlo col genere umano?), avevano cominciato a dargli fiducia.
Per procurarsi tutto quel ben di Dio l'italiano aveva raccattato gli avanzi di tutte le macellerie e salumerie di Asnières ed era stato costretto a raccontare una bugia per giustificarsi. Aveva detto, infatti, che il cibo era destinato al suo famelico pastore tedesco. Ma tutti noi sappiamo che nessun cane vive con lui!
La notte precedente aveva portato tutto sulla gran terrazza dell'immobile dove abitava. Un posto sicuro, di difficile accesso. Non ci andava nessuno e lì aveva organizzato la sua pista di decollo.
Gli uccelli erano arrivati a stormi successivi ... tutti amici del suo gabbiano preferito. Ci aveva impiegato un bel po' ad equipaggiare i volatili. S'era aiutato con delle torce elettriche perché era notte fonda. Ma quello che l'aveva più impressionato era stato la disciplina di tutti quei uccelli! Qualcuno l'aveva addirittura aiutato col becco mentre gli allacciava il corpetto. Fantastico!
- Uhé, terrun ... t'è cuntent? Sei contento? - gli grida Biagio che fa da capostormo - Hai visto quanti amici ho? -
L'italiano alza la testa e sorride, troppo emozionato per dire la benché minima parola.
- Sto facendo lavorare anche quello scansafatiche di Pasquale, eh eh eh! -
- Guarda che ti sento! - dice l'inconfondibile voce del gabbiano di Procida confuso fra gli altri volatiti - Ma guarda 'sto polentone! ... proprio a Parigi dovevo venì pe fatigà! ... per lavorare! -
- Dove andiamo? - chiede Biagio.
L'italiano fa spallucce come per dire: fai tu!
- Ok, facciamo il giro per turisti ... Montmartre, l'Etoile, Place de la Concorde, Place Vendôme, il  LouvreLes Invalides e la Tour Eiffel! Ti va? ... la prossima volta cambiamo. -
Il gabbiano lombardo lancia un grido stridulo in gabbianese e tutti i suoi compagni fanno una mezza planata dirigendosi verso Montmartre.
L'italiano, appeso come un salame a duecentocinquanta fili assicurati ad un imbracatura per scalatore, si lascia trasportare ed apre le braccia come se fosse Cristo.
Sono le due e mezza di notte, difficile che lo possano vedere tutto vestito di nero. Eppoi a Parigi, a quell'ora, chi alza all'insù il naso in una notte senza luna?
Ed anche se lo vedono, chi se ne frega!
Neanche al barone di Münchhausen era riuscita una simile impresa!
Vola italiano, vola!
L'emozione d'essere su quella grande città lo sopraffà ... adesso sì, che piange senza ritegno.
Li sente gli altri esseri e sembra che, passando sopra di loro, le emozioni di tutti rimontino verso di lui. Non ha più la sensazione d'essere sospeso nell'aria ma di galleggiare su un mare di passioni e di sensazioni che si confondono e che perdono ogni connotato negativo e positivo, sono solo il prodotto dell'umanità ... dell'energia pura. Vorrebbe impregnarsi di tutto ciò, ma rischia quasi d'annegarci dentro.
E' sorpreso, l'italiano.
Non s'attendeva una reazione emotiva così forte, così annichilente. Quando aveva progettato quel volo pensava che, al di là dell'impresa straordinaria e quasi inenarrabile, si sarebbe goduto una vista magnifica, unica, impossibile d'avere anche in elicottero!
No, la sensazione che prova adesso è molto più forte. S'è trasformato in un collettore di sensazioni, un magnete su una città immensa. Si sente come un bambino goloso che, dopo averla lungamente agognata, alla fine si trova immerso nella marmellata.
- Più su ... più su! - grida allarmato.
- ... 'na parola! - gli risponde Pasquale - Qua ci fai proprio faticà! -
Biagio, sempre in gabbianese, ordina di guadagnare quota ... ed i gabbiani (forse per la maggior parte francesi) all'unisono incrementano i colpi d'ala.
- ... terrun, magna saun! Bella figura ci fai fare a noi italiani! - esclama stizzito il capostormo lombardo all'indirizzo del suo amico campano.
L'italiano sale e sembra che, in alto, quel mare d'emozioni sia più rarefatto. La sensazione di soffocamento s'attenua e l'animo torna tranquillo e sereno.
Certo, quel volo l'ha arricchito e sente che gli permetterà d'avere nuove ispirazioni e di continuare a fare quello che ama di più: raccontare storie. Storie degli altri, storie rubate.
Guarda in alto ora, l'italiano.
Osserva quei gabbiani che lo trasportano, ostinati nello sforzo ma determinati ad avanzare come se fossero non esseri, ma oggetti meccanici e silenziosi. Degli automi.
Le loro sagome, grazie al riverbero delle luci della città, si distinguono appena nella pece nera della notte. Con la testa reclinata all'indietro guarda su e fissa le loro ali. Sembrano i fogli dei suoi scritti che si perdono nel buio ... che salgono in aria sparendo per sempre con il loro contenuto ... solo parole ... parole presuntuose!
Proprio allora s'avvede che ha appena superato Place de la Concorde e, non lontano, il cupolone del Grand Palais s'avvicina sempre di più.
- Grazie Biagio ... grazie a tutti voi. - dice ai gabbiani. Ma loro non rispondono troppo impegnati in quell'impresa.
Adesso, basta ... basta pensare. Bisogna solo godere di questo volo meraviglioso.
Chissà quando ancora si ripeterà?

lunedì 24 novembre 2014

Italo ed i due mondi


Il sogno si confonde con la realtà ed è in quei momenti che le sensazioni si mescolano e s'ingarbugliano. I due mondi quasi coincidono, si sovrappongono. Ti domandi: torno da dove sto venendo od approdo nella realtà?
Il più delle volte faccio la seconda scelta e decido d'uscire dal mondo onirico.
Ma oggi, oggi no!
Oggi faccio un passo indietro e ritorno nel sogno.
Eccomi di nuovo ... li trovo tutti lì ad aspettarmi!
- ... e se giocassimo al lotto? - mi chiede mio fratello.
- Perché no? ... sarebbe troppo bello se risolvessimo i nostri problemi finanziari giocando al lotto, ma io non ci credo! - rispondo.
- Papà, è una stupidata ... - mi dice mio figlio maggiore.
Non gli rispondo, so che ha ragione.
Mia madre è là ... se ne andata dal mondo reale ormai da cinque anni.
- Ah mamma! Ciao, sei qui ... mi sono ricordato di te il ventisei ottobre, sai? -
- Speriamo che le bombe caschino lontano! - mi dice.
- Mamma, le bombe le hai sentite quando eri piccola a Padova ... tutto è finito. Non ci sono più bombe. -
- Io, ho paura ... Italo ... ho avuto paura tutta la vita. Di tutto! -
- Adesso è finita, mamma, qui non devi avere paura di nessuno e di niente ... guarda siamo tutti qui attorno a te, come ti piaceva! -
- Sì, vedo ... che bello ... adesso vi preparo gli gnocchi. -
- Anche il flan di finocchi? - chiede mio fratello.
- Sì, certo. Te lo faccio. - e l'accarezza - Ma tu glielo dici ad Italo che non è bello vivere da soli? Mi diventa un misantropo! -
- Mamma, non è così facile ... non più. - cerco di dirle, ma lei non mi ascolta e continua a guardare mio fratello. 
Un ticchettio insistente proviene da fuori. Ci voltiamo tutti.
- Cos'è? - chiede un nipote ... certo, voi non potete saperlo ma io incontro anche i miei nipoti (figli dei miei figli) nel mondo del sogno.
- Boh!! - rispondono tutti.
- Vado a vedere. - m'avvio verso la porta.
L'apro e ... spalanco gli occhi.
Davanti appaiono le righe del tessuto del divano. Sono un po' sfuocate: sono presbite.
Distinguo invece chiaramente il suono insistente d'un ticchettio che si ripete più volte. Nel sogno non avremmo mai trovato l'origine di quel rumore perché proviene dal cosiddetto mondo reale. Scosto il plaid e stordito mi alzo.
Da fuori la luce degli ultimi raggi del pomeriggio inonda la stanza.
Le tre e mezza. Doveva essere una pennichella da week end e s'è trasformata in una dormita profonda.
Ancora il ticchettio ... qualcosa sbatte contro il vetro della portafinestra.
Mi avvicino e l'apro.
- Uhé, terrun ... sempre a dormire! - il mio amico, il gabbiano.
- Biagio, che ci fai qui? -
- Come che ci faccio qui? Dovevamo vederci, no? -
Con lui c'è un altro gabbiano, un po' più piccolo.
- Ti sei portato la gabbianella? - chiedo.
- Ma che gabbianella e gabbianella! Questo è Pasquale! Un terrun come ti ... viene da Napoli! -
- Ma che Napoli e Napoli, Guagliò! Io sono isolano, vengo da Procida. -
- Anche tu, immigrato? - chiedo.
- Eh certo, che sono immigrato! Che ci venivo a fare aquà? Aquà faci friddo! -
- Sei volato verso il Nord sempre per seguire una gabbianella? -
- Ma quale gabbianella? Io tenivo a' famme! Dalle nostre parti nun tenimmo più niente a mangià. N'to u Mediterraneo nun ci sta più pisci. Le discariche sono tutte inquinate con prodotti tossici ... quasi tutta la famiglia m'è morta a mangià tutte 'ste schifezze! Tengo un cugino a Marsiglia, l'ultima volta che l'avevo visto mi diceva che c'era tanto a mangià ... ed ho cominciato il viaggio ... e poi sono andato sempre più a Nord ... ed eccomi qua! -
- Capisco ... cosa fate fuori? Venite dentro, ma non salite sul divano, sennò alla mia "badante" Cristina chi la sente?   ... le vostre zampette non sono certo immacolate! Appollaiatevi sulla spalliera delle sedie. -
Una volta che i due miei ospiti sono dentro chiudo i battenti della portafinestra.
- Scusami, non sono pratico di volatili ... ho pensato che fossi una gabbianella perché ti ho visto più ... -
- Piccirillo? -
- Ecco, sì ... -
- Pasquale è piccinin perché è terrun ... siete tutti piccoli voi terrun! - interviene Biagio.
- Ma quale? ... chilla è a famme! ... la fame ... 'o voi capire o no? -
- Ma che fame e fame! Sempre a far le vittime voialter! -
- Basta litigare! ... italiani: stessa faccia, stessa razza! - ... è la prima cosa che mi salta in mente.
I due compari si guardano, Non so, ma sembra che si scambino uno sguardo d'intesa.
- ... e stessa panza! - dicono all'unisono ridendo.
- Ho capito ... - ed anche io sorrido.
- Mi avevi promesso che mi lasciavi un po' di cibo sul davanzale della cucina ... ma non ho trovato mai niente ultimamente ... mai fidarsi dei terrun! -
- Smettila Biagio! L'ho fatto apposta! Sennò quando ti vedevo? ... ho conservato ... un po' di cibarie in frigo. Prima però ho bisogno di parlarvi. -
- ... parlarci ... e di cosa? -
- Di un progetto ... forse un'idea un po' pazza! -
Pasquale guarda Biagio e sembra un po' allarmato. Col capino gli fa segno della portafinestra chiusa. Evidentemente pensa che in caso di pericolo non ha via di scampo.
- Ma di cosa hai paura? - gli  chiedo - Ho capito: ti apro i battenti ... tu non mi conosci. Ma Biagio, non gli hai detto che siamo amici? -
- Certo che gliel'ho detto ... gli ho detto anche che sei siciliano, terrun com lù, come lui ! -
- ... e propeto chistu ca' me fa paura! Nu' siciliano! -
- Ma che minchia! ... qua siamo tutti e tre immigrati, un po' di solidarietà ... e che diamine!! Italiani: stessa faccia, stessa razza. -
- ... e stessa panza! -
- Va bene, ho capito ... vi porto da mangiare ... però, dopo parliamo! -
- ... e come, no? - non mi sfugge l'occhiolino di Pasquale a Biagio.
Mentre  cerco i resti di cibo che ho messo da parte dentro il frigo per i miei due invitati , mi chiedo:
- Ma chi, ad Asnières, trascorre le proprie domeniche pomeriggio a parlare con i gabbiani? ... mah!  Forse ha ragione Cristina: mi devo trovare una compagnia femminile! Magari faccio contenta anche mia madre! -

sabato 22 novembre 2014

Il Wilson di rue de Nanterre


Certo che una giornata di sole rende allegri tutti gli esseri viventi, anche gli umani!
Quando non piove gli odori si fanno più intensi ed è bello passeggiare. E' ancora più bello da quando Wilson ha abituato il suo padrone a non usare più quello stupido guinzaglio.
Si tratta d'un padrone ubbidiente, si ferma sempre quando lui deve urinare rispondendo ai messaggi lasciati dai suoi amici.
Prima li legge odorandoli, poi ci sovrappone il suo. 
C'è uno dei suoi amichetti con cui comunica da due anni e che ha un odore inconfondibile. Forse mangia sempre gli stessi croccantini. Non l'ha mai incontrato. Chissà, forse un giorno!
Chi è Wilson?
Ma un cane, no? Certamente l'avete indovinato! Ho solo lettori intelligenti, io!
Cosa c'è nei messaggi che Wilson scambia con i suoi consimili?
Onestamente non lo so! La mia ipotesi è che i messaggi sono del tipo:
<<Guarda che da queste parti ci abito anche io!>>
oppure
<<Oggi ho mangiato dei croccantini di pollo!>>
oppure
<<Sono una femmina e sono pronta ad avere una storia d'amore con te!>>
Quest'ultimo messaggio è il più stravolgente.
Una femmina, una femmina!
Ancora Wilson non ha mai provato ad accoppiarsi. Ogni tanto ci prova, così giusto per fare una goliardata, con la gamba della suo padrona. Soprattutto quando, una volta al mese, anche lei emana quell'odore ... così pungente!
- Su, smettila Wilson ... non sei un cagnolino, ma un maialino! -
Un maialino! Ma cosa dovrebbe fare un povero cane quando i suoi padroni, senza alcun ritegno e rispetto per la sua forzata castità, si esibiscono davanti a lui in fornicazioni con guaiti che farebbero invidia ad un branco di lupi?
Ma Wilson è un cane gentile, dimentica presto i comportamenti irriguardosi soprattutto quando la sua padrona lo spazzola per benino! Che piacere! ... fra i più raffinati! Pensandoci bene nessuna cagnolina è capace di spazzolarti! Forse, se ne può fare a meno del sesso, basta non pensarci troppo!
Eppoi certe volte è anche così complicato!
Mentre annusa un sedile di pietra nei pressi del municipio di Asnières, Wilson pensa ancora a quell'amore frustrato con Bea, l'alana che incontrò  un giorno quando lo portarono in campagna! 
Che scuffia! 
Era veramente innamorato! Sarà stata l'aria pura, il cinguettio degli uccellini, gli odori dell'erba, gli effluvi del letame ma ... mai ha conosciuto un amore così  intenso! Una vera passione per una cagnolona alta più di lui d'almeno ottanta centimetri!
Dopo quell'incontro capì che la cagna della sua vita doveva essere alta e grande!
Un giorno, per realizzare il suo sogno d'amore, salì pure su un muretto mentre il suo amore le dava il tergo. Ma lei si muoveva in continuazione e lo colpì con la coda facendolo cadere malamente. Rimase ai piedi del muretto un po' tramortito ... giusto qualche secondo e fra i ciuffi d'erba la vide allontanarsi. Quando si riprese cominciò a cercarla e, seguendo l'odore, la trovò in una radura  mentre si congiungeva con un grosso cane pastore, sporco e puzzolente! Un vero bifolco!
Certo, bisogna specificarlo: Wilson ha delle discendenze d'alto lignaggio in quanto è un Cavalier King Charles Spaniel, mica uno qualunque! Suo padre e suo nonno sono stati campioni d'Inghilterra svariate volte!
Certo quello smacco amoroso fu cocente, ma il nostro Wilson non demorde: a lui piacciono alte e grandi!
Non parlategli delle Chihuahua, per favore!
- Ehi bello, vieni qui! - gli dice un signore seduto su una panca.
Wilson lo guarda ... accenna un ringhio. Meglio non mostrarsi troppo socievole, un po' di sana diffidenza non fa male ... eppoi quello strano accento!
Il signore, che è in verità l'italiano di rue de Nanterre, allunga il braccio con un gesto gentile e gli porge la mano aperta.
Lui s'avvicina ed annusa senza toccare il dito. No, non è un odore ostile.
Il cane accenna ad uno scodinzolio.
- Bello, bello ... bello! -
L'uomo l'accarezza energicamente sul dorso e poi prende a grattarlo dietro le orecchie.
<< Eh,eh,eh ... questo ci sa fare con i cani! >> 
- Una mia amica in Italia ne ha uno uguale ... sono molto dolci. - dice l'italiano al suo padrone.
- Sì, è un cane gentile ... alcune volte un po' lunatico! -
- Deve essere una caratteristica della sua razza ... come si chiama? -
- Wilson. -
- Wilson? -
- Sì, come Wilson Pickett! -
- In the Midnight hour! -
- Esatto ... conosce? -
- ... e come, no? -
Mentre i due umani parlano ... Wilson annusa meglio l'odore dell'italiano.
Emana un effluvio particolare ... da uccello ... da gabbiano, per essere più preciso!
Da dove diavolo gli arriva? ... non ha l'aria di un marinaio!
Ma quella riflessione non dura a lungo.
Dall'altra parte della piazza ecco delinearsi un essere canino di taglia grande, magari è una femmina ed anche in calore!
Una giornata fortunata: il sole ed anche una bella cagnolona di cui innamorarsi!
Wilson adora quello che gli umani chiamano un colpo di fulmine!
Nella passeggiata che l'ha portato nei pressi del municipio ha sentito un certo odorino, qualcosa d'indefinito ma certamente eccitante. Vuoi vedere che ...
Col cuore che palpita lascia i due esseri parlare di blues e punta con andatura trottoleggiante verso quel gran pezzo di (forse) cagna.
- Wilson, vieni qui ... dove vai? ... vieni, ma non vedi che è un cane? ... quello ti mangia in un sol boccone!  ... vieni ... ma quando lascerai perdere i cani più grandi di te! -
Sì, certo, avevo dimenticato di dirvi che Wilson è un po' miope. 
Ma voi avete mai visto un cane con gli occhiali?



giovedì 20 novembre 2014

Quelli dell'attico di rue de Nanterre


Mauro continua a rigirarsi nel letto. Non riesce a prendere sonno.
... ... ...
- Posso entrare? -
Gli aveva chiesto il suo capo dopo aver bussato discretamente alla porta dell'ufficio.
- Certo che puoi! - era veramente un avvenimento che il suo capo venisse a trovarlo! In genere non si scomodava ad andare a trovare i collaboratori - ... ma che discorsi? Tu sei il boss! -
Mauro lasciò la sua scrivania ed invitò il suo superiore a sedersi al tavolo delle riunioni.
- Mi sa che il prossimo anno sarà ancora più ostico di questo! - esordì l'uomo.
Vestiva un abito di buon taglio e le scarpe sembravano appena comprate tanto erano lucide e dalla forma perfetta.
- Sì, certo, malgrado tutte le false dichiarazioni d'ottimismo il quadro non si prospetta per nulla favorevole. -
- Eh già! -
- ... posso parlarti onestamente?! ... se il grande capo non si decide a cambiare strategia qui non ne usciamo più! ... -
- ... quale sarebbe la nuova strategia? -
- Smettere d'investire in Europa e cercare d'espandersi altrove, investire ... cercare un altro mercato dove c'è vera crescita ... l'Asia ... per esempio. -
- Eh, già! -
- ... ... cosa posso fare per te? -
Il capo si schiarì la gola.
- Ho una proposta da farti. -
Mauro sapeva che sarebbe arrivata prima o poi ... da quando aveva compiuto sessant'anni s'aspettava che qualcuno venisse a parlargli. Deglutì e gli sembrò che il suo esofago si fosse talmente ristretto da non far passare una goccia di saliva. Provò ad abbozzare un sorriso per nascondere l'imbarazzo e l'apprensione che l'agitava.
- Dimmi ... -
- Ho un posto per te in Romania. -
- In Romania?  ... per fare che? -
- Direttore Generale della nostra società principale! -
- Ma se fa delle perdite da quasi cinque anni! -
- C'è bisogno di uno come te! Con la tua esperienza! -
... ... ...
- Ma mi prendono per un imbecille? ... Romania? - si dice mentre con rabbia abbraccia il cuscino come se fosse il collo del suo capo - Mi vogliono allontanare e mettere al mio posto uno più giovane! ... ecco la verità! -
Mauro mica si sente vecchio, al contrario! Se li mangia a colazione lui i giovanetti! Lo vogliono spingere alla pensione ... ecco, il loro piano!
Ma dove diavolo è sua moglie Catherine?
- Catherine! ... Catherine! Dove sei? -
Oltre la porta della camera da letto vede un chiarore.
Il rumore di passi affrettati precedono l'arrivo di sua moglie.
- Silenzio, che è tardi!  ... svegli Anne-Marie! -
Ah, certo la nipotina di tre anni era rimasta a dormire da loro.
- Che ci fai col binocolo, in mano? - chiede alla moglie.
- Niente, guardo dalla finestra un italiano. -
- Un italiano? ... che guardi a fare un italiano? Ma chi è questo italiano?-
- Uno, un po' matto che parla con gli uccelli! -
- Ma cosa dici? ... vieni a letto. -
Quando era angustiato per qualcosa che l'agitava si calmava solo con sua moglie accanto ... lei sapeva dove accarezzarlo. E che diamine! Dopo quasi quarant'anni di matrimonio lei conosceva i benefici che possono produrgli certi maneggi! ... e questa sera ne ha veramente bisogno!
- Aspetta ... - dice lei - ... sono curiosa. Madame Jeanne, quella che abita nel palazzo a fianco e  che ha il marito pensionato ... sai, quello che aiuta il ciabattino? Mi ha detto che l'ha visto più volte parlare con un gabbiano. -
Ah certo, il pensionato che fa le chiavi nella bottega di monsieur Régis! Così vorrebbero ridurlo! In pensione lo vogliono mandare? Bene, devono pagare, pagare salato. Lui è pur sempre uno dei primi quindici dirigenti della sua società!
- Ma cosa te ne importa d'un matto? -
- Sono curiosa ... - e sua moglie lo lascia per tornare al punto d'osservazione.
- Mi sembra che la vera matta sia tu ... eppoi ... ti lasci coinvolgere in storie che s'inventa quella grassona! -
Rimane inascoltato e da solo nella sua stanza.
Prende un'altra posizione cambiando lato ed ormai, a furia di stringere il cuscino, ha già reso in fin di vita il suo capo.
Il nervosismo sembra ormai esplodergli dentro ... la Romania, la percezione d'essere considerato ormai un peso ... ed adesso sua moglie che si fa prendere da voyeurismo!
Con uno scatto allontana le coperte e scende dal letto come se ci fosse una molla nascosta dentro il materasso!
Ahi, la schiena! Quando si ricorderà che certi movimenti non può più farli? Adesso anche il mal di schiena ci si mette!
- Catherine! Catherine! - chiama sussurrando.
- Sono qui nel soggiorno. -
Lei è lì, seduta sulla poltrona. Davanti s'è messa una sedia rococò sulla cui spalliera appoggia le braccia che tengono saldamente il binocolo. Sembra un generale che scruta lo schieramento nemico.
Sente il marito entrare nella stanza, ma non muove un muscolo assorta com'è nella sua operazione di spionaggio.
- Dio mio, è vero c'è un gabbiano sulla ringhiera della portafinestra! I vetri sono spalancati ... ma lui non lo vedo ... di sicuro gli sta parlando dall'interno. -
Di colpo, si gira in direzione dell'uomo senza però muovere le braccia appoggiate sullo schienale della sedia.
- ... non pensi che dovremo chiamare un'ambulanza per far visitare quel poveretto? Forse ha bisogno di cure. -
- ... per dire che? ... che un gabbiano s'è appollaiato sulla ringhiera d'una porta-finestra aperta? Secondo me vengono a rinchiudere noi! -
- Non ti sembra strano che un gabbiano venga fin qui? Quei pochi che ci sono in genere restano nei dintorni della Senna ... ! -
- Ma cosa ne vuoi che ne sappia? ... sarà un gabbiano più cittadino! -
Sua moglie riprende l'osservazione e sembra ignorarlo. Lui la scruta per quasi un minuto mentre lei spia col binocolo l'italiano.
Ha bisogno di lei ... della sua mano, delle sue carezze.
Strisciando i piedi s'avvicina ancora di più alla moglie.
- Catherine ... - dice lui quasi piagnucolando.
- Sì? ... ah, eccolo lo vedo ... sì, parla al gabbiano ... è proprio matto! Ha ragione madame Jeanne! -
- Catherine, sono stressato ... ho bisogno di calmarmi. - sembra quasi la voce d'un bambino.
Lei, continuando a fissare attraverso il binocolo, allunga il braccio e la mano l'accarezza dove lui vuole.


giovedì 13 novembre 2014

La più bella di rue de Nanterre


Sabato mattina.
- Bonjour. -
- Bonjour, monsieur. - dice la ragazza piccolina dal grosso seno e col viso segnato dall'acne.
- Vorrei due rose. Una rossa ed una bianca. - dice l'italiano.
- Come al solito ... - la ragazza accenna ad un sorriso.
- Sì, come al solito ... - l'italiano ne fa uno un po' triste.
Quando esce dal negozio dei fiori, un coso ricoperto di peli lo fa sobbalzare per i suoi abbai rabbiosi.
- Buono Lulù ... buono Lulù, calmati! - madame cerca di calmarlo.
- Bonjour. - saluta l'italiano riconoscendo la signora col cane che abita al quarto piano del suo immobile.
- ... njour. - risponde lei riuscendo a fatica a separare le labbra.
L'osserva allontanarsi con le sue rose e con quel vecchio cappotto da anni fuori moda.
- ... pfff! Buono Lulù, buono Lulù ... quell'incivile è andato via! Un giorno glielo dirò che deve smettere d'assordare tutti quanti con quella sua musicaccia italiana. -
- Ce bouquet, s'il vous plait ... - indica un mazzo di fiori alla commessa senza neanche salutarla.
Dietro di lei, madame Goux, la più bella di rue de Nanterre.
La donna sente un bip provenire dal cellulare dentro la borsa, un messaggio.
" Non riesco a vivere senza di te. Devo incontrarti."
E' l'avvocato del Sud-Est, quello di Biarritz. L'ha incontrato solo due volte! Le sembrò di trovarsi davanti ad un adolescente, quanto fuoco! La prima volta, appena dentro la stanza d'albergo, l'aveva presa senza neanche darle il tempo di togliersi il cappotto ... così, contro il muro!
"C'incontreremo presto. Anch'io serbo un bellissimo ricordo di noi due" scrive.
Forse è  meglio terminare con "... un bellissimo ricordo di te"?
No, troppo compromettente. Lui è un bell'uomo, ma non è mica il caso di lusingarlo!
Concludere la frase con "di noi due" va molto bene, indica la bellezza d'essere amanti, dell'amore fisico ... sì, solo quello fisico. Lei non vuole altro.
Posa il dito sulla casella del piccolo schermo.
Invio.
La signora col cane di fronte a lei è molto autoritaria e tratta la commessa come se fosse uno zerbino.
- Che pazienza che ci vuole! - mormora la donna all'indirizzo di madame Goux.
Lei le sorride ma il suo sguardo, in generale cordiale e conciliante, diventa duro. Questo è sufficiente a far desistere qualsiasi altro accenno di conversazione.
Ancora il bip d'un messaggio in arrivo.
"Sarò a Parigi per lavoro giovedì della settimana prossima. Ci possiamo incontrare nel solito hotel? Penso d'amarti, Marion."
Lei non si chiama Marion, ma Monique. Usa un falso nome per ulteriore protezione, non si sa mai. Deve proteggere lei e la sua famiglia.
" Forse sì, per giovedì. La mattina, dopo che avrò accompagnato i miei figli a scuola. Te lo confermo stasera."
Invio.
- Bonne journée. - dice la madame col cane peloso uscendo.
- Bonne journée. - risponde la commessa con l'aria sollevata. Sorride e guarda Monique - Cosa posso fare per lei? -
- Anch'io vorrei un bouquet da offrire. -
... ... ...
Tutto era iniziato due anni prima.
Sua sorella Virginie le aveva confidato che da un po' di tempo incontrava uomini, sconosciuti.
- Ma sei pazza? - le aveva detto madame Goux.
- A me piacciono gli uomini ancora giovani ... per quanti anni potrò ancora? Vado in un sito e ce ne sono a dozzine. Scelgo quello che voglio ... facile. -
- ... e se capiti con un matto? Uno psicopatico? Un malato? -
- Rapporti protetti ... adesso ho un po' d'esperienza ... so come sceglierli. All'inizio ho fatto qualche sbaglio. Adesso vado alla grande! Ne ho cinque ed a rotazione li vedo tutti ... quando uno non mi va più, lo sostituisco con qualche nuovo candidato del sito. Facile, no? -
Monique non aveva voluto sapere di più.
Ogni volta che incontrava sua sorella la vedeva sempre allegra e di buon umore. Forse era solo una suggestione ma sembrava un'altra persona.
- Tu e tua sorella! Sempre ad inviarvi messaggi col telefonino! - esclamò ridendo un giorno suo cognato.
Monique sorrise ... erano veramente rari i messaggi fra lei e sua sorella! Povero cognato.
- Ma non hai rimorsi? - chiese una volta a Virginie.
- No ... perché? - aveva uno sguardo inespressivo.
Il giorno dopo andò a curiosare sul sito.
Dopo due giorni s'iscrisse e ne trascorsero dieci prima che avesse il suo battesimo del fuoco in un hotel.
S'impose una regola: solo uomini che vivevano fuori dalla regione parigina.
... ... ...
La commessa le mostra un mazzo con delle roselline rosa.
- Sì, prendo questo. -
- Quando lo deve offrire? -
-  Stasera. -
- Allora non avvolgo i gambi con la carta così li può immergere nell'acqua. -
Dentro la borsa risuona il bip.
"Io prenoto la stanza dell'albergo lo stesso. Ti prego, dammi la conferma stasera!"
"Fai come vuoi, a stasera."
Invio.
Dopo aver pagato esce dal negozio.
Passa accanto alla fila davanti alla boulangerie.
Un uomo, alto, bello, abituato a piacere ... la guarda.
Le sorride volendo iniziare il gioco della seduzione.
Monique abbassa lo sguardo ... no, mai nei pressi di rue de Nanterre!
Un altro bip dentro la borsa.
"Ho voglia di te. Quando potremo collegarci?"
Ah, ecco il dottore di Lille! A lui piace farlo via internet, davanti lo schermo. La prima volta che lui glielo propose lei rimase interdetta ... ma poi la cosa l'incuriosì. Lui è un farmacista. Deve essere l'uomo più dotato che ha mai visto.
"Lunedì mattina, sono libera."
Invio.
- Ciao, amore. -
Suo marito. Un braccio è teso dal peso d'un pesante pacco di bottiglie d'acqua, con l'altro regge un sacco della spesa.
- Ah, sei già qua? -
- Ho fatto presto, non c'era stranamente nessuno alla cassa del supermercato. Sempre a mandare messaggi, un giorno o l'altro ti fai mettere sotto da una macchina! -
Lei lo guarda. Quanti anni sono passati? ... dieci? ... è così cambiato! Le fa tenerezza ... prima, l'amava.
- Era mia sorella. Voleva sapere che vestito avrei messo per la cena di stasera. -

martedì 11 novembre 2014

Il ciabattino di rue de Nanterre


- Certo, il cuoio è bello, ma c'è da rifare la suola, queste sono scarpe che hanno camminato molto. Il signore ha un passo pesante, guarda come ha il tacco rovinato! -
- Tu parli di quello che è appena uscito dalla bottega? - chiede monsieur Nicolas.
- Certo e di chi sennò? -   
- Ah quello ... quello è un italiano. Jeanne dice che è un po' matto perché parla con gli uccelli. -
- Matto o non matto, porta delle belle scarpe. Fatte a mano - monsieur Régis osserva facendo valere la sua esperienza di calzolaio. - Come? Parla con gli uccelli? -
- Sì, Jeanne l'ha visto parlare con un gabbiano che s'era appollaiato sul davanzale. Abita di fronte a noi -
- Chi, il gabbiano? -
- Ma no, l'italiano! -
Nella bottega una radiolina produce dei rumore di sottofondo emettendo musica e diffondendo notizie che nessuno ascolta.
- Sei sicuro che Jeanne non s'era fatta una bottiglia di vino? -
- Ma che dici ? Mia moglie non beve mai fuori dai pasti! -
- Beh, vuol dire che il nostro italiano è come san Francesco ... anche san Francesco era italiano, no? -
L'amico Nicolas ride.
- Un santo in rue de Nanterre! ... veramente non ne ha l'aria! -
- Sì , sembra piuttosto un borghesone! -
Il ciabattino di rue de Nanterre è uno dei pochi leninisti sopravvissuto al ventesimo secolo. Sul muro dietro al bancone c'è una fotografia sbiadita in bianco e nero del leader comunista. Quel ritratto apparteneva a suo padre e prima ancora a suo nonno anche lui ciabattino. Lenin li aveva seguiti nel loro lavoro per tre generazioni. Durante la guerra, quando i nazisti occupavano la Francia, fu messo nel cassetto dissimulato fra pezzi di cuoio e tacchi di legno. Dopo un aspro litigio con la moglie suo nonno ottenne che la fotografia fosse nascosta, ma ogni sera prima di chiudere la bottega la riappendeva.
Monsieur Régis è un uomo ... come si dice? ... ben in carne, quasi rotondo con una barba tanto nera che sembra tinta mentre il suo cranio è lucido e privo della minima peluria.
Fa una bella coppia con monsieur Nicolas: entrambi pelati ma il suo amico-aiutante è magro come un'acciuga. Eppure l'anziano pensionato è uno che mangia abbastanza e sua moglie Jeanne è una brava cuoca.
Ma come diavolo fa? ... si domandava monsieur Régis con una punta d'invidia.
Dalla radiolina che da vent'anni è accesa, qualcuno parla di come mai i media non diffondono più notizie dell'epidemia dell'ebola.
- Sentivo che parlavate di qualcosa ... stavo preparando il doppione delle chiavi per madame Goux ed il rumore della macchina m'ha impedito di capire. - domanda l'anziano amico.
- A chi fai riferimento? -
- A l'italiano. -
- Che curioso che sei! ... mi ha chiesto di fargli duecentocinquanta di questi oggetti in cuoio! - monsieur Régis gli porge una sagoma fatta con della carta.
Monsieur Nicolas la rigira fra le dita. Il modello ha la forma d'un cono irregolare con la punta troncata, ai lati dell'oggetto si aprono delle larghe fessure.
- Che cos'è? -
Il calzolaio fa la solita pernacchietta che i francesi sono usi fare quando non sanno qualcosa.
- Non lo so. Mi ha chiesto d'aggiungere un gancio che deve essere ben cucito al cuoio come se dovesse reggere un certo peso. -
- Forse sono destinati a reggere delle bottiglie che devono essere appese? Vedi da qui passa il collo e la parte più larga del cono deve far passare il corpo della bottiglia ... forse per appendere dei fiaschi? -
- Non so ... devo fargli un prototipo, passerà a vederlo fra qualche giorno. Me li paga bene ... che strano tipo! -
- Te l'ho detto, è matto! Ha ragione la mia Jeanne! -
Il campanello della bottega trilla all'improvviso, la porta si apre facendo sussultare i due.
Entra madame Goux.
- Bonjour. -
- Bonjour, madame. -
Madame Goux, la più bella di rue de Nanterre.
- Sono pronte le mie chiavi? - anche la sua voce è bella: suadente, calda ed avvolgente come una coperta soffice.
- Certo, eccole qui. - l'anziano Nicolas la guarda estasiato.
- Grazie. - la bella elargisce un sorriso che affascina. Anche Lenin, appeso al muro ed incorniciato da quasi novant'anni, ne rimane soggiogato.
- Monsieur Régis ... -
- Oui, madame.-
La donna ha uno sguardo dolce ed affettuoso. I suoi occhi sono per nulla freddi nonostante il loro colore chiaro ed azzurro, sembrano sorridere quasi che deridano bonariamente il resto dell'umanità. E' alta, con un fisico asciutto, leggermente androgino, i suoi capelli sono biondi come il grano maturo, la pelle chiara che si colora leggermente quando, d'estate, il sole l'accarezza.
- Avrei questa scarpa a cui rifare il tacco ... eri m'è rimasta incastrata in una grata per strada. -
Monsieur Régis la prende quasi che fosse un oggetto prezioso e la guarda con occhio competente.
 - Il problema non è il tacco in se stesso ma il cuoio che lo ricopre che s'è strappato! Dovrò cambiarlo e per non far apparire troppa differenza dovrò farlo anche con l'altro, mi dispiace. Ha l'altra scarpa con sé? -
- Sì, certo ... l'ho qui. Quanto mi costerà il tutto? -
- Il lavoro è complesso ... non riesco a farglielo per meno di ottanta euro! -
- Ci tengo a queste scarpe ... sono italiane ... di buona marca. -
- Sicuramente, si vede ... ma sono anche delicate! - dice monsieur Régis, quasi per scusarsi.
- Va bene ... d'accordo ... quando saranno pronte? -
Dopo qualche istante, quando madame Goux esce dalla bottega per qualche minuto regna il silenzio. Anche la radiolina tace. Lenin, nel suo ritratto, ha aver perso l'aria severa e l'ha sostituita con una più mogia.
Il calzolaio ha ancora fra le mani le scarpe della donna. Le guarda quasi ipnotizzato. Dentro lei ci ha messo i suoi piedi, ci ha camminato e con esse ha trascorso dei momenti spensierati. E' andata al cinema, al ristorante, al teatro, ha riso ... ha incontrato il suo amante, forse ... sono scarpe eleganti, di lusso, sensuali ...
Monsieur Règis, sogna ed i suoi pensieri vorticano ... fuggono, lontano ... accanto a madame Goux, alla più bella di rue de Nanterre.
- Quanto gli farai, allora? - il suo amico-aiutante interrompe quella magia.
- Parli di chi? - monsieur Règis s'accarezza la barba.
- Dell'italiano ... per quelle cose strane ... quegli oggetti fatti a forma di coni tronchi. -
- Il più possibile ... quello è un borghese che ha i soldi! -