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sabato 30 novembre 2013

Emanuela



Non riesco a capire dove sono.
Mi ricordo solamente che l’ultima cosa che ho fatto è di mettermi sotto le coperte e d’aver spento la luce del comodino.
Adesso mi rendo conto che sono seduto sulla mia poltrona in soggiorno.
E’ ancora notte e l’abat-jour rischiara la stanza.
Sulla poltrona davanti è seduta Emanuela.
- Ciao Italo. –
- Ciao Emanué. Che ci fai qui? –
- Come? Che ci faccio, mi hai invitato tu, non ricordi? –
Ci penso un po’ su  … ma in verità non ricordo.
- Sì, certo t’ho invitato. Come stai? –
- Adesso bene. –
Perché “adesso”? Mi chiedo.
Faccio uno sforzo … ma che minchia! Era ammalata.
- Non hai più la SLA? – chiedo ingenuamente.
- No, non più. Sono morta. Ricordi? – mi sorride un po’ mestamente ma nel suo sguardo c’è tanto affetto.
Mi passo le mani sul volto per nascondere la smorfia di dolore. Sento una fitta nel petto ... profonda.
Allontano le mani dal mio viso. Lei è ancora lì seduta di fronte a me.
Ci conosciamo da quando eravamo adolescenti. Siamo cresciuti assieme, non ci siamo mai persi di vista … fino a quando seppi ch’era malata terminale.
- Ti ricordi quante risate abbiamo fatto? – mi chiede.
- Ti chiedo scusa per non essere venuto al tuo funerale … non li sopporto! Non vado a nessuno … solo a quello di mia madre, non potevo fare altrimenti. Se avessi potuto non ci sarei andato! -
- Ti ricordi quante risate abbiamo fatto? – insiste.
- Quando vai ad un funerale vuol dire che la persona non la vedi più … non sopporto il pensiero di non vedere più coloro a cui voglio bene … sì, abbiamo fatto tante risate, ci siamo molto divertiti. –
L’ultima volta che la incontrai poteva a malapena muovere la mano per indicarmi su una tabella le lettere dell’alfabeto che le servivano a formulare le parole. La feci ridere perché le dissi che avrei combinato un fidanzamento fra sua figlia e mio figlio. Ad Emanuela piaceva il mio primogenito. Mi diceva sempre: i tuoi figli sono belli, non come te! Ed io le tiravo fuori la lingua.
- Ti ricordi che cosa combinaste con la mia amica Marilisa? – domanda.
- Certo che lo ricordo … tu ci avevi detto che era tutta casa e chiesa. Noi ci presentammo con dei pantaloni attillati e tutti rigonfi davanti. C’infilammo dentro la patta una banana!  … ci sgridasti ma poi anche tu ti mettesti a ridere. –
- E pensare che alla fine Marilisa s’è sposata con Roberto, il più sfacciato di tutti! –
- Per forza! Quello lì se n’era messe due di banane nei pantaloni! –
Emanuela ride. Pensavo che non avrei più ascoltato quella risata.
Cercavo sempre di divertirla ed  ero contento quando ci riuscivo. Lo facevo anche quando ero triste. Fare il buffone con lei metteva anche a me di buon umore!
- Ti ricordi quando giocavamo a nascondino nelle serate d’estate? Lo facevamo nel parchetto vicino alla chiesa. Avevamo ventitré anni e ci comportavamo ancora come degli adolescenti. – mentre lo dice sorride.
- Certo, che lo ricordo … ricordo anche quando correndo per fare “tana libera tutti” sbattei la testa contro un ramo che non avevo visto nella notte. Mi ritrovaste sdraiato sull'erba, mezzo svenuto … grande, grosso e ciula ... –
- Eravamo diversi rispetto ai giovani di oggi … ci divertivamo con niente. –
- Possedevamo meno … ti ricordi quando nascondemmo il portafoglio di Claudio e lo facemmo diventare matto per quasi un’ora? –
- Sì, me lo ricordo … lo vedo ogni tanto. –
- Ma chi? Claudio? –
- Sì, è qui con me, insieme agli altri … è sempre lo stesso … un po’ smemorato. –
Silenzio.
- Ma com'è lì? dove sei tu? –
Mi sorride … lentamente la sua figura si dissolve e quando è quasi un’ombra, le dico strozzando l’urlo:
- Resta, resta qui … ti prometto … ti faccio ridere … resta, ti prego. –
Mi sveglio nel buio.
Accendo la luce.
Piango, libero il mio dolore. Posso farlo, tanto ... nessuno mi sente.

venerdì 29 novembre 2013

Calze, calzini e calzettoni

Guardo le gambe dei miei colleghi seduti davanti a me.
Negli ultimi dieci anni ho potuto costatare una certa evoluzione e me ne compiaccio.
Quando nel 2003 iniziai a partecipare alle mega riunioni in cui gli astanti sono seduti attorno ad un grande tavolo a ferro di cavallo ero costantemente disgustato dallo spettacolo del biancore dei polpacci lasciati scoperti dai corti calzini scuri. Evidentemente la globalizzazione ha un po’ aiutato i manager della mia società ad essere un po’ più eleganti. Adesso sono in molti ad usare i calzettoni.
Purtroppo, come sempre, ci sono gl’irriducibili che s’ostinano, accavallando le gambe, a mostrare la pelle scoperta. Davanti a me ce ne sono tre su una decina. Il trenta percento. Sono il tedesco, il ceco ed un francese.
Un danese sta illustrando le difficoltà del mercato scandinavo aiutandosi con delle proiezioni che scorrono di fronte al grande tavolo. Tutti gli astanti mostrano grande interesse, alcuni prendono appunti.
Alla mia sinistra c'è Xavier arrivato ieri sera da Boston.
E' il mio vicino di sinistra, gli do un colpo di gomito e bisbiglio:
- Guarda, devono depilarsi le gambe. Non si vede un pelo! –
Per tutta risposta m’indica Serge, il direttore del personale, seduto al centro della “u” accanto al gran capo. Indirizzo il mio sguardo sotto il tavolo.
Indossa dei calzini con sopra disegnati dei pupazzi.
Mi sporgo meglio cercando di distinguere i personaggi.
Poi mi allungo sulla sedia e, sempre a bassa voce, dico:
- E’ Linus … ha le sagome di Linus e Charlie Brown. –
- Ieri aveva Mickey Mouse. –
- Era meglio qualche anno fa quando portava i calzini bianchi. Chissà cosa gli ha fatto cambiare gusti? Forse sua moglie … deve trovarlo più sexy … te l’immagini nudo con i calzini … deve essere una nuova perversione … devo parlarne a Giovanni! –
Il mio amico catalano ride ed il gran capo ci lancia uno sguardo severo.
- Cosa c’è? – domanda Giovanni che è alla mia destra.
- Ti dirò dopo … sennò ci prendiamo un cazziatone! –
Nel frattempo prende la parola Chris. Da poco è stato nominato responsabile d’area del Medio Oriente. Io, Xavier e Giovanni gli vogliamo bene ma quando parla è un po’ palloso contrariamente ai suoi connazionali che mostrano una certa maestria nell'esporre.
Nelle presentazioni si possono riconoscere i fondamenti culturali di ogni paese.
I più noiosi sono i francesi che pensano sempre di fare un discours all'Accademia di Francia mentre gli spagnoli possono condurti al suicidio (come si può biasimarli tenuto conto della congiuntura economica!). Invece, noi italiani siamo inconcludenti (in qualsiasi situazione con o senza depressione economica!) e non si capisce mai dove vogliamo arrivare. Gli americani, secondo i casi, possono essere divertenti e maestri nell'attirare l’attenzione. I tedeschi sono sempre precisi fino all'esasperazione ed i cinesi estremamente pragmatici  e quasi sempre scarni nelle loro spiegazioni … …
Sullo schermo cominciano a scorrere le immagini della presentazione del nostro collega inglese.
Sappiamo tutti cosa ci dirà: crescita superiore al cinque per cento, mercato in pieno sviluppo, i nostri prodotti richiesti sempre di più, delle joint-venture da sviluppare, necessità d’investire di più per consolidare la nostra presenza nell'area.
Tutti sappiamo che il ritorno della pace in Siria e la sua ricostruzione sarà una grossa opportunità per i nostri business e che, inoltre, la fine dell’embargo in Iran farà aumentare esponenzialmente la nostra cifra d’affari. Ma nessuno ne parla in modo esplicito perché si preferisce nascondere il proprio cinismo. Dietro a quei futuri  guadagni ci sono tanti morti ma preferiamo non pensarci.
- Guarda, sembriamo tutti attenti ma ognuno pensa ai cazzi suoi! –mi mormora Giovanni in italiano.
Prima della riunione abbiamo fatto una piccola scommessa sulla frase che avrebbe detto Chris ad introduzione delle sua lunga ed estenuante conclusione.
- … let me make a short comment … - … l’ha detto! Lo sapevo che l’avrebbe detto!
Sono gongolante, ho vinto!
Porgo i palmi delle mani sotto il tavolo … Xavier e Giovanni mi battono cinque.

giovedì 28 novembre 2013

Pippo ama scherzare


- Ciao Pippo, come stai? -
- Ciao Italo, come i vecchi! -
Non m'attendevo una risposta diversa.
- Come va il tempo giù in Sicilia? - domando.
- Comincia a far freddo. Stamattina avevamo 12 gradi. -
Beata Sicilia!
- Come sta Carmela? -
- Bene. E la bionda? -
- Chi? Veronique? -
- Sì, Veronica Lario. -
Rido.
- Spero che il parallelo con Berlusconi finisca lì? -
- Ti stavo scherzando. -
- Mi stavi prendendo in giro? -
- Sì, appunto. -
Penso che i convenevoli e le prime battute della telefonata siano finite.
- Pippo, è da un po' che vorrei farti una domanda. -
- Falla. -
- Ma da quando hai deciso d'andare a vivere in campagna? -
- Quando sono andato in prepensionamento a cinquant'anni. -
Faccio brevemente i conti ... è in pensione da vent'anni!
- Lavoravo come guardia carceraria. Ero brigadiere. -
- E' da 10 anni che ci conosciamo e non me l'hai mai detto! Non ti piaceva il tuo lavoro? -
- No, non si poteva scherzare ed a me piace scherzare. -
- Ah certo, me l'immagino! Non deve essere un luogo di lavoro ameno! -
- Ameno? A meno di che cosa? -
Sorrido. Sono sicuro che non sta scherzando.
- Volevo dire: piacevole, divertente. -
- ... non puoi scherzare in un carcere. La gente è troppo ignorante! - insiste Pippo.
- Beh, certo ... ci sarà di tutto: ignoranti, intelligenti, istruiti ... insomma tanti tipi di personaggi. -
- No, dove ero io erano tutti ignoranti. -
- Proprio tutti? -
- Sì tutti ... adesso ti racconto un fatto così capisci tutto ... c'era una volta un ergastolano di nome Tano ... - mi piace come Pippo racconta, sembrano sempre delle favole - ... aveva ucciso sua moglie. S'erano sposati giovani poco prima di partire soldato per il fronte in Albania. Era tornato dalla guerra ed aveva saputo che la donna, spinta dalla madre, aveva fatto la vita prima con i soldati tedeschi e poi con quelli americani. Le sparò, poi la fece a pezzi, la mise in una valigia e quindi la restituì alla suocera. -
- Sembra un film dell'orrore! -
- Te l'ho detto che sono degli ignoranti! Ma non è finita! ... Tano era un buon uomo! -
- Per fortuna! ... e se fosse stato cattivo? - ironizzo.
- ... uno tranquillo - precisa Pippo - mai un problema con lui! Era uno grande e grosso con delle mani che sembravano delle pale. Noi lo scherzavamo e lui non reagiva mai. -
- Vuoi dire che lo prendevate in giro. -
- Sì, lo scherzavamo ... e gli dicevamo ch'era stato un fesso perché avrebbe dovuto uccidere la suocera e non la giovane moglie ... e lui un giorno uccise suocera ... che ignorante! -
- Ma com'ha fatto ad ucciderla s'era in carcere? -
- Gli hanno dato una licenza per buona condotta. Faceva le pulizie al cappellano. -
- Ah bene, se faceva le pulizie al cappellano ... allora! -
- ... adesso hai capito perché in carcere non si può scherzare nessuno! Per questo non mi piaceva quel lavoro! -
- Capisco. Ti giuro che mi puoi scherzare quanto vuoi ... io non ucciderò! -
Quanto mi manca la Sicilia!


mercoledì 27 novembre 2013

Bo Derek e l'arroganza di Berlusconi

- Oggi ho visto delle fotografie recenti di Bo Derek. –
- Chi è Bo Derek, papà? –
Cammino con gli auricolari, non ho voglia di tornare a casa. Parlo con mio figlio primogenito, è da un po’ che non lo sento.
- Figlio mio! Chi è Bo Derek? Un mito, l’ultimo mito della mia gioventù! Ha la mia età, pensa! ... ed è ancora una bella donna! … un altro mito per me era Ursula Andress … ma ero troppo giovane … anche Romy Schneider … per non parlare di Julie Christie! –
- Mai sentite … sei come il nonno … con i suoi miti! –
- Beh, i suoi sono più stagionati … alcune non ci sono più. Anche i miti muoiono. –
- Come Sofia Loren o Gina Lollobrigida! –
- Ma che dici? Quelle sono vive! –
Vorrei chiedergli quali sono i suoi ma qualcosa m’impedisce di farlo.
- Papà, hai sentito di Berlusconi? Non lo trovi un po’ arrogante? Adesso lancia anche gli anatemi! –
- Senti figlio, perché non parliamo dei miti? E’ da vent’anni che ‘sto benedetto uomo fa parlare di sé. Non se ne può più! Fa le peggio cose, dice le cose più orribili ma è sempre lì a monopolizzare la piazza! Da vent'anni gl’italiani parlano del Berlusca e dei giornali come la Repubblica ne hanno fatto la loro fortuna. Quando morirà non sapranno più cosa scrivere. Ed anche io non voglio inaridirmi parlando che di lui. Meglio parlare dei miti. –
- Sì, ma se lo si lascia fare e dire senza contrastarlo finisce per distruggere definitivamente ‘sto paese! – insiste mio figlio.
- Certo, capisco quello che dici. Ma alla fine, dopo vent'anni di contrasti, qual è il risultato? E’ ancora lì, non fa governare nessuno e l'attenzione degli italiani continua ad essere incentrata sulla sua produzione senile di testosterone e sul suo vecchio pisello ancora gagliardo! –
Sento mio figlio ridere.
- E che cosa dovremmo fare secondo te? –
- Niente. Dovremo smettere d’ascoltarlo e di seguire le sue gesta. Se lo facessimo, perderebbe il suo appeal! Ignorandolo riceverebbe un pessimo trattamento dagli oppositori perché perderebbe la sua dignità d’avversario e lo si trasformerebbe in un nulla. Purtroppo, invece, i libri di storia parleranno di questo bellimbusto come parlano di Togliatti, Einaudi, De Gasperi, Giolitti ... Cavour. Ci saranno storici che citando questo periodo lo chiameranno il ventennio berlusconiano. Attraverso lui si identifica un periodo della nostra storia. Della nostra vita! Ti rendi conto?-
- D’accordo, ma anche se una certa parte degli italiani non l’ascolta ci saranno sempre quelli che lo faranno e che rappresentano una buona percentuale della popolazione. –
- Ma anche loro dopo un po’ si stuferebbero e comincerebbero a non ascoltarlo più . –
- Non capisco. –
- Ti faccio un esempio …  ti ricordi il signor Giorgio? Il nostro vicino di casa a Milano? –
- Sì, quello che parlava sempre del Berlusca. –
- Bene, prova ad immaginare cosa accadrebbe se ogni volta che declama le gesta del suo caimano noi non lo ascoltassimo? Si sentirebbe frustrato e smetterebbe di parlarne ... almeno con tutti quelli che si comportassero come noi. –
- Certo, ma potrebbe continuare a farlo con chi la pensa come lui. – insiste il mio primogenito per niente convinto delle elucubrazioni del proprio padre.
- Sicuramente, ma devi essere d’accordo con me che alla lunga, a furia di parlarsi fra di loro ed essere sempre d’accordo sul Berlusca … s’annoierebbero e finirebbero per interessarsi d’altro!  … e l’uomo d’Arcore non esisterebbe più! –
- Papà! –
- Sì, figlio. –
- Ma alla tua età, ti fai ancora d’erba? –
- … ma come ti permetti? – gli domando ridendo – Voglio darmi alla fantascienza! –
- Ti voglio bene, papà. –
- Ti voglio bene, figlio. Tanti baci. –
- Tanti baci . –
Davanti a me una signora passeggia portando al guinzaglio il proprio cane.
Penso ad una scena in cui Kim Novak  faceva lo stesso con un cagnetto tutto pelo.
- … anche lei un mito! … chissà cosa ne pensa mio padre? -

martedì 26 novembre 2013

Le rughe e gl'idioti dell'Olimpo.

Cammino sotto una pioggerellina fastidiosa che non giustifica l’apertura dell’ombrello. In ogni caso non l’ho con me, l’ho dimenticato in ufficio.
Veronique m’attende a casa. Oggi facciamo una deroga alle nostre abitudini e ci vediamo nel pieno della settimana.
In Sicilia la pioggia così sottile la chiamano  assuppa viddano, cioè quella che non impedisce al contadino d’andare sui campi a lavorare ma che dopo un po’ l’inzuppa.
Comunque camminare mi fa bene e m’aiuta a riconciliarmi con una giornata che è trascorsa in mezzo a riunioni. Incrocio solo qualche passante ma sulla strada la fila di macchine sulla strada è interminabile.
Mentre avanzo osservo avvicinarsi il volto riposato e dolce d’una bella donna che sembra non aver età. Quel viso, stampato su un manifesto, pubblicizza una crema antirughe. Un vetro impedisce che la pioggia bagni quel sorriso ma le goccioline scivolando danno la strana impressione che la donna pianga.
Sulla pubblicità, oltre al nome della marca, è riportata una scritta: même le temps ne me résiste pas!
Minchia, ma si può essere così imbecilli!
… … … …
Quando entro a casa Veronique mi viene incontro sorridente.
- Ciao bel tenebroso! –
Eh sì, mi sento proprio tenebroso ed incazzato.
Giuro che non lo vorrei essere ma evidentemente c’è qualcosa in me che tradisce il mio umore.
Do un bacio a Veronique.
- Cos'hai? Mi sembri un po’ arrabbiato. – mi domanda sorridendomi.
La guardo, ha l’aria talmente dolce che mi fa sentire colpevole.
Faccio uno sforzo rispondendo.
- No. Tutto va bene. –
- Hai avuto dei problemi al lavoro? –
- No, non più del solito. –
- Allora? –
- Allora, cosa? –
- Fuori il rospo! E’ una delle poche sere che ci vediamo durante la settimana … non potremmo passarla un po’ rilassati? Ho dovuto fare i salti mortali per essere qui stasera ed uscire un prima dall'ufficio! … facciamo lo sforzo per star bene tra di noi. Dimmi cos’hai dentro così evacui la ragione del tuo malumore e non ci pensiamo più! –
Mi lascio andare sulla poltrona, anzi mi ci butto sopra come se fossi esausto. Lei è seduta nel divano accanto.
- Venendo a casa, ho letto una pubblicità che m'ha fatto incazzare! – dichiaro con l’espressione sofferente di chi è sottoposto da diverse ore ad una tortura.
Veronique mi guarda sbarrando gli occhi.
- Una pubblicità? … quale? –
- Quella d’una crema antirughe … c’era scritto même le temps ne me résiste pas … ma ti pare possibile che per vendere un prodotto si debba far credere che si possa resistere al tempo e che lo si possa controllare ed addirittura fermarlo? Ma chi è il creativo? Dorian Grey? … siamo in Francia, ma che minchia! Il paese dell’illuminismo ed ancora ci si comporta come se ci fossero gli alchimisti, la pietra filosofale ed il conte di Saint-Germain! –
- … e chi è? –
- … un ciarlatano d’origine italiana che ha preso in giro mezzo mondo … come Cagliostro, Casanova …  giravano l’Europa infinocchiando tutta l’Europa … ‘sto conte diceva che aveva scoperto la formula che rendeva per sempre giovani.  Esattamente come si fa oggigiorno quando si racconta al mondo intero che si può vivere sempre in forma e belli come degli adolescenti.  Si vende questa idea d’eternità come se fosse possibile essere degli Dei dell’Olimpo. Ma perché non ci si lascia invecchiare in pace?
- Perché la giovinezza e la bellezza fa vendere! – mi risponde Veronique con un sorriso condiscendente come se avesse di fronte un imbecille.
- Certo finché ci sono delle cretine che si lasciano abbindolare. La gente dovrebbe rifiutare questo tipo di mistificazione della vita … dovrebbe ribellarsi e non permettere che qualcuno possa trattarli come degli idioti! –
- Grazie . –
- Grazie de che? – domando sorpreso.
- Grazie d’avermi dato dell’idiota e della cretina. Io compro quel prodotto! –
Sento, anzi ne sono convinto, che la serata sarà complicata.

lunedì 25 novembre 2013

Raindrops keep falling on my head


Guardo le gocce scivolare sul vetro del finestrino. Il taxi è fermo sulle quais incastrato fra altre auto immobili e bagnante dalla pioggia.
Fuori fa buio, guardo l'ora. Sono le 18 e 30. Sospiro pensando al ritorno della primavera. Per fortuna, sono partito in anticipo. L'aereo decolla alle 20 e 40 ed ho già fatto il check in.
Con la mano cerco il mio affezionatissimo Blackberry. E' vecchio di due anni e vogliono già sostituirmelo con un'altra diavoleria coreana. Io resisto perché sono affezionato a quel rettangolino che regola la mia vita. La lumicina rossa lampeggia.
Controllo.Giusto qualche e-mail dell'ufficio dove sono in copia. Nessun messaggio dei miei figli né del mio beneamato capo. Ripongo l'amato oggetto dentro il taschino interno della giacca in corrispondenza del cuore. Caro vecchio Blackberry non lascerò che ti buttino così! Ti riscatterò e ti lascerò in un cassetto permettendoti di godere la tua meritata pensione!
Sospiro di nuovo e riprendo a guardare fuori.
La Senna scorre lenta e, gonfia per le piogge, se ne infischia di tutte quelle auto ammassate sui suoi bordi.
- Mi scusi, Monsieur, ma lei è già stato mio cliente? - mi chiede l'autista.
Guardo il suo quarto di profilo e poi cerco i suoi occhi nello specchietto retrovisore.
- E' possibile. Quando, secondo lei? -
- Circa una settimana fa. L'ho portata al ristorante a Montmartre. Lei ha una moglie bionda. -
Non ho mogli e non ne voglio ma sarebbe troppo lungo da spiegare. Sì, effettivamente, corrisponde.
- Sì, ha ragione. Mi scusi ma non l'avevo riconosciuta. - in effetti non ho il minimo ricordo di lui, ma questo ha poco d'importanza.
- Lei è italiano? -
- Sì. –
- Si sente. –
Mi sembra che la pelle del tassista sia scura.
- E lei, di dov'è? – azzardo.
- Francese. Perché? – mi sembra di sentire una sfumatura ostile.
- Così … la Francia è un paese con presenze multiculturali. –
- No, lei me l’ha chiesto perché ho la pelle scura. –
Mi sento un verme.
- Anch'io d’estate ho la pelle scura … - azzardo, cercando di mediare penosamente – Sono siciliano. – come se esserlo significasse appartenere ad una etnia particolare.
- Sicilia … mafia. –
Me lo merito. Sì, me lo merito.
- Sono d’origine algerina. – prosegue il tassista con tono più conciliante - ma io sono nato in Francia. Ho la nazionalità francese. –
Il traffico sembra fluidificarsi e lentamente riprendiamo la corsa ma l’aeroporto è ancora lontano.
- E’ mai stato in Algeria? – chiedo.
- Sì, mio padre decise di ritornarci quando io avevo otto anni. Andammo in Cabilia, la regione della mia famiglia. Ci siamo restati sei anni. Tornammo in Francia quando avevo quattordici anni. Fu il terrorismo che ci fece di nuovo lasciare il nostro paese. –
- Il terrorismo? – chiedo pensando agli anni di piombo della mia gioventù.
- Sì. Un terrorismo fratricida e feroce … ricordo ancora quando trovammo la testa mozzata di mio cugino di fronte all'uscio di casa di mio zio. Mio padre decise allora ch'era meglio tenere lontana la sua famiglia da quella carneficina. –
Mi passano veloci davanti agli occhi le scene di violenza a cui ho dovuto assistere nella mia vita: l’assassinio d’un mafioso in un bar, i pestaggi a sangue eseguiti dai katanga o dai fascisti.
Penso ai miei figli … vorrei che non vedessero mai tutto ciò.
- Sì, suo padre fece bene a riportarvi in Francia. –
- Ma io voglio tornare un giorno in Algeria. Vorrei tornarci per restare, anche se ho la nazionalità francese. Chissà perché ma i francesi mi fanno sentire diverso da loro. Lo sa cosa mi disse un giorno un cliente ? –
- No, cosa le disse? –
- Che io ero un arabo per bene, un algerino integrato! Mio padre può essere un integrato ma io sono nato qui … parlo bene il francese e male l’arabo. Che cazzo d’integrato sono? –
Non rispondo e preferisco che cada il silenzio nella vettura.
Ormai ci siamo, avanziamo velocemente. Abbiamo lasciato le quais.
- Ancora qualche anno e tornerò in Cabilia con i miei figli. Sì, non sono francese sono uno straniero come lei. – dice a conclusione dei suoi pensieri.
Le goccie di pioggia percorrono trasversalmente il vetro del finestrino trascinate dalle velocità della macchina.
Dentro di me fischietto il motivetto d’una vecchia canzone di Burt Bacharach, colonna sonora di un film. Nella mente mi scorrono le immagini del film.




domenica 24 novembre 2013

Un week end meneghino ed i mandrilloni

Il tempo di Milano mi fa invidiare quello di Parigi. E' tutto dire!
Ma chi se ne frega del tempo, sono in una pizzeria con due dei miei figli!
- La settimana scorsa in Corea del Nord hanno giustiziato in una sola giornata 80 persone. Alcune fra esse sono state condannate perché sorprese a guardare la televisione sud-coreana. - dice mia figlia sempre attenta alle notizie che riguardano la libertà di pensiero.
- Ma come diavolo li hanno scoperti? Li spiano dalle finestre? - chiedo osservando il menù. So che prenderò una prosciutto e funghi.
- Li hanno trovati che ballavano Gangnam Style! - dice il mio secondogenito.
Ridiamo tutti e tre.
Mia figlia ridiventa seria.
- Scemo, quelli sono morti davvero! -
- E che ci posso fare io? ... eppoi siamo in pizzeria ... cerco un po' di sdrammatizzare! -
Arriva la cameriera.
- Una capricciosa. - ordina mio figlio.
- Una vegetariana. - chiede mia figlia.
- Per me ... ... -
- Una prosciutto e funghi! - dicono in coro i due furbetti.
La cameriera mi guarda.
-, faccia come dicono loro ... m'aspetta una dura vecchiaia! - dico con l'aria di chi si sente una vittima predestinata.
Mi riallaccio all'argomento caro a mia figlia.
- Certo che per i dittatori il controllo della comunicazione è importante. Non ce n'è uno che abbia derogato a questa necessità. I vostri nonni ascoltavano di nascosto Radio Londra durante la guerra. Le trasmissioni erano aperte dalle note della quinta sinfonia di Beethoven. -
Mi guardano come raccontassi qualcosa d'assolutamente inedito per loro. Mi stupisco poiché la mia generazione è cresciuta con film sulla seconda guerra mondiale e c'era sempre qualcuno che ascoltava clandestinamente la trasmissione britannica.
Certo i loro riferimenti sono diversi dai miei! Io appartengo ad un'altra generazione anche se non voglio rassegnarmi. Fra qualche anno sarò nonno. Di cosa parlerò ai miei nipoti? Degli anni di piombo?
Cambio discorso ma resto sulla tematica dei regimi dittatoriali.
- Ho da poco terminato un libro, prestatomi da un mio collega. L'ho letto in francese, non so se è uscito ancora in Italia. -
- Ah ... e come s'intitola? - chiede mio figlio.
- Femmes de Dictateurs. Parla delle donne avute dai dittatori dello scorso secolo. E ' interessante perché molti di questi uomini vengono descritti con gli occhi delle loro amanti. -
- Cosa ne viene fuori? -
- Che si tratta di uomini con un ego smisurato. -
- Beh, questa non è una novità! - osserva il mio secondogenito.
- ... e che sono tutti dei mandrilloni! - proseguo io.
- Come Berlusconi. - dice mia figlia.
, come Berlusconi.
Ecco il loro riferimento della forza oscura. Sono cresciuti, nel bene o nel male in sua compagnia.
Beh, tutto sommato è molto meglio di Hitler, Mussolini, Stalin, Ceausescu ... per la prima volta in vita mia sono grato all'uomo di Arcore.







sabato 23 novembre 2013

Gli spaghetti, il pollo ed il libertinaggio

- Allora Giovanni, come va con Jacqueline ? –
Siamo in un bar seduti e facciamo la nostra pausa pranzo. Per essere più precisi, lui pranza ed io sgranocchio una mela.
- Bene. – dice lui portandosi alla bocca una forchettata di spaghetti scotti.
- Ma come fai a mangiare gli spaghetti ed il pollo arrosto nello stesso tempo! –
- Ma che palle! Non siamo mica in Italia! Lasciami mangiare e pensa alla tua mela! … piuttosto, ne vuoi? – mi dice porgendomi il suo piatto.
- Non accetto provocazioni! … hai fatto la pace con Jacqueline? –
- Certo, che ho fatto la pace … in verità non ho mai litigato con lei! –
- Ah sì? Ed allora perché sei venuto a dormire sul mio divano? –
- Perché non mi aspettavo vederla amoreggiare con un altro uomo! –
- Chiamalo amoreggiare! … gli stava facendo una pippa! – mordo la mela e mastico a lungo così d’attenuare la sensazione della fame.
- Sei un retrogrado! –
- Ah, questa è bella! –
Giovanni sospende la scarnificazione della coscia di pollo.
- Bisogna rassegnarsi alla realtà … rispettare le nostre vere nature ... siamo dei libertini ... per questo abbiamo deciso d’andare più avanti. – mi dice indirizzandomi un sorrisino malizioso.
- “Abbiamo deciso d’andare più avanti”, cosa vuol dire? –
- Fare nuove esperienze, conoscere ... abbiamo fatto del triolisme! –
- Del trio … che? –
- Triolisme! Far l’amore in tre! –
Riduco ancora di più la velocità della masticazione. Questa poi!
- Ah ? E l’avete fatto veramente? –
- Certo! Ieri sera con un transessuale … con due tette come due meloni! –
- Ma non mi dire! … vi è andato in fumo il cervello? –
- Me l’ha proposto Jacqueline. Mi ha detto che facendolo con un transessuale sarei stato meno traumatizzato che vedendola con un uomo. –
- Caspita, siete degli psicologi … complimenti! Come si chiama? Menage à trois? –
- No, si chiama triolisme. Ma il nostro obiettivo è d’arrivare a fare dello scambio di coppia, l’echangisme! –  precisa Giovanni.
Ormai della mela c’è rimasto ben poco, quasi il torsolo.
- Capisco, un obiettivo ambizioso! –
Ma Giovanni sembra non cogliere la mia ironia.
- Prima d’arrivarci però bisogna che si faccia un’esperienza con un’altra donna. Poi passeremo al melangisme! –
- Dio mio! Giovanni, cos'è ‘sto melangisme? – chiedo e poi, vedendo passare la cameriera – Une  salade de fruits, s’il vous plaît! –
- E’ come l’echangisme ma senza penetrazione. –
- Senza penetrare, che cosa? La vagina? -
- La vagina. Immagino. –
- Immagini o sei sicuro? Ti vedo impreparato. Informati  bene altrimenti mi farai la solita figura dell’italiano ignorante. – vorrei ridere ma mi trattengo.
Giovanni prende l’osso del pollo ed incomincia a rosicchiarlo. Forse con due mani gli sembra più chic!
- Una cosa che Jacqueline non vuole che facciamo è il cote-à-cote. – dice.
- Mi sembra giusto. Ma cos’è? –
- Come l’echangisme ma ognuno in camere separate. –
- Son d’accordo con Jacqueline: il cote-à-cote, no! – questa volta rido ma Giovanni sembra ignorarmi mentre completa la pulizia della coscia del pollo.
- Tutto ciò è proprio francese! - osservo - … fanno entrare Cartesio anche dentro le coperte. Hanno bisogno di catalogare, definire, precisare ed entrare nel dettaglio in tutto! Noi italiani siamo dei veri semplicioni! Per noi esiste giusto la trombata! … mio caro Giovanni, tu sei un vero integrato! Mangi la pasta assieme al pollo, fai il triolisme, il melangisme … e che ne so quale altra diavoleria! –
- Ohhh Italo! Non fare il puritano, sto cercando d’essere un vero libertino! Tu lo sai che quando inizio una cosa vado fino in fondo! –
Mi portano la macedonia di frutta ed è Giovanni che ride questa volta.
- Caspita, vedo che l’argomento ti stimola l'appetito! Non è che sei invidioso? Ti sento interessato sull'argomento. –
- Forse. – sorrido ed avvicino il cucchiaio alla bocca. - … o forse è giusto della curiosità … che ne so? … raccolgo del materiale per scrivere un racconto. –
- Un racconto … non ci metterai  niente che possa ricondurre a me e ad Jacqueline, spero? –
- Certo che no! … fidati. -


venerdì 22 novembre 2013

La scoperta del fuoco e la peste degli ulivi


Alcuni mesi fa quando al posto di Renzi c'era Letta.
... ... ...
- Ed anche stasera … sushi ! – mi dico aprendo la confezione che ho acquistato nella trattoria giapponese sottocasa.
Di fronte a me, un giornalista dentro un video racconta cosa è successo oggi nel mondo. Le notizie mi piace ascoltarle in italiano. Trascorro tutta la giornata a parlare lingue che non sono mie ma la sera ho tanta voglia di tornare al mio italiano.
- Certo – penso – devo proprio amare l'Italia per avere la pazienza d’ascoltare le miserie d’un paese con così poca identità nazionale! Le alluvioni in Sardegna sono già passate in secondo piano! –
Mastico il salmone crudo che avvolge una pallina di riso.
- Roba da selvaggi. – disse un giorno mio padre – I selvaggi mangiano cibi non cotti. Devono ancora scoprire il fuoco ‘sti giapponesi! Ma come diavolo fanno ad essere così avanti nei prodotti tecnologici! -
Il telefono davanti a me vibra. E’ mio figlio. Come al solito mi fa uno squillo e poi attende che lo chiami. Risparmia sull'abbonamento telefonico.
E’ il papà che deve pagare la chiamata ed in ogni caso la pagherei  io poiché mio figlio ancora non lavora, come molti giovani in Italia. Si è inventato un'attività e stabilendosi in Sicilia s'occupa del nostro piccolo appezzamento di terra.
Sono un genitore italiano e quindi, come molti connazionali, un apprensivo.
M’infilo gli auricolari con un apprensione che so non giustificata.
- Ciao, sono papà. –
- Lo so che sei tu, t’ho chiamato io! –
Sorvolo sul dettaglio.
- Come stai? – chiedo al mio primogenito.
- Bene e tu? –
- Sto mangiando come i selvaggi. –
- Cosa dici? –
- Come i selvaggi, non ricordi cosa dice tuo nonno? –
- Ah sì, mangi giapponese … vuoi che ti chiami dopo? –
- No, va bene così, mi tieni compagnia. Stavo ascoltando le notizie. Niente d’importante un servizio sulla politica italiana … alla fine le solite cose, ormai è diventata una telenovela.  La Sardegna potrebbe essere sparita come Atlantide ma noi simo interessati ai tabulati telefonici della Cancellieri! Secondo me votiamo ‘sti qui per farci divertire. Meglio di Dallas o di Beautiful! Come va la campagna? Il tempo in Sicilia? Qui fa schifo ed è cominciato anche il freddo! –
- Oggi ero in maniche di camicia sotto il sole … Papà lo sai che cosa succede nel Salento? –
- No, che succede, figlio? –
- Gli ulivi vengono sterminati da una malattia che li uccide. Quando sono colpiti non c’è speranza, muoiono.  La chiamano la peste degli ulivi. –
- Ma che mi dici? E da noi? –
- L’epidemia non è ancora arrivata in Sicilia ma sembra che si possa estendere velocemente ed a macchia d’olio. –
Guardo il pezzetto di tonno galleggiare nello scura salsa di soja.
No, gli ulivi, no! I nostri ulivi!
- Non ci sono rimedi? –
- Sembrerebbe di no. –
- Ok, guardo su internet. Magari trovo qualcosa e poi ti richiamo. –
- L’ho già fatto io ma vedrai il panorama è sconfortante.  Ciao. –
- Ciao. –
Avvicino verso di me il computer.  Esco dal sito delle notizie interrompendo Letta che parla inglese col suo accento italiano talmente forte da far rivalutare la mia pronuncia di mafia man.
- Andate tutti a farvi benedire! – gli dico.
Perché nessuno parla della peste degli ulivi? Dove andremo a comprare l’olio? Dai cinesi?

giovedì 21 novembre 2013

George Clooney, la Misecordina e la ghigliottina

- Dai Jean-Luc, adesso ci facciamo una pausa ... che ne dici di un caffettino? -
- Certo, come si fa a rinunciare? - mi dice il giovane.
- Comincio ad invecchiare e non resisto più di mezz'ora su un dossier d'acquisizione. Dopo un po' devo sgranchirmi le gambe altrimenti vanno in cancrena. -
- Tu sei un drogato come tutti gli italiani! -
- Sì, è vero - dico sorridendo - Quando sbarcai in Francia dieci anni fa domandai una macchina per il caffè altrimenti avrei fatto sciopero. -
- ... e ci hai tutti contagiati, adesso ! -
- Mi ha aiutato George Clooney ... solo che lui ha guadagnato un sacco di soldi ed io una dipendenza alla caffeina! -
Entrando nella sala caffè incontriamo il direttore RH.
- Ciao Serge, che ci fai qui? Ci spii? -
- No, passavo di qui e m'è venuta voglia d’un caffè. -
- Prego. - e gli do la precedenza per accedere all'uso della macchina.
- Avete una compressa rossa ... sai quella col caffè decaffeinato? -
- Eccola! - dice Jean-Luc estraendola da una scatola.
Serge non mi è simpatico. Ha l'aria del ragazzino invecchiato. Mi ricorda un giovane parrocchiano che, nell'oratorio dei salesiani di don Scuderi a Gela, rimaneva sempre in disparte mentre si giocava a calcio nel campetto.
Temeva le maniere rudi degli altri ragazzi e la paura lo condizionò talmente che piuttosto d'accettare il confronto si difendeva attraverso la delazione ed il doppio gioco. Ricordo ancora il male che mi fece padre Scuderi prendendomi per un orecchio quando gli fu riferito che portavo in parrocchia i giornalini di "Diabolik".
D'allora nutro una malcelata diffidenza nei confronti dei finti timidi. Dopo qualche anno il sentimento di sospetto s'estese anche alla Chiesa. Philippe è un fervente cattolico.
- Allora, il Papa t'ha fatto pervenire la Misericordina? -
- La Misericordina ? -
- Sì ... il rosario messo in una scatoletta di medicinali. L'ha pubblicizzato il Papa quest'ultima domenica. Non hai letto? -
- Certo, certo ... ! -
- Beh, buon caffè ... mi dai l'assoluzione, allora? - gli sorrido maliziosamente.
- Ah, a te l'assoluzione non te la da neanche il diavolo! - ridacchia e con lui anche Jean-Luc. Penso che lo faccia per educazione e per rispetto gerarchico. 
Che diamine! Serge, è sempre il direttore del personale!
Guardo la sua faccia liscia, quasi imberbe. So che, quando può, non perde occasione per complottare contro di me. Alla prima occasione, quando metterò un piede in fallo, farà parte di coloro che mi daranno la spinta definitiva.
- Ciao. - mi fa mentre s'allontana.
- Ciao. - gli rispondo.
- Non penso che tu lo ami troppo ... e neanche lui. - osserva Jean-Luc.
- Non amo i cattolici della sua risma. Fa parte del cattolicesimo francese che è ancora traumatizzato dalla rivoluzione. A quei poveretti gli avete tagliato la testa e bruciato le chiese. Adesso vivono nell'arcano timore che quegli eventi possano ripetersi ma dentro sono pieni di rancore. -
- Ed i cattolici italiani? Li preferisci? -
- Non sono migliori. C'è chi crede ancora che i comunisti mangiano i bambini! Che ci sia qualcuno che possa farlo non è possibile escluderlo, ma credere che esistono ancora i comunisti! -

mercoledì 20 novembre 2013

la Sardegna ... le catastrofi ... gli scrupoli ...

- Uragani nelle Filippine, tornadi nel Mid-West, alluvioni in Sardegna … ma che diavolo succede? – parlo a voce alta. Sono in cucina e guardo la caffettiera in attesa che borbotti.
Non ho voglia d’andare in ufficio, sono sicuro che qualcuno da qualche parte sta chiedendosi quanto le vendite possono aumentare a causa delle ricostruzioni.  Nessuno l'ammette ma durante le riunioni qualche mezza frase viene detta. Chi sarà il primo che chiederà l’aumento dei volumi di vendita nei prossimi mesi?
Mi dico che è inutile che faccia il Savonarola perché sono dentro al sistema da qualche decennio e non avuto ancora la forza d’uscirne. Cerco gli scrupoli negli altri ma forse dovrei  farmene anch'io?
Il vapore esce al beccuccio della caffettiera. Verso il caffè in una scodella, ci aggiungo del latte. Guardo fuori dalla finestra, il tempo è piovigginoso. Bevo il caffè senza che la mia mente sia attraversata da un solo pensiero. Prenderò la macchina per andare in ufficio.
Esco e scendo in garage usando l’ascensore.
- Vivo da quasi dieci anni in questo immobile e praticamente non conosco nessuno. –  mi dico  – Conoscevo il portiere ma è morto di cancro l’anno scorso. –
Prima d’avviare il motore accendo la radio e la sintonizzo su un canale che trasmette jazz.
Quando m’immetto nel  traffico mi rendo conto che impiegherò almeno un’ora prima d’arrivare in ufficio. In genere quando prendo a macchina dopo venti minuti sono seduto alla mia scrivania ma, tenuto conto dell’imbottigliamento in cui mi trovo, ci metterò molto di più. S’avanza a passo d’uomo.
Mi viene in mente che ieri non ho parlato col mio secondogenito.
- Pronto, sono papà … come stai? –
- Bene, sei in macchina? –
- Sì, è da un po’ che non ti sento. Stai andando all'università? –
- Sì. E’ da un po’ che non mi senti?  Ma se mi hai chiamato ieri mattina! –
In effetti è vero. Come ho fatto a dimenticarlo?
- Scusa, ma è un periodo un po’ così … scordo le cose, faccio confusione … demenza senile, forse! … o forse, ho semplicemente voglia di sentirti.  –
- Hai visto cosa è successo in Sardegna? –
- Non parlarmene! Qualche giorno fa facevo delle considerazioni sui morti nelle Filippine e sull'indifferenza della gente e guarda cos'è capitato in Italia! –
- Un mio compagno di corso è sardo. Ai suoi non è successo niente ma mi ha detto che hanno passato dei momenti terribili. Sembrava che la Sardegna fosse stata messa sotto un’immensa cascata d’acqua! –
- Speriamo che il maltempo non si sposti in Sicilia e che non faccia dei danni alla nostra campagna. Tuo fratello è solo laggiù! –
- Papà, sei sempre catastrofico. –
- No, ecco … sono lontano ed ingigantisco tutto … sì, forse esagero … tu come stai? –
- Bene, papà. Me l’hai già chiesto! E tu? –
- Bene, ho tanta voglia di vedervi …. ti voglio bene. –
- Anch'io … sono arrivato all'università papà. Ciao. –
- Ciao. –
… … … …
Sono nell'atrio della sede della mia società.
Siamo uno sparuto gruppo ed attendiamo l’ascensore. Ingolf, un tedescone alto alto e con l’aria di chi si trova sempre nel posto sbagliato, s’avvicina.
- Se non sbaglio lei è sardo. – mi chiede.
- No, sono siciliano. – gli rispondo mentre entriamo dentro l’ascensore.
- Nessun parente, allora? –
-No, nessuno in Sardegna –
- Sono contento per lei … quanti morti! – mi dice con espressione veramente dispiaciuta.
- Sì, tanti. –
Io esco per primo, ci salutiamo.
Beh, non tutti sono stronzi!

martedì 19 novembre 2013

Quell'iconoclasta di mio padre!

- Hollande, ha perso ancora popolarità. Il minimo storico per un presidente della quinta repubblica.- mi dice mio padre. Non mi ha neanche chiesto come sto rispondendo alla telefonata.
- Povero Ciccio di nonna Papera! - commento - Come mai t'interessi tanto alla Francia? -
- Perché ci vivi. -
- Faresti lo stesso se vivessi in Groenlandia? -
- Ma che c'entra? La Groenlandia non fa parte del mio passato, non so niente. La Francia è sempre stata presente nella mia vita ... dal dopoguerra in poi ... la guerra d'Algeria, De Gaulle ... -
- Il maggio francese ... -
- Quello non l'ho mai capito ... ma non ho avuto veramente il tempo per soffermarmici ...  la mia generazione è stata attirata da fatti interni ... abbiamo incominciato a rinchiuderci in noi stessi con la bomba in Piazza Fontana. -
Mi ricordo quando sentii la notizia al telegiornale della sera. All'epoca vivevo con mia madre in Sicilia. Telefonammo a mio padre che s'era trasferito da qualche mese a Milano. Papà, hai sentito il botto della bomba? Chiesi.
- Quella bomba ha segnato l'uscita dalla mia infanzia e l'entrata nell'adolescenza. - vorrei lamentarmi parlando di quanto è stata cupa la mia giovinezza a Milano: le manifestazioni, i morti, gli attentati, il terrorismo, i servizi segreti deviati.
Ma non dico niente.
La generazione di mio padre ha conosciuto di peggio: il fascismo, la guerra, i bombardamenti, la fame ed infine la ricostruzione.
Come se leggesse i miei pensieri a distanza mio padre mi dice:
- Una cosa buona la mia generazione l'ha fatta: non vi ha fatto conoscere la guerra! Io non posso dire la stessa cosa di quella di mio padre che di guerre ne ha provocate ben due! -
Chissà perché ma mi viene in mente ciò che mi raccontava mia madre quando era rintanata nei rifugi durante i bombardamenti a Padova. Mi disse che, sentendo il fischio delle bombe che precipitavano, si stringeva forte al collo di mio nonno e gli gridava: Papà, ho paura e mi trema forte anche il sedere!
- Cosa pensi allora di Hollande? -
- Che è un conservatore. -
- Come un conservatore? E' socialista! -
- Vuole conservare un Europa che ormai non esiste più: l'Europa sociale del dopoguerra che s'è fatta ricca per fuggire dai fantasmi e dagli orrori di due guerre. Adesso quella ricchezza non possiamo più permettercela ma lui persiste a volerla mantenere. -
- Ma se tocca le riforme sociali su cui sono cresciute almeno due generazioni di francesi, qui la gente scende ancora in piazza e si mette a fare casino. -
- Ed allora? -
- Allora cosa? - chiedo di rimando io.
- Una volta che i francesi scendono in piazza che fanno? Si bastonano fra di loro ma il mondo se frega ... non sono più così al centro dell'attenzione come credono. Sono in quanti? Una sessantina di milioni, un po' più di noi italiani. Cosa possono rappresentare di fronte ai sette miliardi di abitanti che, come dite voi, sono emersi? -
- Sei un po' severo, non è vero, papà? -
- No, realista anche se la vecchiaia può farmi apparire cinico. Ed inoltre la Francia è un paese pieno di contraddizioni! Fa le rivoluzioni, le esporta ma poi è il primo a lanciare la restaurazione. Ti pare possibile che che si possa fare una rivoluzione, tagliare la testa a migliaia di nobili e di preti e dopo neanche quindici anni farsi governare da un Imperatore incoronato dal papa? Fanno il maggio francese e poi i terroristi ce li ritroviamo in Italia ed in Germania mentre per loro sono dei rifugiati politici! -
- Insomma li hai ben sistemati  ... ed io che ci vivo in mezzo! Cosa dici allora degli italiani? -
- Per carità! Un popolo d'individualisti ed anarchici incapaci di fare qualcosa insieme. Viviamo ancora nel casino lasciato dai barbari che ci hanno invaso smembrando l'impero romano! Siamo irrecuperabili! Ce l'ho con quei due coglioni di Cavour e Garibaldi che ci hanno voluto a forza raggruppare! -
- Giornata nera! E' vero, papà? -
- Sì, mi sento debole e questa maledetta gamba mi fa male! ... comunque volevo ringraziarti. -
- Per cosa? -
- Tu e quelli della tua generazione mi avete pagato la pensione e mi avete fatto vivere una vecchiaia che non è malaccio, in fin dei conti! -





lunedì 18 novembre 2013

E se Berlusconi fosse un omosessuale e ce lo nascondesse?

- Papà, hai sentito la notizia del giorno? - mi chiede mia figlia d'altro capo del filo.
Guardo dalla finestra la grigia giornata parigina.
- Quale, tesoro? -
- Berlusconi lascia Alfano od Alfano lascia Berlusconi. Non si capisce bene. -
- Ascoltando le loro dichiarazioni sembra la fine d'un amore omosessuale. -
- Papà, Berlusconi non è omosessuale! Con tutte quelle donne!-
- E che ne sappiamo noi? Magari lo è in maniera latente! Tutta quella pubblicità, Rubi, le Olgettine non sono altro che una cortina fumogena ... dietro si nasconde dell'omosessualità! -
- Papà ma che dici? Alfano è come se fosse suo figlio! -
- Berlusconi ha già dei figli ... anche questa è una maniera per nascondere la vera origine del loro amore! -
- Ma stai parlando sul serio? Ed in ogni caso anche se lo fosse? Cosa ci sarebbe di male? Non mi sei diventato omofobo, papà? -
- Ma che c'entra? ... -
Sorrido immaginandomi mia figlia a Milano, nella sua camera.
- Che tempo fa dalle tue parti? -
- Nuvoloso, forse stasera pioverà. -
Odio l'autunno inoltrato. Penso che in sudamerica hanno la primavera.
- Che fai oggi? -
- Vado a pranzo dal nonno. -
- Bene, salutamelo ... ma tu hai visto le immagini del discorso di Berlusconi che inaugura la rinascita di Forza Italia? -
- Sì, la Berluscona Fenice che rinasce dalle ceneri del Pdl? -
Sorrido compiaciuto ... brava figlia ... buon sangue non mente!
- Hai visto quando Berlusconi ha un malore ed è soccorso dal suo medico personale? -
- Sì. -
- Ebbene se fossi in lui non sarei tranquillo. -
- Certo alla sua età ... tutto quello stress ... il viagra e tutto il resto! -
- No, non parlo di Berlusconi ma del suo medico personale ... porta sfiga fargli il medico personale ... è già sopravvissuto ad uno che lo aveva dichiarato "Technicamente Immortale". -
- Nietzsche, il super-uomo ... - azzarda mia figlia.
- No, figlia mia, non dire eresie. Nietzsche diceva cose serie ... no, questi sono buffoni che addirittura credono nell'immortalità divina del loro capo. Bestemmiano e sono ricevuti in Vaticano! -
- A proposito di buffoni e di giullari: hai visto che Brunetta teneva la mano al Leader Maximo di Arcore? -
Ho un flash! Sì, è vero ...
- Nelle corti dei monarchi assoluti - prosegue la mia terzogenita senza darmi il tempo di risponderle - i giullari non erano dei nani? -
- Figlia mia, mi spaventi, hai solo diciassette anni! Un po' di rispetto per chi non è molto alto! -
- Ma io li rispetto, papà, ma non ho alcuna ammirazione per i giullari! -
Brava figlia!

domenica 17 novembre 2013

Per una fellatio in più



Sono disteso sul letto immerso nel buio.
- Pronto, Veronique, sono Italo. -
- Italo? Ma lo sai che ore sono? Le tre del mattino! Cosa succede? Qualche problema? -
- No, volevo solo dirti che ti voglio bene. -
- Ma sei matto? Mi hai fatto prendere un bello spavento! A quest'ora! -
- Scusa, ma la voglia di dirtelo era talmente forte che non ho resistito! - cerco d'essere conciliante.
- Almeno mi telefonassi per dirmi che mi ami ... no, giusto perché mi vuoi bene! Ma ti sei fatto un petard? -
-No, lo sai che non fumo ... tutti possono dire ad una donna ti amo, io dico ti voglio bene ... è meno inflazionato. Sono un originale! -
Mi muovo sotto le coperte e mi ritorna in mente ciò che è accaduto appena un'ora fa.
... ... ... ...
- Giovanni, sono le due di notte! Che è successo? - dissi aprendo la porta.
- Fammi entrare, sono stravolto. -
Andammo in soggiorno e mi sedetti di fronte a lui.
- Che è successo? Mi fai spaventare. -
- ... è tutta colpa mia, lo so! Ho voluto andare troppo avanti ed adesso sono sconvolto! -
- Sconvolto de che? - chiesi un po' allarmato.
- Sconvolto a causa di Jacqueline. -
- Che è successo? - chiesi allarmato.
- Siamo andati da les Chandelles. -
- Il club degli scambisti? ... e bravo Giovanni! -
Il mio amico annuì, aveva l'aria d'un bambino che aveva fatto una marachella.
- Ed allora? - chiesi un po' rasserenato.
- Volevamo festeggiare il nostro anniversario. Forse tu non lo sai ma Jacqueline è bisessuale. Le piacciono anche le donne. -
- Ah bene, una novità. Non lo sapevo ... ma da quando? -
- Da sempre, da quando l'ho conosciuta ... volevamo festeggiare  la ricorrenza con un'altra donna. Ci siamo buttati nella mischia ... insomma nell'orgia ... quando ... -
- Quando? -
- ... quando l'ho vista che stava facendo una fellatio ad un tipo. -
- Una pippa? -
- Sì ... tu capisci una pippa davanti a me. La mia Jacqueline! -
- Su dai, cosa vuoi? Quando vai in quei luoghi non sai mai come possa finire! Sai bene che si scatena l'istinto primordiale, quello dei nostri antenati nelle caverne ... le glaciazioni ... dovevano ben occuparsi!  -
- Per questo dico che è colpa mia ... sono andato troppo lontano nella mia filosofia da libertino! Non ero preparato! Adesso non ho più il coraggio di dormirle accanto.-
Cercai di sdrammatizzare.
- Dai, Giovanni, non è così grave ... una mentina e passa tutto! -
No, non apprezzò la mia ironia.
Mi ci volle quasi un'ora per calmarlo. Alla fine lo convinsi di restare da me e dormire sul divano del soggiorno. Al risveglio, un altro giorno sarebbe cominciato.
Tornai a coricarmi.
... ... ... ...
- Speravo che ti facesse piacere ricevere una mia telefonata affettuosa in piena notte. Mi dici sempre che non sono abbastanza romantico! - le dico
- Certo, mon coeur, ma adesso dormiamo, va bene? -
- Sì, certo, scusa ... bonne nuit, o piuttosto bonne journée. -
- Bonne journée, cheri.-
- Veronique! -
- Sì, mon coeur. -
- Jacqueline è una tua buona amica? -
- Sì, certo. Perché? -
- Ma quanto è "buona"? -
Sì, è vero: mi sento un verme.

sabato 16 novembre 2013

I morti annegati e la Sicilia

Dopo cena, quando non ho voglia di leggere, guardo la televisione perché mi concilia il sonno. Dopo quasi dieci minuti sento le palpebre appesantirsi. Guadagno il letto e rapidamente m'addormento.
Stasera invece non ci riesco proprio. Da un'ora sto guardando un talk show talmente noioso che mi fa pensare alle "Tribune Politiche" di democristiana memoria.
Malgrado il programma sono ben vispo e di Morfeo neanche l'ombra.
Chi sarà ancora sveglio?
Ho tanta voglia di parlare in siciliano.
- Pronto, Pippo, sono Italo. Come stai? -
- Italo! Che piacere! -
- Scusa l'ora ma è da un po' che non ci sentiamo ... mi dico sempre "fra poco gli telefono" poi inizio a fare un'altra cosa e me lo scordo. - mentre parlo osservo un'istantanea che ritrae me, i miei figli e Pippo nella campagna siciliana. La foto incorniciata è appoggiata sopra una mensola che sostiene una fila di libri.
Sento sulla pelle il tepore del sole e l'odore della nepitella che pervadeva la campagna in quel giorno di primo autunno.
In sottofondo il notiziario trasmesso alla televisione annuncia che Moody's ha appena sventagliato una mitragliata di declassamenti.
- Ma che dici? Tu puoi chiamarmi quando vuoi. -
- Come stai? - domando di nuovo.
- Come i vecchi. Come vuoi che stia? -
Pippo è magro, piccolo e con l'aria perennemente malaticcia, ma dentro nasconde una tempra morale d'acciaio.
- Ah, smettila! Tu mi seppellirai! Ci sono novità? -
- Hanno trovato tre cadaveri d'emigranti clandestini sulla spiaggia di Vendicari. Il mare li ha restituiti. -
- Ma partono ancora? In questa stagione mettersi per mare su quelle loro carrette è molto rischioso. -
- Uno dei corpi era quello d'una donna incinta . -
Che vuoi che ti dica Pippo?
Accanto alla foto che sto osservando, ci sono dei romanzi di Camilleri pubblicati più d'un decennio fa. Mi ricordo che già in qualcuno di essi il commissario Montalbano era stato spettatore di quelle tragedie. Penso al cinismo dei politici che per opportunismo sembrano scoprire periodicamente questi esodi disperati.
Ma come cazzo fanno ad essere così?
Ma la notte, dopo le esequie di Stato, dormono ?
- Come sta Carmela? - domando.
- Bene. E la bionda come sta? -
- Intendi Veronique? -
- Sì, quella magra. -
- Bene, sta bene. -
Penso alla campagna, agli ulivi ed al suono degli uccelli notturni.
- Pippo, mi manca la Sicilia, mi mancano i miei figli. -
No, non avrei dovuto telefonare.

venerdì 15 novembre 2013

Il culo "a poltroncina" ed i cinesi

- Ma tu ti rendi conto che ormai siamo alla frutta? -
- Di che parli? - chiedo a Giovanni mentre osservo il fondoschiena di Veronique attraverso il vetro del bicchiere.
- Dei Cinesi ... ma che fai? -
- Guardo il sedere di Veronique, sembra un culo a poltroncina. -
- Un culo a poltroncina? ... e cosa vuol dire? -
- In realtà non lo so, ma rende bene ... da l'idea di qualche cosa di soffice, comodo, riposante ... che ti riconcilia col mondo -
- Ma tu sei tutto scemo! - esclama Giovanni mettendosi a ridere di gusto.
- Perché ridete? - Veronique s'avvicina seguita da Jacqueline.
- Italo faceva delle considerazioni sul tuo sedere. -
- E che diceva? - Veronique è un po' in allerta.
- Che hai un sedere che riconcilia col mondo! -
Anche Jacqueline ride.
- Non è che sei ubriaco? -
- Ma no, Veronique ... sto solo scherzando. -
- Stavo parlando dei Cinesi. Dicevo che siamo arrivati alla frutta.- Interviene Giovanni per cercare d'abbassare la tensione nascente fra me e Veronique - Nell'ultimo congresso del partito comunista i membri del terzo Plenum hanno deciso di sviluppare il consumo interno e la crescita della classe media. Vogliono anche loro un'economia di mercato. -
- Monti è diventato loro consulente? - domando - Ma cosa credevi? Che stessero a guardare? -
- No, ma comunque fa sempre un certo effetto sapere che l'hanno deciso ufficialmente. -
- In realtà il processo è iniziato già da diversi anni. Lo volete capire che il dominio dell'occidente è finito? -
- Vi ricordate quando i cinesi venivano accusati di copiare la tecnologia di tutto il mondo usando manodopera a basso costo? - ricorda Jacqueline.
- Sì, certo, non è un argomento così vecchio! - risponde per tutti Veronique.
- Bene ... negli ultimi due anni hanno aumentato esponenzialmente il deposito dei brevetti quindi se ne fregano della ricerca e sviluppo dei paesi occidentali poiché anche loro cominciano a farla. -
- ... inoltre i salari della classe media crescono portandosi a livelli non molto lontani da quelli europei. - ricorda Giovanni. Con ironia domanda - Chi diceva: la Cina è vicina? -
Silenzio.
Penso che siamo tutti dei paranoici e, per aggiungere un po' di tensione ai timori collettivi, pontifico:
- Forse non subito, ma nel giro d'una generazione le relazioni saranno invertite ... i paesi occidentali saranno i paesi emergenti o riemergenti, come preferite. Paghiamo per la nostra arroganza, è giusto che sia così. Tutti i popoli, o le loro culture, quando diventano arroganti decadono. -
Mi guardano tutti e tre. Sono sicuro che pensano la stessa cosa ma non amano sentirselo dire.
- Ho sete. - dice Veronique andando verso la cucina.
... ed io la osservo allontanarsi attraverso il bicchiere. Ho bisogno di riconciliarmi col mondo.